Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per avviare un home food legale serve quasi sempre Partita IVA, SCIA al SUAP e notifica sanitaria ASL; attività senza IVA sono solo occasionali e non organizzate. La cucina domestica raramente è idonea.
- La somministrazione/vendita di alimenti abituale richiede Partita IVA, SCIA e notifica sanitaria ASL secondo Reg. CE 852/2004 e art. 19 L. 241/1990.
- L’ATECO va scelto in base al modello: ristorazione in sede, catering a domicilio del cliente o asporto/produzione.
- Occasionale senza Partita IVA solo se episodico, non organizzato e senza struttura d’impresa; attenzione a sanzioni fiscali e sanitarie.
Home food e home restaurant: cosa sono davvero per la legge italiana
Home food e home restaurant indicano la preparazione di pasti in ambito domestico e la loro somministrazione o vendita a pagamento. Nella pratica, possono voler dire tre cose diverse.
Primo: far sedere i clienti a casa tua e servirli come in un ristorante. Secondo: cucinare a casa del cliente come personal chef o catering per eventi. Terzo: preparare in casa e vendere per asporto o consegna.
Ognuno di questi modelli ricade in regole diverse. La cornice generale è il codice civile, che definisce l’impresa come attività economica organizzata e abituale (art. 2082 c.c.). Per alimenti e bevande si applicano anche le norme su igiene e sicurezza alimentare (Reg. CE 852/2004 e Reg. CE 178/2002) e la disciplina sulla somministrazione (L. 287/1991, leggi regionali e regolamenti comunali).
Si può iniziare senza Partita IVA?
Cosa distingue l’attività occasionale dall’impresa
Puoi operare senza Partita IVA solo se l’attività è davvero occasionale: episodica, senza organizzazione, senza continuità e senza mezzi tipici d’impresa. È la logica del lavoro autonomo occasionale (art. 2222 c.c.).
Appena l’attività diventa abituale o organizzata, serve la Partita IVA (art. 5 e 35 DPR 633/1972 sulla soggettività IVA e l’obbligo di identificazione). Il famoso “limite 5.000 euro” non ti esonera dall’apertura: riguarda solo l’iscrizione previdenziale alla Gestione separata per certe prestazioni occasionali, non la qualifica d’impresa.
Somministrare o vendere alimenti a pagamento, anche da casa, richiede quasi sempre struttura, autorizzazioni e ripetitività. Quindi nella realtà, senza Partita IVA puoi solo fare eventi sporadici e non pubblicizzati come un’attività. Il Ministero del Lavoro e l’Agenzia delle Entrate chiariscono da anni che la continuità prevale sulle soglie economiche.
Eccezioni reali (rare) senza Partita IVA
Donazioni liberali in contesti privati, senza offerta al pubblico, non configurano attività economica. Manifestazioni temporanee di enti non commerciali possono seguire regole specifiche e SCIA temporanee. La vendita di prodotti agricoli propri ha un regime a parte (D.Lgs. 228/2001). Per un privato che fa “cene a pagamento” in casa, però, l’eccezione non regge: è impresa.
Requisiti autorizzativi e sanitari: cosa serve sul serio
SCIA al SUAP e requisiti professionali
Per iniziare devi presentare una SCIA al SUAP del Comune dove ha sede l’attività (art. 19 L. 241/1990 e D.Lgs. 222/2016, Tabella A). La SCIA attesta che rispetti i requisiti igienico-sanitari, edilizi, urbanistici e di sicurezza del locale.
Chi somministra alimenti e bevande deve avere i requisiti morali e professionali previsti dall’art. 71 del D.Lgs. 59/2010 e dalla L. 287/1991. Il requisito professionale si ottiene con il corso SAB (ex REC), con idoneo titolo di studio o con esperienza documentata.
La somministrazione “in sede” è attività di pubblico esercizio. Un’abitazione, di norma, non ha destinazione d’uso e caratteristiche idonee. Servono agibilità, accessibilità, servizi igienici a norma, impianti certificati e spesso cambio di destinazione d’uso.
Notifica sanitaria all’ASL e HACCP
Ogni operatore del settore alimentare deve notificare all’ASL l’avvio attività e l’elenco dei locali utilizzati (art. 6 Reg. CE 852/2004). In Italia la notifica avviene con modulistica regionale e può essere parte della pratica SUAP.
Devi adottare un piano di autocontrollo basato sul metodo HACCP, cioè un documento che spiega rischi, controlli, formazione, tracciabilità e gestione allergeni. La formazione HACCP è obbligatoria, con aggiornamenti periodici decisi dalle Regioni. Le sanzioni sono nel D.Lgs. 193/2007.
Requisiti dei locali: quando la cucina di casa è ammessa
Alcune Regioni ammettono il “laboratorio domestico” per piccole produzioni non deperibili o per specifiche tipologie. Servono requisiti stringenti: superfici lavabili, separazione delle attività, lavamani, corretta ventilazione, stoccaggio, planimetrie, gestione rifiuti e infestanti. Verifica presso la tua ASL.
La somministrazione con consumo sul posto in abitazione è di regola esclusa. Manca la destinazione commerciale e i requisiti di pubblico esercizio. In pratica, l’home restaurant “con tavoli in salotto” raramente supera il vaglio edilizio e sanitario.
Quale codice ATECO scegliere nel 2026
La scelta del codice ATECO va fatta in base al modello operativo effettivo. Indicare il codice errato può creare problemi con INPS, inquadramento, coefficienti del forfettario e controlli.
Per ristorazione con somministrazione in un locale aperto al pubblico si usa il 56.10.11 “Ristorazione con somministrazione”. Questo include ristoranti, pizzerie, pub ed esercizi simili con servizio al tavolo.
Per fare il personal chef o il catering presso il domicilio del cliente si usa il 56.21.00 “Catering per eventi, banqueting”. Prepari, trasporti e somministri in occasione di eventi non continuativi, spesso in locali del cliente.
Per preparazione di cibi da asporto, anche con consegna a domicilio, si usa il 56.10.20 “Ristorazione senza somministrazione con preparazione di cibi da asporto”. Serve un laboratorio idoneo; la cucina domestica è ammessa solo dove la Regione lo consente espressamente.
Se offri mense o catering continuativo su base contrattuale, l’area è 56.29, da valutare nel dettaglio. Verifica sempre la descrizione ufficiale ATECO e adegua l’oggetto nella SCIA.
Adempimenti fiscali e contabili nel 2026
Regime forfettario o ordinario
Se rispetti i requisiti, puoi aderire al regime forfettario. La soglia di ricavi annui attualmente è pari a 85.000 euro (legge di bilancio 2023 e successive conferme, verifica su Normattiva). Il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività legato al codice ATECO previsto dalla L. 190/2014.
Nel forfettario non detrai l’IVA sugli acquisti e paghi imposta sostitutiva sul reddito calcolato forfettariamente. Nel regime ordinario applichi l’IVA sulle vendite, detrai quella sugli acquisti e tieni una contabilità più strutturata. La scelta va fatta con simulazioni numeriche realistiche.
Fattura elettronica, corrispettivi e POS
La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i titolari di Partita IVA, inclusi i forfettari (D.L. 36/2022 convertito e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate). I pubblici esercizi emettono corrispettivi telematici con registratore telematico, salvo emissione di fattura su richiesta.
Devi dotarti di POS e accettare pagamenti elettronici, senza soglie di importo; sono previste sanzioni in caso di rifiuto (discipline introdotte e rafforzate dal 2022 in avanti). Conserva le fatture e i corrispettivi a norma.
Contributi INPS e coperture assicurative
La ristorazione ricade nella Gestione Commercianti INPS. Sono dovuti contributi fissi annuali su un minimale, con conguaglio percentuale sulla quota eccedente. Gli importi si aggiornano ogni anno con circolari INPS: nel 2026 si attestano, in media, tra 4.500 e 5.000 euro annui per titolare, salvo variazioni ufficiali.
L’assicurazione INAIL è obbligatoria per i dipendenti coinvolti in lavorazioni a rischio (DPR 1124/1965). Per il titolare senza dipendenti, nella somministrazione pura l’obbligo non è sempre previsto, ma verifica con la sede INAIL secondo le mansioni svolte e l’assetto del laboratorio.
Costi e tempistiche di avvio realistici nel 2026
PEC e firma digitale: 30-90 euro/anno complessivi. Servono per depositare pratiche e firmare digitalmente (Codice dell’Amministrazione Digitale, D.Lgs. 82/2005 e norme sul domicilio digitale).
ComUnica per apertura Partita IVA, iscrizione al Registro Imprese e INPS: oneri amministrativi variabili; diritto annuale CCIAA per ditte individuali in genere tra 40 e 120 euro, oltre imposta di bollo e diritti di segreteria. La domanda passa dal portale della Camera di Commercio.
SCIA al SUAP: diritti variabili per Comune, di solito 30-150 euro. Notifica sanitaria ASL: costi regionali tra 0 e 150 euro. Corso SAB: 600-1.200 euro. Formazione HACCP: 50-200 euro a persona.
Attrezzature e adeguamenti: registratore telematico 250-1.000 euro; adeguamento impianti e locali da poche migliaia a decine di migliaia di euro, secondo stato dell’immobile. Polizza RC attività: 150-500 euro/anno. Le cifre possono cambiare per Regione e Comune.
Tempistiche: con locale idoneo, la SCIA produce effetti immediati; ASL e Comune possono controllare dopo. L’iter completo, dalla progettazione alla piena operatività, richiede spesso 2-8 settimane, più i tempi di adeguamento.
Regola decisionale rapida
Se fai sedere i clienti a casa tua
Vuoi servire al tavolo in salotto? Probabile NO. Serve destinazione d’uso commerciale, requisiti da pubblico esercizio, SCIA somministrazione e notifica ASL. Quasi sempre l’abitazione non li ha. Soluzione: cerca un locale idoneo o un kitchen-sharing autorizzato.
Se cucini a casa del cliente
Vuoi fare personal chef o catering in location del cliente? SÌ, se apri Partita IVA, scegli 56.21.00, presenti SCIA per catering secondo il Comune, notifichi all’ASL il deposito/mezzi e rispetti HACCP, trasporto e tracciabilità.
Se prepari a casa e vendi asporto/consegna
Possibile SOLO se la tua Regione ammette laboratorio domestico e la tua cucina rispetta i requisiti ASL. Altrimenti ti serve un laboratorio commerciale dedicato. Codice ATECO 56.10.20, SCIA, notifica sanitaria, etichettatura e allergeni (Reg. UE 1169/2011).
Se vuoi “testare il mercato” senza Partita IVA
Puoi farlo una tantum, senza pubblicità e senza organizzazione stabile. Niente somministrazione al pubblico. Resta una zona grigia e rischiosa. Meglio avviare con Partita IVA in forfettario e scala in sicurezza.
Errori da evitare e sanzioni
Somministrare senza SCIA e senza requisiti può portare a chiusura immediata, sequestro attrezzature e sanzioni amministrative secondo le leggi regionali e i regolamenti comunali (riferimento alla L. 287/1991). La mancata notifica sanitaria e le violazioni HACCP sono sanzionate dal D.Lgs. 193/2007.
Operare senza Partita IVA quando dovuta comporta sanzioni IVA e imposte dirette (D.Lgs. 471/1997 e seguenti), accertamenti e recuperi d’imposta. Rifiutare pagamenti elettronici comporta sanzioni dedicate. La mancata emissione di corrispettivo genera sanzioni progressive e possibile chiusura.
Fonti normative utili da consultare
Puoi approfondire su Normattiva le norme citate: art. 2082 e 2222 c.c.; DPR 633/1972 art. 5 e 35; L. 287/1991; D.Lgs. 59/2010 art. 71; D.Lgs. 222/2016; DPR 160/2010; Reg. CE 852/2004; Reg. CE 178/2002; Reg. UE 1169/2011; D.Lgs. 193/2007; DPR 1124/1965. Per prassi applicative, vedi i siti del Ministero della Salute, del Ministero del Lavoro, dell’Agenzia delle Entrate, di INPS e INAIL.
| Scenario | Autorizzazioni e adempimenti | Requisiti tecnici principali | Tempistiche tipiche |
|---|---|---|---|
| Home restaurant in abitazione con tavoli | Partita IVA; SCIA somministrazione al SUAP; notifica sanitaria ASL; requisito SAB | Destinazione d’uso commerciale; servizi igienici a norma; impianti certificati; manuale HACCP; accessibilità | Difficile da ottenere in abitazione; spesso non autorizzabile. In locale idoneo: 2-8 settimane |
| Personal chef/catering a casa del cliente (56.21.00) | Partita IVA; SCIA per catering secondo Comune; notifica ASL per OSA, mezzi e deposito; HACCP | Piani di trasporto a temperatura controllata; tracciabilità materie prime; formazione HACCP; eventuale deposito idoneo | 1-4 settimane dalla presentazione pratiche, se requisiti già in regola |
| Preparazione da asporto/consegna da laboratorio proprio (56.10.20) | Partita IVA; SCIA commercio alimentare; notifica ASL; registratore telematico; POS; etichettatura e allergeni | Laboratorio conforme; separazioni sporco/pulito; attrezzature idonee; gestione allergeni; smaltimento rifiuti | 3-6 settimane, più tempi di adeguamento locali |
| Preparazione in cucina domestica (laboratorio domestico regionale) | Partita IVA; SCIA; notifica ASL; rispetto linee guida regionali; limiti su tipologie prodotte | Superfici lavabili; lavamani; stoccaggio separato; controllo infestanti; divieto animali in cucina; manuale HACCP | Variabile; 2-4 settimane se la cucina è già conforme e la Regione lo consente |
| Evento occasionale senza Partita IVA | Possibile solo se episodico, non organizzato; per eventi pubblici: SCIA temporanea; niente struttura d’impresa | Nessuna vendita sistematica; niente pubblicità continuativa; rispetto norme igieniche minime | Limitato al singolo evento; non ripetibile come attività |
FAQ
Posso avviare un home restaurant senza Partita IVA se resto sotto 5.000 euro l’anno?
No. La soglia di 5.000 euro non definisce quando serve la Partita IVA. Serve se l’attività è abituale e organizzata, anche con ricavi bassi. Il codice civile (art. 2082) guarda a continuità e organizzazione. La somministrazione di alimenti implica struttura, menù, promozione, prenotazioni e ripetitività. Questi elementi fanno scattare l’obbligo. Restare sotto una soglia economica non cambia la natura dell’attività. Inoltre, per somministrare o vendere cibo servono anche SCIA e notifica sanitaria, che richiedono l’inquadramento come impresa. Operare “in piccolo” senza requisiti espone a sanzioni fiscali (D.Lgs. 471/1997) e sanitarie (D.Lgs. 193/2007).
La mia cucina di casa può diventare un laboratorio alimentare?
Dipende dalle regole regionali e dal tuo Comune. Alcune Regioni ammettono il laboratorio domestico per produzioni limitate e non deperibili, con requisiti molto precisi. Servono superfici lavabili e integre, lavamani dedicato, corretta ventilazione, zone separate per sporco/pulito, contenitori per rifiuti a pedale, nessun animale domestico in cucina durante la lavorazione, gestione infestanti, procedure di pulizia e registri HACCP. Devi presentare SCIA e notifica sanitaria indicando i locali. La tua ASL effettuerà controlli. Se vuoi somministrare con consumo sul posto nella tua abitazione, nella maggior parte dei casi non è possibile: mancano destinazione commerciale e standard da pubblico esercizio previsti dalla L. 287/1991 e dai regolamenti edilizi locali.
Meglio ATECO 56.10.11 o 56.21.00 per iniziare?
Se metti tavoli e servi in un locale aperto al pubblico, l’ATECO corretto è 56.10.11 “Ristorazione con somministrazione”. Se invece lavori come personal chef o fai catering in location del cliente, scegli 56.21.00 “Catering per eventi, banqueting”. Cambia tutto: requisiti dei locali, modalità di trasporto, assicurazioni, gestione della catena del freddo e pianificazione HACCP. Per asporto e consegna senza somministrazione, usa 56.10.20. Scegliere l’ATECO coerente evita incongruenze con INPS, coefficienti del forfettario (L. 190/2014) e controlli. In dubbio, descrivi puntualmente l’attività nella SCIA e chiedi un pre-parere al SUAP.
Conviene il regime forfettario per un home food nel 2026?
Spesso sì, perché ha imposta sostitutiva e adempimenti semplificati. La soglia di ricavi è attualmente 85.000 euro. Il reddito imponibile si calcola con un coefficiente legato all’ATECO (tabella allegata alla L. 190/2014). Ma il forfettario non consente di detrarre l’IVA sugli acquisti e limita la deducibilità dei costi reali. Se prevedi investimenti importanti (cucina professionale, impianti, affitto locale, personale), il regime ordinario potrebbe convenire per recuperare l’IVA e dedurre i costi effettivi. Valuta anche i contributi INPS in percentuale sul reddito: nel forfettario restano, sebbene con eventuali agevolazioni in ingresso. Fai simulazioni con scenari di ricavi e costi su 12-24 mesi prima di scegliere.
Cosa rischio se inizio a cucinare e vendere da casa senza permessi?
Rischi su tre fronti. Fiscale: l’attività abituale senza Partita IVA comporta accertamenti, recupero dell’IVA, imposte, interessi e sanzioni (D.Lgs. 471/1997). Amministrativo: somministrare o vendere senza SCIA e senza requisiti porta a chiusura, sequestro attrezzature e sanzioni secondo regolamenti comunali e leggi regionali sulla somministrazione (L. 287/1991). Sanitario: senza notifica ASL e senza HACCP rischi sanzioni del D.Lgs. 193/2007 e, in caso di intossicazioni, responsabilità penali e civili. Inoltre, rifiutare pagamenti elettronici o non emettere scontrino digitale comporta ulteriori sanzioni. Prevenire è semplice: inquadra bene l’attività, scegli l’ATECO corretto, presenta SCIA e notifica sanitaria, forma chi lavora con te e usa strumenti fiscali a norma.
