Partita IVA forfettaria per i liberi professionisti: quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

La Partita IVA in regime forfettario non ha costi mensili fissi. Imposte e contributi si pagano in acconti e saldi. Puoi però stimare un “costo medio mensile” ripartendo gli oneri annuali.

  • Imposta sostitutiva: 15% (5% per start-up) sul reddito forfettario. Base calcolata con principio di cassa e coefficienti di redditività.
  • Contributi: Gestione Separata senza minimi; Casse professionali spesso con minimi; Artigiani/Commercianti con minimali fissi.
  • Scadenze tipiche: 30 giugno saldo e primo acconto; 30 novembre secondo acconto. Imposta di bollo da 2 euro per fatture oltre 77,47 euro, con versamento trimestrale.

Perché “mensile” è solo una stima nel forfettario

Il regime forfettario non prevede canoni o imposte mensili obbligatorie. Paghi in pochi momenti dell’anno.

Parliamo quindi di “costo medio mensile”. È una ripartizione contabile utile alla tua pianificazione di cassa. Non è un vero adempimento.

Come si costruisce? Sommi imposte, contributi, bolli e servizi. Poi dividi per 12. Così capisci quanto accantonare ogni mese.

Norme di riferimento e contesto 2026

Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, come trovi su Normattiva. La Legge 197/2022 ha fissato la soglia a 85.000 euro. E ha previsto l’uscita immediata se superi 100.000 euro in corso d’anno.

Il calcolo del reddito usa i coefficienti di redditività. Sono indicati nell’Allegato della Legge 190/2014 e successive modifiche. La base imponibile segue il principio di cassa. Significa che contano gli incassi effettivi, non le fatture emesse non pagate.

L’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro deriva dal DPR 642/1972 e dai decreti del MEF sull’assolvimento del bollo in modalità elettronica. Il pagamento avviene trimestralmente tramite modello F24.

Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. È il risultato del Decreto-Legge 36/2022 e dei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Le aliquote dei contributi alla Gestione Separata e i minimali artigiani/commercianti sono stabiliti ogni anno da INPS con apposite circolari. Le Casse professionali seguono i propri regolamenti approvati dai Ministeri vigilanti, come il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

Come si calcola quanto paghi nel forfettario

Passo 1: applica il principio di cassa

Il “principio di cassa” vuol dire che consideri solo ciò che incassi nell’anno. Se emetti una fattura a dicembre ma la incassi a gennaio, conterà per l’anno successivo.

Passo 2: calcola il reddito forfettario

Reddito forfettario = Incassi annui x coefficiente di redditività. Il coefficiente dipende dal codice ATECO. In pratica è una percentuale fissa che stima i tuoi costi.

Esempio semplice: se il coefficiente del tuo ATECO è 78% e incassi 30.000 euro, il reddito forfettario è 23.400 euro.

Passo 3: deduci i contributi previdenziali

I contributi obbligatori sono deducibili dal reddito prima di applicare l’imposta. Dedurre significa togliere dall’imponibile. L’ordine corretto è: prima deduci i contributi, poi calcoli l’imposta.

Passo 4: applica l’imposta sostitutiva (15% o 5%)

L’imposta sostitutiva è al 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti di start-up. Per “start-up” qui si intende l’aliquota agevolata per chi inizia l’attività e non prosegue una precedente identica o simile.

I requisiti principali sono indicati dalla Legge 190/2014 e successive modifiche. In breve: non devi aver esercitato attività artistica, professionale o d’impresa nei tre anni precedenti, e non devi proseguire un’attività svolta in precedenza, anche come dipendente.

Passo 5: saldi e acconti

Paghi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto entro il 30 giugno. Paghi il secondo acconto entro il 30 novembre. Se le date cadono di sabato o festivo, si slitta al primo giorno lavorativo. Ci possono essere proroghe con norme speciali.

L’acconto dell’imposta sostitutiva è normalmente il 100% dell’imposta dovuta l’anno prima. Si divide, di solito, in due rate: 50% a giugno e 50% a novembre. Puoi usare anche il metodo previsionale, stimando il dovuto dell’anno in corso.

Contributi: le tre casistiche tipiche

Professionista senza albo: Gestione Separata INPS

Se sei un libero professionista senza obbligo di albo, versi nella Gestione Separata INPS. Non ci sono contributi minimi. Se non incassi, non versi.

L’aliquota complessiva varia di poco di anno in anno. INPS la comunica con circolare. Nel 2026 considera un’aliquota intorno al 26% come ipotesi prudente per stimare. Verifica sempre l’aliquota vigente nella circolare INPS dell’anno.

Professionista con albo: Casse professionali

Se sei iscritto a un ordine (ad esempio avvocati, medici, ingegneri), versi alla tua Cassa professionale. In molte Casse esistono contributi minimi da pagare anche se non incassi. Le tipologie più comuni sono: contributo soggettivo, integrativo e di maternità.

Gli importi, le aliquote e le scadenze le definisce ciascuna Cassa nel proprio regolamento. Trovi tutto sui canali ufficiali della tua Cassa e su Normattiva per le norme primarie di settore.

Imprese individuali: Artigiani e Commercianti

Se sei artigiano o commerciante, versi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Qui esistono minimali fissi, suddivisi in quattro rate trimestrali. Oltre il minimale, paghi una percentuale sul reddito eccedente.

Nel forfettario puoi chiedere la riduzione contributiva del 35% prevista dalla normativa, se attiva e confermata per l’anno. La domanda si fa all’INPS. Verifica requisiti e scadenze nella circolare INPS annuale.

Imposta di bollo sulle fatture in forfettario

Se emetti una fattura senza IVA di importo superiore a 77,47 euro, applichi il bollo da 2 euro. La norma base è nel DPR 642/1972. Con la fattura elettronica il bollo si paga in modo cumulato ogni trimestre con F24.

L’Agenzia delle Entrate conteggia l’imposta dovuta per trimestre. Ti rende disponibili gli importi nel cassetto fiscale e nei servizi di fatturazione. Se ritardi, si applicano sanzioni e interessi secondo le regole del bollo.

Fatturazione elettronica e adempimenti ricorrenti

Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria per i forfettari. È un passaggio strutturale per la digitalizzazione fiscale. Gestisci le fatture tramite il Sistema di Interscambio dell’Agenzia delle Entrate.

Nel forfettario non applichi IVA né ritenuta d’acconto, salvo casi particolari di transizione o fuoriuscita dal regime. Riporta sempre in fattura le diciture richieste dalla legge.

Conserva le fatture e i documenti per i termini di legge. Usa registri e scadenziari per non perdere le date di versamento.

Regola decisionale rapida

Decidi in 5 mosse cosa accantonare ogni mese

  • Sei un professionista senza albo? Probabile zero costi fissi. Accantona ogni mese una quota per contributi INPS Gestione Separata (aliquota vigente) e per l’imposta sostitutiva.
  • Sei un professionista con Cassa? Verifica se ci sono minimi. Se sì, dividili per 12 e aggiungili alla tua quota mensile per acconti e saldo imposta.
  • Sei artigiano o commerciante? Riparti i minimali trimestrali su 12 mesi. Aggiungi una stima per il contributo sul reddito eccedente e per l’imposta.
  • Hai molte fatture oltre 77,47 euro? Stima i bolli (2 euro a fattura) e spalma su 12 mesi.
  • Usa la formula pratica: Mensile stimato = (Contributi annui + Imposta sostitutiva annua + Bolli annui + Servizi/strumenti) / 12.

Esempi numerici utili

Esempio 1: Professionista senza albo (Gestione Separata)

Dati ipotetici: incassi 25.000 euro; coefficiente 78%; contributi INPS 26% circa; imposta 15%.

Reddito forfettario: 25.000 x 78% = 19.500 euro. Contributi INPS: 19.500 x 26% = 5.070 euro (stima). Imponibile imposta: 19.500 – 5.070 = 14.430 euro. Imposta sostitutiva: 14.430 x 15% = 2.164,50 euro. Bolli: 30 fatture oltre soglia x 2 euro = 60 euro.

Totale annuo stimato: 5.070 + 2.164,50 + 60 = 7.294,50 euro. Mensile medio: 7.294,50 / 12 = 607,88 euro.

Esempio 2: Professionista con Cassa (avvocato)

Dati ipotetici: incassi 30.000 euro; coefficiente 78%; contributi minimi di Cassa 3.500 euro; contributi a percentuale ulteriori non dovuti in ipotesi; imposta 15%.

Reddito forfettario: 30.000 x 78% = 23.400 euro. Imponibile imposta dopo deduzione contributi: 23.400 – 3.500 = 19.900 euro. Imposta: 19.900 x 15% = 2.985 euro. Bolli: 40 fatture oltre soglia x 2 euro = 80 euro.

Totale annuo stimato: 3.500 + 2.985 + 80 = 6.565 euro. Mensile medio: 6.565 / 12 = 547,08 euro.

Nota: gli importi dei minimi variano per Cassa e anno. Verifica sempre il regolamento della tua Cassa.

Esempio 3: Impresa individuale commerciante

Dati ipotetici: incassi 40.000 euro; coefficiente 40%; minimali INPS annui 4 rate trimestrali per un totale di 4.200 euro; aliquota eccedente 24% oltre il minimale; agevolazione 35% non richiesta; imposta 15%.

Reddito forfettario: 40.000 x 40% = 16.000 euro. Contributi oltre minimale: se il minimale copre fino a un certo reddito imponibile contributivo, l’eccedenza genera contributi aggiuntivi. Ipotizziamo 500 euro aggiuntivi. Totale contributi: 4.700 euro. Imponibile imposta: 16.000 – 4.700 = 11.300 euro. Imposta: 11.300 x 15% = 1.695 euro. Bolli: 20 fatture oltre soglia = 40 euro.

Totale annuo stimato: 4.700 + 1.695 + 40 = 6.435 euro. Mensile medio: 6.435 / 12 = 536,25 euro. Se ottieni la riduzione contributiva del 35%, il mensile scende.

Tabella di sintesi: scenari, requisiti, scadenze e stima mensile

Scenario Requisiti previdenziali Pagamenti ricorrenti Come stimare il “mensile”
Professionista senza albo (Gestione Separata INPS) Nessun minimo. Aliquota annuale definita da INPS. Deducibilità integrale dei contributi versati. Saldo e acconti imposta sostitutiva (30/06 e 30/11). Contributi in autoliquidazione con F24. Bolli trimestrali. (Contributi stimati + Imposta annua + Bolli) / 12. Se incassi 0, contributi 0 e imposta 0.
Professionista con albo (Cassa professionale) Minimi spesso dovuti a prescindere dagli incassi. Regolamenti e scadenze della Cassa. Rate Cassa (minimi e conguagli). Saldo/acconti imposta. Bolli trimestrali. (Minimi Cassa + Eventuali percentuali + Imposta + Bolli) / 12. Verifica i minimi aggiornati.
Artigiano/Commerciante (INPS Artigiani e Commercianti) Minimali fissi trimestrali. Contributi aggiuntivi sull’eccedenza. Possibile riduzione 35% su domanda. 4 rate INPS fisse. Saldo/acconti imposta. Bolli trimestrali. ((Minimali x 4 + Eccedenza stimata) + Imposta + Bolli) / 12. Considera l’eventuale riduzione.
Nuova attività in start-up (aliquota 5%) Stesse regole previdenziali della categoria di appartenenza. Verifica requisiti per l’aliquota 5%. Saldo/acconti calcolati sull’imposta al 5%. Contributi secondo gestione. Bolli trimestrali. (Contributi + Imposta 5% + Bolli) / 12. Utile per accantonare più cassa nei primi cinque anni.

FAQ: domande frequenti e casi pratici

Esistono costi fissi mensili nel forfettario?

No, il forfettario non ha costi mensili fiscali obbligatori. Paghi imposta sostitutiva e contributi in pochi momenti dell’anno. Fanno eccezione i contributi minimi delle Casse professionali e i minimali INPS per artigiani e commercianti, che hanno cadenze prestabilite (spesso trimestrali). Se sei in Gestione Separata e non incassi, non versi contributi e non paghi imposte. Restano però costi operativi facoltativi, come software di fatturazione, PEC, firma digitale e consulenza. Puoi ripartire anche questi per 12 per stimare il mensile di pianificazione.

Come funzionano gli acconti il primo anno e se ho redditi bassi?

Il primo anno non hai un “anno precedente” da cui calcolare l’acconto. Se l’imposta dovuta è zero, l’acconto dell’anno successivo può essere zero. Dal secondo anno puoi scegliere tra due metodi: storico o previsionale. Con lo storico versi in acconto il 100% dell’imposta dell’anno precedente. Con il previsionale stimi l’imposta dell’anno in corso e versi in base a quella. Il metodo previsionale è utile se sai che incasserai meno, ma comporta rischio di sanzioni e interessi se sottostimi. Le regole generali sui versamenti e sulla rateazione seguono quanto previsto dal DPR 435/2001 e dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Posso rateizzare saldo e acconti? Come funziona il calendario?

Sì, puoi rateizzare i versamenti derivanti dalla dichiarazione, entro limiti temporali fissati dalle norme e dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Le rate successive alla prima prevedono interessi legali. Il calendario tipico è: saldo e primo acconto entro il 30 giugno, con possibilità di versare a luglio con una piccola maggiorazione. Il secondo acconto si versa entro il 30 novembre. Le scadenze slittano al primo giorno utile se cadono in giorno non lavorativo. Ogni anno Agenzia delle Entrate e MEF possono introdurre proroghe o misure di sostegno. Per il bollo sulle e-fatture, i versamenti sono trimestrali e l’importo è calcolato dai dati presenti nel Sistema di Interscambio.

Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro di ricavi?

Fino a 85.000 euro resti nel forfettario, se rispetti gli altri requisiti. Se superi 85.000 ma non 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, scatta l’uscita immediata prevista dalla Legge 197/2022: da quel momento applichi l’IVA e le regole ordinarie. In pratica l’anno si divide in due periodi: prima in forfettario, poi in ordinario. È una situazione complessa. Devi gestire con attenzione fatture, detrazioni e adempimenti IVA. Consulta le fonti ufficiali su Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate per i dettagli operativi e le decorrenze esatte.

Quando si applica l’imposta di bollo? E con clienti esteri?

Applichi il bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA di importo superiore a 77,47 euro. Questo vale anche per molti servizi in forfettario, perché emetti fatture senza IVA per natura. Non applichi il bollo su documenti già soggetti a IVA. Con clienti esteri, verifica la natura dell’operazione: se l’operazione non sconta IVA in Italia e la fattura supera 77,47 euro, il bollo può essere dovuto. Con e-fattura, l’assolvimento è virtuale e paghi trimestralmente con F24. Se dimentichi di applicare il bollo, devi regolarizzare con sanzioni ridotte in ravvedimento operoso secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate.

Riferimenti autorevoli da consultare

Per norme e prassi aggiornate

  • Normattiva: per la Legge 190/2014 e la Legge 197/2022 sul regime forfettario e soglie.
  • Agenzia delle Entrate: per imposta sostitutiva, acconti, saldi, fatturazione elettronica e imposta di bollo.
  • INPS: per aliquote e minimali di Gestione Separata e Artigiani/Commercianti, e per l’agevolazione contributiva del 35%.
  • Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali: per i profili di vigilanza sulle Casse professionali e i relativi regolamenti.

Come organizzare la tua pianificazione mensile

Checklist pratica in tre passi

  • Raccogli dati certi: incassi previsti, coefficiente ATECO, aliquota contributiva INPS o minimi di Cassa, numero stimato di fatture soggette a bollo.
  • Costruisci due scenari: prudente (incassi più bassi) e base (incassi attesi). Calcola in entrambi contributi, imposta e bolli.
  • Accantona mensilmente sul conto dedicato. Se arrivi a giugno con cassa sufficiente, riduci la tensione finanziaria al momento dei versamenti.

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