Diventare web designer: come si fa e quali sono i requisiti?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per lavorare come web designer freelance apri Partita IVA (ATECO 74.10.21), scegli il regime fiscale, iscriviti alla Gestione Separata INPS, usa la fatturazione elettronica e versa imposte e contributi alle scadenze.

  • ATECO consigliato: 74.10.21 “disegnatori grafici di pagine web”; coefficiente di redditività forfettario: 78%.
  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up per 5 anni), soglia 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro.
  • Contributi Gestione Separata INPS: 26,07% nel 2026 sul reddito imponibile; rivalsa 4% facoltativa in fattura.

Chi è il web designer freelance e qual è il codice ATECO corretto

Il web designer progetta l’interfaccia grafica dei siti. Cura layout, tipografia, palette, usabilità. Non sviluppa software complesso, se non in modo basico.

Il codice ATECO più usato è 74.10.21 “Attività dei disegnatori grafici di pagine web”. In alternativa, se fai grafica non web, puoi valutare 74.10.29 “Altre attività di design”. Se invece realizzi sviluppo avanzato, valuta 62.01.00 “Produzione di software”. Scegli il codice che descrive davvero il lavoro prevalente.

Il coefficiente di redditività del regime forfettario per i professionisti grafici è 78%. Significa che, ai fini fiscali, il 22% dei ricavi è considerato spesa forfetaria. Il coefficiente incide sul calcolo del reddito imponibile quando adotti il forfettario.

Aprire la Partita IVA: modello, passi e tempi

Modello AA9/12 e modalità di invio

Per aprire la Partita IVA da professionista usi il modello AA9/12. Lo invii all’Agenzia delle Entrate online, via PEC, per raccomandata o consegna allo sportello. L’apertura è gratuita se fai da solo. Se incarichi un intermediario, paghi il servizio.

Iscrizione INPS e altri adempimenti iniziali

Come professionista senza Albo, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. La base contributiva coincide con il tuo reddito professionale. Non ti iscrivi in Camera di Commercio perché non sei impresa commerciale.

Attiva la PEC. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, anche in forfettario. Prepara un software di e-fattura e l’accesso al Sistema di Interscambio.

Fonti e riferimenti normativi

Per l’apertura della Partita IVA e i regimi fiscali, riferimento al TUIR, DPR 917/1986 e al DPR 633/1972 per l’IVA. Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014 e successive modifiche (Leggi di Bilancio). Per i contributi alla Gestione Separata, Legge 335/1995 e circolari INPS annuali. Puoi consultare i testi su Normattiva e i portali di Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.

Scelta del regime fiscale: forfettario o ordinario

Regime forfettario: come funziona davvero

È accessibile se i ricavi annui non superano 85.000 euro. Oltre 100.000 euro, esci subito nell’anno del superamento. Paghi un’imposta sostitutiva al posto di IRPEF, addizionali e IVA.

Aliquota 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up” (nuova attività, nessuna prosecuzione, assenza di lavoro dipendente prevalente nello stesso settore, altri vincoli di legge).

Reddito imponibile = ricavi incassati x 78% (coefficiente) – contributi previdenziali versati. Applichi l’imposta sostitutiva sul risultato. Non addebiti IVA e non subisci ritenuta d’acconto. Devi però applicare la marca da bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA oltre 77,47 euro (DPR 642/1972).

Regime ordinario: quando conviene

Nel regime ordinario emetti fatture con IVA (aliquota ordinaria 22% per la maggior parte dei servizi di design). Deduci i costi effettivi e ammortizzi i beni. Applichi l’IRPEF per scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.001 e 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro, in vigore nel 2026.

Per i professionisti vale il principio di cassa: contano gli incassi e i pagamenti effettivi (art. 54 TUIR). I clienti sostituti d’imposta applicano la ritenuta d’acconto del 20% (art. 25 DPR 600/1973) sulle fatture di compensi professionali.

L’ordinario conviene se hai molti costi documentati, acquisti con IVA detraibile e ricavi elevati che superano le convenienze del forfettario.

Contributi INPS Gestione Separata: calcolo e scadenze

Aliquota e base imponibile 2026

Per il 2026 l’aliquota per professionisti non pensionati e senza altra tutela è 26,07% (dato INPS). La base è il reddito professionale imponibile.

In ordinario: compensi incassati meno costi deducibili. In forfettario: ricavi x 78% meno eventuali contributi già dedotti fiscalmente, con coordinamento corretto tra base fiscale e previdenziale. La rivalsa del 4% in fattura è facoltativa: puoi inserirla per recuperare parte del costo contributivo.

Versamenti

Paghi i contributi con F24 insieme a saldo e acconti. Scadenze tipiche: saldo e primo acconto entro il 30 giugno (o entro i termini prorogati), secondo acconto entro il 30 novembre. Le stesse date valgono per IRPEF o imposta sostitutiva.

Fatturazione, ritenute e bollo: cosa scrivere in fattura

Forfettario

Non addebiti IVA. Inserisci la dicitura di esonero IVA ai sensi della Legge 190/2014 (regime forfettario). Niente ritenuta d’acconto. Applichi la marca da bollo da 2 euro se l’imponibile supera 77,47 euro. La fattura è elettronica via SDI.

Ordinario

Addebiti IVA 22% salvo casi particolari. Se il cliente è sostituto d’imposta, subisci ritenuta del 20% sul compenso al netto della rivalsa INPS. Gestisci detrazioni e detrazioni IVA nelle liquidazioni periodiche.

Clienti esteri

Cliente UE con partita IVA: operazione fuori campo IVA in reverse charge, indichi gli estremi e compili l’esterometro. Cliente extra-UE: non applichi IVA; indichi la non imponibilità secondo DPR 633/1972, con corretta natura operazione. Verifica sempre il luogo di tassazione del servizio.

Regola decisionale rapida

Se i tuoi ricavi previsti sono sotto 85.000 euro, hai pochi costi e lavori con privati, il forfettario di solito conviene. Aliquota bassa, contabilità semplice, niente IVA.

Se hai costi elevati (software, attrezzature, subappalti), lavori con aziende che detrattono IVA e superi 50.000 euro di reddito, l’ordinario spesso vince. Deduci costi veri e detrai l’IVA sugli acquisti.

Se parti da zero e rispetti i requisiti “start-up”, il 5% del forfettario per 5 anni è difficile da battere.

Se prevedi di passare oltre 100.000 euro entro l’anno, valuta di nascere in ordinario per evitare cambi in corsa e ricalcoli.

Se lavori molto con l’estero UE, considera l’IVA e l’esterometro: in forfettario resti fuori campo IVA ma gli adempimenti extra-UE restano. Pianifica prima.

Esempi di calcolo 2026

Esempio 1: forfettario, ricavi 40.000 euro

Reddito forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro. Contributi INPS 26,07% su 31.200 = 8.146 euro (circa). Reddito imponibile imposta sostitutiva: 31.200 – 8.146 = 23.054 euro. Imposta 15%: 3.458 euro. Totale fiscale/previdenziale stimato: 11.604 euro.

Esempio 2: forfettario start-up 5%, ricavi 30.000 euro

Reddito forfettario: 23.400 euro. Contributi: 6.102 euro. Reddito imponibile imposta sostitutiva: 17.298 euro. Imposta 5%: 865 euro. Totale: circa 6.967 euro.

Esempio 3: ordinario, compensi 90.000 euro, costi deducibili 15.000 euro

Reddito professionale: 75.000 euro. Contributi INPS 26,07% su 75.000 = 19.553 euro. Reddito imponibile IRPEF: 75.000 – 19.553 = 55.447 euro. IRPEF per scaglioni 2026: 23% su 28.000 = 6.440; 33% su 22.000 = 7.260; 43% su 5.447 = 2.341; totale IRPEF lorda: circa 16.041 euro, al netto di detrazioni da verificare. IVA: versi la differenza tra IVA a debito e a credito.

Costi tipici di gestione

Oltre all’apertura

Apertura Partita IVA: zero se fai da solo; con intermediario paghi il servizio. Gestione annua: onorario del professionista contabile in genere tra 700 e 1.500 euro, variabile con regime e volume documenti.

Software di fatturazione elettronica, PEC e firma digitale hanno costi contenuti. Prevedi budget anche per assicurazione RC professionale e strumenti di lavoro.

Adempimenti e scadenze ricorrenti

Fisco

Saldo imposte e primo acconto: entro il 30 giugno. Secondo acconto: 30 novembre. Modello Redditi PF: estate/autunno. Esterometro per operazioni transfrontaliere: trimestrale.

INPS e pagamenti

Contributi con F24 alle stesse scadenze di saldo e acconti. Puoi rateizzare con interessi. Se salti una scadenza, usa il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997) per ridurre le sanzioni.

Fonte normativa

Imposte: DPR 917/1986 (TUIR). IVA: DPR 633/1972. Forfettario: Legge 190/2014 e modifiche. Contributi: Legge 335/1995 e circolari INPS. Testi su Normattiva, portale Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.

Scenario Requisiti principali Adempimenti chiave Tempistiche/Note
Start-up in forfettario 5% Ricavi previsti ≤ 85.000 euro; nuova attività; no prosecuzione; altri requisiti Legge 190/2014 AA9/12; iscrizione Gestione Separata; e-fattura; marca da bollo da 2 euro; niente ritenuta Imposta 5% per 5 anni; uscita immediata se ricavi > 100.000 nell’anno
Forfettario 15% Ricavi/compensi ≤ 85.000 euro; nessuna causa di esclusione Calcolo reddito con coefficiente 78%; contributi 26,07%; rivalsa 4% facoltativa Acconti e saldo a giugno/novembre; esterometro per estero
Ordinario con costi elevati Molti costi e investimenti; clienti business con IVA Contabilità ordinaria; IVA 22% su fatture; ritenuta 20% subita; deduzioni/ammortamenti Possibile convenienza oltre certe soglie di costi; liquidazioni IVA periodiche
Clienti UE/extra-UE Servizi a soggetti esteri con verifica status IVA Reverse charge intra-UE; fuori campo IVA extra-UE; esterometro; diciture in fattura Registrazioni tempestive; controllo VIES per clienti UE

FAQ

Meglio il regime forfettario o l’ordinario per un web designer che inizia ora?

Se parti e prevedi ricavi sotto 85.000 euro, il forfettario è spesso la scelta più semplice e conveniente. Contabilità leggera, niente IVA, niente ritenuta e imposta sostitutiva al 15% o al 5% se rispetti i requisiti start-up. Con pochi costi reali, il coefficiente 78% ti tutela e ti evita di raccogliere ogni scontrino. Se invece hai costi rilevanti e strutturali, come canoni software costosi, attrezzature, collaboratori o subappalti importanti, e lavori con aziende che desiderano la tua IVA detraibile, l’ordinario può risultare più efficiente. Nell’ordinario deduci i costi effettivi, detrai l’IVA sugli acquisti e distribuisci gli investimenti con ammortamenti. La decisione va simulata con i tuoi numeri: ricavi previsti, mix clienti privati/aziende, struttura di costi e investimenti. Le regole di calcolo derivano dal TUIR (DPR 917/1986) e dal DPR 633/1972 per l’IVA, mentre il forfettario è regolato dalla Legge 190/2014.

Posso iniziare con prestazioni occasionali senza Partita IVA? Fino a quando?

Puoi emettere ricevute per prestazioni occasionali se l’attività è sporadica, non organizzata e non abituale. Se lavori con continuità, serve la Partita IVA anche con importi piccoli. Con le prestazioni occasionali, i clienti sostituti d’imposta applicano la ritenuta del 20%. Se superi 5.000 euro lordi annui di compensi occasionali, scatta l’obbligo di iscrizione alla Gestione Separata e versamento dei contributi sulla quota eccedente. Tuttavia, questo non sostituisce l’obbligo di aprire la Partita IVA quando l’attività diventa abituale. Le regole derivano dal DPR 600/1973 per la ritenuta e dalla Legge 335/1995 per i contributi. Se già programmi più incarichi nel corso dell’anno o vuoi promuoverti come professionista, apri la Partita IVA prima del primo incarico continuativo.

Come fatturo a clienti esteri UE ed extra-UE da web designer freelance?

Per clienti business UE con partita IVA, la prestazione B2B è di regola fuori campo IVA in reverse charge. Indichi in fattura che l’imposta è assolta dal committente secondo le norme del paese di destinazione, citi il DPR 633/1972 e verifichi la partita IVA del cliente nel VIES. Invi l’esterometro nel trimestre. Per clienti extra-UE, la prestazione è di regola fuori campo IVA in Italia, indichi la natura non imponibile secondo le regole di territorialità. Per clienti privati UE, valgono regole diverse sulla territorialità dei servizi elettronici: verifica se ricadi nei servizi TTE e le relative soglie; spesso il servizio di design personalizzato resta tassato in Italia. In forfettario non addebiti mai IVA, ma gli obblighi di comunicazione restano. In ordinario, gestisci anche i registri IVA. Le basi sono nel DPR 633/1972 e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate; approfondisci sempre i casi particolari.

Quali sono i costi totali annui tipici tra imposte, contributi e gestione?

Tre voci pesano sul tuo budget. Primo, i contributi INPS Gestione Separata: 26,07% nel 2026 sul tuo reddito professionale. Secondo, l’imposta: 15% o 5% in forfettario sul reddito forfettario al netto dei contributi; IRPEF a scaglioni in ordinario sul reddito reale al netto dei contributi. Terzo, i costi di gestione: onorario del professionista contabile, software di fatturazione, PEC, eventuale assicurazione RC. Su un ricavo di 40.000 euro in forfettario, un costo complessivo annuo orientativo tra contributi e imposta può aggirarsi tra 10.000 e 12.000 euro, a seconda di detrazioni e situazioni personali. In ordinario, il risultato dipende molto dai costi e dall’IVA a credito. Fai sempre una simulazione con i tuoi dati specifici. Le aliquote e modalità di calcolo sono definite dal TUIR, dal DPR 633/1972 e dalle circolari INPS.

Cosa succede se supero 85.000 euro o 100.000 euro di ricavi nel forfettario?

Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000, resti nel forfettario per l’anno in corso e passi al regime ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000 euro, esci immediatamente: dall’operazione che determina il superamento devi applicare IVA e gestire gli obblighi del regime ordinario per il resto dell’anno. Questo comporta adeguamenti rapidi a contabilità, fatturazione e acconti. Valuta in anticipo il trend dei ricavi per evitare sorprese. Le soglie e le modalità di fuoriuscita derivano dalla disciplina del regime forfettario introdotta dalla Legge 190/2014 e successivi aggiornamenti riportati nelle Leggi di Bilancio. Verifica sempre le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate, consultabili sui portali istituzionali e su Normattiva.

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