Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per fare dropshipping in Italia serve la Partita IVA. Fa eccezione solo l’affiliazione occasionale senza vendite proprie. Chi vende in nome proprio deve aprire Partita IVA, iscriversi in Camera di Commercio e inviare la SCIA.
- Il dropshipping è commercio al dettaglio: vendi tu, il fornitore spedisce. Serve Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e SCIA al SUAP.
- Affiliazione/commissioni: senza vendite proprie puoi iniziare in modo occasionale. Se l’attività diventa abituale o superi i limiti, apri la Partita IVA.
- Vendite UE/extra‑UE: valuta OSS/IOSS per l’IVA. Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA.
Che cos’è il dropshipping e perché richiede la Partita IVA
Nel dropshipping vendi beni a nome tuo. Incassi dal cliente. Poi paghi il fornitore che spedisce al cliente. Il cliente ha un contratto con te, non con il fornitore.
Questa è attività d’impresa. Lo dice l’articolo 2082 del codice civile: è impresa chi esercita in modo professionale un’attività economica organizzata. Un sito attivo h24, campagne, listini e customer care mostrano abitualità e organizzazione.
Ai fini IVA, devi presentare la dichiarazione di inizio attività (modello AA9/12 per ditte individuali). Lo prevede l’articolo 35 del DPR 633/1972. Le norme sul commercio al dettaglio e sul commercio elettronico si trovano nel decreto legislativo 114/1998 e nel decreto legislativo 59/2010. I procedimenti telematici passano dallo Sportello Unico per le Attività Produttive (SUAP) secondo il DPR 160/2010 e la disciplina della SCIA (legge 241/1990 e legge 122/2010).
Tradotto: se vendi beni in nome tuo, anche se non tocchi la merce, svolgi commercio al dettaglio. Quindi apri Partita IVA, ti iscrivi alla Camera di Commercio e invii la SCIA per commercio elettronico.
Quando puoi operare senza Partita IVA: i casi davvero limitati
Affiliazione/commissioni in modo occasionale
Se non vendi beni e ti limiti a promuovere link di altri, incassi una provvigione. Questa è prestazione di lavoro autonomo occasionale. Significa attività saltuaria, senza organizzazione stabile e senza continuità.
La base fiscale è l’articolo 67, comma 1, lettera l) del TUIR (redditi diversi). Se il committente è un sostituto d’imposta, applica una ritenuta del 20% (articolo 25 del DPR 600/1973). Sotto i 5.000 euro annui non versi contributi. Sopra, versi alla Gestione Separata INPS solo sulla parte eccedente (secondo le circolari INPS annuali). Se l’attività diventa abituale, devi aprire Partita IVA.
Attenzione: se gestisci prezzi, termini di vendita o assistenza post‑vendita per conto tuo, non è più affiliazione. È commercio. Quindi Partita IVA.
Vendita di oggetti personali usati
Vendi beni personali usati, una tantum? Non è impresa. Non è dropshipping. È una cessione privata occasionale. Non richiede Partita IVA. Ma se compri per rivendere con continuità, torni nell’ambito d’impresa.
Codici ATECO corretti e scelta del regime fiscale
Dropshipping “puro” (vendi tu, il fornitore spedisce)
La classificazione corretta è commercio al dettaglio via internet. Il codice ATECO tipico è 47.91.10. Non usi il codice marketing se vendi beni a nome tuo. Sei un negozio online senza magazzino.
Se aderisci al regime forfettario, applichi il coefficiente di redditività del settore commercio (in genere 40%). Il reddito forfettario si calcola su una percentuale dei ricavi. Poi applichi l’imposta sostitutiva: 15%. Puoi scendere al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start‑up” (articolo 1, commi 54‑89, legge 190/2014 e successive modifiche). Il limite di accesso e permanenza è 85.000 euro di ricavi annui, in base alla legge di bilancio 2023, confermata ad oggi.
Affiliazione/servizi pubblicitari abituali
Se fai affiliate marketing in modo abituale, senza vendere beni, usi un codice dei servizi pubblicitari. Molti usano 73.11.02 (conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari). Nel forfettario il coefficiente è più alto (spesso 78%), perché è attività di servizi.
Se svolgi vera intermediazione in nome e per conto di terzi, valuta i codici per agenti/procacciatori (es. 46.19.02). Con agenzia stabile scattano anche regole di settore (come la possibile iscrizione a ENASARCO). Serve analisi caso per caso.
Regime ordinario
Se non rientri nel forfettario, passi al regime IVA ordinario. Detrai l’IVA sugli acquisti. Tieni la contabilità ordinaria o semplificata. Versi IRPEF a scaglioni e addizionali. Per commercio con margini bassi può convenire, specie se hai molta IVA sugli acquisti o spese rilevanti.
Adempimenti per aprire e gestire l’attività
Iter di apertura: PEC, firma digitale, ComUnica, SCIA
Servono PEC e firma digitale per firmare le pratiche. Acquistale prima. Poi invii la Comunicazione Unica al Registro Imprese. In un’unica pratica apri Partita IVA (Agenzia delle Entrate), iscrizione alla Camera di Commercio e posizione INPS Commercianti. La base normativa è nel D.P.C.M. 6 maggio 2009 e nelle istruzioni operative del Registro Imprese.
Per vendere online invii la SCIA per commercio elettronico al SUAP del Comune della sede. La SCIA produce effetti immediati. L’ente controlla entro i termini di legge (di norma 60 giorni). Fonti utili: portale Normattiva per DPR 160/2010, decreto legislativo 114/1998 e decreto legislativo 59/2010.
INPS Commercianti e contributi
Per il commercio ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. Paghi contributi minimi fissi ogni anno, con conguaglio se superi il minimale di reddito. Gli importi cambiano ogni anno. Consulta le circolari INPS aggiornate per minimali, massimali e aliquote.
Fatturazione elettronica
Dal 2024 l’e‑fattura è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari. Emissione e ricezione passano dal Sistema di Interscambio. Applichi l’imposta di bollo virtuale quando dovuta. La fonte è il decreto legislativo 127/2015 e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
IVA: Italia, UE e extra‑UE
Vendite nazionali B2C: applichi l’IVA italiana, in genere 22% (o aliquote ridotte per beni agevolati). Versi l’IVA con le scadenze ordinarie.
Intra‑UE B2C con spedizione da uno Stato membro all’altro: dal 1° luglio 2021 usi l’OSS (One‑Stop Shop) per liquidare l’IVA del paese del consumatore. C’è una soglia unica UE di 10.000 euro per micro‑operatori. Oltre la soglia, o per opzione, applichi l’IVA a destinazione e usi OSS. Norme: direttive UE 2017/2455 e 2019/1995 recepite dal decreto legislativo 83/2021.
Importazioni extra‑UE B2C con valore fino a 150 euro: puoi usare l’IOSS per riscuotere l’IVA al checkout. Senza IOSS, l’IVA si paga in dogana e spesso la anticipa il corriere. Sopra 150 euro si applicano anche i dazi. Verifica chi è “importatore di riferimento” nel contratto e nei documenti di trasporto.
Altri obblighi: consumatori, privacy e cookie
Devi rispettare il Codice del Consumo. Fornisci informazioni chiare prima dell’acquisto, diritto di recesso di 14 giorni e gestione dei resi, salvo eccezioni. Le regole sono negli articoli 49‑59 del decreto legislativo 206/2005.
Gestisci i dati personali secondo il Regolamento UE 2016/679 (GDPR) e il codice privacy italiano (decreto legislativo 196/2003, come modificato). Pubblica privacy policy, cookie policy e adotta un banner cookie conforme alle Linee guida del Garante.
Rischi e sanzioni se operi senza Partita IVA
Se non presenti la dichiarazione di inizio attività IVA, rischi la sanzione per omessa dichiarazione prevista dal decreto legislativo 471/1997. Se non emetti fattura quando dovuta, si applica la sanzione dal 90% al 180% dell’imposta non documentata (articolo 6 del decreto legislativo 471/1997).
Se non ti iscrivi al Registro Imprese, rischi sanzioni amministrative della Camera di Commercio sulla base della legge 580/1993 e del codice civile. Se non ti iscrivi all’INPS, maturano sanzioni e interessi sulle contribuzioni dovute, secondo la normativa INPS sulle inadempienze.
In dogana, una dichiarazione errata su valore o importatore può bloccare le merci e generare sanzioni. Sulle piattaforme, la mancata conformità può portare alla chiusura dell’account.
Costi tipici e tempistiche
PEC e firma digitale hanno costi annuali contenuti. In genere partono da qualche decina di euro l’anno, a seconda del provider certificato. Verifica gli elenchi pubblici ufficiali.
Diritti camerali e bolli per l’iscrizione al Registro Imprese variano per provincia e per forma giuridica. Le Camere di Commercio pubblicano ogni anno gli importi del diritto annuale.
La SCIA per commercio elettronico può essere gratuita o a pagamento. Dipende dal Comune. In alcuni casi sono previsti diritti di segreteria.
L’apertura tramite ComUnica è rapida. In molti casi ottieni la Partita IVA in 1‑2 giorni lavorativi. La SCIA produce effetti immediati. Gli enti possono fare controlli successivi entro i termini di legge.
I contributi INPS Commercianti prevedono minimi fissi e un’aliquota sul reddito che eccede il minimale. Le cifre cambiano ogni anno con le circolari INPS. Pianifica cassa e margini considerando questi importi.
Regola decisionale rapida
Se vendi beni a nome tuo, anche se spedisce il fornitore, allora sei commerciante: Partita IVA, Registro Imprese, INPS e SCIA.
Se promuovi link di altri e incassi provvigioni senza vendere beni, e lo fai in modo saltuario e senza organizzazione, allora puoi usare la prestazione occasionale. Se diventa abituale o superi i 5.000 euro ai fini contributivi, allora apri la Partita IVA.
Se gestisci prezzi, sconti, termini di vendita o assistenza post‑vendita come tuoi, allora non è affiliazione: è commercio. Serve Partita IVA.
Se vendi a consumatori di altri paesi UE, allora valuta l’OSS per l’IVA a destinazione. Se spedisci da extra‑UE con valori fino a 150 euro, allora valuta l’IOSS.
Se non sai in quale quadro rientri, allora raccogli i fatti: chi firma il contratto di vendita? Chi incassa? Chi decide i prezzi? Le risposte guidano la scelta del codice ATECO e degli adempimenti.
| Scenario | Adempimenti obbligatori | Regime fiscale consigliato | Tempistiche e note operative |
|---|---|---|---|
| Dropshipping con fornitore UE e clienti italiani | Partita IVA; Registro Imprese; INPS Commercianti; SCIA e‑commerce; fatturazione elettronica; IVA italiana | Forfettario (se fino a 85.000 euro) per semplicità; altrimenti ordinario con detrazione IVA | ComUnica 1‑2 giorni; SCIA immediata; verifica codici IVA e aliquote beni |
| Dropshipping con fornitore extra‑UE e clienti UE (valori fino a 150 €) | Partita IVA; Registro Imprese; INPS; SCIA; valutare IOSS per riscuotere IVA a checkout; gestione dazi se >150 € | Ordinario se forte incidenza IVA/dazi; forfettario se ricavi modesti e struttura snella | Registrazione IOSS richiede procedura dedicata; coordinamento con fornitore e corrieri |
| Intra‑UE B2C con spedizione cross‑border | Partita IVA; OSS per IVA a destinazione oltre soglia UE o per opzione; fatturazione elettronica | Forfettario o ordinario a seconda dei margini e dei mercati | Attiva OSS prima di superare la soglia; adegua prezzi alle aliquote estere |
| Affiliate marketing occasionale (senza vendite proprie) | Ricevuta per prestazione occasionale; ritenuta 20% se dovuta; niente Partita IVA se non abituale | — | Sopra 5.000 € annui versi contributi alla Gestione Separata sull’eccedenza |
| Affiliate marketing abituale (senza vendite proprie) | Partita IVA; Registro Imprese se attività d’impresa; o attività professionale; fatturazione elettronica | Forfettario con coefficiente servizi (es. 78%) se in requisiti | Valuta codice ATECO 73.11.02; gestisci contratti con network e ritenute estere |
| Intermediazione in nome e per conto (mandato) | Partita IVA; possibile iscrizione a ENASARCO se agenzia; contratti di agenzia/procacciamento | Forfettario o ordinario; verifica specifica del settore | Attenzione a clausole su territorio, esclusiva e provvigioni |
FAQ
Posso “testare” il dropshipping senza Partita IVA per qualche mese?
No, se vendi tu i beni. Il test è già attività d’impresa perché c’è continuità potenziale, organizzazione e finalità di lucro. Lo dice l’articolo 2082 del codice civile. Anche una sola vendita, se inserita in un progetto strutturato (sito attivo, listini, advertising), mostra professionalità. Inoltre l’articolo 35 del DPR 633/1972 impone la dichiarazione di inizio attività IVA prima dell’avvio. Puoi testare il mercato con affiliazione pura, senza vendite proprie. In quel caso incassi provvigioni e, se è davvero occasionale, puoi operare senza Partita IVA. Ma appena decidi di vendere a tuo nome, apri la Partita IVA e invia la SCIA.
Qual è la differenza fiscale tra dropshipping e affiliazione?
Nel dropshipping tu sei il venditore. Fissi i prezzi, incassi dal cliente, gestisci recesso e garanzia. Contabilizzi ricavi di vendita e applichi l’IVA secondo le regole del commercio. Devi aprire Partita IVA, iscriverti al Registro Imprese e alla Gestione Commercianti INPS. Nell’affiliazione non vendi. Promuovi. Il cliente compra da un altro soggetto. Tu incassi una commissione. Se l’attività è occasionale, rientra nei redditi diversi (articolo 67 TUIR) con ritenuta quando dovuta. Se è abituale, apri Partita IVA e usi un codice ATECO dei servizi pubblicitari. La contabilità e l’IVA seguono le regole dei servizi, non della vendita di beni.
Devo usare OSS o IOSS? Come scelgo?
Usi OSS quando vendi a consumatori di altri Stati UE con spedizione cross‑border. Oltre la soglia UE di 10.000 euro annui, o per opzione anche prima, applichi l’IVA del paese del cliente e versi tutto con una dichiarazione trimestrale unica. Usi IOSS quando vendi beni importati da paesi extra‑UE a consumatori UE con valore fino a 150 euro per spedizione. Con IOSS riscuoti l’IVA in checkout ed eviti al cliente il pagamento in dogana. Senza IOSS, l’IVA si paga in dogana e spesso il corriere addebita costi di sdoganamento. Le regole derivano dalle direttive UE 2017/2455 e 2019/1995, recepite in Italia con il decreto legislativo 83/2021, e si coordinano con il DPR 633/1972. Valuta dove si trova la merce al momento della vendita, i paesi dei clienti e la logistica del fornitore. Da lì scegli il canale corretto.
Che documenti obbligatori devo mettere sul sito di e‑commerce?
Devi pubblicare informazioni societarie chiare: denominazione, sede, contatti e Partita IVA. Devi avere termini e condizioni con le condizioni di vendita, consegna, pagamenti, garanzia legale e diritto di recesso di 14 giorni con modulo tipo. Queste regole vengono dal Codice del Consumo (decreto legislativo 206/2005, articoli 49‑59) e dalla disciplina del commercio elettronico. Devi pubblicare privacy policy e cookie policy conformi al Regolamento UE 2016/679 e al codice privacy. Serve un banner cookie conforme alle Linee guida del Garante. Se vendi prodotti soggetti a norme speciali (alimentari, cosmetici, integratori, elettronica con RAEE), inserisci le informazioni obbligatorie aggiuntive e rispetta le etichettature di legge. Conserva le fatture elettroniche a norma secondo le regole dell’Agenzia delle Entrate e del sistema di conservazione.
Come scelgo tra forfettario e regime ordinario nel dropshipping? E i contributi INPS come impattano?
Guarda tre cose: margine, spese e crescita prevista. Il forfettario è semplice e ha imposta sostitutiva al 15% (5% per start‑up con requisiti). Però non detrai l’IVA e non deduci i costi analitici. Usi un coefficiente di redditività (per il commercio spesso 40%). Se hai margini bassi e acquisti con molta IVA, l’ordinario può convenire perché detrai l’IVA e deduci i costi reali. Considera i contributi INPS Commercianti: paghi minimi fissi ogni anno e poi una percentuale sul reddito che supera il minimale. Questi contributi si deducono dal reddito. Nel forfettario godono anche della riduzione del 35% su richiesta, se confermata dalle regole vigenti e secondo le istruzioni INPS. I valori cambiano con le circolari annuali INPS. Fai simulazioni con ricavi, costo d’acquisto, spese di advertising, commissioni piattaforma e logistica. Confronta netto in tasca nei due regimi prima di scegliere.
Serve sempre la SCIA per il commercio elettronico? Cosa rischio se la salto?
Sì, il commercio elettronico al dettaglio richiede la SCIA al SUAP del Comune della sede legale o operativa. La SCIA è una segnalazione certificata di inizio attività. Consente l’avvio immediato, con controlli successivi entro i termini di legge. La base è nel decreto legislativo 114/1998, nel decreto legislativo 59/2010, nel DPR 160/2010 e nella legge 241/1990. La mancata SCIA comporta sanzioni amministrative comunali e può portare all’ordine di cessazione dell’attività. In più, la Camera di Commercio può contestare l’irregolarità dell’iscrizione. Presentala insieme a PEC, firma digitale e ComUnica per partire in regola.
