Ditta in regime forfettario: come funziona e quanto si paga?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

La ditta in regime forfettario si apre con 250-550 euro. Poi paghi imposta sostitutiva 5%-15% sul reddito forfettario e i contributi previdenziali; soglia ricavi annui 85.000 euro, con specifiche esclusioni.

  • Base normativa: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89; soglia 85.000 euro introdotta dalla Legge 197/2022; cause di esclusione e regole operative confermate da provvedimenti successivi.
  • Tasse: imposta sostitutiva 5% (start-up idonee) o 15% su reddito calcolato con coefficiente di redditività; principio di cassa significa che contano gli incassi effettivi.
  • Contributi: Gestione Separata o INPS Artigiani/Commercianti con minimi fissi e percentuali variabili; riduzione del 35% per chi opta al regime agevolato, secondo circolari INPS annuali.

Che cos’è il regime forfettario e su quali norme si basa

Il regime forfettario è un regime fiscale semplificato per persone fisiche con partita IVA. Usa un reddito “forfettario”, cioè calcolato a forfait. In pratica applichi un coefficiente di redditività ai tuoi incassi.

Il coefficiente di redditività è una percentuale prefissata per codice ATECO. Per esempio, le attività professionali spesso usano il 78%. Per commercio e artigianato i coefficienti sono diversi. La tabella è allegata alla disciplina del regime nella Legge 190/2014.

Applichi il principio di cassa. Significa che contano gli incassi effettivi dell’anno, non le fatture emesse ma non pagate. La norma di riferimento è la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, consultabile su Normattiva.

La soglia di accesso/ permanenza è 85.000 euro di ricavi o compensi. È stata innalzata dalla Legge 197/2022 (Bilancio 2023), anch’essa reperibile su Normattiva. Oltre questa soglia si esce dal regime, con regole di fuoriuscita immediate o dall’anno successivo secondo quanto previsto dalla legge di bilancio 2023.

Le fonti operative e i chiarimenti arrivano anche dall’Agenzia delle Entrate (circolari e risoluzioni), dal Ministero dell’Economia e delle Finanze e, per i contributi, dall’INPS tramite circolari annuali. Per obblighi amministrativi d’impresa si guarda a Ministero delle Imprese e del Made in Italy e Camere di Commercio.

Requisiti di accesso ed esclusioni aggiornati al 2026

Requisiti personali

Puoi adottare il forfettario se sei persona fisica residente in Italia o residente UE/SEE con attività prevalente in Italia. Non devi partecipare, direttamente o indirettamente, a società di persone, associazioni professionali o S.r.l. trasparenti.

Non devi controllare, direttamente o per interposta persona, una S.r.l. che svolge attività riconducibile alla tua, soprattutto se fatturi prevalentemente a quella S.r.l. Queste esclusioni derivano dalla Legge 190/2014 e successivi aggiornamenti.

Vige anche la clausola “ex datore di lavoro”: se fatturi prevalentemente al tuo attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti, non puoi stare nel forfettario. La ratio è evitare false partite IVA. La base è sempre nella Legge 190/2014, con interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Requisiti economici

Il pilastro è il limite di 85.000 euro di incassi annui. La verifica avviene su base di cassa. Puoi restare nel regime finché non superi tale soglia, con le specifiche transitorie previste dalla Legge 197/2022.

Rileva anche il tema del reddito da lavoro dipendente e assimilati. La Legge 160/2019 ha previsto l’esclusione se tali redditi superano 30.000 euro e il rapporto di lavoro è in corso. Al 31 agosto 2026, attenersi al testo vigente su Normattiva e ai chiarimenti ufficiali. Eventuali innalzamenti a 35.000 euro devono risultare da legge in vigore e, se previsti, vanno verificati su Normattiva o sul portale del Ministero dell’Economia.

Se sostieni spese per lavoro (collaboratori o dipendenti), il quadro normativo dal 2019 ha rimosso limiti forfetari generali; restano però impatti previdenziali e, in certi casi, cause di esclusione legate a rapporti con ex datore. Controlla sempre la tua casistica con un professionista.

Apertura: passi pratici e costi

Aprire una ditta individuale in forfettario richiede pochi passaggi ma serve precisione. La partita IVA si apre gratuitamente presso l’Agenzia delle Entrate con il modello AA9/12, indicando codice ATECO e opzione per il regime.

Se svolgi attività d’impresa (artigiano o commerciante) devi usare la Comunicazione Unica al Registro Imprese. Con un’unica pratica gestisci apertura partita IVA, iscrizione INPS, iscrizione alla Camera di Commercio e, se necessario, invio SCIA al SUAP comunale. La base normativa è il D.P.R. 160/2010 sulla semplificazione degli adempimenti.

Serve il domicilio digitale (PEC) per l’impresa individuale: è obbligatorio secondo il D.L. 179/2012 e il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005). Serve anche la firma digitale per firmare le pratiche telematiche.

I costi iniziali ricadono in tre voci: diritti e bolli per Registro Imprese/CCIAA, PEC e firma digitale, eventuale compenso del professionista che ti assiste. In media, la forchetta concreta è 250-550 euro. L’apertura autonoma abbatte la parcella, ma richiede confidenza con modulistica e SUAP.

Nota sul diritto annuale camerale: è dovuto dalle imprese iscritte e si paga ogni anno, con importo definito da provvedimenti del Ministero delle Imprese e del Made in Italy e da eventuali delibere camerali. Verifica sempre l’importo corrente sul sito della tua Camera di Commercio o nei provvedimenti ministeriali.

Gestione: fatture, imposta sostitutiva, coefficienti

In forfettario emetti fatture senza IVA e senza ritenuta d’acconto. Indichi la dicitura di non applicazione dell’IVA ai sensi della Legge 190/2014. Se la fattura supera 77,47 euro applichi l’imposta di bollo da 2 euro. Per le e-fatture, il bollo è virtuale e si versa trimestralmente. La base del bollo su fatture elettroniche è il D.M. 17/06/2014 e i successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria anche per i forfettari, salvo rare eccezioni. L’obbligo deriva dal D.L. 36/2022 e successivi provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate. Le operazioni con estero transitano per SDI con documenti TD dedicati, evitando l’esterometro separato.

L’imposta sostitutiva è unica e rimpiazza IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15% ordinaria o 5% per le start-up che rispettano i requisiti: nessuna attività nei tre anni precedenti, attività non mera prosecuzione di lavoro svolto in precedenza, e rispetto degli altri vincoli stabiliti dalla Legge 190/2014 (comma 65 e seguenti).

La base imponibile si calcola così: Ricavi/compensi incassati x coefficiente di redditività = Reddito forfettario. Dal reddito forfettario sottrai i contributi previdenziali versati nell’anno. Sulla differenza applichi il 5% o il 15%.

I coefficienti variano per settore e codice ATECO (per esempio, professionisti spesso 78%, commercio 40%, artigiani intorno al 67%). La tabella è contenuta nella disciplina originaria e negli aggiornamenti successivi consultabili su Normattiva. Scegliere il codice ATECO giusto è cruciale perché influenza la tassazione.

Contributi previdenziali 2026: come orientarsi

Se sei professionista senza cassa di categoria, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è stabilita ogni anno da INPS con circolare; include quota per maternità e altre tutele. La base contributiva è il reddito professionale determinato secondo le regole del regime.

Se sei artigiano o commerciante, versi alla Gestione INPS Artigiani/Commercianti. Paghi contributi fissi su un minimale di reddito e, se superi il minimale, una quota percentuale sulla parte eccedente. Aliquote, minimale e massimale sono fissati annualmente da INPS con circolari. In media, i fissi annui gravitano intorno a 4.500 euro, ma l’importo preciso varia ogni anno.

Esiste la riduzione contributiva del 35% per chi applica il forfettario, su richiesta esplicita, secondo quanto previsto dalla Legge 190/2014 e dalle istruzioni INPS. La riduzione si applica sia ai contributi fissi sia alla parte percentuale, con effetti sulla futura pensione.

Alcune agevolazioni temporanee (per nuove iscrizioni, aree svantaggiate o misure sperimentali) possono essere introdotte dalle Leggi di Bilancio e attuate con circolari INPS. Al 31 agosto 2026 verifica sempre su circolari INPS e su Normattiva l’esistenza di eventuali riduzioni diverse dal 35%.

Le scadenze di pagamento sono trimestrali per artigiani e commercianti, tramite F24, e seguono il calendario INPS. Per Gestione Separata, versi con il saldo e acconti delle imposte, sempre via F24.

Regola decisionale rapida

– Se prevedi incassi annui entro 85.000 euro, non fatturi prevalentemente a ex datore e non partecipi a società escluse, il forfettario è accessibile.

– Se i tuoi costi reali sono elevati, il forfettario può non convenire, perché non deduci i costi effettivi. Conviene quando i costi sono bassi e il coefficiente è favorevole.

– Se hai un rapporto di lavoro dipendente in corso e redditi da lavoro oltre 30.000 euro, verifica la norma vigente al 2026 su Normattiva: potresti essere escluso. Eventuali nuovi limiti devono risultare da legge in vigore.

– Se sei artigiano/commerciante, considera bene i contributi fissi. Se operi poco o solo part-time, i fissi pesano molto. Valuta la riduzione del 35% se opti per il forfettario.

– Se rispetti i requisiti start-up, l’aliquota al 5% per i primi cinque anni aumenta la convenienza. Verifica di non proseguire attività già svolta e di rispettare gli altri requisiti previsti dalla Legge 190/2014.

Scadenze e adempimenti durante l’anno

Fatturazione elettronica: emetti e invii allo SDI entro termini ordinari. Se applichi bollo, versi trimestralmente secondo le scadenze pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.

Imposta sostitutiva: versi saldo anno precedente e primo acconto entro il 30 giugno (o entro i termini ordinari previsti dal D.P.R. 435/2001); il secondo acconto entro il 30 novembre. L’acconto si calcola come per l’IRPEF (regola del 100%, con ripartizione 40%-60% se dovuto).

Contributi INPS: Gestione Separata con gli stessi termini di saldo e acconti; Artigiani/Commercianti con rate trimestrali su F24, secondo le circolari INPS.

Diritto camerale annuale: si paga nei termini fissati per il versamento del diritto, spesso in coincidenza con il termine per il saldo delle imposte. L’importo è definito da provvedimenti del Ministero competente e dalla Camera di Commercio.

ISA ed Esoneri: nel forfettario non compili ISA. Restano gli obblighi dichiarativi (modello Redditi PF e quadro LM) e, se hai dipendenti, gli adempimenti da sostituto d’imposta.

Come si calcola la tassazione: schema semplice

1) Determina gli incassi annui (principio di cassa). 2) Applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO. 3) Ottieni il reddito forfettario. 4) Sottrai i contributi previdenziali versati nell’anno. 5) Applica il 5% o il 15%.

Esempio di formula: Imposta = (Incassi x Coefficiente – Contributi) x Aliquota. Se hai i requisiti start-up, usa il 5% per i primi cinque anni. Altrimenti usa il 15%.

Ricorda: non deduci i costi effettivi (affitti, software, auto). Solo i contributi previdenziali abbattono la base. L’IVA non si applica né si detrae.

Se utilizzi Artigiani/Commercianti, prima calcoli i contributi (fissi + variabili sull’eccedenza oltre il minimale) e poi li deduci per calcolare l’imposta sostitutiva.

Verifica sempre coefficienti, aliquote e minimali aggiornati nei documenti ufficiali: Normattiva per la legge, INPS per i contributi, Agenzia delle Entrate per scadenze e bollo.

Rischi frequenti e come evitarli

Fatturazione verso ex datore di lavoro: anche un solo committente prevalente può farti uscire dal regime. Diversifica i clienti.

Superamento della soglia di 85.000 euro: pianifica gli incassi di fine anno. Valuta la tempistica dei pagamenti per non oltrepassare la soglia in modo imprevisto.

Codice ATECO errato: sbagliando codice puoi peggiorare il coefficiente o creare incongruenze INPS/INAIL. Scegli con attenzione, guardando l’attività prevalente.

Contributi sottostimati: i fissi impattano il cash flow. Stima con un prospetto annuale e metti da parte le somme ogni mese.

Acconti imposta: il primo anno l’imposta è bassa, ma l’anno dopo arrivano saldo e acconti. Prevedi un fondo tasse per evitare tensioni di cassa.

Scenario Requisiti e limiti Adempimenti e costi iniziali Gestione annuale e scadenze
Professionista senza cassa (Gestione Separata INPS) Incassi entro 85.000 euro; niente partecipazioni escluse; no prevalenza verso ex datore (ultimi 2 anni). Partita IVA AA9/12; PEC e firma digitale; nessuna iscrizione CCIAA se solo professione; costi tipici 100-250 euro. E-fattura; bollo virtuale; imposta 5%/15% sul reddito forfettario; contributi Gestione Separata con saldo/acconti; dichiarazione Redditi PF (quadro LM).
Artigiano individuale (INPS Artigiani) Incassi entro 85.000 euro; requisiti personali rispettati. Comunicazione Unica: Agenzia Entrate + INPS + CCIAA + eventuale SCIA; PEC/firma; costi tipici 250-550 euro. Contributi fissi trimestrali + percentuale sull’eccedenza oltre il minimale; possibile riduzione 35%; imposta 5%/15%; diritto camerale annuale.
Commerciante al dettaglio (INPS Commercianti) Incassi entro 85.000 euro; attenzione a ex datore e partecipazioni. Comunicazione Unica e, se serve, SCIA SUAP; PEC/firma; eventuale INAIL; costi 300-550 euro. Contributi fissi trimestrali + percentuale; bollo su fatture senza IVA; imposta sostitutiva; invio corrispettivi telematici se previsto.
Dipendente che avvia attività secondaria Verifica limite redditi da lavoro dipendente (30.000 euro salvo diverse norme vigenti al 2026 su Normattiva) e clausola ex datore. Partita IVA; eventuale Comunicazione Unica se impresa; costi 100-550 euro secondo attività. Stima imposta e contributi in base agli incassi; attenzione alla gestione del tempo e al rischio prevalenza verso datore.

FAQ

Posso aprire una partita IVA in forfettario mentre ho un contratto a tempo indeterminato?

Sì, ma devi rispettare due vincoli chiave. Primo: la clausola sull’ex datore. Non puoi fatturare in modo prevalente al tuo attuale datore di lavoro o al datore dei due anni precedenti. Questa regola evita che un rapporto subordinato venga trasformato fittiziamente in autonomo. Secondo: il limite dei redditi da lavoro dipendente e assimilati. La Legge 160/2019 ha fissato la soglia a 30.000 euro per l’esclusione, se il rapporto è in corso. Al 31 agosto 2026, verifica su Normattiva se siano intervenute modifiche in vigore (per esempio eventuali innalzamenti a 35.000 euro). La verifica è indispensabile perché tali cambi sono possibili solo con legge e spesso richiedono chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Se rispetti entrambe le condizioni, puoi aprire in forfettario. Valuta poi la convenienza: se i contributi fissi (per impresa) o le aliquote della Gestione Separata impattano molto e se l’attività è davvero accessoria, calcola attentamente acconti e saldo per evitare sorprese l’anno successivo.

Quanto pago davvero il primo anno tra tasse e contributi?

Il primo anno la tassazione dipende dagli incassi, dal tuo coefficiente di redditività e dai contributi. La formula è: (Incassi x Coefficiente – Contributi versati) x 5% o 15%. Se hai i requisiti start-up, applichi il 5% per i primi cinque anni. Attenzione agli acconti: sul primo anno, l’imposta dovuta è in genere bassa perché mancano acconti pregressi. Dal secondo anno però paghi il saldo del primo anno più gli acconti sul secondo (regola del 100%, di norma 40% a giugno e 60% a novembre, secondo il D.P.R. 435/2001). Se versi in Gestione Separata, i contributi si pagano con saldo e acconti insieme alle imposte, via F24. Se sei artigiano o commerciante, versi i contributi fissi a rate trimestrali più l’eventuale quota percentuale sull’eccedenza oltre il minimale; questi contributi riducono la base su cui calcoli l’imposta sostitutiva. In sintesi: primo anno più leggero sul fronte imposte, ma dall’anno dopo prepara un fondo per saldo + acconti.

Che cos’è il coefficiente di redditività e come influisce sul mio settore?

Il coefficiente di redditività è una percentuale che trasforma gli incassi in reddito imponibile forfettario. È diverso per ogni codice ATECO e riflette, in media, i costi tipici di quel settore. Esempio: attività professionali spesso hanno 78%, commercio 40%, artigianato valori intermedi. Più è alto il coefficiente, più reddito imponibile generi a parità di incassi. Questo incide sulla convenienza del regime: un coefficiente alto favorisce attività con pochi costi reali; un coefficiente basso può avvantaggiare chi ha costi elevati, ma nel forfettario non deduci i costi effettivi, quindi devi valutare con attenzione. La tabella dei coefficienti è prevista dalla Legge 190/2014 ed è consultabile su Normattiva e nei documenti dell’Agenzia delle Entrate. Scegliere il codice ATECO corretto è fondamentale: descrivi l’attività prevalente in modo accurato per evitare incongruenze con INPS e, se dovuto, INAIL.

Quali costi posso dedurre nel forfettario? Posso detrarre l’IVA?

Nel forfettario non deduci i costi effettivi (affitti, auto, software, trasferte). La legge ti riconosce un reddito forfettario usando il coefficiente; quindi i costi reali non rilevano. L’unica deduzione principale sono i contributi previdenziali versati nell’anno, che riducono la base su cui applichi l’imposta sostitutiva. Non applichi l’IVA in fattura e non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Per le fatture senza IVA superiori a 77,47 euro si applica il bollo da 2 euro, con versamento periodico secondo le scadenze dell’Agenzia delle Entrate. Queste regole sono nella Legge 190/2014 e nelle norme IVA correlate (D.P.R. 633/1972 per i principi generali), oltre ai provvedimenti attuativi sul bollo elettronico.

Quali sono gli adempimenti principali durante l’anno e cosa rischio se sforo gli 85.000 euro?

Gli adempimenti chiave sono: emissione e trasmissione e-fatture via SDI; versamenti periodici del bollo elettronico; versamento dei contributi (Gestione Separata con saldo/acconti; Artigiani/Commercianti con rate trimestrali e conguaglio); versamento imposta sostitutiva con saldo e acconti; pagamento del diritto camerale annuale se iscritto al Registro Imprese; presentazione del modello Redditi PF (quadro LM). Se superi gli 85.000 euro, si attiva l’uscita dal regime secondo le regole della Legge 197/2022: in alcune casistiche l’uscita è immediata con applicazione dell’IVA dall’operazione che determina il superamento; in altre avviene dall’anno successivo. Devi quindi monitorare gli incassi, specialmente a fine anno, e valutare la tempistica di incasso di fatture importanti. Superare la soglia senza pianificazione può creare oneri IVA inattesi e obblighi contabili più complessi. Consulta sempre il testo vigente su Normattiva e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate per applicare correttamente la fuoriuscita.

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