Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per fare dropshipping in Italia devi aprire partita IVA, scegliere il codice ATECO corretto, inviare SCIA se vendi al dettaglio online e gestire IVA/OSS-IOSS secondo le norme vigenti.
- Il vero dropshipping è commercio al dettaglio online: codice ATECO 47.91.10, SCIA al SUAP e iscrizione in Camera di Commercio.
- Se promuovi prodotti altrui e prendi commissioni (affiliazione), è un’attività di servizi: ATECO 73.11.02, niente SCIA commercio.
- Per vendite B2C UE usa OSS sopra 10.000 euro annui; per importazioni fino a 150 euro valuta IOSS. Fatturazione elettronica obbligatoria per tutti.
Che cos’è il dropshipping e come si inquadra ai fini fiscali
Nel dropshipping vendi un bene a un cliente finale. Incassi dal cliente e il fornitore spedisce per tuo conto. Tu resti il venditore di riferimento.
Questo è commercio al dettaglio via internet. Lo dice la prassi fiscale: conta chi emette la fattura o ricevuta al cliente, non chi spedisce. La normativa IVA (DPR 633/1972) e il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) ti riconoscono come venditore.
Diverso è il marketing di affiliazione. In quel caso promuovi prodotti di terzi. Non incassi dal cliente e non vendi tu. Prendi una commissione. È un servizio pubblicitario, non commercio.
Questa distinzione regola tutto: codice ATECO, SCIA, iscrizioni, gestione IVA, contributi INPS. È il primo bivio da risolvere con chiarezza.
Codice ATECO corretto: 47.91.10 per e‑commerce, 73.11.02 per affiliazione
Quando usare 47.91.10 – Commercio al dettaglio di qualsiasi tipo di prodotto effettuato via internet
Usalo se:
- fissi i prezzi al pubblico;
- incassi dal cliente (carta, PayPal, bonifico, contrassegno);
- emetti documento fiscale al cliente (fattura o documento commerciale);
- gestisci resi, garanzie e assistenza post‑vendita.
Conseguenze amministrative:
- SCIA per vendita al dettaglio via internet al SUAP del Comune (D.Lgs. 114/1998 e D.Lgs. 222/2016);
- iscrizione al Registro Imprese in Camera di Commercio tramite ComUnica;
- INPS Gestione Commercianti (contributi fissi più eventuale percentuale sul reddito).
Quando usare 73.11.02 – Conduzione di campagne di marketing e altri servizi pubblicitari
Usalo se:
- non vendi tu il bene al cliente finale;
- non incassi il prezzo del bene;
- fatturi al partner la tua commissione per la promozione.
Conseguenze amministrative:
- in genere non serve SCIA commercio perché non vendi beni;
- se operi come professionista, non ti iscrivi al Registro Imprese; se invece strutturi come agenzia, potresti iscriverti come impresa;
- contributi INPS di norma in Gestione Separata (se professionista senza cassa).
Attenzione: non esiste un codice ATECO “dropshipping” dedicato. La scelta dipende dal modello di business effettivo. Un codice errato può portare a sanzioni e a iscrizioni previdenziali sbagliate.
Iter di apertura: PEC, firma digitale, ComUnica, SCIA, partita IVA
PEC e firma digitale: quando servono davvero
La PEC è obbligatoria per tutte le imprese individuali iscritte al Registro Imprese, come da Codice dell’Amministrazione Digitale e norme sul domicilio digitale. La firma digitale serve per firmare la pratica ComUnica.
Per un libero professionista non iscritto in Albo, la PEC non è sempre obbligatoria per legge, ma è fortemente consigliata. La firma digitale può non servire se non invii ComUnica.
Partita IVA: modelli e registrazioni
- Ditta individuale commercio online: pratica ComUnica al Registro Imprese. Con ComUnica apri partita IVA (Agenzia Entrate), ti iscrivi in Camera di Commercio e all’INPS Gestione Commercianti in un’unica soluzione.
- Professionista marketing/affiliazione: apertura partita IVA con modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate. Iscrizione INPS Gestione Separata. Nessuna SCIA commercio.
SCIA per e‑commerce
Per il commercio al dettaglio via internet devi inviare la SCIA al SUAP del Comune dove hai la sede. La SCIA ha effetto immediato (D.Lgs. 222/2016). Alcuni Comuni richiedono diritti SUAP e imposta di bollo. Tieni pronta una breve descrizione dell’attività e i dati del sito.
Tempistiche tipiche
- PEC e firma digitale: 1‑3 giorni lavorativi.
- ComUnica e apertura posizione: 1‑5 giorni, variabile per Camera di Commercio e INPS.
- SCIA: immediata con protocollazione SUAP, con eventuale verifica successiva.
Conserva ricevute e protocolli. Servono per dimostrare l’avvio attività in caso di controlli.
Regime fiscale, IVA e contributi nel 2026
Regime forfettario e ordinario
Il regime forfettario resta accessibile fino a 85.000 euro di ricavi/compensi annui, con uscita immediata se superi 100.000 nell’anno. Le norme chiave sono nella Legge 190/2014 e successive modifiche (Legge 208/2015 e Legge 145/2018). Verifica ogni anno la Legge di Bilancio su Normattiva.
Aliquote imposta sostitutiva:
- 5% per le nuove attività per i primi 5 anni, se rispettate le condizioni di start‑up;
- 15% oltre i 5 anni o se non hai i requisiti ridotti.
Coefficienti di redditività:
- Commercio al dettaglio (ATECO 47.91.10): 40%. Significa che su 100 di ricavi, il reddito imponibile è 40.
- Servizi professionali/marketing (ATECO 73.11.02): 78%.
Nel regime ordinario semplificato applichi IVA, deduci costi reali e calcoli l’IRPEF a scaglioni con addizionali. È spesso preferibile se hai molti costi deducibili o margini bassi.
IVA, fatturazione elettronica, OSS e IOSS
La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, dal 2024 in avanti, con invio tramite Sistema di Interscambio. Riferimenti: DL 36/2022 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Vendite B2C in UE di beni: si applica la soglia unica di 10.000 euro annui per vendite a distanza intra‑UE. Superata, devi applicare l’IVA del Paese di destinazione e puoi aderire all’OSS (regime speciale UE). Norme: Regolamento UE 2017/2455, Direttiva UE 2017/2455, Direttiva UE 2019/1995, recepite in Italia con D.Lgs. 83/2021.
Importazioni fino a 150 euro spedite a privati UE: puoi usare IOSS per applicare e versare l’IVA al checkout, semplificando lo sdoganamento. Senza IOSS, l’IVA può essere addebitata al cliente in dogana, con rischi di abbandono carrello e resi.
Marketplace che facilitano vendite di beni importati da Paesi terzi possono essere “fornitori presunti” per l’IVA. Ma se vendi dal tuo sito, la responsabilità resta tua. Base normativa: pacchetto e‑commerce IVA 2021.
Doganale, EORI e resi
Se risulti importatore di riferimento, richiedi il numero EORI per operazioni doganali. Verifica nei contratti con i fornitori chi sostiene dazi, IVA all’import e oneri di sdoganamento. Le rese e le garanzie vanno gestite secondo il Codice del Consumo e il D.Lgs. 70/2003 sul commercio elettronico.
Contributi INPS
- Gestione Commercianti: contributi fissi annuali calcolati sul minimale di reddito, aggiornati da circolare INPS ogni anno (in media tra 4.100 e 4.800 euro nel triennio recente), più una percentuale sul reddito eccedente.
- Gestione Separata professionisti senza cassa: aliquota definita da circolare INPS annuale (intorno al 26% negli ultimi anni), senza minimali fissi.
Scegliere codice ATECO errato può portare a iscrizione in gestione previdenziale sbagliata. È un rischio concreto e costoso.
Obblighi informativi e tutele del consumatore
Il D.Lgs. 70/2003 e il Codice del Consumo impongono informazioni chiare su identità del venditore, prezzi IVA inclusa, costi di spedizione, diritto di recesso (14 giorni) e garanzia legale di conformità. Dal D.Lgs. 26/2023 ci sono regole stringenti su sconti e recensioni.
Serve un’informativa privacy conforme al GDPR e una gestione corretta dei cookie. Evita pratiche commerciali scorrette e dark patterns. Le autorità vigilanti possono sanzionare.
Regola decisionale rapida
1) Incassi tu dal cliente finale?
Sì: sei un rivenditore online. ATECO 47.91.10, SCIA al SUAP, Registro Imprese, INPS Commercianti, documento fiscale al cliente, gestisci IVA/OSS/IOSS. No: fai promozione. ATECO 73.11.02, niente SCIA commercio, INPS Gestione Separata (in genere), fatturi commissioni.
2) Vendi beni a privati in altri Paesi UE?
Se sotto 10.000 euro totali UE annui: puoi fatturare con IVA italiana. Se superi 10.000: applica IVA del Paese di destinazione e iscrivi OSS per semplificare i versamenti.
3) Spedisci da Paesi extra‑UE a consumatori UE?
Per beni fino a 150 euro: valuta IOSS per incassare l’IVA al checkout. O rischi dazi/IVA a carico cliente e abbandono consegne. Oltre 150 euro: niente IOSS, gestisci IVA/dazi all’import con l’incoterm concordato.
4) Hai costi elevati rispetto ai ricavi o margini bassi?
Se margini bassi e costi alti, considera il regime ordinario. Se margini alti e fatturato entro 85.000 euro, il forfettario può essere più conveniente. Confronta simulazioni IRPEF e contributi.
5) Hai un sito sempre attivo?
Sì: l’attività è continuativa. Niente prestazione occasionale. Apri partita IVA e metti in regola SCIA/Registro/INPS dove richiesto. Le basi sono nel D.Lgs. 114/1998 e nelle regole IVA del DPR 633/1972.
Costi di apertura e gestione: cosa mettere a budget
I costi variano per fornitore e Comune. Qui trovi intervalli realistici nel 2026. Verifica sempre i tariffari locali e le circolari aggiornate.
- PEC: da 5 a 15 euro/anno. Obbligatoria per imprese iscritte al Registro Imprese.
- Firma digitale: da 25 a 60 euro/anno, necessaria per ComUnica.
- ComUnica: imposta di bollo telematica di circa 17,50 euro, diritti di segreteria 18‑60 euro, più diritto annuale CCIAA.
- Diritto annuale Camera di Commercio: in genere 50‑150 euro per ditte individuali (dipende dalla provincia e da eventuali maggiorazioni deliberate).
- SCIA SUAP commercio online: da 0 a 200 euro tra diritti e bollo, secondo il Comune.
- Contributi INPS Commercianti: quota fissa annua 4.100‑4.800 euro circa, più percentuale sul reddito eccedente (valori definiti da circolare INPS annuale).
- Gestione Separata INPS: contributi senza minimali, aliquota attorno al 26% sul reddito imponibile (verifica la circolare INPS dell’anno).
- Software fatturazione elettronica: da 0 a 200 euro/anno, secondo funzionalità.
- Consulenza fiscale: variabile in base al regime e ai servizi inclusi.
Fonti normative e amministrative di riferimento
Per verificare norme e aggiornamenti consulta il portale Normattiva per leggi e decreti, il sito dell’Agenzia delle Entrate per IVA, fatturazione elettronica, OSS/IOSS, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy per ComUnica e Registro Imprese, il Ministero del Lavoro e l’INPS per la previdenza, e il SUAP del Comune per la SCIA. Per commercio elettronico e tutela consumatori fai riferimento al D.Lgs. 70/2003 e al D.Lgs. 206/2005. Per IVA UE sul commercio elettronico vedi D.Lgs. 83/2021 e i regolamenti/direttive UE del 2017 e 2019.
| Scenario | Codice ATECO | Requisiti/Iscrizioni | Adempimenti IVA | Tempistiche e Costi tipici |
|---|---|---|---|---|
| Dropshipping puro (tu vendi e incassi; fornitore spedisce) | 47.91.10 | SCIA SUAP; Registro Imprese; INPS Commercianti; PEC e firma digitale | Fattura elettronica; IVA italiana o OSS sopra 10.000 euro UE; IOSS per import ≤150 euro | 1‑5 gg apertura; SCIA immediata; 100‑400 euro apertura; CCIAA 50‑150 euro/anno; INPS fissi 4.1‑4.8k/anno |
| Affiliazione/marketing (commissioni, non vendi beni) | 73.11.02 | Nessuna SCIA commercio; partita IVA AA9/12; INPS Gestione Separata; PEC consigliata | Fattura elettronica senza OSS/IOSS sui beni; IVA su servizi secondo regole territorialità | 1‑3 gg apertura; costi iniziali minimi; contributi senza minimali, aliquota INPS ~26% |
| Vendite intra‑UE superiori a 10.000 euro | 47.91.10 | Come commercio online; opzione/adesione OSS | IVA del Paese di destinazione tramite OSS trimestrale | OSS attivo dal trimestre successivo all’iscrizione; oneri gestionali software/fisco |
| Import da Paesi extra‑UE con consegna diretta al cliente UE | 47.91.10 | EORI se importatore; accordi contrattuali con fornitore e corriere | IOSS per spedizioni ≤150 euro; oltre 150 euro IVA/dazi in dogana con incoterm concordato | EORI in pochi giorni; costi dazi/IVA variabili; rischio resi se IVA addebitata alla consegna |
FAQ
Posso iniziare il dropshipping con prestazione occasionale senza aprire partita IVA?
No, se hai un sito sempre attivo e promuovi/vendi continuativamente, l’attività è abituale. La prestazione occasionale serve per lavori sporadici e non organizzati. Con il dropshipping pianifichi, fai marketing, acquisisci ordini e gestisci resi. È impresa commerciale. La base è nel D.Lgs. 114/1998 per il commercio e nel DPR 633/1972 per l’IVA, che presuppongono stabilità dell’attività. Apri quindi partita IVA e, se vendi beni, invia la SCIA al SUAP e iscriviti in Camera di Commercio e INPS Commercianti. Operare “in nero” espone a sanzioni fiscali, contributive e amministrative.
Per il dropshipping devo usare per forza il codice ATECO 73.11.02 come marketing?
No, solo se fai marketing di affiliazione e non vendi tu i beni. Nel dropshipping autentico tu vendi al cliente, incassi e sei responsabile di fattura, IVA, recesso e garanzia. In questo caso il codice più coerente è 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet). Il 73.11.02 riguarda servizi pubblicitari: fatturi commissioni al partner, non emetti documento fiscale per la vendita del bene al consumatore. Scegliere il codice errato può farti evitare la SCIA e l’iscrizione corretta a INPS, con rischi di recuperi contributivi e sanzioni.
Come funziona l’IVA nel dropshipping se vendo in tutta l’Unione Europea?
Se le tue vendite B2C complessive verso altri Paesi UE restano entro 10.000 euro annui, puoi applicare l’IVA italiana. Se superi la soglia, devi applicare l’IVA del Paese di destinazione. Per semplificare, scegli l’OSS: invii una dichiarazione trimestrale unica all’Agenzia delle Entrate e riversi l’IVA ai vari Stati membri. Per beni spediti da Paesi extra‑UE verso consumatori UE, sotto i 150 euro puoi usare l’IOSS per incassare l’IVA in checkout e velocizzare la dogana. Queste regole discendono dal pacchetto e‑commerce IVA 2021 (Regolamento UE 2017/2455, Direttive 2017/2455 e 2019/1995, D.Lgs. 83/2021). Tieni traccia di soglie e Paesi per evitare errori di aliquota e sanzioni.
Quali sono i costi previdenziali e come scegliere tra Gestione Commercianti e Gestione Separata?
Se vendi beni (ATECO 47.91.10) ti iscrivi alla Gestione Commercianti: paghi contributi fissi annuali sul minimale di reddito (aggiornati ogni anno dall’INPS tramite circolare), più una percentuale sull’eccedenza. Anche con reddito basso, la quota fissa resta dovuta. Se invece svolgi servizi di marketing/affiliazione come professionista (ATECO 73.11.02) ti iscrivi di norma alla Gestione Separata: non hai minimali, paghi un’aliquota percentuale sul reddito effettivo. La scelta non è libera: dipende dall’attività concreta. Un errato inquadramento può portare recuperi contributivi pluriennali. In caso di dubbio, verifica con INPS e consulente alla luce della descrizione attività e dei contratti con i partner.
Devo adeguare il sito e le condizioni di vendita a norme specifiche oltre al fisco?
Sì. Il D.Lgs. 70/2003 richiede informazioni chiare sul prestatore (dati aziendali, contatti), fasi per concludere l’ordine e archiviazione del contratto. Il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005) impone informazioni precontrattuali trasparenti, diritto di recesso di 14 giorni con moduli chiari, garanzia legale di conformità e regole sulle pratiche commerciali scorrette. Il D.Lgs. 26/2023 disciplina l’annuncio di sconti e l’autenticità delle recensioni. Devi rispettare GDPR per privacy e cookie, con banner e policy aggiornate. Prezzi devono essere IVA inclusa e con indicazione dei costi di spedizione. Se vendi fuori Italia, verifica anche eventuali obblighi locali su etichettatura e sicurezza del prodotto. Questi aspetti sono controllati dalle Autorità competenti e le sanzioni possono essere rilevanti.
