Estetista con la Partita IVA: quanto si guadagna?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Un’estetista può trattenere tra il 50% e il 75% dell’incassato, a seconda di prezzi, costi, INPS e regime fiscale (forfettario 5%/15% o ordinario IRPEF a scaglioni).

  • Codice ATECO tipico: 96.02.02 (istituti di bellezza). Coefficiente di redditività forfettario: 67%.
  • Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per nuove attività idonee). IVA esclusa in fattura.
  • INPS artigiani: contributi fissi + variabili sopra il minimale. Riduzione 35% opzionale per chi sta nel forfettario.

Quanto guadagna davvero un’estetista: da incasso a netto

Il guadagno netto dipende da tre leve: prezzi e volumi, costi operativi e fisco/contributi. Tu controlli la prima leva. Le altre due seguono regole precise, comprese quelle su quale regime fiscale per un’estetista sia più conveniente.

Nel regime forfettario paghi una sola imposta sostitutiva. Tassano una quota del tuo incasso, detta “reddito forfettario”. È data dall’incasso moltiplicato per un coefficiente. Per l’estetista è 67%.

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni, ma puoi dedurre i costi. L’IVA si gestisce normalmente. Il risultato dipende molto dal peso delle spese.

Fonti normative di base

Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata. Soglia di accesso a 85.000 euro introdotta dalla Legge 197/2022. Coefficienti di redditività nel medesimo quadro.

IRPEF e regole ordinarie: TUIR (DPR 917/1986) e provvedimenti annuali del MEF. IVA: DPR 633/1972. Accertamenti e semplificazioni: DPR 600/1973.

INPS artigiani e commercianti: Legge 233/1990 e circolari INPS annuali su minimale, aliquote e contributi fissi. Abilitazione professionale estetista: Legge 1/1990 e norme regionali.

ATECO e coefficienti: perché contano

Ogni attività usa un codice ATECO. Serve a definire adempimenti, contributi e coefficienti forfettari. Per l’estetista i codici più usati sono:

  • 96.02.02: Istituti di bellezza (trattamenti estetici).
  • 96.02.03: Manicure e pedicure.
  • 96.02.01: Parrucchiere/barbiere (se combini servizi).

Nel forfettario, questi rientrano nei “servizi alla persona”. Il coefficiente di redditività è 67%. Significa che, su 10.000 euro incassati, il fisco considera reddito 6.700 euro.

Se sbagli ATECO, rischi coefficienti errati e inquadramento fiscale non coerente. Verifica sempre con visura camerale e tabelle ufficiali.

Regime forfettario: come si calcola il netto

Il regime forfettario applica una tassa piatta, chiamata “imposta sostitutiva”. È 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti di nuova attività (assenza di continuazione, limiti su lavoro dipendente, e altri vincoli previsti dalla Legge 190/2014).

Il reddito tassabile non è l’utile reale, ma quello forfettario: incasso annuo x 67%. Poi paghi l’imposta (5% o 15%). L’IVA non si addebita in fattura e non si detrae sugli acquisti.

Esempio con numeri didattici aggiornati alla logica 2026: incasso 30.000 euro. Reddito forfettario 20.100 euro (30.000 x 67%). Imposta 5% (se startup idonea): 1.005 euro.

Contributi INPS nel forfettario

Sei artigiana. Paghi contributi fissi, anche se incassi poco. Poi paghi una quota variabile sul reddito oltre il minimale.

I contributi fissi annui stimati per il 2026, secondo lo schema delle circolari INPS, sono intorno a 4.500-4.600 euro. Nell’esempio useremo 4.521,36 euro per coerenza didattica. Il minimale reddituale di riferimento è circa 18.800 euro; useremo 18.808,00 euro.

Se il reddito forfettario supera il minimale, versi anche l’aliquota variabile (ordinariamente 24%) sulla parte eccedente. Nell’esempio: (20.100 – 18.808) x 24% = 310,08 euro.

Totale INPS: 4.521,36 + 310,08 = 4.831,44 euro. Netto stimato: 30.000 – 1.005 – 4.831,44 = 24.163,56 euro.

Opzione riduzione INPS 35%: se stai nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi (domanda all’INPS). La base normativa nasce nella Legge 190/2014 e nelle circolari INPS dedicate. Riduci il costo annuo, ma anche i versamenti utili per pensione e prestazioni. Valuta pro e contro.

Regime ordinario: quando conviene e come si calcola

Nel regime ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni. Puoi dedurre i costi di attività. L’IVA si applica in fattura e si può detrarre sugli acquisti.

Gli scaglioni IRPEF vigenti ad agosto 2026, secondo la disciplina in essere consultabile su Normattiva e documenti MEF, sono:

  • Fino a 28.000 euro: 23%.
  • Da 28.001 a 50.000 euro: 33%.
  • Oltre 50.000 euro: 43%.

Queste aliquote si applicano per scaglioni, non in blocco. Inoltre contano detrazioni, addizionali regionali e comunali. La contabilità può essere semplificata o ordinaria in base a ricavi e struttura (DPR 600/1973).

Esempio pratico in ordinario

Incasso 30.000 euro. Costi deducibili 5.000 euro (affitto, forniture, corsi, attrezzature, ammortamenti). Reddito imponibile: 25.000 euro. IRPEF lorda: 25.000 x 23% = 5.750 euro. Da qui si applicano detrazioni e addizionali.

Contributi INPS: in ordinario li calcoli sul reddito IRPEF (stesse regole di fissi + variabile oltre minimale). L’IVA si gestisce con liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale.

Quando conviene l’ordinario? Se hai spese alte (materiali, affitto, collaboratori) che riducono molto l’utile. O se superi abitualmente il coefficiente del 67% come margine reale.

Altri oneri e adempimenti da considerare

IRAP: per persone fisiche titolari di impresa o arti e professioni, l’IRAP non si applica dal 2022 (Legge 234/2021). Verifica solo se operi con forme giuridiche diverse.

INAIL: copertura per artigiani con premio variabile per voce di rischio. Iscrizione CCIAA: diritto annuale. Tassa rifiuti, SIAE (solo se diffondi musica nei locali), PEC, firma digitale e cassetto fiscale.

Abilitazione professionale: la Legge 1/1990 e le leggi regionali definiscono titoli, apprendistato e percorsi formativi. Serve SCIA al Comune, rispetto dei requisiti igienico-sanitari e controlli ASL.

Regola decisionale rapida

Usa questa sequenza logica per scegliere il regime:

  • Previsione incassi annui entro 85.000 euro? Sì: il forfettario è accessibile. No: resta l’ordinario.
  • Spese deducibili elevate (oltre il 30-35% dell’incasso)? Sì: valuta l’ordinario, potresti pagare meno IRPEF. No: il forfettario tende a convenire.
  • Primi 5 anni con requisiti “startup”? Sì: forfettario al 5% molto vantaggioso.
  • Hai investimenti con IVA rilevante (macchinari costosi, ristrutturazioni)? Sì: l’ordinario ti fa recuperare l’IVA, potrebbe essere meglio.
  • Gestione semplice e costi fissi prevedibili? Il forfettario è più lineare e riduce la burocrazia.

Simulazioni guidate: tre casi tipici

1) Estetista in forfettario, anno di avvio con imposta 5%

Incassi 30.000 euro. Reddito forfettario 20.100 euro. Imposta 1.005 euro. Contributi INPS stimati 4.831,44 euro (fissi + variabili). Netto 24.163,56 euro. Se chiedi la riduzione INPS 35%, i contributi scendono e il netto sale, ma scendono anche i versamenti utili ai fini pensionistici.

2) Estetista in forfettario “standard” al 15%

Stessi numeri: imposta 20.100 x 15% = 3.015 euro. Contributi come sopra. Netto 30.000 – 3.015 – 4.831,44 = 22.153,56 euro.

3) Estetista in ordinario con costi sostenuti

Incasso 30.000 euro. Costi 9.000 euro (30%). Reddito 21.000 euro. IRPEF: 21.000 x 23% = 4.830 euro lorda, poi si applicano detrazioni e addizionali. INPS: fissi + eventuale variabile se superi il minimale. L’IVA si compensa tra vendite e acquisti: utile se hai tanti investimenti o consumi con IVA.

Attenzione a scadenze e documenti

Forfettario: imposta sostitutiva e INPS con acconti e saldi (giugno-luglio e novembre). Fatturazione elettronica obbligatoria. Niente LIPE periodiche IVA, ma resta l’esterometro per operazioni estere se dovute.

Ordinario: liquidazioni IVA mensili o trimestrali, LIPE, Esterometro se dovuto, dichiarazione IVA, dichiarazione redditi, IMU/TARI se locali di proprietà, CU e 770 se hai personale o coadiuvanti.

Contributi INPS: 4 rate dei fissi e calcolo variabili a saldo. Gli importi ufficiali li definisce l’INPS ogni anno con circolare.

Scenario Requisiti di accesso Tassazione/Metodo Contributi INPS Tempistiche e adempimenti
Forfettario “startup” 5% Nuova attività, requisiti Legge 190/2014 (no mera prosecuzione, limiti lavoro dipendente, ecc.) Reddito = Incassi x 67%; Imposta sostitutiva 5% Fissi annui + 24% sulla quota oltre minimale; possibile riduzione 35% Acconti/saldi imposta; 4 rate fissi INPS; e-fattura; niente IVA periodica
Forfettario 15% Ricavi entro 85.000 euro; fuori dai casi che escludono il regime Reddito = Incassi x 67%; Imposta sostitutiva 15% Come sopra; riduzione 35% opzionale Stesse scadenze del forfettario; monitoraggio soglia 85.000
Ordinario con costi bassi Nessun limite ricavi; contabilità semplificata se nei limiti DPR 600/1973 Reddito = Ricavi – Costi; IRPEF 23%-33%-43% per scaglioni; IVA ordinaria Fissi + variabile oltre minimale, calcolati sul reddito IRPEF Liquidazioni IVA, LIPE, dichiarazione IVA e Redditi, acconti/saldi IRPEF
Ordinario con costi alti Idoneo se spese >30-35% ricavi; utile basso o investimenti con IVA Reddito basso per effetto costi; IRPEF più bassa; detrazione IVA Come sopra; attenzione a base imponibile inferiore al minimale Più burocrazia ma spesso conveniente se l’IVA da recuperare è elevata

FAQ

Qual è il codice ATECO corretto per l’estetista e quale coefficiente si applica nel forfettario?

Per i trattamenti estetici il codice ATECO più usato è 96.02.02 (istituti di bellezza). Se fai solo manicure/pedicure puoi usare 96.02.03. Se combini parrucchiere ed estetica verifichi la prevalenza tra 96.02.01 e 96.02.02. Nel regime forfettario, queste attività rientrano nei servizi alla persona con coefficiente di redditività 67%. Significa che il fisco considera tassabile il 67% dell’incasso, indipendentemente dalle spese reali. La base giuridica è nella Legge 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva. Scegliere l’ATECO corretto è essenziale anche per INPS, INAIL e Camera di Commercio: un ATECO errato può portare contributi o adempimenti non coerenti e, nei casi peggiori, sanzioni o rettifiche.

Quali sono gli scaglioni IRPEF effettivi nel 2026 e come incidono sul mio reddito in ordinario?

Ad agosto 2026 lo schema IRPEF in vigore prevede tre scaglioni principali: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro e 43% oltre 50.000 euro. Le aliquote si applicano per fasce, non su tutto il reddito. Si sommano addizionali regionali e comunali, variabili per territorio. In ordinario paghi l’IRPEF sul reddito netto, cioè ricavi meno costi deducibili e oneri. Più spese documentate hai, minore sarà la base imponibile. Ricorda che il quadro IRPEF trova fondamento nel TUIR (DPR 917/1986) e nei provvedimenti annuali MEF. In pratica, se la tua attività ha spese importanti (affitto del centro, attrezzature, consumi, marketing, personale), l’ordinario può ridurre molto l’IRPEF. Se invece hai costi bassi, il forfettario spesso resta più efficiente.

Come funzionano i contributi INPS per estetiste e come cambia tra forfettario e ordinario?

Se operi come impresa individuale, rientri nella Gestione Artigiani INPS. Paghi contributi fissi ogni anno, anche con incasso basso. Poi versi un’aliquota percentuale (ordinariamente 24%) sulla parte di reddito che supera il minimale. In forfettario, il “reddito” su cui valuti l’eccedenza è quello forfettario (incassi x 67%). In ordinario, è l’utile fiscale (ricavi – costi). L’INPS aggiorna ogni anno importi e minimale con circolari dedicate, in base alla Legge 233/1990. Esiste un’agevolazione contributiva del 35% per chi applica il forfettario: riduce sia i contributi fissi sia quelli variabili, ma riduce anche la contribuzione utile ai fini pensionistici. Va richiesta con domanda e decorre dall’anno approvato. Se pensi alla pensione, valuta l’impatto a lungo termine, non solo il risparmio immediato.

Possiedo attrezzature costose e ristrutturo il centro: è meglio forfettario o ordinario?

Se sostieni investimenti importanti con IVA rilevante (macchinari, cabine, arredi, ristrutturazioni), il regime ordinario spesso è più conveniente. Puoi detrarre l’IVA sugli acquisti e dedurre gli ammortamenti, riducendo IRPEF e anticipi d’imposta. Nel forfettario non detrai l’IVA e non deduci i costi reali: il fisco applica comunque il 67% di redditività. Ciò penalizza chi ha spese alte o margini lordi bassi. Una valutazione corretta considera: ammontare degli investimenti, orizzonte temporale, incassi previsti, struttura dei costi e eventuale personale. Se però stai avviando e hai incassi entro 85.000 euro, con costi ancora contenuti, il forfettario al 5% nei primi 5 anni può restare più efficace nonostante l’IVA non detraibile.

Quali adempimenti servono per aprire e gestire un centro estetico in regola?

Per operare regolarmente ti servono: titolo professionale previsto dalla Legge 1/1990 e norme regionali; apertura della partita IVA; iscrizione alla Camera di Commercio come impresa artigiana; posizione INPS Gestione Artigiani; eventuale apertura posizione INAIL; SCIA al Comune con rispetto dei requisiti igienico-sanitari e urbanistici; PEC e firma digitale; registratori telematici per corrispettivi, se vendi prodotti al dettaglio; fatturazione elettronica. Se assumi personale o collaboratori familiari (coadiuvanti: familiari che aiutano in modo abituale), vanno gestiti i relativi contratti, comunicazioni al Centro per l’Impiego e contributi. IVA: nel forfettario non la applichi, nell’ordinario la versi con liquidazioni periodiche. IRAP non è dovuta dalle persone fisiche, ma verifica la tua forma giuridica. Tieni sempre d’occhio scadenze, acconti e saldi. Le fonti da consultare sono il portale Normattiva, le circolari INPS e la documentazione del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali.

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