Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se il cliente non ha un codice SDI, inserisci 0000000 per soggetti italiani senza canale attivo, oppure XXXXXXX per clienti esteri; la fattura verrà comunque recapitata via SdI o nel cassetto fiscale.
- 0000000: clienti italiani senza indirizzo telematico registrato o senza software terzo; la fattura finisce nel portale Fatture e Corrispettivi del destinatario.
- XXXXXXX: clienti esteri; la fattura transita in SdI per adempimenti italiani, ma va inviata copia al cliente con canali extra SdI.
- Cross-border: usa i tipi documento corretti (TD01 per vendita, TD17–TD19 per acquisti esteri) per rispettare la comunicazione transfrontaliera.
Cos’è il codice SDI e come funziona il Sistema di Interscambio
Il codice SDI, detto anche codice destinatario, è un identificativo a 7 caratteri. Serve per recapitare le fatture elettroniche al canale telematico del cliente.
Lo SdI è la piattaforma dell’Agenzia delle Entrate che smista, controlla e consegna i file XML delle fatture, note e autofatture. Effettua controlli formali e notifica esiti.
Le basi giuridiche principali sono nel decreto legislativo 127/2015 e nei Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sulle Specifiche Tecniche FatturaPA. La fatturazione verso Pubbliche Amministrazioni nasce con il decreto ministeriale 55/2013.
L’obbligo generalizzato di fatturazione elettronica B2B e B2C è operativo da anni. Dal 2024 sono inclusi anche i contribuenti in regime forfettario, secondo quanto previsto dal decreto-legge 36/2022 e successive disposizioni attuative.
Per verificare versioni vigenti, usa le fonti ufficiali come il portale Normattiva e il sito dell’Agenzia delle Entrate.
Quando usare 0000000 e quando usare XXXXXXX
Clienti italiani senza codice SDI: usa 0000000
Se il tuo cliente in Italia non ti fornisce un codice destinatario e non vuoi usare la sua PEC, compila la fattura in XML e indica 0000000 nel campo CodiceDestinatario.
Lo SdI deposita la fattura nel suo portale Fatture e Corrispettivi. Il cliente la vede e può scaricarla. Se il cliente ha registrato un indirizzo telematico “predefinito”, lo SdI lo usa comunque anche se tu hai scritto 0000000.
Questa logica è descritta dai Provvedimenti del Direttore dell’Agenzia delle Entrate sulle Specifiche Tecniche. Ricorda di inserire il codice fiscale del cliente, e la PEC se concordata.
Clienti esteri: usa XXXXXXX
Per clienti non stabiliti in Italia usa XXXXXXX nel CodiceDestinatario. Compila IdPaese con il codice ISO del Paese e il relativo identificativo IVA, se presente.
La fattura transita in SdI per adempiere agli obblighi italiani. Il cliente estero, però, non riceve via SdI. Invia una copia PDF o XML con i canali concordati (email, portale, EDI).
Dal 1° luglio 2022 la comunicazione delle operazioni transfrontaliere passa tramite SdI. La base normativa è nel decreto-legge 146/2021, convertito nella legge 215/2021, con attuazione tramite Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Compilazione tecnica: campi chiave, tipi documento e natura IVA
Tipi documento più usati
Per vendite emetti TD01 (Fattura), TD24 (Fattura differita), TD02 (Acconto/anticipo). Per note di credito usa TD04. Per note di debito usa TD05.
Per acquisti da estero con integrazione o autofattura usa TD17 (servizi da estero), TD18 (acquisto intracomunitario di beni), TD19 (acquisto da soggetto estero con estrazione o altri casi extra-UE).
Questi codici permettono allo SdI di inquadrare correttamente l’operazione ai fini IVA e della comunicazione transfrontaliera.
Natura IVA e riferimenti IVA
Usa le nature IVA previste dalle Specifiche Tecniche. Esempi pratici: N3.2 per cessioni intracomunitarie, N3.1 per esportazioni, N2.1 per operazioni non soggette ex art. 7-ter del DPR 633/1972.
Per servizi generici a cliente extra-UE, inquadra l’operazione secondo l’art. 7-ter del DPR 633/1972. Per cessioni intracomunitarie di beni, verifica i requisiti dell’art. 41 del decreto-legge 331/1993.
Inserisci sempre il riferimento normativo nel campo “RiferimentoNormativo” quando emetti fatture non imponibili, esenti o fuori campo. Aiuta controlli e audit.
Scadenze, notifiche SdI e conservazione
Emissione e datazione
Emetti la fattura entro dodici giorni dall’effettuazione dell’operazione, come da art. 21 del DPR 633/1972. Per la differita, entro il 15 del mese successivo con DDT.
Se lo SdI scarta il file, la fattura si considera non emessa. Correggi e rinvia entro i termini. Conserva la ricevuta di scarto e la nuova ricevuta di consegna.
Le notifiche tipiche sono: consegna, impossibilità di recapito, scarto. In caso di impossibilità, la fattura viene comunque resa disponibile al cliente nel portale Fatture e Corrispettivi.
Conservazione digitale
Conserva le fatture per 10 anni, come previsto dall’art. 2220 del Codice Civile. Puoi usare il servizio di conservazione messo a disposizione dall’Agenzia delle Entrate o un conservatore accreditato.
Verifica periodicamente la leggibilità dei pacchetti di archiviazione e la presenza delle ricevute SdI associate. Fa fede l’XML, non il PDF.
La conservazione a norma tutela in controlli e contenziosi. Predisponi un manuale di conservazione aggiornato.
Errori frequenti da evitare
Codice errato o mancante
Inserire un codice inesistente non blocca sempre la consegna. Se il cliente ha registrato un indirizzo telematico valido, lo SdI lo userà comunque. Ma resta buona prassi verificare i dati.
Controlla codice fiscale e partita IVA del cliente con i servizi pubblici. Errori anagrafici causano scarti o problemi di detraibilità.
Se sbagli la natura IVA o il tipo documento, potresti dover emettere una nota di credito (TD04) e re-fatturare correttamente.
PEC o codice destinatario: quale prevale
Se il cliente ha registrato un canale predefinito sul portale Fatture e Corrispettivi, quello prevale sempre. Lo stabiliscono i Provvedimenti sulle Specifiche Tecniche.
Se non esiste un canale registrato, lo SdI prova prima la consegna al codice destinatario presente in fattura. In alternativa usa la PEC se compilata.
Se niente funziona, la fattura è comunque disponibile nel portale del destinatario. La tua emissione resta valida.
Regola decisionale rapida
Schema pratico per scegliere il codice da inserire
Cliente italiano con codice destinatario valido comunicato? Inseriscilo. Consegna via SdI al canale indicato.
Cliente italiano senza codice ma con PEC concordata? Inserisci 0000000 e compila il campo PEC. Lo SdI recapita via PEC.
Cliente italiano senza codice e senza PEC? Inserisci 0000000. Lo SdI deposita la fattura nel portale del cliente.
Cliente estero UE o extra-UE? Inserisci XXXXXXX. Compila IdPaese e identificativo. Invia copia al cliente con canale extra SdI.
Hai acquisti da estero? Trasmetti TD17, TD18 o TD19 entro i termini della comunicazione transfrontaliera. Verifica l’inquadramento IVA.
Riferimenti normativi utili
Testi e prassi da conoscere
Decreto legislativo 127/2015: istituisce la fatturazione elettronica tra privati e le regole di interoperabilità con lo SdI.
Decreto ministeriale 55/2013: fatturazione elettronica verso le Pubbliche Amministrazioni e specifiche FatturaPA-PA.
Decreto-legge 146/2021, convertito in legge 215/2021: comunicazioni delle operazioni transfrontaliere tramite SdI dal 2022.
Decreto-legge 36/2022: estensione graduale dell’obbligo ai contribuenti minori e in regime forfettario.
Art. 21 del DPR 633/1972: contenuto e termini di emissione della fattura; art. 2220 Codice Civile: conservazione delle scritture. Consulta portale Normattiva e Agenzia delle Entrate per testi vigenti.
| Scenario operativo | CodiceDestinatario da usare | Requisiti e campi aggiuntivi | Consegna/adempimenti | Tempistiche |
|---|---|---|---|---|
| Cliente italiano senza canale registrato | 0000000 | CF/IVA cliente; facoltativa PEC; dati obbligatori art. 21 DPR 633/1972 | Deposito nel portale Fatture e Corrispettivi del cliente | Emissione entro 12 giorni dall’operazione o differita entro il 15 |
| Cliente italiano con canale registrato su AE | Codice comunicato dal cliente (non 0000000) | Verifica coerenza anagrafica; eventuale PEC | Consegna al canale registrato; la registrazione prevale su quanto inserito | Stesse scadenze di emissione; conserva ricevuta di consegna |
| Cliente estero (UE/extra-UE) – vendite | XXXXXXX | IdPaese e identificativo IVA estero se presente; natura IVA corretta; riferimento normativo | Transito in SdI per adempimento italiano; invio copia al cliente con canali extra SdI | Emissione nei termini; rispetto comunicazione transfrontaliera tramite SdI |
| Acquisti da estero con integrazione/autofattura | Non applicabile (documenti TD17/TD18/TD19) | Dati fornitore estero; natura IVA; imponibile e imposta per integrazione | Trasmissione a SdI dei TD idonei in sostituzione dell’esterometro | Entro il 15 del mese successivo a ricezione/effettuazione |
| Cliente B2C italiano (privato senza PEC) | 0000000 | Codice fiscale del consumatore; eventuale indirizzo email per copia di cortesia | Deposito nel portale del cliente; consegna copia di cortesia fuori SdI | Stesse scadenze; conserva esito di consegna/impossibilità |
FAQ
Se inserisco un codice destinatario sbagliato, la fattura è valida o va riemessa?
Dipende. Se il cliente ha registrato un indirizzo telematico predefinito sul portale Fatture e Corrispettivi, lo SdI ignora il codice sbagliato e recapita comunque. In questo caso la fattura resta valida. Se non esiste un canale registrato e il codice è inesistente, potresti ricevere “impossibilità di recapito”. La fattura è comunque disponibile al cliente nel portale e rimane fiscalmente emessa. Riceverai una notifica che attesta il deposito. Se invece lo SdI scarta il file per errori formali (anagrafiche incoerenti, partita IVA non valida, XML non conforme), la fattura si considera non emessa. In tal caso devi correggere e rinviare entro i termini di legge per evitare sanzioni. Le basi sono nel decreto legislativo 127/2015 e nelle Specifiche Tecniche dell’Agenzia delle Entrate.
Il mio cliente mi dà solo la PEC: devo comunque usare 0000000?
Sì. Se il cliente vuole ricevere via PEC e non ti fornisce un codice destinatario, inserisci 0000000 nel campo CodiceDestinatario e compila il campo PEC del destinatario. Lo SdI recapita la fattura alla PEC indicata. Se il cliente ha anche registrato un canale predefinito diverso dalla PEC, prevale il canale registrato. Questa priorità è definita dai Provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate sulle Specifiche Tecniche. In ogni caso, la fattura sarà visibile nel portale Fatture e Corrispettivi del cliente, così da garantire l’accesso al documento anche se la PEC ha problemi di ricezione.
Per un cliente estero è obbligatorio inviare la fattura tramite SdI o basta il PDF?
Per il lato italiano, l’invio a SdI consente di assolvere all’obbligo di comunicazione delle operazioni transfrontaliere. La regola nasce dal decreto-legge 146/2021, convertito nella legge 215/2021, e dai Provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate. Usa XXXXXXX come CodiceDestinatario e compila i dati esteri. Tuttavia, il cliente straniero non riceve via SdI. Devi quindi inviare una copia al cliente con i canali concordati (PDF via email, EDI, portale). Verifica anche le regole del Paese del cliente, perché potrebbero esistere obblighi locali di e-invoicing o di registrazione del fornitore. In sintesi: invio a SdI per adempimento italiano, copia al cliente per esigenze commerciali e legali nel suo Paese.
Quali sono gli errori IVA più comuni quando fatturo all’estero e come li evito?
Gli errori ricorrenti sono tre: natura IVA sbagliata, riferimento normativo assente, tipo documento errato. Esempi pratici: indicare imponibile con IVA su una cessione intracomunitaria invece di usare natura N3.2; dimenticare il riferimento all’art. 41 del decreto-legge 331/1993; usare TD01 per un’integrazione su acquisto intracomunitario anziché TD18. Per evitarli, mappa prima l’operazione: dove avviene l’operazione ai fini IVA? Il cliente è soggetto passivo? Quale norma applica l’esenzione o la non imponibilità? Poi scegli tipo documento (TD) e natura coerenti, e compila il campo “RiferimentoNormativo”. Confronta sempre con DPR 633/1972, decreto-legge 331/1993 e Specifiche Tecniche vigenti. In caso di errore già trasmesso, annulla con TD04 (nota di credito) e riemetti correttamente.
Sono in regime forfettario nel 2026: devo comunque usare lo SdI e i codici 0000000/XXXXXXX?
Sì. L’obbligo di fatturazione elettronica si applica anche ai forfettari. La progressiva estensione è stata prevista dal decreto-legge 36/2022 ed è ormai stabilizzata. Emetti quindi tutte le fatture in XML via SdI. Se il cliente italiano non ha un canale, inserisci 0000000. Se è estero, inserisci XXXXXXX e invia una copia extra SdI. Ricorda che il regime forfettario usa il principio di cassa, cioè consideri i ricavi quando incassi. Ma la fattura va comunque emessa entro i termini dell’art. 21 del DPR 633/1972. Conserva i documenti per 10 anni secondo l’art. 2220 del Codice Civile. Rispetta inoltre gli adempimenti sulle operazioni transfrontaliere tramite SdI, in sostituzione dell’esterometro.
