Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
In regime ordinario, la ditta individuale paga IRPEF a scaglioni, addizionali e contributi INPS artigiani/commercianti (fissi + percentuale oltre il minimale), oltre a gestire l’IVA. Il reddito imponibile deriva da ricavi meno costi deducibili e contributi.
- Aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000,01 euro (base normativa: TUIR, DPR 917/1986 e leggi di bilancio).
- Contributi INPS artigiani/commercianti: fissi annui (circa 4.427,04/4.515,43 euro) + percentuale sull’eccedenza oltre 18.415 euro (24% artigiani, 24,48% commercianti; fonte: circolari INPS annuali).
- IVA: si applica sulle vendite, si recupera sugli acquisti; liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale (base normativa: DPR 633/1972 e prassi dell’Agenzia delle Entrate).
Che cosa significa “regime ordinario” per una ditta individuale
Regime ordinario significa calcolare il reddito in modo analitico. Prendi i ricavi, togli i costi deducibili e ottieni il reddito d’impresa. Su quel reddito paghi contributi e imposte.
La contabilità può essere ordinaria (libri completi, principio di competenza: registri ricavi e costi quando maturano) o semplificata (principio di cassa: consideri incassi e pagamenti). Entrambe determinano un reddito “ordinario” e non forfettario.
Il regime forfettario, invece, usa un coefficiente fisso sui ricavi e non deduce i costi analitici. Qui non ci interessa perché trattiamo il regime ordinario. La base normativa per IRPEF è nel TUIR (DPR 917/1986) e per l’IVA nel DPR 633/1972.
Come si calcolano imposte e contributi nel 2026
Step 1 — Ricavi, costi deducibili e reddito d’impresa
Parti dai ricavi senza IVA. Togli i costi inerenti e documentati. Parlo di acquisti, servizi, canoni, utenze, ammortamenti, automezzi con limiti, e così via. Questo ti dà il reddito d’impresa “ante contributi”.
Definizione semplice: costo deducibile è una spesa utile all’attività, pagata e documentata. Se la spesa è promiscua (es. telefono), deduci solo la quota ammessa dalle regole fiscali.
Step 2 — Contributi INPS artigiani/commercianti
Se sei artigiano o commerciante, sei iscritto alla relativa Gestione INPS. Paghi due pezzi di contributi:
- Fissi: circa 4.427,04 euro (artigiani) o 4.515,43 euro (commercianti) per il 2026. Si versano in quattro rate trimestrali uguali, a prescindere dai ricavi.
- Variabili: se il tuo reddito supera 18.415 euro (minimale), versi una percentuale solo sulla parte che eccede. Aliquote 2026: 24% artigiani e 24,48% commercianti (valori indicati da circolari INPS annuali; consulta il portale INPS o il Ministero del Lavoro per gli aggiornamenti).
I contributi INPS sono deducibili dal reddito complessivo. In pratica, abbassano la base su cui calcoli l’IRPEF. La base normativa è nelle leggi previdenziali e nelle circolari INPS sui minimali e massimali.
Step 3 — IRPEF 2026 a scaglioni, detrazioni e addizionali
Una volta stimati i contributi, ottieni il reddito imponibile IRPEF: reddito d’impresa ante contributi meno contributi previdenziali. Applichi gli scaglioni 2026:
- Fino a 28.000 euro: 23%.
- Da 28.000,01 a 50.000 euro: 33% (ridotta rispetto al 35% del 2025).
- Oltre 50.000,01 euro: 43%.
Le addizionali regionali e comunali si calcolano a parte sul reddito imponibile, con aliquote fissate da Regione e Comune. Si pagano l’anno successivo come saldo e acconto. Base normativa: TUIR e norme regionali/comunali pubblicate su Normattiva e portali istituzionali.
Hai anche detrazioni per lavoro autonomo/impresa individuale, familiari a carico e oneri (es. interessi mutuo, assicurazioni). Queste riducono l’IRPEF lorda dopo il calcolo sugli scaglioni.
Step 4 — IVA: rivalsa, detrazione e adempimenti
L’IVA non è un costo se la gestisci bene. La addebiti in fattura (rivalsa) e la porti a credito sugli acquisti (detrazione). Versi la differenza con liquidazioni mensili o trimestrali, poi presenti la dichiarazione IVA annuale.
Se esporti o operi in UE, applichi regole specifiche (operazioni non imponibili, reverse charge). Per i dettagli, vedi DPR 633/1972 e prassi dell’Agenzia delle Entrate pubblicate su Normattiva e sul portale istituzionale.
Esempio numerico completo 2026
Dati: ditta individuale commerciante in regime ordinario. Ricavi 30.000 euro (IVA esclusa). Costi deducibili 2.000 euro. Contributi fissi INPS 4.515,43 euro. Aliquota eccedenza 24,48%. Minimale 18.415 euro.
1) Reddito d’impresa ante contributi: 30.000 – 2.000 = 28.000 euro.
2) Contributi INPS:
- Fissi: 4.515,43 euro.
- Eccedenza su cui calcolare i variabili: 28.000 – 18.415 = 9.585 euro.
- Variabili: 9.585 x 24,48% ≈ 2.346 euro.
- Contributi totali stimati: 4.515,43 + 2.346 ≈ 6.861,43 euro.
3) Imponibile IRPEF: 28.000 – 6.861,43 ≈ 21.138,57 euro.
4) IRPEF lorda: interamente nel primo scaglione 23% → 21.138,57 x 23% ≈ 4.862 euro (prima delle detrazioni). Addizionali escluse per semplicità.
5) Reddito netto stimato: 30.000 – 2.000 – 6.861,43 – 4.862 ≈ 16.276,57 euro. Il risultato reale varia per arrotondamenti, detrazioni, addizionali e acconti.
Nota: l’ordine corretto è calcolare i contributi sul reddito d’impresa ante contributi, poi dedurre i contributi per trovare la base IRPEF. Le istruzioni ufficiali sono riportate nelle guide INPS e nelle istruzioni del Modello Redditi PF dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Hai poco tempo? Usa questa sequenza “se… allora…” per stimare oneri e prezzi.
- Se il tuo reddito d’impresa ante contributi è fino a 18.415 euro, allora paghi solo i contributi fissi INPS. Sopra questo livello, aggiungi il 24% (artigiano) o 24,48% (commerciante) solo sulla parte eccedente.
- Se l’imponibile IRPEF (dopo contributi) resta entro 28.000 euro, allora tutta l’IRPEF è al 23%. Tra 28.000 e 50.000 euro, la quota eccedente è al 33%. Oltre, al 43%.
- Se vendi con IVA al 22% e i tuoi acquisti hanno IVA simile, allora l’IVA tende a pareggiare. Se acquisti senza IVA o con aliquote inferiori, preparati a versare più IVA.
- Se il margine operativo (ricavi – costi diretti) è sottile, allora considera l’impatto dei contributi fissi nell’anno di avvio: pesano anche con ricavi bassi.
- Se incassi in modo stagionale, allora valuta liquidazioni IVA trimestrali e metti da parte mensilmente una quota per IRPEF e contributi (tipicamente 30–40% del margine, stima prudenziale).
Fonti normative e cornice regolatoria
IRPEF: TUIR (DPR 917/1986) e leggi di bilancio annuali 2024–2026, consultabili su Normattiva e portali istituzionali del MEF e dell’Agenzia delle Entrate. Addizionali: delibere regionali e comunali pubblicate sui siti istituzionali e su Normattiva.
IVA: DPR 633/1972 e successive modifiche; risoluzioni e circolari dell’Agenzia delle Entrate. Obblighi di fatturazione elettronica e comunicazioni periodiche IVA: normativa e provvedimenti del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate.
Contributi INPS artigiani/commercianti: leggi previdenziali e circolari INPS annuali sui minimali e massimali contributivi. Per aggiornamenti, fare riferimento al portale del Ministero del Lavoro e al sito INPS.
IRAP: per le persone fisiche esercenti attività d’impresa e arti/professioni, l’IRAP non è più dovuta dal 2022 (Legge 234/2021, Legge di Bilancio 2022), salvo specifici casi residuali. Verifica sempre la tua situazione organizzativa.
Scadenze, acconti e dichiarazioni
Contributi INPS
I contributi fissi si pagano in quattro rate trimestrali uguali. I contributi sulle eccedenze si versano con saldo e acconto insieme alle imposte, tramite F24. Se apri o chiudi in corso d’anno, i contributi fissi si riproporzionano per mesi di iscrizione.
IRPEF e addizionali
Paghi il saldo IRPEF dell’anno precedente e l’acconto dell’anno in corso. L’acconto, di norma, è in due rate uguali (50% a giugno/luglio e 50% a novembre), salvo importi minimi. Puoi usare il metodo storico o previsionale.
IVA
Liquidazioni mensili o trimestrali, con versamenti periodici tramite F24. Comunicazioni delle liquidazioni periodiche e dichiarazione IVA annuale. Conserva le fatture elettroniche e verifica i registri IVA di vendita e acquisto.
Dichiarazioni
Usi il Modello Redditi PF con i quadri relativi al reddito d’impresa. Se rientri negli ISA, compili anche i relativi moduli. Conserva libri e registri contabili in base al regime (ordinario o semplificato).
Errori comuni da evitare
Non sottrarre l’IVA dal reddito: l’IVA non è un ricavo né un costo. Trattala a parte. Calcola i contributi prima dell’IRPEF, perché sono deducibili.
Non dimenticare addizionali e acconti. Rischi di sotto-stimare il fabbisogno di cassa. Tieni un conto dedicato e accantona mensilmente una quota di imposte e contributi.
Occhio alle spese non documentate o non inerenti. Non sono deducibili. Cura la documentazione. Segui le percentuali di deducibilità per auto, telefonia e rappresentanza.
| Scenario | Presupposti/Requisiti | Calcolo imposte e contributi | Tempistiche/Adempimenti |
|---|---|---|---|
| Artigiano con reddito ante contributi ≤ 18.415 € | Iscrizione Gestione Artigiani INPS; contabilità ordinaria o semplificata | Contributi: solo fissi (~4.427,04 €). IRPEF: su reddito ante contributi – contributi fissi; scaglioni 23/33/43% | INPS fisso in 4 rate; IRPEF saldo/acconto a giugno-luglio e novembre; IVA liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale |
| Commerciante con reddito ante contributi 30.000 € | Gestione Commercianti INPS; IVA ordinaria | Contributi: 4.515,43 € + 24,48% su (30.000 – 18.415). IRPEF: su imponibile al netto dei contributi; addizionali regionali/comunali | INPS fisso trimestrale + saldo/acconto eccedenza; F24 periodici IVA e imposte; Modello Redditi PF annuale |
| Nuova attività avviata a maggio | Apertura P.IVA in corso d’anno; obblighi contabili avvio | Contributi fissi pro-rata per mesi di iscrizione; IRPEF su reddito netto dell’anno; eventuali perdite riportabili | Prima rata INPS dopo iscrizione; acconti IRPEF possibili con metodo previsionale; comunicazioni IVA dal mese/trimestre di avvio |
| Ricavi elevati (> 50.000 € imponibile IRPEF) | Organizzazione strutturata; possibili ISA rilevanti | IRPEF: 23% + 33% + 43% sulla quota eccedente; contributi INPS su tutta l’eccedenza oltre il minimale; niente IRAP per persone fisiche (salvo eccezioni) | Monitoraggio acconti per evitare sanzioni; pianificazione cassa; eventuali rateazioni con interessi se previste |
FAQ
Qual è la differenza pratica tra regime ordinario e regime forfettario nel 2026?
Nel regime ordinario calcoli il reddito in modo analitico: ricavi meno costi deducibili. Deduce i contributi INPS e applichi IRPEF a scaglioni. Gestisci l’IVA, con rivalsa in fattura e detrazione sugli acquisti. Serve una contabilità strutturata (ordinaria o semplificata), registri, dichiarazioni IVA e Modello Redditi PF con i quadri d’impresa. La tassazione riflette i costi reali. Se hai costi importanti, l’ordinario può premiare.
Nel forfettario (base normativa: Legge 190/2014 e successive modifiche) applichi un coefficiente di redditività sui ricavi e non deduci i costi analitici. L’IVA di norma non si applica. L’imposta sostitutiva è fissa. È semplice ma meno precisa se hai costi elevati. La scelta dipende dal tuo mix ricavi/costi, investimenti e necessità di recuperare l’IVA.
Come deduco correttamente i contributi INPS e in che ordine faccio i calcoli?
L’ordine corretto è questo: 1) calcoli il reddito d’impresa ante contributi (ricavi – costi deducibili); 2) calcoli i contributi INPS dovuti su quel reddito (fissi + percentuale sull’eccedenza oltre il minimale, secondo le aliquote INPS dell’anno); 3) sottrai i contributi dal reddito ante contributi e ottieni la base imponibile IRPEF; 4) applichi gli scaglioni IRPEF e poi consideri le detrazioni e le addizionali. I contributi sono oneri deducibili dal reddito complessivo, come previsto dal TUIR e dalla prassi dichiarativa dell’Agenzia delle Entrate (istruzioni Modello Redditi PF). Così eviti di pagare IRPEF anche sulla quota destinata alla previdenza.
Come funzionano le addizionali regionali e comunali IRPEF e quando si pagano?
Le addizionali si calcolano sullo stesso imponibile IRPEF, dopo la deduzione dei contributi previdenziali. L’aliquota regionale e quella comunale variano in base a dove risiedi al 1° gennaio. Ogni Regione e Comune delibera le proprie aliquote e, talvolta, soglie di esenzione o scaglioni interni. Paghi il saldo delle addizionali dell’anno precedente e l’acconto dell’anno in corso insieme alle imposte principali, di solito con F24 a giugno/luglio e novembre. Le basi normative sono nelle leggi regionali e nelle delibere comunali, consultabili sui portali istituzionali e su Normattiva, oltre che nelle istruzioni del Modello Redditi.
Come gestisco l’IVA in pratica se sono in regime ordinario?
Emetti fattura con IVA applicando l’aliquota corretta. Annota le fatture di vendita e di acquisto. A ogni liquidazione calcoli IVA a debito meno IVA a credito e versi l’eventuale saldo. Se il credito supera il debito, lo riporti al periodo successivo o, se ne hai i requisiti, lo chiedi a rimborso o lo usi in compensazione. Attenzione a operazioni particolari: reverse charge, cessioni intracomunitarie (non imponibili), plafond per esportatori abituali. Tieni aggiornati i registri IVA e conserva le fatture elettroniche secondo le regole di conservazione digitale. La cornice è nel DPR 633/1972 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Non supero il minimale INPS: cosa pago? E se apro a metà anno?
Se il tuo reddito d’impresa ante contributi non supera 18.415 euro, versi solo i contributi fissi dell’anno (artigiani circa 4.427,04 euro; commercianti circa 4.515,43 euro, valori 2026). Non scattano i contributi percentuali sulla quota eccedente, perché non c’è eccedenza. Se apri in corso d’anno, i contributi fissi si calcolano pro-rata per i mesi di iscrizione. Gli importi esatti e le scadenze sono indicati ogni anno nelle circolari INPS. Ricorda che i contributi fissi si pagano a prescindere dagli incassi: pianifica la cassa e, se l’attività è stagionale, accantona per tempo.
