Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per fatturare alla PA usa il formato FatturaPA via SdI, indica il CUU (codice IPA), compila IVA/esigibilità corretta (S se si applica lo split payment) ed eventualmente la marca da bollo da 2 euro.
- Invio solo tramite SdI: Portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, app Fatturae o software terzi conformi a FatturaPA.
- Dati chiave obbligatori: CUU/IPA, dati anagrafici e fiscali, CIG/CUP se presenti, esigibilità IVA, ritenute, modalità pagamento (es. MP05).
- Regime e imposte: split payment verso PA quando previsto; forfettario senza IVA con Natura; bollo da 2 euro se documento senza IVA oltre 77,47 euro.
Cos’è la fattura elettronica verso la PA e come funziona lo SdI
La fattura verso la Pubblica Amministrazione (PA) è sempre elettronica. Usa il tracciato FatturaPA (XML) e viaggia tramite il Sistema di Interscambio (SdI). Lo prevede la Legge 244/2007, art. 1, commi 209-214, attuata dal D.M. 55/2013.
Lo SdI controlla forma e contenuto minimo, inoltra all’ufficio pubblico identificato dal CUU. Se i controlli falliscono, scarta il file. Il D.Lgs. 127/2015 disciplina lo SdI e i flussi con l’Agenzia delle Entrate.
Puoi inviare con tre canali: Portale Fatture e Corrispettivi, app Fatturae dell’Agenzia delle Entrate o un software terzo conforme. In tutti i casi il file è un XML FatturaPA firmato o “sigillato” secondo le regole tecniche del D.M. 55/2013.
Dati obbligatori nella FatturaPA
Identificazione dell’ufficio: CUU (codice univoco ufficio/IPA)
Il CUU è un codice alfanumerico di 6 o 7 caratteri. Identifica l’ufficio destinatario della fattura. Lo cerchi nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni (IPA). È obbligatorio per la consegna via SdI secondo il D.M. 55/2013.
Attenzione agli enti con più uffici. Ogni ufficio ha un proprio CUU. Usa sempre quello indicato nel contratto, nell’ordine o nella comunicazione dell’ente.
Campi fiscali essenziali: IVA, regime, ritenute, bollo
Compila i tuoi dati: denominazione, indirizzo, Partita IVA o Codice Fiscale, regime fiscale. Regime forfettario significa che non addebiti IVA. Inserisci un codice “Natura” dell’operazione (per prassi N2.2) e le annotazioni di legge (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014).
Nel regime ordinario addebiti IVA, salvo esenzioni. Indica aliquota, imponibile, imposta e “esigibilità IVA”: I (immediata), D (differita) oppure S (scissione dei pagamenti). La “S” vale quando si applica lo split payment di cui all’art. 17-ter del DPR 633/1972.
Per i professionisti la PA può operare ritenuta d’acconto IRPEF. La indichi nei blocchi “Ritenuta” della FatturaPA. Dal 2017 lo split payment può applicarsi anche a compensi soggetti a ritenuta, come previsto dalle modifiche dell’art. 17-ter.
La marca da bollo è dovuta se il documento è senza IVA e l’importo supera 77,47 euro. L’imposta è 2 euro. Si applica in modo virtuale nelle e-fatture secondo il D.M. 17 giugno 2014 e DPR 642/1972.
Riferimenti di tracciabilità: CIG, CUP e ordini NSO
Se l’appalto o il finanziamento lo prevedono, inserisci CIG e CUP. L’obbligo nasce dalle regole sulla tracciabilità dei flussi (Legge 136/2010) e dall’art. 25 del D.L. 66/2014 per la fatturazione alla PA.
Per forniture a enti del Servizio Sanitario Nazionale si usa anche l’ordine elettronico NSO. Lo richiede il D.M. MEF 7 dicembre 2018, esteso a beni e servizi. Se l’ordine è “bloccante”, la fattura senza riferimento NSO viene rifiutata.
Esigibilità IVA e split payment: come compilare correttamente
La scissione dei pagamenti (split payment) è la regola che impone alla PA di versare direttamente l’IVA allo Stato. La base è l’art. 17-ter del DPR 633/1972, con deroghe UE e norme attuative nazionali.
Se lo split payment è in vigore per il tuo caso, imposta Esigibilità IVA = “S”. Emetti fattura con IVA ma incassi solo l’imponibile. L’ente trattiene e versa l’IVA. Se sei un professionista, la PA applica anche la ritenuta IRPEF sul compenso.
Se lo split payment non si applica, usa Esigibilità IVA “I” (immediata) o “D” (differita) secondo l’accordo e l’operazione. Incassi anche l’IVA e la versi tu con le liquidazioni periodiche.
Verifica sempre l’applicabilità attuale su fonti ufficiali: Normattiva per il testo aggiornato dell’art. 17-ter, il portale del Ministero dell’Economia e delle Finanze e le circolari dell’Agenzia delle Entrate. Le proroghe dipendono da decisioni UE dedicate.
Regola decisionale rapida
Decidi cosa impostare in pochi passaggi
1) Identifica il committente. È una Pubblica Amministrazione censita in IPA? Se sì, userai FatturaPA con CUU.
2) Verifica il tuo regime. Forfettario? Non addebiti IVA: usa Natura non soggetta e valuta il bollo. Ordinario? Continua al punto 3.
3) Controlla lo split payment. Se si applica, Esigibilità IVA = “S”. Se non si applica, “I” o “D” in base ai termini pattuiti.
4) Sei un professionista con ritenuta? Indicala nei blocchi ritenuta. Con split payment avrai sia ritenuta IRPEF sul compenso sia IVA versata dalla PA.
5) Hai CIG/CUP o un ordine NSO? Inseriscili nei campi dedicati. Senza questi riferimenti, l’ente può rifiutare la fattura.
6) Valuta la marca da bollo. Fattura senza IVA e importo oltre 77,47 euro? Spunta il bollo da 2 euro in FatturaPA.
7) Controlla i metadati. Usa un codice pagamento corretto (es. MP05 per bonifico), la causale chiara, il numero fattura progressivo e la data di emissione.
Emissione, invio, esiti SdI e conservazione
La fattura si emette entro 12 giorni dall’effettuazione dell’operazione, come da art. 21 DPR 633/1972. Consegna sempre via SdI, non per email diretta all’ufficio.
Esiti SdI possibili: consegna, mancata consegna o scarto. Consegna significa che l’ufficio ha ricevuto. Mancata consegna indica problemi di recapito; la fattura resta emessa, e l’ente consulta su canali interni. Scarto significa fattura non emessa: va corretta e reinviata con nuovo numero.
La PA può inviare una “Notifica esito committente” (accettazione o rifiuto) entro i tempi previsti dal D.M. 55/2013. In caso di rifiuto, emetti nota di variazione o nuova fattura secondo le istruzioni dell’ente.
Conserva digitalmente le fatture per 10 anni. Segui il Codice dell’Amministrazione Digitale (D.Lgs. 82/2005) e le regole tecniche di conservazione. Puoi usare i servizi dell’Agenzia delle Entrate o di un conservatore accreditato.
Marca da bollo su fatture elettroniche verso PA
Il bollo è dovuto per documenti senza IVA oltre 77,47 euro, ai sensi del DPR 642/1972. Per le e-fatture si applica in modo virtuale, come prevede il D.M. 17 giugno 2014.
Indicalo nel file FatturaPA. Il versamento avviene trimestralmente con F24 predisposto dall’Agenzia delle Entrate nel Portale Fatture e Corrispettivi. Le scadenze ordinarie sono 20 aprile, 20 luglio, 20 ottobre e 20 gennaio.
Se l’imposta di bollo del primo trimestre è sotto determinate soglie, il pagamento può slittare ai trimestri successivi, secondo il D.M. 4 dicembre 2020. Controlla ogni trimestre l’importo dovuto e le eventuali comunicazioni dell’Agenzia.
Esempio pratico di compilazione
Supponiamo una consulenza informatica a un Comune. Dati minimi: CUU dell’ufficio, tuoi dati fiscali, CIG/CUP se indicati nel contratto, descrizione chiara, aliquota IVA o Natura, esigibilità IVA, modalità di pagamento (es. MP05), eventuale ritenuta, bollo se dovuto.
Se sei in ordinario con split payment, imposti Esigibilità IVA “S”. La PA pagherà solo l’imponibile, tratterrà l’IVA e verserà allo Stato. Se sei in forfettario, non indichi IVA ma inserisci la Natura e verifichi la soglia per il bollo.
| Scenario | Requisiti aggiuntivi | Impostazioni IVA/Esigibilità | Tempistiche e note operative |
|---|---|---|---|
| Regime forfettario che fattura a PA | Annotazione normativa forfettario; possibile bollo se oltre 77,47 euro | Natura non soggetta (prassi N2.2); nessuna esigibilità IVA | Invio via SdI con CUU; pagamento bollo trimestrale via F24 se dovuto |
| Regime ordinario con split payment | Verifica applicabilità art. 17-ter DPR 633/1972; eventuale ritenuta per professionisti | Aliquota IVA dovuta; Esigibilità = S (scissione pagamenti) | Incassi imponibile; IVA versata dalla PA; controlla CIG/CUP e termini contrattuali |
| Regime ordinario senza split payment | Accordo su termini pagamento; nessuna scissione | Aliquota IVA; Esigibilità = I (o D se differita) | Incassi anche l’IVA; versi con liquidazioni periodiche |
| Professionista con ritenuta e PA | Compila blocco ritenuta; verifica split payment | IVA con Esigibilità S se split attivo; altrimenti I/D; ritenuta su compenso | PA trattiene ritenuta; certificazione CU entro i termini fiscali |
| Fornitore SSN con ordine NSO | Riferimento ordine NSO obbligatorio | Come da regime e split; eventualmente bollo | Senza riferimento NSO la fattura può essere rifiutata dall’ente |
| Operazioni esenti o non imponibili | Indica codice Natura corretto; valuta bollo | Nessuna IVA esposta; esigibilità non applicabile | Applica bollo se oltre 77,47 euro; inserisci riferimenti normativi |
| Appalti con CIG/CUP | Inserimento CIG/CUP nei campi dedicati | Come da regime; possibile split | Mancanza CIG/CUP può portare a rifiuto; controlla capitolato e ordine |
FAQ
Come trovo il CUU corretto e cosa succede se sbaglio ufficio?
Il CUU è nell’Indice delle Pubbliche Amministrazioni. Cerca l’ente, poi l’ufficio specifico indicato nel contratto o nell’ordine. Ogni ufficio ha un codice diverso. Se inserisci un CUU errato, lo SdI potrebbe non consegnare o l’ente potrebbe rifiutare. In caso di “mancata consegna” lo SdI ha comunque preso in carico la fattura. L’ente la recupera dai propri sistemi. In caso di “scarto”, la fattura è come non emessa: correggi e reinvia con un nuovo numero e data entro i termini dell’art. 21 DPR 633/1972. Mantieni traccia delle notifiche SdI e, se necessario, avvisa l’ufficio competente via PEC con i riferimenti della fattura consegnata o in mancata consegna.
Quando devo indicare CIG e CUP in fattura e cosa rischio se mancano?
Indica CIG e CUP quando previsti dall’appalto, dal finanziamento o dal capitolato. La richiesta deriva dalla tracciabilità dei flussi (Legge 136/2010) e dall’art. 25 del D.L. 66/2014 per la PA. Se mancano, l’ente può rifiutare la fattura tramite “esito committente”. Alcune amministrazioni non pagano fatture prive di questi riferimenti anche se consegnate. Verifica sempre la documentazione di gara o l’ordine. Se ricevi un rifiuto, emetti una nuova fattura con i riferimenti corretti. Non emettere note di credito se la fattura è stata rifiutata prima della registrazione contabile, salvo specifiche richieste dell’ente.
Lo split payment si applica anche ai professionisti con ritenuta? Come compilo i campi?
Sì, può applicarsi. L’art. 17-ter del DPR 633/1972, come modificato nel 2017, ha esteso lo split anche ai compensi soggetti a ritenuta, per le PA e altri soggetti individuati. In pratica emetti fattura con IVA, imposta Esigibilità “S”, compili il blocco “Ritenuta” con tipo RT01 e aliquota 20% (o quella applicabile), base ritenuta sul compenso al netto di spese anticipate in nome e per conto, e riporti in chiaro l’importo trattenuto. La PA ti paga: imponibile al netto della ritenuta, non versa l’IVA a te perché la versa allo Stato. Verifica sempre se nel tuo caso concreto lo split è in vigore, consultando Normattiva e i documenti del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Quando si applica la marca da bollo da 2 euro e come avviene il pagamento?
Applica il bollo se la fattura è senza IVA e l’importo è superiore a 77,47 euro. Esempi tipici: operazioni esenti, non imponibili o forfettario. Nella FatturaPA selezioni l’apposita opzione; il sistema calcola il dovuto. Il versamento è trimestrale tramite F24 generato nel Portale Fatture e Corrispettivi, secondo il D.M. 17 giugno 2014. Le scadenze sono il 20 del mese successivo al trimestre. Il D.M. 4 dicembre 2020 prevede il rinvio alle scadenze successive se l’importo del trimestre è sotto specifiche soglie. Se ometti il bollo, l’Agenzia può comunicarti l’integrazione con sanzioni e interessi. Conserva la ricevuta di pagamento insieme ai lotti di fatture del periodo.
Quali sono gli errori più comuni nelle fatture PA e come li evito?
Gli errori più comuni sono: CUU errato o ufficio sbagliato, mancanza di CIG/CUP, esigibilità IVA non coerente con lo split payment, ritenute non compilate, codici Natura sbagliati e assenza del bollo quando dovuto. Per evitarli, segui una checklist: verifica CUU su IPA e su contratto; controlla se l’appalto richiede CIG/CUP; definisci regime e IVA, e se si applica lo split imposta “S”; se sei professionista, compila le ritenute; in caso di operazioni senza IVA, usa il codice Natura corretto e valuta il bollo oltre 77,47 euro. Dopo l’invio, monitora le notifiche SdI. In caso di scarto, correggi e reinvia con nuovo numero. Conserva a norma per 10 anni in base al Codice dell’Amministrazione Digitale. Per dubbi, consulta Normattiva, il sito dell’Agenzia delle Entrate e le circolari del Ministero dell’Economia e delle Finanze.
Quali canali posso usare per inviare e come scelgo quello giusto?
Hai tre opzioni tutte valide: il Portale Fatture e Corrispettivi dell’Agenzia delle Entrate, l’app Fatturae e un software terzo conforme al tracciato FatturaPA e allo SdI. Il portale è gratuito e adatto a volumi bassi. L’app è comoda in mobilità. Un software terzo offre automatismi: anagrafica IPA, gestione CIG/CUP, integrazione NSO, ritenute, bollo e conservazione. La scelta dipende da volume, complessità (CIG/CUP/NSO), necessità di deleghe e di conservazione a norma. Qualunque canale tu scelga, il file deve rispettare le specifiche tecniche del D.M. 55/2013 e i controlli SdI. Per settori sanitari, verifica anche l’obbligo di riferimento NSO nel flusso.
Riferimenti normativi utili: Legge 244/2007 (fatturazione elettronica verso PA), D.M. 55/2013 (formato e regole tecniche FatturaPA), D.Lgs. 127/2015 (Sistema di Interscambio), DPR 633/1972 art. 21 e art. 17-ter (emissione e split payment), DPR 642/1972 e D.M. 17 giugno 2014 (imposta di bollo su e-fatture), D.M. 4 dicembre 2020 (soglie e scadenze bollo), D.L. 66/2014 art. 25 e Legge 136/2010 (CIG/CUP), D.M. MEF 7 dicembre 2018 (NSO). Consulta Normattiva, il sito dell’Agenzia delle Entrate e il Ministero dell’Economia e delle Finanze per i testi aggiornati.
