Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
La Partita IVA forfettaria non ha costi mensili obbligatori. Puoi però stimare un “budget mensile” ripartendo contributi, imposta sostitutiva, bollo, diritto camerale e servizi (PEC/firma) sulle scadenze annuali.
- Imposta sostitutiva 15% o 5% su base forfettaria (ricavi x coefficiente), al netto dei contributi previdenziali. Norme: Legge 190/2014 e successive.
- Contributi: INPS Artigiani/Commercianti con minimi fissi e variabili; Gestione Separata senza minimi; Casse ordinistiche con regole proprie.
- Scadenze tipiche: 30 giugno saldo e 1° acconto; 30 novembre 2° acconto; bollo trimestrale; e-fattura obbligatoria dal 2024 (DL 36/2022).
Che cosa vuol dire “costo mensile” nel regime forfettario
Il regime forfettario non impone pagamenti ogni mese. Le uscite arrivano in pochi momenti dell’anno. Parliamo di “costo mensile” solo come metodo di pianificazione.
Dividere l’onere annuo in 12 quote ti aiuta a mettere da parte la liquidità. Eviti picchi a giugno e novembre. Imposti prezzi e prelievi con più consapevolezza.
Tre blocchi compongono il budget: contributi previdenziali, imposta sostitutiva, imposta di bollo. A questi aggiungi diritto camerale e servizi come PEC e firma digitale.
Norme di riferimento essenziali
Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014 (art. 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva). Le soglie e i dettagli sono stati aggiornati da leggi successive, tra cui la Legge 208/2015 e la Legge 197/2022 (innalzamento soglia ricavi a 85.000 euro e regole di fuoriuscita), oltre a prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Per l’e-fattura, la base è il D.Lgs. 127/2015, con estensione ai forfettari dal DL 36/2022. Per l’imposta di bollo vale il DPR 642/1972 (Tariffa allegata, art. 13). Per contributi previdenziali: circolari annuali INPS su Artigiani/Commercianti e Gestione Separata. Per il diritto camerale: Legge 580/1993 e i provvedimenti annuali del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Contributi previdenziali: come funzionano davvero
Artigiani e Commercianti (INPS IVS)
Se hai una ditta individuale artigiana o commerciale, versi contributi alla gestione INPS Artigiani/Commercianti (IVS). Funzionano così: c’è una quota fissa minima annua e una quota variabile oltre un reddito minimale.
Il “reddito minimale” è un valore che l’INPS aggiorna ogni anno con circolare. Se il tuo reddito forfettario (ricavi x coefficiente) supera il minimale, paghi anche la quota percentuale sull’eccedenza. Le aliquote sono diverse tra artigiani e commercianti e l’INPS le pubblica ogni anno.
Esiste uno sconto contributivo del 35% per chi è in regime forfettario. È su richiesta, non è automatico. Lo prevede la Legge 190/2014 (comma 77 e seguenti). Valuta pro e contro: lo sconto riduce i contributi ma anche la futura pensione.
Gestione Separata (professionisti senza cassa)
Se sei un professionista senza cassa ordinistica, versi alla Gestione Separata INPS. Qui non ci sono minimi fissi. Paghi solo una percentuale sul reddito forfettario.
L’aliquota varia in base al profilo (con o senza altra tutela). L’INPS la aggiorna ogni anno con circolare. Il versamento segue le stesse scadenze di saldo e acconti dell’imposta sostitutiva.
Questo modello è più “elastico”: se fatturi poco, versi poco. Ma non hai la soglia minima che copre comunque la contribuzione, come succede per artigiani e commercianti.
Professioni con Cassa (albi)
Se appartieni a un albo con Cassa (per esempio Inarcassa, ENPAP, ENPACL e altre), segui le regole della tua Cassa. Di solito paghi contributi fissi, soggettivi e integrativi, con percentuali e minimi propri.
Non puoi applicare lo sconto del 35% dell’INPS. La base imponibile spesso non coincide con quella forfettaria. Leggi il regolamento della tua Cassa e le relative delibere.
Imposta sostitutiva: 15% o 5%, come si calcola
L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. La misura ordinaria è 15%. Puoi avere il 5% per i primi 5 anni se rispetti precise condizioni.
Condizioni del 5% (semplificate): attività nuova, nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, non prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo prevalente. Controlla i dettagli nei commi 54-89 della Legge 190/2014 e successive modifiche su Normattiva.
La base si calcola così: ricavi/compensi dell’anno x coefficiente di redditività (dipende dal tuo ATECO). Dal risultato sottrai i contributi previdenziali versati. Sulla differenza applichi il 15% (o 5%). Questo è il tuo debito d’imposta.
Acconti e saldo: attenzione al calendario
Paghi l’imposta con F24. A giugno versi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso. A novembre versi il secondo acconto. Le scadenze generali sono il 30 giugno e il 30 novembre (DPR 435/2001 e prassi dell’Agenzia delle Entrate).
Gli acconti di norma sommano al 100% dell’imposta netta dell’anno precedente. In genere il 40% a giugno e il 60% a novembre. Puoi rateizzare secondo le regole in vigore per l’anno, con interessi contenuti.
Ricorda: il principio di cassa significa che contano gli incassi nell’anno. Se incassi a dicembre, tasserai quell’importo già nell’anno, anche se la fattura è di fine anno.
Imposta di bollo e fatturazione elettronica
Bollo da 2 euro: quando e come
Se emetti una fattura senza IVA superiore a 77,47 euro, paghi 2 euro di bollo. Lo dice il DPR 642/1972. Con le e-fatture, il bollo viene calcolato in automatico nel tracciato XML.
Il pagamento avviene per trimestre. Scadenze tipiche: 30 aprile (1° trimestre), 31 luglio (2°), 31 ottobre (3°), 31 gennaio (4°). Se l’importo del primo trimestre è sotto una soglia fissata dall’Agenzia delle Entrate, puoi rinviare sul trimestre successivo secondo le regole in vigore.
Poi versi con F24 o con addebito automatico, come previsto dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate in tema di bollo elettronico.
Fatturazione elettronica obbligatoria per i forfettari
Dal 1° gennaio 2024 la e-fattura è obbligatoria per tutti i forfettari. Lo prevede il DL 36/2022, che ha esteso gradualmente l’obbligo già introdotto dal D.Lgs. 127/2015.
Usa un canale accreditato al Sistema di Interscambio. Conserva a norma le fatture. Controlla il bollo in automatico. La mancata emissione o i ritardi generano sanzioni.
Altri costi ricorrenti da mettere a budget
Diritto camerale
Le ditte individuali iscritte al Registro Imprese pagano il diritto camerale ogni anno. L’importo base per le imprese individuali è storicamente pari a 53 euro, con possibili maggiorazioni deliberate dalla Camera di Commercio (fino al 20%).
La base giuridica è nella Legge 580/1993 e nei decreti e determinazioni annuali del Ministero competente. Verifica ogni anno l’importo nella tua provincia.
PEC, firma digitale e conservazione
La PEC è obbligatoria. La firma digitale è spesso necessaria per pratiche e per la conservazione a norma. I costi dipendono dal provider. In media partono da poche decine di euro l’anno.
Prevedi anche la conservazione sostitutiva delle fatture elettroniche. È un servizio con costo annuale o a consumo.
Regola decisionale rapida
Decidi cosa mettere da parte ogni mese seguendo questi passi logici
- Identifica la tua previdenza: INPS Artigiani/Commercianti, Gestione Separata, o Cassa. Questo cambia molto il budget.
- Stima i ricavi annui realistici. Applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Ottieni il reddito forfettario.
- Calcola i contributi: se IVS, somma minimi + percentuale sull’eccedenza oltre il minimale. Se Gestione Separata, applica l’aliquota pubblicata dall’INPS sul reddito. Se Cassa, usa i regolamenti di Cassa.
- Sottrai i contributi dal reddito forfettario. Applica 15% o 5% per stimare l’imposta sostitutiva.
- Aggiungi bollo stimato (numero fatture soggette x 2 euro), diritto camerale, PEC/firma. Considera la conservazione sostitutiva.
- Somma tutte le voci e dividi per 12. Questo è il tuo accantonamento mensile consigliato.
- Controlla le scadenze: giugno e novembre per saldo/acconti; trimestrali per bollo; giugno per diritto camerale. Aggiorna il piano se i ricavi cambiano.
Limiti, soglie e fuoriuscita dal forfettario
Il tetto dei ricavi è 85.000 euro annui (Legge 197/2022). Se lo superi ma resti entro 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, l’uscita è immediata nel corso dell’anno.
Controlla anche le cause ostative: partecipazioni, regimi speciali IVA, lavoro dipendente prevalente, e altre previsioni dei commi 54-89 della Legge 190/2014.
Se esci, cambiano imposte, contributi e adempimenti. Prepara la transizione con largo anticipo.
Esempio di pianificazione “mensile” (senza inventare numeri)
Evitiamo cifre non aggiornate. Ecco un metodo pratico, con valori segnaposto da aggiornare con le circolari in corso:
- Ricavi attesi: 30.000 euro. Coefficiente ATECO: 67% (esempio). Reddito forfettario: 20.100 euro.
- Contributi: se IVS, usa i minimi dell’ultima circolare INPS + quota percentuale se superi il minimale; se Gestione Separata, applica l’aliquota annua su 20.100 euro.
- Imposta sostitutiva: 15% o 5% su (20.100 – contributi), in base ai requisiti.
- Bollo: numero fatture soggette x 2 euro, pagamento trimestrale.
- Diritto camerale: importo della tua CCIAA per ditte individuali nell’anno.
- PEC/firma e conservazione: canone annuo del tuo provider.
Somma tutto e dividi per 12. Aggiorna l’allocazione mensile ogni trimestre, in base agli incassi reali.
Fonti normative utili da citare nei tuoi appunti
- Normattiva: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) e successive modifiche, incluse Legge 208/2015 e Legge 197/2022.
- Agenzia delle Entrate: prassi su imposta sostitutiva, acconti/saldi, e imposta di bollo elettronica.
- DL 36/2022 e D.Lgs. 127/2015: fatturazione elettronica.
- DPR 642/1972: imposta di bollo.
- INPS: circolari annuali su Artigiani/Commercianti e Gestione Separata.
- Legge 580/1993 e provvedimenti MIMIT: diritto camerale.
| Scenario | Requisiti/Regole base | Voci di costo annuo da stimare | Scadenze principali | Note operative |
|---|---|---|---|---|
| Ditta individuale Commerciante (forfettario) | Ricavi entro 85.000 euro; coefficiente ATECO commercio; INPS Commercianti (minimi + percentuale oltre minimale) | Contributi IVS minimi; contributi variabili su eccedenza; imposta sostitutiva 15%/5%; bollo; diritto camerale; PEC/firma | 30/6 saldo e 1° acconto imposta+INPS; 30/11 2° acconto; bollo trimestrale; diritto camerale entro giugno | Opzione sconto 35% INPS su richiesta; verifica eventuali maggiorazioni CCIAA |
| Ditta individuale Artigiano (forfettario) | Ricavi entro 85.000 euro; coefficiente ATECO artigianato; INPS Artigiani (minimi + percentuale oltre minimale) | Contributi IVS minimi; variabili su eccedenza; imposta sostitutiva; bollo; diritto camerale; PEC/firma | Stesse scadenze del commerciante | Valuta sconto 35% INPS; controlla minimale e aliquote da circolare INPS |
| Professionista senza Cassa (Gestione Separata) | Ricavi entro 85.000 euro; coefficiente ATECO servizi professionali; INPS Gestione Separata (senza minimi) | Contributi % su reddito forfettario; imposta sostitutiva; bollo; PEC/firma; conservazione | 30/6 saldo e 1° acconto; 30/11 2° acconto; bollo trimestrale | Aliquota INPS variabile per anno; nessun diritto camerale se non iscritto al Registro Imprese |
| Professionista con Cassa | Ricavi entro 85.000 euro; coefficiente ATECO; contribuzione a Cassa ordinistica | Contributi secondo regolamento Cassa (fissi/soggettivo/integrativo); imposta sostitutiva; bollo; PEC/firma | Scadenze Cassa secondo regolamenti; imposta 30/6 e 30/11; bollo trimestrale | Nessuno sconto INPS 35%; base contributiva può differire dalla base forfettaria |
| Nuova attività (agevolata 5%) | Requisiti Legge 190/2014 per 5 anni; nessuna attività simile nei 3 anni; non prosecuzione prevalente | Contributi secondo gestione; imposta sostitutiva 5%; bollo; diritto camerale/PEC se dovuti | Stesse scadenze generali | Conserva prove dei requisiti per eventuali controlli; verifica cause ostative |
FAQ
Quali sono le spese “fisse” annuali tipiche per una ditta individuale in forfettario?
Dipende dalla tua posizione previdenziale e dall’iscrizione al Registro Imprese. In generale, considera: contributi previdenziali (INPS Artigiani/Commercianti con minimi; Gestione Separata senza minimi; Casse con regole proprie), imposta sostitutiva (15% o 5% sulla base forfettaria al netto dei contributi), imposta di bollo da 2 euro per fatture senza IVA sopra 77,47 euro, diritto camerale se sei iscritto al Registro Imprese, e servizi di compliance (PEC, firma digitale, conservazione sostitutiva). Le cifre precise cambiano ogni anno: INPS pubblica aliquote e minimali con circolare; il Ministero competente definisce il diritto camerale; l’Agenzia delle Entrate aggiorna prassi su acconti, saldi e bollo. Per fare un budget, prendi i tuoi ricavi attesi, applica il coefficiente ATECO, calcola i contributi con le regole della tua gestione e poi l’imposta sostitutiva. Somma infine bollo, diritto camerale e servizi.
Come funziona il calcolo dell’imposta sostitutiva nel forfettario, in pratica?
È un calcolo in tre step. Primo: ricavi/compensi dell’anno x coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. Questo dà il “reddito forfettario”. Secondo: sottrai i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno (principio di cassa). Terzo: applica l’aliquota dell’imposta sostitutiva, che è 15% in via ordinaria oppure 5% per i primi 5 anni se soddisfi le condizioni previste dalla Legge 190/2014. Gli acconti si basano sull’imposta netta dell’anno precedente e, di solito, sono dovuti al 40% a giugno e al 60% a novembre. Se durante l’anno gli incassi crescono o calano molto rispetto al previsto, aggiorna la stima. Così eviti conguagli pesanti a saldo.
Quando devo pagare l’imposta di bollo sulle fatture e come la contabilizzo nel budget?
Paghi il bollo da 2 euro quando la fattura senza IVA supera 77,47 euro. Con la fatturazione elettronica il bollo è “marcato” nel file XML e appare nel tuo cassetto fiscale. I versamenti sono trimestrali: fine aprile, fine luglio, fine ottobre e fine gennaio per l’ultimo trimestre. Alcune soglie permettono di rinviare il pagamento di trimestri a quello successivo, secondo le regole aggiornate dall’Agenzia delle Entrate. Nel budget, moltiplica il numero stimato di fatture soggette per 2 euro. Metti da parte quella somma ogni mese, così a scadenza hai già la liquidità necessaria.
È ancora vero che i forfettari sotto una certa soglia possono evitare l’e-fattura?
No. Dal 1° gennaio 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i contribuenti in forfettario. Lo stabilisce il DL 36/2022, che ha completato la transizione iniziata nel 2022. Devi quindi emettere e conservare le fatture tramite il Sistema di Interscambio, rispettare i tracciati e gestire il bollo elettronico. Se non lo fai, rischi sanzioni. Per il budget, considera un costo annuo per il servizio di fatturazione/conservazione se non utilizzi strumenti gratuiti. Verifica anche che il tuo gestionale calcoli correttamente bollo e natura IVA.
Posso ridurre i contributi INPS del 35% in forfettario? Conviene sempre?
Se sei iscritto alla gestione INPS Artigiani/Commercianti, puoi chiedere lo sconto del 35% sui contributi dovuti. È previsto dalla Legge 190/2014, ma va richiesto espressamente all’INPS. Non vale per la Gestione Separata né per le Casse professionali. Non conviene sempre. Lo sconto riduce il costo immediato, ma abbassa anche la contribuzione utile per pensione e prestazioni collegate. Valuta l’età, i tuoi redditi attesi e gli anni di contribuzione che prevedi di maturare. Nel dubbio, fai due simulazioni: con e senza sconto. Confronta risparmio oggi e impatto previdenziale domani.
Supero gli 85.000 euro: cosa succede a imposte e contributi e come mi organizzo mensilmente?
Se superi 85.000 euro ma resti entro 100.000 euro, resti in forfettario fino a fine anno ed esci dall’anno successivo (Legge 197/2022). Se superi 100.000 euro, esci subito durante l’anno e scatta il regime ordinario con IVA. In entrambi i casi, rivedi il budget mensile subito. Prevedi IVA da versare, maggiori adempimenti e diversa tassazione IRPEF a scaglioni. Informati su deduzioni e detrazioni in ordinario. Se sei vicino alla soglia, monitora gli incassi mese per mese. Se rischi lo sforamento, prepara la transizione: software, contratti, prezzi, gestione della liquidità. Contributi: la logica della tua gestione previdenziale non cambia per l’uscita, ma cambia la base imponibile fiscale e quindi le interazioni tra contributi e imposte.
