Costo mensile Partita IVA forfettaria: quant’è per ditte individuali?

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La Partita IVA forfettaria non ha un canone mensile obbligatorio: paghi imposta sostitutiva, contributi INPS, bollo e diritto camerale a scadenze fisse durante l’anno. Il costo mensile è quindi una stima: sommi queste voci e dividi per 12. Per una ditta individuale artigiana o commerciale la voce più pesante sono i contributi fissi INPS.

  • Imposta sostitutiva del 15% o del 5% sulla base forfettaria (ricavi per coefficiente), al netto dei contributi previdenziali. La regola nasce con la Legge 190/2014 e successive modifiche.
  • Contributi: INPS Artigiani e Commercianti con minimi fissi e quota variabile, Gestione Separata senza minimi, Casse ordinistiche con regole proprie.
  • Scadenze tipiche: 30 giugno per saldo e 1° acconto, 30 novembre per il 2° acconto, bollo trimestrale, fattura elettronica obbligatoria dal 2024 (DL 36/2022).

Che cosa vuol dire “costo mensile” nel regime forfettario

Nel regime forfettario la legge non ti chiede pagamenti ogni mese: le uscite arrivano in pochi momenti dell’anno, e parlare di “costo mensile” serve solo a pianificare.

Il regime forfettario è il regime fiscale agevolato per le Partite IVA individuali con ricavi fino a 85.000 € l’anno. Funziona così: non calcoli le tasse sui costi reali, ma su una parte fissa di quello che incassi, stabilita dal coefficiente di redditività del tuo codice ATECO, la sigla che classifica la tua attività. Su quel reddito paghi un’unica imposta del 15%, o del 5% se avvii una nuova attività, e non applichi l’IVA in fattura, come spiega la scheda dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfetario.

Dividere l’onere annuo in 12 quote ti aiuta a mettere da parte la liquidità. Eviti i picchi di giugno e novembre e imposti prezzi e prelievi con più consapevolezza.

Tre blocchi compongono il budget: contributi previdenziali, imposta sostitutiva e imposta di bollo. A questi aggiungi il diritto camerale, se sei iscritto al Registro Imprese, e servizi come PEC (Posta Elettronica Certificata) e firma digitale.

Norme di riferimento essenziali

Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva). Le soglie e i dettagli sono cambiati con leggi successive, tra cui la Legge 208/2015 e la Legge 197/2022, che ha alzato la soglia dei ricavi a 85.000 € e fissato le regole di uscita.

Per la fattura elettronica la base è il D.Lgs. 127/2015, esteso ai forfettari dal DL 36/2022. Per l’imposta di bollo vale il DPR 642/1972 (Tariffa allegata, art. 13). Per i contributi contano le circolari annuali INPS su Artigiani, Commercianti e Gestione Separata. Per il diritto camerale valgono la Legge 580/1993 e i provvedimenti annuali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT).

Quanto costa la Partita IVA forfettaria in base al tuo profilo

Quanto costa la Partita IVA forfettaria dipende soprattutto da dove versi i contributi: per artigiani e commercianti c’è un minimo fisso, per i professionisti no. La tabella mette a confronto i cinque profili più comuni, con le voci da stimare e le scadenze da segnare in calendario.

Profilo Requisiti e regole base Voci di costo annuo da stimare Scadenze principali Note operative
Ditta individuale Commerciante (forfettario) Ricavi entro 85.000 €; coefficiente ATECO del commercio; INPS Commercianti con minimi e percentuale oltre il minimale Contributi IVS minimi; contributi variabili sull’eccedenza; imposta sostitutiva 15% o 5%; bollo; diritto camerale; PEC e firma 30/6 saldo e 1° acconto di imposta e INPS; 30/11 2° acconto; bollo trimestrale; diritto camerale entro giugno Sconto INPS del 35% su richiesta; verifica l’importo della tua CCIAA
Ditta individuale Artigiano (forfettario) Ricavi entro 85.000 €; coefficiente ATECO dell’artigianato; INPS Artigiani con minimi e percentuale oltre il minimale Contributi IVS minimi; contributi variabili sull’eccedenza; imposta sostitutiva; bollo; diritto camerale; PEC e firma Le stesse scadenze del commerciante Valuta lo sconto INPS del 35%; controlla minimale e aliquote nella circolare INPS
Professionista senza Cassa (Gestione Separata) Ricavi entro 85.000 €; coefficiente ATECO dei servizi professionali; INPS Gestione Separata senza minimi Contributi in percentuale sul reddito forfettario; imposta sostitutiva; bollo; PEC e firma; conservazione 30/6 saldo e 1° acconto; 30/11 2° acconto; bollo trimestrale Aliquota INPS aggiornata ogni anno; nessun diritto camerale se non sei iscritto al Registro Imprese
Professionista con Cassa Ricavi entro 85.000 €; coefficiente ATECO; contributi alla Cassa del tuo ordine Contributi secondo il regolamento della Cassa, fissi, soggettivi e integrativi; imposta sostitutiva; bollo; PEC e firma Scadenze fissate dalla Cassa; imposta 30/6 e 30/11; bollo trimestrale Nessuno sconto INPS del 35%; la base dei contributi può essere diversa da quella forfettaria
Nuova attività (agevolata 5%) Requisiti della Legge 190/2014 per 5 anni; nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; nessuna prosecuzione di un’attività prevalente Contributi secondo la tua gestione; imposta sostitutiva 5%; bollo; diritto camerale/PEC se dovuti Le stesse scadenze generali Conserva le prove dei requisiti per eventuali controlli; verifica le cause ostative

Per una ditta individuale il costo minimo non scende mai sotto i contributi fissi INPS, anche in un anno con pochi incassi. Per un professionista in Gestione Separata, invece, il costo segue gli incassi: se fatturi poco, versi poco. Se vuoi vedere come si dividono le due parti, trovi un approfondimento nella guida sul costo mensile della Partita IVA, fisso e variabile.

Contributi previdenziali: come funzionano davvero

Artigiani e Commercianti (INPS IVS)

Se hai una ditta individuale artigiana o commerciale, versi i contributi alla gestione dell’INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) per Artigiani e Commercianti, chiamata IVS (invalidità, vecchiaia e superstiti). Funziona così: c’è una quota fissa minima annua e una quota variabile oltre un reddito minimale.

Il reddito minimale è un valore che l’INPS aggiorna ogni anno con circolare. Per il 2026 è 18.808 €: secondo i valori contributivi 2026 riportati da Ecnews, i contributi fissi valgono 4.521,36 € l’anno per gli artigiani e 4.611,64 € per i commercianti, cioè circa 376,78 € e 384,31 € al mese. Li paghi in quattro rate: per il 2026 scadono il 18 maggio, il 20 agosto e il 16 novembre 2026 e il 16 febbraio 2027.

Se il tuo reddito forfettario, cioè ricavi per coefficiente, supera il minimale, paghi anche una percentuale sull’eccedenza: nel 2026 è il 24% per gli artigiani e il 24,48% per i commercianti.

Se sei in regime forfettario puoi chiedere uno sconto contributivo del 35%. Non è automatico: va chiesto all’INPS e, per le attività già avviate, entro il 28 febbraio. Lo prevede la Legge 190/2014 (comma 77 e seguenti). Valuta pro e contro: lo sconto riduce i contributi, ma anche la futura pensione.

Gestione Separata (professionisti senza cassa)

Se sei un professionista senza cassa ordinistica, versi alla Gestione Separata INPS. Qui non ci sono minimi fissi: paghi solo una percentuale sul reddito forfettario.

L’aliquota cambia in base al tuo profilo, con o senza altra copertura previdenziale, e l’INPS la aggiorna ogni anno con circolare. Il versamento segue le stesse scadenze di saldo e acconti dell’imposta sostitutiva.

Il modello è più elastico: se fatturi poco, versi poco. Non hai però la soglia minima che copre comunque la contribuzione, come succede per artigiani e commercianti.

Professioni con Cassa (albi)

Se appartieni a un albo con Cassa, per esempio Inarcassa, ENPAP, ENPACL e altre, segui le regole della tua Cassa. Di solito paghi contributi fissi, soggettivi e integrativi, con percentuali e minimi propri.

Non puoi applicare lo sconto del 35% dell’INPS. La base su cui calcoli i contributi spesso non coincide con quella forfettaria: leggi il regolamento della tua Cassa e le relative delibere.

Se vuoi sapere quanto costa gestire la tua Partita IVA con Fiscozen, scopri i prezzi.

Imposta sostitutiva: 15% o 5%, come si calcola

L’imposta sostitutiva prende il posto di IRPEF (imposta sul reddito delle persone fisiche), addizionali regionali e comunali e IRAP (imposta regionale sulle attività produttive). La misura ordinaria è 15%. Puoi avere il 5% per i primi 5 anni se rispetti precise condizioni.

Condizioni del 5%, in sintesi: attività nuova, nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, nessuna prosecuzione di un lavoro dipendente o autonomo prevalente. Controlla i dettagli nei commi 54-89 della Legge 190/2014 e successive modifiche su Normattiva.

Per calcolare la base, moltiplica i ricavi o compensi dell’anno per il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. Dal risultato sottrai i contributi previdenziali versati. Sulla differenza applichi il 15% (o 5%): questo è il tuo debito d’imposta.

Nel forfettario non puoi scaricare le spese reali dell’attività, perché il coefficiente le considera già in modo forfettario. L’unica voce che sottrai sono i contributi previdenziali.

Acconti e saldo: attenzione al calendario

Paghi l’imposta con il modello F24. Entro il 30 giugno versi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso, entro il 30 novembre il secondo acconto. Le scadenze generali sono il 30 giugno e il 30 novembre (DPR 435/2001 e prassi dell’Agenzia delle Entrate). Nel 2026, per i forfettari, la prima scadenza è slittata al 20 luglio.

Gli acconti valgono di norma il 100% dell’imposta dell’anno precedente. Come ricorda il riepilogo di LeggiOggi sulle scadenze dei forfettari, li paghi in due rate uguali del 50%, a giugno e a novembre. Se l’acconto è inferiore a 257,52 €, lo versi in un’unica rata entro il 30 novembre. La ripartizione 40% e 60%, che trovi spesso citata, non vale per i forfettari.

Puoi rateizzare saldo e primo acconto secondo le regole in vigore per l’anno, con interessi contenuti. Ricorda poi il principio di cassa: contano gli incassi dell’anno. Se incassi a dicembre, tassi quell’importo già nell’anno, anche se la fattura è di fine anno.

Imposta di bollo e fatturazione elettronica

Bollo da 2 euro: quando e come

Se emetti una fattura senza IVA superiore a 77,47 €, paghi 2 € di bollo. Lo dice il DPR 642/1972. Con la fattura elettronica il bollo è indicato nel file XML e l’Agenzia delle Entrate calcola l’importo dovuto per ogni trimestre.

Il pagamento è trimestrale. Secondo il calendario dell’Agenzia delle Entrate sul bollo delle fatture elettroniche, le scadenze sono il 31 maggio (1° trimestre), il 30 settembre (2°), il 30 novembre (3°) e il 28 febbraio dell’anno successivo (4°). Le date del 30 aprile, 31 luglio, 31 ottobre e 31 gennaio, che trovi spesso indicate, non sono scadenze di pagamento.

Se il bollo del primo trimestre non supera 5.000 €, puoi pagarlo entro il 30 settembre. Se primo e secondo trimestre insieme restano entro 5.000 €, puoi arrivare al 30 novembre, come spiega la scheda di Assolombarda sul versamento del bollo. Paghi con F24 o con addebito automatico sul conto, come prevedono i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sul bollo elettronico.

Fatturazione elettronica obbligatoria per i forfettari

Dal 1° gennaio 2024 la fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. Lo prevede il DL 36/2022, che ha esteso per gradi l’obbligo già introdotto dal D.Lgs. 127/2015: prima, dal 1° luglio 2022, per chi superava 25.000 € di ricavi, poi per tutti.

Usa un canale collegato al Sistema di Interscambio (SDI), la piattaforma pubblica che consegna le fatture elettroniche. Conserva le fatture a norma e controlla che il bollo sia indicato. Se non emetti la fattura o la emetti in ritardo, rischi sanzioni: un software di fatturazione ti aiuta a rispettare i tempi.

Altri costi ricorrenti da mettere a budget

Diritto camerale

Se la tua ditta individuale è iscritta al Registro Imprese, paghi ogni anno il diritto camerale alla Camera di Commercio. Per il 2026 le imprese individuali iscritte nella sezione speciale pagano 53 € per la sede e 11 € per ogni unità locale. L’importo include già la maggiorazione del 20% autorizzata dal MIMIT per il triennio 2026-2028, come spiega la Camera di Commercio di Ferrara e Ravenna. Se sei iscritto nella sezione ordinaria, paghi in base al fatturato.

La base giuridica è la Legge 580/1993, con i decreti annuali del Ministero. La scadenza ordinaria è il 30 giugno, insieme al primo acconto: nel 2026, per i forfettari, è slittata al 20 luglio. Verifica ogni anno l’importo della tua Camera di Commercio (CCIAA).

PEC, firma digitale e conservazione

La PEC è obbligatoria. La firma digitale serve spesso per pratiche e per la conservazione a norma. I costi dipendono dal provider: in media partono da poche decine di euro l’anno. Metti in conto anche la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche, un servizio con costo annuale o a consumo.

Costi di apertura per la ditta individuale

Quanto costa aprire la Partita IVA forfettaria dipende dal tipo di attività. Se sei un professionista, invii la dichiarazione di inizio attività all’Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12. Se apri una ditta individuale artigiana o commerciale, passi dalla Comunicazione Unica, che ti iscrive anche al Registro Imprese e all’INPS: da lì partono diritto camerale e contributi fissi.

Trovi i passaggi e le voci di spesa nella guida su quanto costa aprire una Partita IVA forfettaria, e il quadro completo in quella sui costi per aprire e mantenere una Partita IVA.

Regola decisionale rapida

Per decidere quanto mettere da parte ogni mese, parti dalla tua gestione previdenziale e arriva al totale annuo diviso per 12.

Decidi cosa mettere da parte ogni mese seguendo questi passi logici

  1. Identifica la tua previdenza: INPS Artigiani e Commercianti, Gestione Separata o Cassa. È la scelta che cambia di più il budget.
  2. Stima ricavi annui realistici e applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO: ottieni il reddito forfettario.
  3. Calcola i contributi. Se sei in IVS, somma i minimi e la percentuale sull’eccedenza oltre il minimale. Se sei in Gestione Separata, applica sul reddito l’aliquota pubblicata dall’INPS. Se hai una Cassa, usa il suo regolamento.
  4. Sottrai i contributi dal reddito forfettario. Applica 15% o 5% per stimare l’imposta sostitutiva.
  5. Aggiungi il bollo stimato (numero di fatture soggette per 2 €), il diritto camerale, PEC e firma digitale, più la conservazione sostitutiva.
  6. Somma tutte le voci e dividi per 12: questo è il tuo accantonamento mensile consigliato.
  7. Controlla le scadenze: giugno e novembre per saldo e acconti, trimestrali per il bollo, giugno per il diritto camerale. Aggiorna il piano se i ricavi cambiano.

Limiti, soglie e fuoriuscita dal forfettario

Il tetto dei ricavi è 85.000 € l’anno (Legge 197/2022). Se lo superi ma resti entro 100.000 €, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 €, l’uscita è immediata nel corso dell’anno e devi applicare l’IVA già in quell’anno.

Controlla anche le altre condizioni indicate dall’Agenzia delle Entrate: non puoi accedere al regime se nell’anno precedente hai avuto redditi da lavoro dipendente o assimilati oltre 35.000 €, o se hai speso più di 20.000 € lordi per lavoratori e collaboratori. Ci sono poi altre cause ostative: partecipazioni in società, regimi speciali IVA e le altre previsioni dei commi 54-89 della Legge 190/2014.

Se esci, cambiano imposte, contributi e adempimenti: arrivano l’IVA da versare e l’IRPEF a scaglioni. Prepara il passaggio con largo anticipo.

Esempio di pianificazione “mensile” (senza inventare numeri)

Per stimare la quota mensile, segui questo metodo con valori indicativi da aggiornare ogni anno con le circolari in vigore.

  • Ricavi attesi: 30.000 €. Coefficiente ATECO: 67% (esempio). Reddito forfettario: 20.100 €.
  • Contributi: se sei in IVS, usa i minimi dell’ultima circolare INPS più la quota percentuale se superi il minimale; se sei in Gestione Separata, applica l’aliquota annua su 20.100 €.
  • Imposta sostitutiva: 15% o 5% su (20.100 – contributi), in base ai requisiti.
  • Bollo: numero di fatture soggette per 2 €, con pagamento trimestrale.
  • Diritto camerale: l’importo della tua CCIAA per le ditte individuali nell’anno.
  • PEC, firma e conservazione: il canone annuo del tuo provider.

Con i valori 2026, se sei un commerciante con 20.100 € di reddito forfettario paghi 4.611,64 € di contributi fissi più il 24,48% sui 1.292 € oltre il minimale, cioè circa 316 €. In tutto sono circa 4.928 € di contributi. L’imposta sostitutiva sui 15.172 € che restano vale circa 759 € al 5% e circa 2.276 € al 15%.

Prima di bollo, diritto camerale e servizi, quindi, metti da parte circa 474 € al mese con il 5% e circa 600 € con il 15%. Per semplicità l’esempio non considera lo sconto del 35% e assume che tu versi i contributi nello stesso anno. Somma tutto e dividi per 12. Aggiorna la quota mensile ogni trimestre, in base agli incassi reali.

Se qualcosa non è chiaro sul tuo caso, ne parliamo insieme.

FAQ

Quali sono le spese fisse annuali di una ditta individuale in forfettario?

Le spese fisse sono i contributi minimi INPS, se sei artigiano o commerciante, il diritto camerale, la PEC e la firma digitale. Per il 2026 i contributi fissi valgono circa 4.521 € per gli artigiani e 4.612 € per i commercianti. Imposta sostitutiva e bollo, invece, crescono con gli incassi e con il numero di fatture.

Quanto devo mettere da parte ogni mese per le tasse nel forfettario?

Dipende dai tuoi incassi e dall’aliquota. Un metodo pratico è accantonare ogni mese un dodicesimo di imposta e contributi stimati sull’anno. Nel primo anno non paghi acconti, ma l’anno dopo saldo e primo acconto arrivano insieme: per questo conviene iniziare ad accantonare fin dal primo incasso.

È ancora vero che i forfettari sotto una certa soglia possono evitare l’e-fattura?

No. Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari, come stabilisce il DL 36/2022. Devi emettere le fatture tramite il Sistema di Interscambio e conservarle a norma. Nel budget metti un costo annuo per il software di fatturazione e conservazione, se non usi gli strumenti gratuiti dell’Agenzia delle Entrate.

Posso ridurre i contributi INPS del 35% in forfettario? Conviene sempre?

Se sei iscritto alla gestione INPS Artigiani e Commercianti puoi chiedere lo sconto del 35%, che non vale per la Gestione Separata né per le Casse. Non conviene sempre: riduci il costo di oggi, ma anche la pensione futura. Fai due simulazioni, con e senza sconto, e confronta il risparmio con l’impatto previdenziale.

Supero gli 85.000 euro: cosa succede a imposte e contributi?

Se resti entro 100.000 €, rimani nel forfettario fino a fine anno ed esci dall’anno successivo. Se superi 100.000 €, esci subito e applichi l’IVA. In entrambi i casi rivedi il budget mensile: arrivano IVA da versare e IRPEF a scaglioni, mentre le regole della tua gestione previdenziale restano le stesse.

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