Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per aprire un negozio online servono Partita IVA, ComUnica, SCIA, PEC e firma digitale. Prevedi sviluppo sito o marketplace, tasse e contributi INPS. Budget iniziale tipico 1.000–12.000 €, più costi annui ricorrenti.
- Adempimenti di apertura: ComUnica (Registro Imprese e INPS), SCIA al SUAP, PEC e firma digitale. Riferimenti: Normattiva, Ministero delle Imprese e del Made in Italy, SUAP comunale.
- Fisco 2026: IRPEF 23%-33%-43% in ordinario; forfettario 15% (5% start-up) su reddito forfettario (40% del fatturato per commercio). Fonti: TUIR su Normattiva, Agenzia delle Entrate.
- INPS Commercianti: contributi fissi 4.549 € annui + variabili 24,48% oltre minimale; 25,48% oltre fascia alta. Possibile riduzione 35% per forfettari. Fonti: INPS e Normattiva.
Quadro normativo e adempimenti di apertura
Apri la Partita IVA come ditta individuale e scegli il codice ATECO 47.91.10 (commercio al dettaglio via Internet). Il codice ATECO identifica l’attività ai fini fiscali e contributivi.
La pratica ComUnica unisce più iscrizioni in un invio unico: Registro Imprese, INPS Gestione Commercianti e apertura posizione IVA. La gestisci dal portale camerale. Base giuridica: disciplina ComUnica del Ministero delle Imprese e del Made in Italy.
Per iniziare a vendere online devi presentare la SCIA al SUAP del tuo Comune. La SCIA è la Segnalazione Certificata di Inizio Attività. Si invia online. Riferimenti: D.P.R. 160/2010 e D.Lgs. 222/2016 (SCIA 2) su Normattiva.
Ti servono anche PEC e firma digitale. La PEC è l’email certificata obbligatoria per imprese. La firma digitale serve per firmare atti e invii telematici.
Se vendi a consumatori, si applica il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) e il D.Lgs. 70/2003 sul commercio elettronico. Devi indicare condizioni di vendita, prezzi, diritto di recesso, contatti. Fonti: Normattiva.
Costi amministrativi di avvio (stime 2026)
ComUnica e Registro Imprese: circa 100 € tra diritti e bolli. Il valore cambia per Camera di Commercio.
SCIA SUAP: variabile per Comune. Alcuni non applicano oneri; altri chiedono un contributo di segreteria (20–100 € tipicamente).
PEC e firma digitale: da 35 € l’anno ciascuna, in base al provider e al piano scelto.
Costi una tantum e ricorrenti: stime aggiornate 2026
Puoi vendere su un tuo sito (e-commerce proprietario) o su un marketplace. La prima via richiede più investimenti iniziali ma dà massimo controllo. La seconda riduce i tempi, ma paghi commissioni e hai regole della piattaforma.
E-commerce proprietario: voci principali
Sviluppo sito: da 1.000 € per soluzioni semplici a oltre 10.000 € per piattaforme complesse. Il costo dipende da grafica, funzionalità, integrazioni e catalogo.
Hosting, dominio e certificato SSL: 10–20 € l’anno per il dominio, 0–80 € per SSL, 60–300 € l’anno per hosting base. Un server gestito può costare 600–2.400 € l’anno.
Gateway di pagamento: 0,8%–2,9% + quota fissa a transazione, a seconda del contratto bancario. Considera anche i costi per chargeback.
Logistica e spedizioni: tariffe contrattuali con corrieri. Spese per imballaggi, resi e giacenze. Puoi prevedere un fisso mensile per migliorare le tariffe.
Software gestionali: fatturazione elettronica, magazzino, CRM, marketing automation. Da 0 a 600 € l’anno per micro-imprese. Riferimenti: Agenzia delle Entrate per obblighi di fatturazione (D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti correlati).
Marketplace: voci principali
Commissioni sulle vendite: in media 5%–15% del prezzo, variabili per categoria. Possono esserci fee fisse per annuncio o abbonamenti mensili.
Costi di pubblicità interna: campagne sponsorizzate nella piattaforma, con budget a consumo.
Commissioni di incasso: spesso incluse nelle fee della piattaforma o con piccoli sovrapprezzi.
Regimi fiscali 2026 e calcolo delle imposte
I redditi d’impresa si tassano secondo il TUIR (D.P.R. 917/1986 su Normattiva). Puoi scegliere tra regime ordinario e regime forfettario, se rispetti i requisiti.
Regime ordinario: come funziona
Paghi IRPEF a scaglioni. Aliquote 2026: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €. Si aggiungono addizionali regionali e comunali.
Detrai costi reali di gestione: pubblicità, canoni, servizi, beni strumentali, costi di spedizione. Applichi il principio di competenza o di cassa semplificata. Principio di cassa significa tassare quando incassi e paghi.
IVA: versi l’imposta al netto del credito su acquisti. Se vendi B2C in UE, consideri le regole sulle vendite a distanza e il regime OSS. Fonti: Direttiva 2006/112/CE e D.Lgs. 83/2021.
Regime forfettario: quando conviene
Accesso se fatturato annuo non supera 85.000 €. Esclusione immediata se superi 100.000 € nell’anno. Fonti: Legge 190/2014 e aggiornamenti su Normattiva.
Reddito imponibile calcolato con coefficiente di redditività. Per il commercio è 40%. Esempio: fatturi 60.000 €, reddito forfettario 24.000 €.
Imposta sostitutiva: 15%, o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. L’imposta sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’IVA non si applica in fattura, salvo eccezioni particolari; restano gli obblighi verso OSS/IOSS quando previsti.
Anticipi e saldi: paghi acconti e saldo secondo calendario fiscale (Agenzia delle Entrate). Pianifica cassa per evitare sorprese.
Contributi INPS Gestione Commercianti
Iscrizione obbligatoria alla Gestione Commercianti (INPS). Base giuridica: Legge 613/1966 e successive modifiche. Gli importi si aggiornano annualmente con circolari INPS.
Contributi fissi 2026: 4.549 € annui per redditi fino al minimale (circa 18.445 €). Coprono invalidità, vecchiaia e superstiti.
Contributi variabili: 24,48% sulla quota di reddito che supera il minimale. Aliquota che sale al 25,48% oltre una soglia alta (circa 56.224 €). Valori soggetti ad aggiornamento INPS.
Riduzione 35%: chi è in forfettario può chiedere la riduzione dei contributi del 35%. Domanda telematica a INPS entro i termini annuali. Attenzione: riduci la spesa, ma anche i contributi utili ai fini pensionistici.
Fatturazione elettronica, marca da bollo e diritto camerale
Dal 2024 la fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari. Riferimento: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Marca da bollo: 2 € sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 €. Base normativa: D.P.R. 642/1972. Il versamento avviene trimestralmente via F24.
Diritto camerale annuale: circa 53 € per ditte individuali del commercio. L’importo esatto lo definisce la Camera di Commercio. Riferimento: L. 580/1993 e deliberazioni annuali di Unioncamere.
IVA, vendite a distanza UE, OSS e IOSS
Se vendi a consumatori di altri Stati UE, si applica la disciplina delle vendite a distanza. Soglia unica UE 10.000 € annui. Sopra la soglia, applichi l’IVA del Paese del cliente o usi l’OSS per semplificare la dichiarazione. Fonti: Direttiva 2006/112/CE e D.Lgs. 83/2021.
Per vendite importate di basso valore a consumatori UE, esiste l’IOSS. L’IOSS permette di riscuotere l’IVA al checkout ed evitare dazi alla consegna. Valido per spedizioni extracomunitarie sotto i 150 €.
Per esportazioni fuori UE servono pratiche doganali ed EORI. Base normativa: Codice Doganale dell’Unione (Regolamento UE 952/2013). Prevedi costi di spedizione, dazi, IVA e oneri di sdoganamento.
Compliance: privacy, cookie, consumatore e pagamenti
Privacy e cookie: serve informativa privacy GDPR (Reg. UE 2016/679) e cookie policy. Banner conforme alle Linee guida del Garante. Inserisci basi giuridiche del trattamento e tempi di conservazione.
Consumatori: diritto di recesso 14 giorni, gestione resi e rimborsi, informazioni chiare su prezzi e recensioni. Riferimenti: Codice del Consumo e D.Lgs. 26/2023 (Direttiva Omnibus).
Pagamenti: conformità PSD2 e Strong Customer Authentication. Ciò riduce frodi ma può incidere sul tasso di conversione. Valuta strumenti anti-frode e costi per chargeback.
Regola decisionale rapida
Scelta del quadro fiscale
Se prevedi ricavi entro 85.000 € e pochi costi, scegli il forfettario. Paghi imposta sul 40% del fatturato e puoi chiedere -35% INPS.
Se prevedi costi importanti (marketing, team, logistica) o margini bassi, scegli l’ordinario. Dedurrai i costi reali e detrarrai l’IVA sugli acquisti.
Scelta del canale di vendita
Se vuoi partire subito e testare il prodotto, usa un marketplace. Accetti commissioni e regole, ma vendi in fretta.
Se vuoi controllo su margini, brand e dati, costruisci l’e-commerce proprietario. Investi di più all’inizio, ma recuperi sulle fee nel medio periodo.
Scalabilità UE
Se vendi in più Paesi UE e superi 10.000 €, attiva l’OSS. Semplifichi l’IVA e riduci errori amministrativi.
Cassa e pianificazione
Se incassi stagionalmente, metti da parte una quota di ogni vendita per imposte, contributi e acconti. Eviti carenze di liquidità a giugno e novembre.
| Scenario | Adempimenti/norme chiave | Costi una tantum (stima) | Costi ricorrenti (stima) | Tempistiche/Scadenze |
|---|---|---|---|---|
| E-commerce proprietario (Italia) | ComUnica, SCIA SUAP, PEC/firma; D.Lgs. 70/2003; Codice del Consumo; GDPR | Avvio da 1.200 € a 12.500 € (sito, pratiche, strumenti) | Hosting 60–2.400 €/anno; software 0–600 €/anno; marketing variabile; diritto camerale ~53 €/anno | ComUnica 1–3 giorni; SCIA immediata; sito 2–8 settimane |
| Marketplace (Italia) | ComUnica, SCIA; condizioni della piattaforma; fatturazione elettronica | Iscrizioni 150–250 €; setup catalogo 0–1.000 € | Commissioni 5–15%; abbonamento 20–50 €/mese; marketing interno a consumo | Apertura negozio 1–7 giorni; fatture elettroniche entro termini IVA |
| Vendite UE con OSS | D.Lgs. 83/2021; Direttiva 2006/112/CE; soglia UE 10.000 € | Attivazione OSS 0 €; adeguamento software 0–400 € | Dichiarazione OSS trimestrale; consulenza 200–600 €/anno | Liquidazione trimestrale; conservazione documenti 10 anni |
| Importazioni/IOSS (B2C fino 150 €) | IOSS per IVA all’origine; Codice Doganale UE 952/2013 | Registrazione IOSS 0–300 €; accordi logistici 0–500 € | Oneri doganali/handling a spedizione; consulenza 200–600 €/anno | Dichiarazioni mensili IOSS; tempi dogana variabili |
| Regime forfettario | Legge 190/2014 e s.m.i.; coefficiente 40% commercio | Apertura 100–200 €; strumenti fattura 0–200 € | Imposta 5%/15% su reddito forfettario; INPS 4.549 € (+ variabile); riduzione -35% su richiesta | Acconti/saldi IRPEF sostitutiva; INPS trimestrale |
| Regime ordinario | TUIR; IVA ordinaria; deduzione costi reali | Avvio 100–300 €; setup contabile 0–400 € | IRPEF 23–43% su utile; IVA periodica; INPS come commercianti | Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; dichiarazioni annuali |
FAQ
Quanto costa aprire e mantenere un negozio online nel 2026, in pratica?
Per l’avvio prevedi: 100–200 € per ComUnica e bolli, 0–100 € per SCIA (dipende dal Comune), 35–70 € per PEC, 35–90 € per firma digitale. Se costruisci un sito, aggiungi da 1.000 € per una soluzione base a oltre 10.000 € per una piattaforma custom con grafica su misura, integrazioni gestionali e automazioni marketing. Se usi un marketplace, spesso parti con poche spese iniziali e metti in conto un abbonamento mensile e commissioni su ogni vendita.
Per la gestione annua, considera: diritto camerale di circa 53 €, contributi INPS commercianti fissi di 4.549 € più eventuali contributi percentuali oltre il minimale, imposte (forfettario 5%/15% sul reddito forfettario, ordinario a scaglioni IRPEF 23–33–43%), software di fatturazione 0–200 €, hosting 60–2.400 €, strumenti di marketing 0–600 €, oltre al budget pubblicitario. Aggiungi i costi dei pagamenti elettronici (0,8%–2,9% + quota fissa), delle spedizioni e dei resi. Le stime si basano sulle regole vigenti (TUIR su Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS, SUAP).
Meglio regime forfettario o ordinario per un e-commerce di piccole dimensioni?
Se i costi sono leggeri e il margine lordo è alto, il forfettario è spesso più conveniente. Tassi un reddito forfettario pari al 40% del fatturato e paghi un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti start-up). Non addebiti IVA in fattura, ma restano gli obblighi di fatturazione elettronica e, se vendi in UE oltre soglia, l’OSS. Puoi chiedere la riduzione INPS del 35% sui contributi commercianti, a fronte di minori accrediti contributivi.
Se invece sostieni molte spese (pubblicità, personale, magazzino, consulenze, software) o margini bassi, l’ordinario ti consente di dedurre i costi effettivi e detrarre l’IVA sugli acquisti. Questo può ridurre l’imponibile più del coefficiente forfettario. Valuta la tua marginalità attesa: se utile netto/ricavi è inferiore al 40%, l’ordinario tende a premiare di più. Fonti normative: TUIR su Normattiva e Legge 190/2014.
Come funzionano i contributi INPS Commercianti il primo anno? Ci sono sconti?
All’iscrizione l’INPS ti calcola i contributi fissi annui (4.549 € nel 2026) da versare in quattro rate trimestrali. Questi coprono il minimale. Se il tuo reddito d’impresa supera il minimale (circa 18.445 €), paghi anche i contributi percentuali sulla sola eccedenza: 24,48% fino alla prima fascia, 25,48% oltre una soglia alta (circa 56.224 €). Le percentuali e le soglie vengono aggiornate con circolari INPS.
Se applichi il forfettario, puoi richiedere la riduzione del 35% dei contributi. È una domanda telematica all’INPS, da fare entro i termini annuali. La riduzione vale sia per i contributi fissi, sia per la quota percentuale. Ricorda però che anche l’accredito utile ai fini pensionistici diminuisce. Base normativa: Legge 613/1966 e successive; prassi e circolari INPS.
Come gestisco l’IVA per vendite in altri Paesi UE e per le spedizioni extra-UE?
Per vendite B2C in UE si applica la disciplina delle vendite a distanza. Sotto i 10.000 € complessivi annui verso UE puoi continuare con IVA italiana. Sopra la soglia, devi applicare l’IVA del Paese del cliente o aderire all’OSS, che centralizza gli adempimenti in Italia con dichiarazione trimestrale specifica. Fonti: Direttiva 2006/112/CE e D.Lgs. 83/2021. Se utilizzi interfacce elettroniche che facilitano le vendite, verifica le regole sul “fornitore presunto”.
Per spedizioni da Paesi extra-UE a consumatori UE, puoi usare l’IOSS per importi fino a 150 €. Riscossi l’IVA al checkout e faciliti lo sdoganamento, evitando costi alla consegna per il cliente. Per esportare fuori UE, ti serve il numero EORI e devi considerare dazi, IVA all’import, e costi dello sdoganamento. Base normativa: Regolamento UE 952/2013 (Codice Doganale dell’Unione) e normativa IVA UE.
Quali “costi nascosti” devo prevedere per non avere sorprese di cassa?
Prevedi un fondo resi e rimborsi, specie nelle categorie con taglie o gusti personali. Stima anche i chargeback sui pagamenti, che comportano costi extra e perdita di merce. Inserisci nel budget la marca da bollo da 2 € sulle fatture senza IVA oltre 77,47 € e le spese di incasso (POS online e bonifici istantanei).
Metti a budget la compliance: redazione di privacy e cookie policy conformi al GDPR e alle Linee guida del Garante; aggiornamento delle condizioni di vendita al Codice del Consumo e alla Direttiva Omnibus sugli sconti e recensioni; adeguamento del banner cookie. Infine, pianifica gli acconti fiscali e i versamenti INPS nei mesi di giugno-luglio e novembre-dicembre per non stressare la liquidità. Fonti: Garante Privacy, Normattiva, INPS, Agenzia delle Entrate.
