Lo scorporo dell’IVA (imposta sul valore aggiunto) toglie solo l’imposta da un prezzo lordo: dividi per 1 più l’aliquota, cioè per 1,22 con l’IVA al 22%. La fattura inversa parte dall’importo che il cliente ti paga e ricostruisce ogni voce: compenso, rivalsa del 4% per la Cassa Forense, IVA e ritenuta d’acconto.
- L’IVA la calcoli su compenso più rivalsa previdenziale. La ritenuta d’acconto del 20% la calcoli solo sul compenso.
- Le spese che anticipi per conto del cliente, i rimborsi dell’art. 15 del DPR 633/1972 (decreto del Presidente della Repubblica), restano fuori da IVA e ritenuta.
- Nel regime forfettario non applichi IVA e non subisci ritenuta. Resta la rivalsa del 4% per la Cassa Forense.
- La fattura elettronica è obbligatoria. Se la fattura è senza IVA e supera 77,47 €, aggiungi il bollo da 2 €, come prevede il DPR 642/1972.
Che cos’è il calcolo della fattura inversa e quando ti serve
Il calcolo della fattura inversa ti permette di compilare la fattura partendo dal “netto a pagare” concordato con il cliente. Risali così al compenso, alla rivalsa previdenziale, all’IVA e alla ritenuta d’acconto.
Ti serve ogni volta che il cliente ti dice “posso darti 1.000 €” e devi capire quanto scrivere alla voce compenso.
Lo scorporo dell’IVA è l’operazione con cui togli l’IVA da un prezzo lordo. In pratica dividi il prezzo per 1 più l’aliquota IVA. Con aliquota 22% dividi per 1,22.
Le due operazioni sono legate ma diverse. Questa tabella ti mostra in che cosa si distinguono, così scegli subito quella che ti serve.
| Cosa confronti | Scorporo IVA | Fattura inversa |
|---|---|---|
| Da quale importo parti | Da un prezzo con IVA inclusa | Dalla somma che il cliente ti versa davvero |
| Cosa ottieni | Imponibile e IVA | Compenso, rivalsa del 4%, IVA e ritenuta d’acconto |
| Formula di base | Prezzo lordo diviso 1,22 con IVA al 22% | Netto diviso 1,0688 in ordinario con cliente sostituto d’imposta |
| Quando ti serve | Quando conosci un prezzo finale con IVA | Quando hai concordato quanto incassare |
Devi scegliere il metodo giusto in base al tuo regime fiscale e al tipo di cliente. Se vuoi un approfondimento solo sui numeri, trovi altri esempi nella guida al calcolo della fattura inversa di un avvocato.
Fonti normative essenziali
Le regole dell’IVA le trovi nel DPR 633/1972: l’IVA la applichi anche sulla rivalsa previdenziale, non solo sul compenso. Se il cliente è sostituto d’imposta, ti trattiene il 20% del compenso come ritenuta d’acconto, come prevede l’art. 25 del DPR 600/1973.
Il regime forfettario segue l’art. 1, commi 54-89, della Legge 190/2014: non applichi IVA e non subisci ritenuta (comma 67). Il 4% per la Cassa Forense lo prevede il Regolamento unico della Previdenza Forense. Le spese che anticipi per il cliente (art. 15 DPR 633/1972) restano fuori da IVA e ritenuta.
Regola decisionale rapida
La formula giusta dipende da due cose: il tuo regime fiscale e chi ti paga. Nelle formule T è il totale che incassi, C il compenso, r la rivalsa (0,04), v l’IVA (0,22) e a la ritenuta (0,20). Il cliente è sostituto d’imposta quando è un’impresa, un professionista o un ente: ti trattiene il 20% e lo versa lui al Fisco.
Quale formula usare in base al caso concreto
Se il cliente è sostituto d’imposta e sei in ordinario: usa C = T / (1 + r + v + v·r − a). Poi calcola rivalsa, IVA e ritenuta.
Se il cliente è privato e sei in ordinario: usa C = T / (1 + r + v + v·r). Non c’è ritenuta. Poi calcola rivalsa e IVA.
Se sei in forfettario (cliente di qualsiasi tipo): usa C = T / (1 + r). Non c’è IVA né ritenuta. Aggiungi il bollo se dovuto.
Se fatturi alla Pubblica Amministrazione (PA) per una prestazione professionale, non usi lo split payment, cioè la scissione dei pagamenti in cui la PA versa l’IVA direttamente allo Stato. La PA ti trattiene la ritenuta d’acconto, e i compensi soggetti a ritenuta sono esclusi dalla scissione. Lo prevede l’art. 17-ter, comma 1-sexies, DPR 633/1972. La PA ti paga anche l’IVA e trattiene il 20%, quindi usi C = T / (1 + r + v + v·r − a).
Il reverse charge è il caso in cui l’IVA la paga il cliente al posto tuo. Se l’operazione è in reverse charge (art. 17 DPR 633/1972): elimina l’IVA dalla formula e valuta se c’è ritenuta. Se sì, usa C = T / (1 + r − a). Se no, C = T / (1 + r).
Questa tabella riassume i casi più comuni, con il coefficiente già calcolato.
| Scenario | Requisiti/aliquote | Formula di calcolo inverso (compenso C da incasso T) | Tempistiche/adempimenti |
|---|---|---|---|
| Avvocato ordinario, cliente sostituto d’imposta | Rivalsa 4% (Cassa Forense), IVA 22%, ritenuta 20% | C = T / (1 + 0,04 + 0,22 + 0,22·0,04 − 0,20) = T / 1,0688 | Il cliente versa la ritenuta con F24, tu la indichi in fattura. Fattura elettronica. Versamento periodico dell’IVA. |
| Avvocato ordinario, cliente privato | Rivalsa 4%, IVA 22%, nessuna ritenuta | C = T / (1 + 0,04 + 0,22 + 0,22·0,04) = T / 1,2688 | Nessuna ritenuta. Fattura elettronica. Versamento periodico dell’IVA. Bollo se fattura senza IVA per natura. |
| Avvocato in regime forfettario | Rivalsa 4%, no IVA, no ritenuta | C = T / (1 + 0,04) = T / 1,04 | Fattura elettronica. Marca da bollo da 2 € oltre 77,47 €. Nessuna liquidazione IVA né ritenuta. |
| Professionista Gestione Separata (senza Cassa), cliente sostituto | Rivalsa 4% (facoltativa), IVA 22%, ritenuta 20% | C = T / (1 + r + 0,22 + 0,22·r − 0,20) (con r=0,04 → T / 1,0688) | Il cliente versa la ritenuta. Fattura elettronica. Liquidazione IVA, cioè il calcolo periodico dell’IVA da versare. Contributi INPS (Istituto Nazionale della Previdenza Sociale) sul reddito che dichiari. |
| Fattura verso PA in split payment: esclusa se c’è ritenuta | Rivalsa 4%, IVA 22% pagata a te, ritenuta 20% | Con ritenuta: C = T / 1,0688, come per il cliente sostituto d’imposta | Fattura elettronica alla PA con IVA ordinaria, senza la dicitura “scissione dei pagamenti”. |
Come funziona la fattura di un avvocato in regime ordinario
In regime ordinario la fattura di un avvocato ha quattro voci, e dal totale che incassi le ricostruisci tutte con una sola divisione. “Compenso” è il valore della prestazione. “Rivalsa previdenziale” è il 4% a copertura del contributo integrativo alla Cassa Forense, che in fattura trovi spesso con la sigla CPA (Cassa di previdenza avvocati). “IVA” è l’imposta al 22% calcolata anche sulla rivalsa. “Ritenuta d’acconto” è il 20% del compenso se il cliente è sostituto d’imposta.
Se parti dall’importo che il cliente paga (netto a pagare), la formula generale è semplice. Totale incassato = compenso + rivalsa + IVA − ritenuta + eventuale bollo. Ignora il bollo per il calcolo di base, poi aggiungilo.
Con simboli: T = C + r·C + v·(C + r·C) − a·C, dove C è il compenso, r è la rivalsa (0,04), v è l’IVA (0,22), a è la ritenuta (0,20). Quindi T = C·(1 + r + v + v·r − a). Da qui ricavi il compenso: C = T / (1 + r + v + v·r − a).
Esempio numerico, cliente sostituto d’imposta
Hai concordato che il cliente ti versi 1.000 €. Sei in ordinario. Cliente sostituto d’imposta. Aliquote: r=4%, v=22%, a=20%.
Fattore di inversione: 1 + 0,04 + 0,22 + 0,04·0,22 − 0,20 = 1,0688. Il compenso è 1.000 / 1,0688 = 935,63 €.
Rivalsa 4% = 37,43 €. Base IVA = 973,06 €. IVA 22% = 214,07 €. Ritenuta 20% sul compenso = 187,13 €. Totale incassato = 935,63 + 37,43 + 214,07 − 187,13 = 1.000 €. Se il tuo gestionale arrotonda in modo diverso, adegua i centesimi per chiudere a 1.000 €.
Nota: la ritenuta si applica solo se il cliente è sostituto d’imposta (tipicamente aziende e professionisti). Non si applica ai privati.
Come funziona in regime forfettario
Nel forfettario non applichi IVA e non subisci ritenuta d’acconto. Lo dice la Legge 190/2014. Restano bollo e, per l’avvocato, la rivalsa del 4% alla Cassa Forense.
Formula partendo dal totale pagato: T = C + r·C + bollo. Se trascuri il bollo: C = T / (1 + r). Con r=4%, C = T / 1,04.
Esempio numerico forfettario
Il cliente ti versa 1.000 €. Sei forfettario. C = 1.000 / 1,04 = 961,54 €. Rivalsa 4% = 38,46 €. Totale = 961,54 + 38,46 = 1.000 €. Se l’importo supera 77,47 € aggiungi il bollo da 2 € in fattura.
Il bollo non entra nella divisione: lo aggiungi dopo, oppure lo togli dal totale prima di dividere se il cliente ti ha dato una cifra “tutto compreso”. Per vedere come si compila il documento voce per voce, leggi la guida sulla fattura di un avvocato in regime forfettario.
Professionista senza Cassa (Gestione Separata INPS)
Se sei un professionista ma non un avvocato, il calcolo inverso funziona allo stesso modo: cambia solo la percentuale di rivalsa che metti al posto di r. Se non hai una Cassa professionale, versi alla Gestione Separata dell’INPS. Puoi addebitare una rivalsa del 4% (art. 1, comma 212, L. 662/1996). L’IVA si calcola su compenso + rivalsa. La ritenuta d’acconto resta al 20% se il cliente è sostituto.
La formula è identica al caso dell’avvocato, con r=4%. Se il cliente è privato e non applica ritenuta, poni a=0.
La rivalsa del 4% in Gestione Separata è facoltativa. Se scegli di non addebitarla, poni r=0. Ecco un esempio in ordinario, con cliente sostituto d’imposta e 1.000 € da incassare: il fattore è 1 + 0,22 − 0,20 = 1,02. Il compenso è 1.000 / 1,02 = 980,39 €. L’IVA è 215,69 € e la ritenuta 196,08 €, per un totale di 1.000 €.
Se invece la addebiti, i numeri sono gli stessi dell’avvocato: dividi per 1,0688 con cliente sostituto e per 1,2688 con cliente privato. In forfettario dividi per 1,04 con la rivalsa, oppure fatturi direttamente l’importo concordato senza rivalsa. Le altre Casse professionali hanno percentuali proprie: se sei iscritto a una di queste, metti al posto di r quella che ti indica la tua Cassa.
Come si calcola la fattura inversa con le spese generali del 15%?
Se in fattura aggiungi il rimborso forfettario delle spese generali, nel calcolo inverso tratti compenso e spese generali come un’unica base, poi le separi alla fine. Il DM 55/2014, il decreto ministeriale sui parametri forensi, fissa questo rimborso nella misura del 15% del compenso per la prestazione, cioè del tuo onorario.
Le spese generali seguono le stesse regole del compenso. Il contributo integrativo del 4% si applica a tutti i corrispettivi che rientrano nel volume d’affari IVA, come prevede il Regolamento unico della Previdenza Forense. La ritenuta d’acconto si applica ai compensi “comunque denominati” per lavoro autonomo.
Qui chiamiamo onorario il valore della tua prestazione e base la somma di onorario e spese generali. Ecco i passaggi, con 1.000 € da incassare in ordinario da un cliente sostituto d’imposta:
- Calcola la base con la formula ordinaria: 1.000 / 1,0688 = 935,63 €.
- Separa onorario e spese generali dividendo la base per 1,15: l’onorario è 935,63 / 1,15 = 813,59 €.
- Le spese generali sono la differenza: 935,63 − 813,59 = 122,04 €, cioè il 15% dell’onorario.
- Rivalsa, IVA e ritenuta restano quelle dell’esempio ordinario: 37,43 €, 214,07 € e 187,13 €.
In fattura scrivi onorario e spese generali su due righe. Per capire come si arriva all’onorario partendo dai parametri, leggi la guida al calcolo della parcella di un avvocato.
Scorporo IVA: formule pratiche
Scorporo base: se hai un prezzo lordo L con IVA inclusa e un’aliquota v, l’imponibile, cioè l’importo su cui si calcola l’IVA, è L / (1 + v). L’IVA è L meno l’imponibile. Con l’IVA al 22% dividi per 1,22. Se ti serve anche il calcolo nel verso opposto, trovi gli esempi nella guida al calcolo dell’IVA in fattura.
Per scorporare insieme IVA e CPA da un importo, dividilo per 1,2688, cioè 1,04 × 1,22. Ottieni il compenso. Da 1.000 € ricavi un compenso di 788,15 €, che abbassi a 788,14 € per far tornare il totale: CPA 31,53 € e IVA 180,33 €, per un totale di 1.000 €. Questa divisione vale solo quando non c’è ritenuta: con la ritenuta usa la formula completa.
Se il prezzo lordo include anche la rivalsa previdenziale, hai due strade. La prima: scorpori l’IVA dal totale, ottieni l’imponibile (compenso più rivalsa) e poi separi la rivalsa. La seconda: usi la formula completa della fattura inversa con il coefficiente visto sopra. La seconda è più rapida se devi ricostruire anche la ritenuta.
Attenzione: “fattura inversa” non è “reverse charge”
Il calcolo inverso non c’entra con l’inversione contabile dell’IVA, il reverse charge. Il reverse charge è un meccanismo previsto dall’art. 17 del DPR 633/1972: l’IVA la versa il cliente al posto tuo, e tu emetti la fattura senza IVA.
Se emetti fattura in reverse charge, per calcolare dal netto a pagare basta togliere l’IVA dalla formula. Considera solo compenso, eventuale rivalsa e ritenuta se dovuta.
Passi operativi dettagliati con esempi
Per ogni caso ti basta partire da 1.000 € incassati e seguire lo stesso ordine: compenso, rivalsa, base IVA, IVA, ritenuta.
1) Ordinario, cliente sostituto d’imposta
Esempio: T=1.000, r=4%, v=22%, a=20%.
Il compenso è 1.000 / 1,0688 = 935,63. Rivalsa = 37,43. Base IVA = 973,06. IVA = 214,07. Ritenuta = 187,13. Totale documento = 1.000. Inserisci bollo se previsto.
2) Ordinario, cliente privato (nessuna ritenuta)
Esempio: T=1.000, r=4%, v=22%, a=0%.
Fattore = 1 + 0,04 + 0,22 + 0,0088 = 1,2688. Il compenso è 1.000 / 1,2688 = 788,15. Rivalsa = 31,53. Base IVA = 819,68. IVA = 180,33. Totale = 1.000,01: abbassa il compenso a 788,14 e chiudi a 1.000. Bollo se dovuto.
3) Forfettario, con Cassa Forense
Esempio: T=1.000, r=4%.
Compenso C = 1.000 / 1,04 = 961,54. Rivalsa = 38,46. Totale = 1.000. Niente IVA. Niente ritenuta. Bollo da 2 € oltre 77,47 €.
4) Fattura alla PA con ritenuta: niente split payment
Esempio: T=1.000, r=4%, v=22%, a=20%.
Con la ritenuta la PA non applica la scissione dei pagamenti, quindi il calcolo è lo stesso del caso 1: compenso 935,63, rivalsa 37,43, IVA 214,07, ritenuta 187,13. Incassato = 1.000. Non scrivere “scissione dei pagamenti” in fattura.
Se sommassi split payment e ritenuta, divideresti 1.000 per 0,84 e otterresti un compenso di 1.190,48, con 47,62 di rivalsa e 238,10 di ritenuta. È un calcolo che la legge esclude: fatturi troppo e il conto con la PA non torna.
Controlli, arrotondamenti e voci accessorie
Arrotonda al centesimo seguendo la logica del gestionale di fatturazione. Adegua l’ultimo centesimo sul compenso o sull’IVA per far tornare il totale concordato.
Controlla bene la divisione iniziale, perché un errore lì si trascina su tutte le voci. Se nel caso ordinario con cliente sostituto scrivi 935,40 di compenso al posto di 935,63, ottieni 37,42 di rivalsa, 972,82 di base IVA, 214,02 di IVA e 187,08 di ritenuta: il totale scende a 999,76 e ti mancano 24 centesimi. Con il cliente privato succede lo stesso: con 788,04 di compenso hai 31,52 di rivalsa, 819,56 di base IVA, 180,30 di IVA e un totale di 999,86.
Le spese anticipate in nome e per conto del cliente (art. 15 DPR 633/1972) non entrano in base IVA e ritenuta. In fattura inseriscile come voci senza IVA e senza ritenuta. Le altre spese che ribalti al cliente come parte della tua prestazione seguono il compenso: entrano nella base IVA e nella ritenuta.
Se la fattura è senza IVA e supera 77,47 €, aggiungi il bollo da 2 €. Sulle fatture elettroniche non lo paghi fattura per fattura: lo versi ogni trimestre, come prevede il DM 17 giugno 2014. L’Agenzia delle Entrate calcola il bollo dovuto per ogni trimestre sulle fatture elettroniche che hai inviato. Ricorda di indicare “Imposta di bollo assolta in modo virtuale”. Se sei in forfettario e vuoi sapere chi paga il bollo, leggi la guida sulla marca da bollo nella fattura forfettaria.
Aggiornamenti 2026 e adempimenti pratici
La fattura elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, in base al D.Lgs. 127/2015 e al DL (decreto-legge) 36/2022. Usa il formato FatturaPA, quello richiesto per la fattura elettronica, e invia la fattura tramite il Sistema di Interscambio (SDI) dell’Agenzia delle Entrate. Nel campo natura IVA indica il codice che spiega perché una voce non ha IVA, e nel campo causale della ritenuta indica il tipo di compenso.
L’aliquota IVA ordinaria resta al 22%. Le regole per entrare e restare nel forfettario sono sempre quelle della Legge 190/2014: verifica il tuo codice ATECO, cioè il codice che classifica la tua attività economica, e il limite di ricavi.
Ritenuta d’acconto: se il cliente è sostituto, versa lui la ritenuta con il modello F24 e ti manda la Certificazione Unica, il documento che attesta quanto ti ha trattenuto. Tu indichi la ritenuta in fattura. Se il cliente è privato, nessuna ritenuta.
Dal 1° gennaio 2027 le norme IVA del DPR 633/1972 passano nel nuovo Testo unico IVA, il D.Lgs. 10/2026. Se emetti fatture a cavallo del cambio, verifica con il tuo commercialista quali riferimenti normativi indicare.
Se hai dubbi sul tuo caso, ne parliamo insieme. Prenota una consulenza con un esperto fiscale di Fiscozen.
FAQ
Come faccio a capire se devo applicare la ritenuta d’acconto nel calcolo inverso?
Chiedi al cliente se è sostituto d’imposta: lo sono imprese, professionisti, enti e PA che pagano compensi di lavoro autonomo. Se lo è, indichi in fattura la ritenuta del 20% sul compenso, come prevede l’art. 25 DPR 600/1973. Con un privato consumatore non c’è ritenuta. Nel forfettario non la subisci mai (comma 67, L. 190/2014).
La rivalsa previdenziale del 4% entra o no nella base IVA e nella ritenuta?
Entra nella base IVA, quindi l’IVA si calcola su compenso più rivalsa. Non entra invece nella base della ritenuta d’acconto, che si applica sul solo compenso. Per questo, nella formula completa, se cambi r cambia la quota di IVA. La ritenuta resta sempre il 20% del compenso, qualunque sia la tua rivalsa.
Come gestisco marca da bollo e rimborsi ex art. 15 nel calcolo inverso?
Tienili fuori dal calcolo. Il bollo non incide su IVA e ritenuta: lo aggiungi alla fine, se dovuto, cioè 2 € oltre 77,47 €. Le spese anticipate per conto del cliente restano fuori campo IVA e ritenuta. Togli entrambe le voci dal netto, ricostruisci compenso, rivalsa, IVA e ritenuta, poi aggiungile al totale.
Come cambia il calcolo inverso con aliquote o rivalse diverse dal 4% e 22%?
Lo schema resta identico, cambiano solo i coefficienti. Sostituisci r con la rivalsa della tua Cassa e v con la tua aliquota IVA. Se l’operazione è esente o non imponibile, poni v=0 e scorpora solo la rivalsa. In reverse charge togli l’IVA dalla formula. Attento ai regimi speciali IVA, perché cambiano natura e campi della fattura.
Quali sono gli errori più comuni nel calcolo inverso e come li eviti?
I tre errori più comuni sono: calcolare l’IVA solo sul compenso dimenticando la rivalsa, applicare la ritenuta anche alla rivalsa e confondere calcolo inverso e scorporo IVA. Il calcolo inverso ricostruisce tutte le voci, lo scorporo toglie solo l’IVA. Per evitarli, segui sempre lo stesso ordine e controlla che il totale torni al centesimo.
