Fattura commerciale aperta: cos’è e come funziona?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Una “fattura commerciale aperta” è una fattura emessa ma non ancora incassata. Conta per le imposte solo nei regimi a cassa. Nei regimi a competenza rileva comunque l’importo fatturato.

  • Il principio di cassa si applica a professionisti (art. 54 TUIR) e imprese minori in semplificata (art. 66 TUIR), oltre che al regime forfettario (L. 190/2014).
  • Il principio di competenza si applica a imprese in ordinaria e società (art. 109 TUIR).
  • Forfettario: soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000 euro (Legge di Bilancio 2023). Verifica sul “incassato” annuale.

Cos’è una fattura commerciale aperta e perché ti interessa

Una fattura commerciale aperta è una fattura che hai emesso ma non hai ancora incassato. È “aperta” finché non ricevi il pagamento.

Questo status incide su quando paghi le imposte. Dipende dalla regola contabile del tuo regime fiscale: cassa o competenza.

La normativa distingue tra lavoro autonomo, imprese minori, imprese in ordinaria e società. Ogni categoria ha regole diverse su quando tassare i corrispettivi.

Principio di cassa: quando conta l’incasso

Lavoratori autonomi: professionisti e artisti

Per i professionisti vale il principio di cassa. Significa che paghi le imposte solo su quanto incassi nell’anno. La base è l’art. 54 del TUIR (DPR 917/1986).

Esempio: emetti 60.000 euro ma incassi 50.000 entro il 31 dicembre. Per le imposte di quell’anno contano 50.000 euro. I restanti 10.000 conteggiano quando li incassi.

Fa fede la data di accredito. Bonifico, assegno, contante tracciabile: conta il momento in cui ricevi la disponibilità delle somme.

Imprese individuali “minori” in semplificata

Le imprese minori in contabilità semplificata determinano il reddito per cassa. La base è l’art. 66 del TUIR, introdotto dal 2017. Non contano i ricavi fatturati ma quelli incassati.

Esistono metodi alternativi “per registri IVA” che simulano la cassa. La sostanza non cambia: rileva l’incasso, non l’emissione.

Se passi alla contabilità ordinaria, torni alla competenza. In ordinaria non guardi più alle fatture aperte per le imposte.

Regime forfettario: cassa pura e soglie

Nel regime forfettario vale la cassa. La norma base è la L. 190/2014 e successive modifiche. Rilevano solo i compensi incassati nell’anno.

La soglia per restare nel forfettario è 85.000 euro di incassi annui. Questa soglia è stata aggiornata con la Legge di Bilancio 2023. In caso di superamento sopra 100.000 euro, l’uscita è immediata nello stesso anno.

Le indicazioni operative sono state fornite dall’Agenzia delle Entrate con documenti di prassi. Puoi verificare i testi su Normattiva e sul portale dell’Agenzia.

Principio di competenza: quando conta l’emissione

Per le imprese in ordinaria e per le società di persone o capitali vale la competenza. La base è l’art. 109 del TUIR.

In competenza conta quando matura il ricavo, di solito con l’emissione della fattura o con la consegna del bene o servizio.

Una fattura aperta incide comunque sul reddito dell’anno. L’incasso arriverà dopo, ma la tassazione non aspetta il pagamento.

Attenzione: IVA per cassa e imposte per cassa non sono la stessa cosa

L’IVA per cassa è un regime opzionale sull’IVA. Si applica a certe imprese con volume d’affari entro soglie fissate. La base è l’art. 32-bis del DL 83/2012, convertito in legge.

Con l’IVA per cassa versi l’IVA quando incassi e detrai quando paghi i fornitori. Ma per le imposte dirette potresti restare a competenza. Sono piani diversi.

Non confondere “cassa” delle imposte dirette con “IVA per cassa”. Valuta separatamente i due profili.

Esempi pratici con numeri semplici

Professionista in cassa

Emetti 60.000 euro. Incassi 50.000 entro il 31 dicembre. Base imponibile dell’anno: 50.000 euro. I 10.000 rimanenti contano l’anno dopo, quando incassati.

Impresa minore in semplificata

Fatture emesse: 95.000 euro. Incassi: 80.000 euro. Reddito si calcola partendo dagli 80.000, con le regole dell’art. 66 TUIR e i costi correlati.

Impresa in ordinaria o società

Fatture emesse: 60.000 euro. Anche se incassi 50.000, il ricavo dell’anno è 60.000. L’incasso non sposta l’imponibile.

Forfettario e soglie

Fatture emesse: 95.000 euro. Incassi: 80.000 euro. Resti nel forfettario l’anno dopo perché contano gli incassi, non le fatture emesse.

Se incassi 92.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se incassi 101.000 euro, esci subito nell’anno corrente.

Soglie del forfettario: 85.000 e 100.000 euro

Verifica della soglia annua

La soglia per restare nel forfettario è 85.000 euro di incassi. La verifica è annuale, su base di cassa. Fonte: L. 190/2014 e modifiche della Legge di Bilancio 2023.

Se incassi tra 85.001 e 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Passi al regime ordinario. Applicherai la competenza se impresa e la cassa se professionista.

Se superi 100.000 euro di incassi, esci subito. Applichi l’IVA dall’operazione che fa superare il limite. Per le imposte dirette, il regime ordinario vale sull’intero anno.

Effetti pratici dell’uscita immediata oltre 100.000

Dalla fattura “spartiacque” devi applicare l’IVA. Devi numerare correttamente i documenti e aggiornare le anagrafiche di fatturazione.

Per le imposte dirette puoi dedurre i costi ordinari dell’anno. Calcoli il reddito con le regole ordinarie. Verifica anche gli acconti già versati.

Controlla le ritenute d’acconto se torni al lavoro autonomo ordinario. Coordina Cassa previdenziale e aliquote contributive.

Fatturazione elettronica e prova dell’incasso

Obblighi 2026

La fatturazione elettronica B2B è obbligatoria dal 2019. Dal 2024 l’obbligo si estende a tutti i forfettari. Le basi sono nel D.Lgs. 127/2015 e nel DL 36/2022.

Registra puntualmente gli incassi. Allegare quietanze o estratti conto ti aiuta in caso di controllo.

Per bonifici rileva la data di accredito sul tuo conto. Per carte, la data di disponibilità delle somme. Per contanti, le regole di tracciabilità e limiti vigenti.

Regola decisionale rapida

Se… allora…

Se sei un professionista, allora applichi la cassa (art. 54 TUIR). Conta solo quando incassi. Le fatture aperte non tassano l’anno corrente.

Se sei un’impresa individuale in semplificata, allora applichi la cassa (art. 66 TUIR). Conta l’incassato. Usa registri chiari per i movimenti.

Se sei un’impresa in ordinaria o una società, allora applichi la competenza (art. 109 TUIR). Conta l’emesso. Le fatture aperte tassano comunque l’anno.

Se sei in forfettario, allora contano gli incassi e le soglie. Sotto 85.000 resti. Tra 85.001 e 100.000 esci l’anno dopo. Sopra 100.000 esci subito.

Se opti per IVA per cassa, allora versi l’IVA quando incassi. Ma verifica separatamente le regole per le imposte dirette.

Adempimenti, scadenze e controlli

Imposte dirette: saldo e acconti

Saldo e primo acconto si versano di norma a giugno. Il secondo acconto a novembre. Le scadenze derivano dal DPR 435/2001 e norme collegate.

Nel forfettario paghi l’imposta sostitutiva. Fuori dal forfettario paghi IRPEF o IRES, addizionali e contributi.

Ricalcola gli acconti se prevedi forti scostamenti di incassi. Eviti sanzioni e interessi.

IVA: liquidazioni e versamenti

Liquidazioni mensili o trimestrali. Con IVA per cassa versi quando incassi. Senza IVA per cassa versi per competenza IVA.

Controlla le note di credito su fatture aperte. Una variazione riduce base imponibile e, se dovuta, l’IVA.

Conserva la prova dell’incasso: estratti conto, quietanze, POS. In caso di verifica l’onere della prova è tuo.

Documentazione utili in caso di verifica

Estratti conto completi. Distinte POS. Ricevute di bonifico. Eventuali accordi di pagamento.

Registro cronologico degli incassi per data e fattura. Coerenza tra libri IVA, prima nota e incassi reali.

Per i forfettari, estrazione annua degli incassi per controllo delle soglie. Utile anche un prospetto mensile.

Errori comuni da evitare

Confondere emissione e incasso

Nel regime a cassa conta l’incasso. Non anticipare o posticipare a caso. Pianifica flussi per non sforare le soglie.

Attenzione ai bonifici del 31 dicembre che arrivano a gennaio. In tal caso contano per l’anno successivo.

Formalizza scadenze e modalità di pagamento nel contratto. Riduce discussioni e ritardi.

Dimenticare l’uscita immediata oltre 100.000 euro

Se superi 100.000 euro di incassi, esci subito dal forfettario. Applica l’IVA dalla fattura che supera il limite.

Adegua software, numerazione e anagrafiche fornitori e clienti. Aggiorna i preventivi ancora in corso.

Rivaluta gli acconti IRPEF e i contributi. Evita conguagli pesanti a fine anno.

Scenario Quando il ricavo conta per le imposte Effetti IVA Documenti/Prove richieste Tempistiche/Note operative
Professionista (art. 54 TUIR) Alla data di incasso (principio di cassa) IVA ordinaria salvo esenzioni; possibile ritenuta d’acconto Estratti conto, ricevute, quietanze Verifica incassi al 31/12 per base imponibile e acconti
Impresa individuale semplificata (art. 66 TUIR) Alla data di incasso (cassa o registri IVA-corrispettivi) IVA ordinaria o opzione IVA per cassa Registri IVA, prima nota incassi/pagamenti Allinea registrazioni IVA e movimenti bancari mensili
Impresa in ordinaria / Società (art. 109 TUIR) Alla maturazione del ricavo (competenza) IVA per competenza IVA; niente effetto dall’incasso Fatture, DDT, contratti, bilancio Scritture di assestamento a fine esercizio
Forfettario entro 85.000 incassi Alla data di incasso (cassa) Niente IVA in fattura; imposta sostitutiva Prospetto incassi annuale Controllo continuo della soglia di 85.000
Forfettario tra 85.001 e 100.000 incassi Alla data di incasso (cassa) Niente IVA nell’anno; uscita dal forfettario l’anno dopo Report incassi e previsionale Pianifica passaggio a regime ordinario
Forfettario oltre 100.000 incassi Alla data di incasso; regime ordinario per imposte dirette sull’intero anno IVA da applicare dall’operazione che supera il limite Fattura “spartiacque”, comunicazioni ai clienti Aggiorna subito software e numerazione documenti
IVA per cassa (art. 32-bis DL 83/2012) Dipende dal regime imposte dirette; non necessariamente cassa Versi IVA quando incassi; detrai quando paghi Prove incasso e pagamento fornitori Opzione in dichiarazione; vincolo triennale
Fatturazione elettronica (D.Lgs. 127/2015) Non incide sul principio; incide sulla tracciabilità Flussi XML/SDI a norma XML, ricevute SDI, esiti consegna Obbligo esteso anche ai forfettari dal 2024

FAQ

Che differenza c’è tra fattura “aperta”, “scaduta” e “insoluta”?

Una fattura aperta è emessa ma non incassata. Non è ancora scaduta o è scaduta da poco. Una fattura scaduta ha superato la data di pagamento prevista. È ancora recuperabile bonariamente. Una fattura insoluta è scaduta e il debitore non paga nonostante i solleciti. Potresti avviare procedure di recupero crediti. Ai fini fiscali, in cassa conta solo l’incasso. In competenza il ricavo si tassa comunque. Le perdite su crediti diventano deducibili solo con specifiche condizioni previste dal TUIR e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate, verificabili su Normattiva e sul portale dell’Agenzia.

Come dimostro l’incasso in caso di controllo sul principio di cassa?

La prova principale è l’estratto conto bancario con data di valuta e disponibilità. Per POS, conserva le distinte e i riepiloghi dell’acquirer. Per assegni, conserva la copia e la contabile di versamento. Per contanti, rispetta i limiti alla circolazione e usa ricevute. La data che conta è quando hai la disponibilità delle somme. Questa regola discende dagli articoli 54 e 66 del TUIR e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. Mantieni una prima nota incassi aggiornata e coerente con i registri IVA e con le fatture elettroniche transitate dal Sistema di Interscambio.

Un bonifico disposto il 31 dicembre ma accreditato il 2 gennaio: a quale anno appartiene?

Conta l’anno dell’accredito sul tuo conto. Quindi 2 gennaio è anno nuovo. Questo è tipico del principio di cassa: si guarda alla disponibilità effettiva. La stessa logica vale per storni o pagamenti con carte. Pianifica le scadenze con i clienti per evitare sorprese sulle soglie del forfettario e sugli acconti. Inserisci nei contratti termini di pagamento e penali. In questo modo riduci il rischio di slittamenti oltre fine anno.

Come si gestiscono acconti e saldi su una fattura aperta?

Gli acconti incassati sono ricavi dell’anno di incasso. Emetti fatture di acconto per trasparenza e corretta IVA. Il saldo incassato dopo chiude la posizione. Nel regime a cassa, l’acconto è tassato subito. Nel regime a competenza, l’acconto può avere regole diverse in base al contratto e al tipo di operazione. Verifica le norme IVA applicabili e la competenza dei ricavi secondo l’art. 109 TUIR. Conserva l’accordo commerciale che definisce milestone, avanzamento lavori e pagamenti.

Supero 85.000 euro di incassi a novembre: cosa succede a dicembre e l’anno dopo?

Se resti sotto 100.000 euro a fine anno, esci dal forfettario dall’anno successivo. A dicembre continui a emettere fatture senza IVA come forfettario. Dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario. Prepara l’adeguamento: anagrafiche clienti, gestione IVA, eventuale ritenuta d’acconto, registri. Se invece superi 100.000 euro già a novembre, esci subito: dalla fattura che supera il limite applichi l’IVA. Per le imposte dirette si applica il regime ordinario sull’intero anno. Queste regole arrivano dalla L. 190/2014 come modificata dalla Legge di Bilancio 2023, consultabile su Normattiva e sui documenti dell’Agenzia delle Entrate.

Le note di credito su fatture aperte come incidono sulle imposte e sull’IVA?

Una nota di credito riduce l’importo originario. Nel regime a cassa, se non avevi incassato, riduce i futuri incassi tassabili. Se avevi incassato e poi storni, l’effetto si riflette nell’anno della rettifica. Per l’IVA, la variazione in diminuzione segue l’art. 26 del DPR 633/1972: puoi emettere nota di credito e recuperare l’IVA, con tempi e limiti specifici. Conserva la documentazione che motiva la rettifica: resi, sconti, vizi del bene o del servizio. Allinea fatturazione elettronica, registri IVA e contabilità.

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