Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Non esiste mini Partita IVA: oggi scegli tra regime forfettario o ordinario. Costi e contributi dipendono dall’attività (professionista o ditta). Qui trovi regole, adempimenti, imposte 2026 e stime aggiornate.
- Il regime dei minimi è chiuso. Oggi i regimi reali sono forfettario e ordinario. Le regole discendono da Legge 190/2014 e successive modifiche (fonte: Normattiva, Agenzia delle Entrate).
- Aprire come libero professionista non costa. Aprire una ditta individuale richiede iscrizione al Registro Imprese, SCIA e oneri camerali.
- Le imposte dipendono dal regime. I contributi variano per cassa professionale, Gestione separata INPS o gestione artigiani/commercianti (fonti: INPS, Ministero del Lavoro).
“Mini Partita IVA”: perché non esiste e cosa è cambiato
“Mini Partita IVA” non è una categoria giuridica. È un modo informale di chiamare vecchi regimi agevolati. In Italia esiste solo la Partita IVA, che può adottare diversi regimi fiscali.
Il regime dei minimi (imposta sostitutiva al 5%) è stato superato dal regime forfettario. La base normativa è l’art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014 e successive modifiche (fonte: Normattiva). Le ultime modifiche rilevanti sono arrivate con la Legge di Bilancio 2023, che ha elevato la soglia di accesso a 85.000 euro e previsto l’uscita immediata oltre 100.000 euro nel corso d’anno (fonte: Agenzia delle Entrate).
Cosa c’è oggi: forfettario o ordinario
Regime forfettario: tassazione fissa al 15% o 5% start-up. Si calcola sul reddito “forfettario”, cioè ricavi moltiplicati per un coefficiente di redditività. Non applichi IVA né ritenute. Applichi il bollo sulle fatture quando dovuto. Si usa il principio di cassa, cioè contano gli incassi reali. Fonte: Legge 190/2014.
Regime ordinario: paghi l’IRPEF a scaglioni, le addizionali e l’IVA. Deduci i costi effettivi documentati. Puoi stare in contabilità semplificata (imprese minori) o ordinaria. Nelle attività di impresa spesso operi con obblighi IVA pieni. Fonti: DPR 917/1986, DPR 633/1972, DPR 600/1973.
Costi e adempimenti per aprire la Partita IVA
Sei un libero professionista (senza attività artigianale o commerciale)
Apri la Partita IVA con il modello AA9/12 presso l’Agenzia delle Entrate. L’iscrizione è gratuita. La norma è l’art. 35 DPR 633/1972 (fonte: Agenzia delle Entrate, Normattiva).
Non ti iscrivi al Registro Imprese. Non paghi diritto camerale. Non presenti SCIA, salvo attività particolari regolamentate. Ti iscrivi alla gestione previdenziale corretta: cassa professionale se esiste, altrimenti Gestione separata INPS (fonte: INPS, Legge 335/1995).
Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria anche nel forfettario. Regola confermata per il 2026. Fonte: Decreto-Legge 36/2022 e norme attuative (fonte: Agenzia delle Entrate).
Sei un artigiano o un commerciante (ditta individuale)
Apri tramite Comunicazione Unica al Registro Imprese. Con lo stesso invio ti iscrivi a INPS artigiani/commercianti e, se dovuta, a INAIL. Fonti: L. 580/1993 sul sistema camerale; DPR 581/1995; DPR 160/2010 sullo Sportello Unico (SUAP); DPR 1124/1965 per INAIL.
I costi di apertura tipici nel 2026 sono: iscrizione alla Camera di Commercio circa 100 euro; diritti di segreteria 18 euro; imposta di bollo 17,50 euro. Se l’attività lo richiede, presenti la SCIA allo Sportello Unico. La SCIA costa in media tra 250 e 1.000 euro in base al Comune e all’intermediario. Fonti: D.Lgs. 222/2016 (SCIA), MIMIT e Camere di Commercio.
Ogni anno paghi il diritto camerale. Per ditte individuali è attorno a 56 euro, ma l’importo varia per delibere camerali. Base giuridica: L. 580/1993 e decreti ministeriali annuali (fonte: Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Camere di Commercio).
Imposte 2026: regole, aliquote e calcolo
Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5%
L’imposta sostitutiva è al 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti condizioni precise: non hai svolto attività simile nei tre anni prima, l’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente, e rispetti gli altri requisiti previsti. Fonte: Legge 190/2014, comma 65 (fonte: Normattiva, Agenzia delle Entrate).
Calcolo semplice: ricavi incassati x coefficiente di redditività = reddito forfettario. Sottrai i contributi previdenziali versati. Sul risultato applichi il 15% (o 5%). Non applichi IVA, né subisci ritenuta d’acconto. Indichi in fattura il riferimento di legge. Applichi l’imposta di bollo ove dovuta. Fonti: DPR 642/1972 (bollo), provvedimenti Agenzia delle Entrate.
Limite di accesso: ricavi/compensi fino a 85.000 euro annui. Uscita immediata dall’anno se superi 100.000 euro di incassi. Attenzione alle cause di esclusione: partecipazioni in società di persone o S.r.l. “trasparenti”, residenza fiscale fuori UE senza condizioni, redditi di lavoro dipendente sopra una certa soglia se prevalenti, e altre. Verifica annualmente la disciplina nelle circolari Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario: IRPEF a scaglioni e IVA
Paghi l’IRPEF a scaglioni, più addizionali regionali e comunali. Nel 2026 la struttura resta a tre scaglioni. Le percentuali effettive vengono confermate con la Legge di Bilancio annuale e con i decreti attuativi. Consulta sempre le tabelle aggiornate dell’Agenzia delle Entrate.
Indicazioni operative: fino a circa 28.000 euro si applica l’aliquota più bassa; nella fascia intermedia un’aliquota maggiore; oltre 50.000 euro l’aliquota più alta. Valuta detrazioni, oneri deducibili e crediti per ridurre l’imposta. Fonti: TUIR DPR 917/1986 e Legge di Bilancio 2026 (fonte: Normattiva, Ministero dell’Economia).
Gestione IVA: addebiti l’IVA in fattura, detrai quella sugli acquisti, versi periodicamente con LIPE e dichiarazione annuale. Se sei impresa minore puoi usare la semplificata per cassa (contano incassi e pagamenti). Fonti: DPR 633/1972; DPR 600/1973 art. 18 per semplificata.
Contributi previdenziali 2026: come funziona davvero
Professionisti con cassa
Se esiste una cassa del tuo ordine, versi lì i contributi. Ogni cassa definisce minimali, aliquote e scadenze. Di solito c’è un contributo soggettivo, uno integrativo e uno di maternità/assistenza. Consulta i regolamenti della tua cassa (es. Cassa Forense, Inarcassa, ENPAP). Fonti: leggi istitutive delle casse, regolamenti approvati dai ministeri vigilanti.
Professionisti senza cassa: Gestione separata INPS
Ti iscrivi alla Gestione separata INPS. L’aliquota viene fissata ogni anno da INPS con circolare. Nel 2026 l’aliquota per professionisti senza altra tutela ospedaliera è pari al 26,07% sul reddito imponibile. Se sei pensionato o già assicurato altrove, si applica l’aliquota ridotta indicata da INPS. Fonte: INPS, Legge 335/1995 art. 2, comma 26.
Si versa a saldo e acconto con le scadenze fiscali (giugno/novembre per gli acconti, giugno dell’anno successivo per il saldo), salvo compensazioni. INPS pubblica ogni anno minimali e massimali contributivi.
Artigiani e commercianti INPS
Paghi contributi fissi sul minimale di reddito e una quota variabile sulla parte eccedente. Nel 2026 l’importo fisso annuo è poco sopra 4.500 euro, da versare a prescindere dall’utile. Sulla parte che supera il minimale si applica un’aliquota intorno al 24% e, superate determinate soglie, una maggiorazione di circa 1 punto. Fonte: INPS, circolari annuali; L. 233/1990 e L. 662/1996.
Se sei in forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti. Serve una domanda telematica a INPS. La riduzione incide solo sui contributi, non sull’imposta sostitutiva. Base: Legge 190/2014 e prassi INPS.
Regola decisionale rapida
La logica per scegliere il regime e la forma giusta
Se prevedi ricavi sotto 85.000 euro, margini alti e pochi costi documentati, il forfettario di solito conviene. Tassazione piatta e contabilità semplice.
Se prevedi costi elevati, investimenti con IVA importante e detrazioni personali rilevanti, l’ordinario spesso è migliore. Deduci i costi e recuperi l’IVA.
Se vendi al dettaglio con forti acquisti soggetti a IVA, l’ordinario riduce il costo dell’IVA sugli acquisti. Valuta i flussi di credito IVA.
Se sei artigiano o commerciante con redditi bassi nei primi anni, considera il forfettario con riduzione contributiva del 35%. Pesa però i contributi fissi.
Se stimi di superare stabilmente 85.000 euro o stai vicino a 100.000 euro, pianifica l’uscita o l’accesso all’ordinario dal 1° gennaio. Eviti scossoni in corso d’anno.
Procedura e tempistiche
Passi ufficiali e tempi medi
Dichiarazione di inizio attività IVA: entro 30 giorni dall’avvio, con modello AA9/12. Fonte: art. 35 DPR 633/1972. Tempi medi: attivazione in 1-2 giorni lavorativi.
Ditta individuale: ComUnica al Registro Imprese, con iscrizione INPS e, se necessaria, INAIL. Tempi medi: 2-7 giorni, dipende dalla Camera di Commercio. SCIA: effetti immediati dal deposito, salvo necessità di controlli (fonte: D.Lgs. 222/2016).
Fatturazione elettronica: attiva il canale (SdI) e il tuo software. Obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari. Fonte: DL 36/2022 e provvedimenti Agenzia delle Entrate.
| Scenario | Requisiti 2026 | Adempimenti iniziali | Imposte | Contributi | Tempistiche e note |
|---|---|---|---|---|---|
| Libero professionista in forfettario | Ricavi fino a 85.000 euro; nessuna causa di esclusione; opzionale 5% start-up con condizioni Legge 190/2014 | AA9/12 Agenzia Entrate; fattura elettronica; PEC e firma se richieste da ordine | Imposta sostitutiva 15% o 5%; niente IVA e ritenute; bollo ove dovuto | Cassa professionale se esiste; altrimenti Gestione separata INPS 26,07% | Attivazione P.IVA 1-2 giorni; verifica requisiti con circolari annuali AE/INPS |
| Libero professionista in ordinario | Nessun limite ricavi; utile se hai molti costi deducibili o IVA a credito | AA9/12; opzione ordinario in dichiarazione; tenuta registri IVA | IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA con liquidazioni e dichiarazione | Cassa o Gestione separata come sopra | Valuta acconti e saldi; ritenuta d’acconto al 20% per compensi a professionisti |
| Artigiano in forfettario (ditta individuale) | Ricavi fino a 85.000 euro; attività rientrante nell’artigianato; rispetto cause esclusione | ComUnica Registro Imprese; INPS artigiani; eventuale INAIL; SCIA al SUAP | Imposta sostitutiva 15%/5%; niente IVA; bollo ove dovuto | INPS artigiani: contributi fissi ~4.500 euro + percentuali sull’eccedenza; riduzione 35% su domanda | 2-7 giorni; diritto camerale annuo ~56 euro; costi apertura CCIAA e SCIA |
| Commerciante in ordinario (ditta individuale) | Nessun limite ricavi; tipico per retail con rilevanti acquisti con IVA | ComUnica; INPS commercianti; INAIL se richiesta; SCIA; corrispettivi telematici | IRPEF a scaglioni; IVA con detrazione su acquisti; registratore telematico | INPS commercianti: fissi + percentuali; eventuali maggiorazioni su scaglioni | 2-7 giorni; diritto camerale; oneri iniziali (CCIAA, bollo, diritti) |
| Superamento soglia forfettario in corso d’anno | Incassi tra 85.000 e 100.000 euro o oltre 100.000 euro | Monitoraggio ricavi; adeguamento obblighi IVA se scatti la fuoriuscita immediata | Oltre 100.000: IVA dovuta da quel momento; anno successivo in ordinario | Contributi invariati per gestione; ricalcoli su imponibile | Attenzione alla fatturazione dal superamento; fonte: L. 190/2014 come modificata dalla L. 197/2022 |
FAQ
Esiste una “mini Partita IVA” per iniziare senza costi e tasse?
No. La legge non prevede una “mini Partita IVA”. Esiste una sola Partita IVA. Puoi scegliere tra regime forfettario o ordinario. Il vecchio “regime dei minimi” è stato superato dalla Legge 190/2014. Se vuoi incassare poco e in modo saltuario senza aprire la Partita IVA, puoi usare la prestazione occasionale, ma solo se l’attività non è abituale. La prestazione occasionale è un contratto civile semplice. Il committente può applicare ritenuta del 20% se rientra nel lavoro autonomo occasionale. Se nell’anno superi 5.000 euro lordi con lavoro autonomo occasionale, scatta l’obbligo contributivo alla Gestione separata INPS sulla quota eccedente (fonte: INPS, Ministero del Lavoro). Se l’attività diventa abituale, devi aprire la Partita IVA entro 30 giorni dall’inizio (art. 35 DPR 633/1972). La scelta tra forfettario e ordinario dipende da ricavi previsti, costi, clienti e investimenti.
Quanto costa aprire e mantenere la Partita IVA nel 2026?
Aprire come libero professionista non ha costi verso l’Agenzia delle Entrate. Paga solo l’intermediario, se lo incarichi. Aprire una ditta individuale comporta costi amministrativi: iscrizione alla Camera di Commercio circa 100 euro, diritti di segreteria 18 euro, imposta di bollo 17,50 euro. La SCIA, quando necessaria, costa tra 250 e 1.000 euro in base al Comune e alla pratica. Ogni anno la ditta paga il diritto camerale, intorno a 56 euro, variabile per delibera. A questi aggiungi il compenso del commercialista, che dipende da regime e complessità. In media, un servizio online in forfettario costa centinaia di euro l’anno, uno tradizionale anche oltre 1.000 euro. Infine ci sono imposte e contributi: nel forfettario paghi il 15% (o 5% start-up) sul reddito forfettario; nell’ordinario paghi IRPEF a scaglioni e IVA. I contributi dipendono dalla gestione: cassa professionale, Gestione separata INPS (nel 2026 26,07% per professionisti senza cassa) o INPS artigiani/commercianti con fissi più percentuali. Fonti: Agenzia delle Entrate, INPS, Camere di Commercio.
Meglio regime forfettario o ordinario nel 2026? Come decido in pratica?
Valuta tre cose: ricavi, struttura dei costi e IVA. Se prevedi ricavi sotto 85.000 euro e costi bassi, il forfettario è spesso più conveniente. La contabilità è snella e l’aliquota è piatta. Se invece hai costi elevati, investimenti con IVA importante e clienti che detrarrebbero l’IVA, l’ordinario può essere più efficiente. Nell’ordinario deduci i costi effettivi e recuperi l’IVA sugli acquisti. Se lavori molto con privati e hai margini alti, il forfettario aiuta il prezzo finale perché non applichi IVA. Se lavori B2B con aziende che detrarrebbero l’IVA, il vantaggio si riduce e l’ordinario può rendere meglio. Considera anche le detrazioni personali IRPEF (famiglia, mutuo, sanità): contano solo nell’ordinario. Ricorda l’uscita immediata oltre 100.000 euro di incassi nel forfettario. Fonti: Legge 190/2014, Legge di Bilancio 2023.
Quali sono gli obblighi contabili e IVA nei due regimi?
Forfettario: niente IVA e niente ritenute. Fai la fattura elettronica, versi il bollo quando dovuto e conservi i documenti. Calcoli l’imposta sostitutiva sul reddito forfettario e versi acconti e saldi. Devi comunque presentare la dichiarazione dei redditi. Fonte: Legge 190/2014, DPR 642/1972, provvedimenti Agenzia delle Entrate.
Ordinario: registri fatture di vendita e di acquisto, liquidi l’IVA (mensile o trimestrale), invii LIPE, esterometro se necessario, e presenti la dichiarazione IVA annuale. L’imponibile IRPEF è il reddito d’impresa o lavoro autonomo, al netto dei costi deducibili e dei contributi. Applichi la ritenuta d’acconto sui compensi tra professionisti quando previsto. Puoi stare in semplificata per cassa se rientri nei limiti di ricavi. Fonti: DPR 633/1972, DPR 600/1973, TUIR DPR 917/1986.
Come funzionano acconti e saldi di imposte e contributi? Posso evitare sorprese di cassa?
In entrambi i regimi versi imposte e contributi con il sistema acconti/saldi. A giugno paghi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto dell’anno in corso. A novembre paghi il secondo acconto. Gli acconti si calcolano di norma sul 100% dell’imposta o contributo dell’anno precedente, salvo metodi alternativi (previsionale). Lo stesso schema vale per la Gestione separata e per molte casse professionali, con scadenze specifiche. Per artigiani/commercianti i contributi fissi hanno rate trimestrali, mentre la quota sul reddito eccedente segue saldi e acconti. Per evitare picchi, usa il metodo previsionale solo se sai che guadagnerai meno, e valuta la rateizzazione dove consentita. Pianifica il cash flow mese per mese, accantonando una percentuale degli incassi. Fonti: Agenzia delle Entrate, INPS, regolamenti casse.
