Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
In forfettario versi il 5% (start-up) o 15% su base forfetaria; in ordinario l’IRPEF è 23%-33%-43%. Imponibile forfettario: incassi x coefficiente di redditività, meno contributi dedotti.
- Regime forfettario: limite 85.000 euro di ricavi/compensi annui; imposta sostitutiva 5% o 15%; niente IVA; principio di cassa (tassi sui soldi incassati).
- Regime ordinario: IRPEF per scaglioni 23%-33%-43%; IVA e contabilità analitica; deduzioni e detrazioni piene.
- Contributi previdenziali: deducibili dal reddito; artigiani/commercianti possono chiedere riduzione del 35% dei contributi fissi.
Cos’è il regime forfettario e come funziona
Il regime forfettario è un regime agevolato per ditte individuali e professionisti. Prevede un’imposta sostitutiva che rimpiazza IRPEF, addizionali e IRAP.
Non applichi l’IVA sulle fatture e non detrai l’IVA sugli acquisti. La contabilità è semplificata.
La tassazione non avviene sui ricavi netti reali, ma su una quota standard. Questa quota è il coefficiente di redditività. È una percentuale fissata per gruppi ATECO. Serve a stimare il tuo margine medio.
Il reddito imponibile si calcola così: incassi effettivi dell’anno x coefficiente di redditività, meno i contributi previdenziali pagati. Su questo imponibile applichi l’imposta sostitutiva: 5% per le nuove attività agevolate, altrimenti 15%.
Base normativa: Legge 190/2014 (commi 54-89) e successive modifiche; Testo Unico IVA, DPR 633/1972; vedi anche il portale Normattiva e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Requisiti di accesso ed esclusioni
Puoi entrare se nell’anno precedente i ricavi/compensi non superano 85.000 euro. Il tetto vale per la singola attività svolta con partita IVA individuale.
Se non risiedi in Italia, puoi aderire solo se sei residente in un Paese UE/SEE e produci in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.
Cause principali di esclusione:
- Uso di regimi speciali IVA (per esempio agricoltura, agenzie di viaggio). Riferimento: DPR 633/1972.
- Partecipazione in società di persone o associazioni professionali. Possesso e controllo di SRL che svolge attività riconducibile alla tua.
- Spese per lavoro dipendente, collaboratori o coadiuvanti oltre 20.000 euro lordi annui.
- Redditi di lavoro dipendente e assimilati sopra 30.000 euro nell’anno precedente, salvo cessazione del rapporto. Quadro regolato dalla Legge 190/2014, come modificata dalle Leggi di Bilancio succedutesi.
Novità stabilizzate: soglia 85.000 euro e fuoriuscita immediata se superi 100.000 euro in corso d’anno, con applicazione IVA dalla fattura successiva. Base: Legge 197/2022 e prassi Agenzia delle Entrate.
Calcolo pratico nel forfettario: esempio completo
Principio di cassa: contano solo i compensi incassati entro il 31 dicembre. Le fatture non incassate non rilevano nell’anno.
Definizione chiave. Coefficiente di redditività: percentuale che stima il margine tipico del tuo ATECO. Esempio: professioni intellettuali 78%; commercio 40%. Le percentuali sono fissate per legge.
Esempio pratico. Maria è copywriter. Ha la partita IVA da due anni, quindi ha l’aliquota al 5% (nuove attività) per 5 anni. Incassa 25.000 euro. Il suo coefficiente è 78%. Ha versato 1.000 euro di contributi deducibili.
Base imponibile: 25.000 x 78% = 19.500. Detraggo i contributi: 19.500 – 1.000 = 18.500.
Imposta sostitutiva: 18.500 x 5% = 925 euro. A questa somma aggiungerà i contributi dell’anno in corso, calcolati con l’aliquota e le regole INPS della propria gestione.
Normativa: L. 190/2014; TUIR (DPR 917/1986) per la deducibilità dei contributi; circolari INPS sulle aliquote annuali.
Regime ordinario: quando conviene e come si calcola l’IRPEF 2026
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni. A giugno 2026 gli scaglioni risultano:
- 23% fino a 28.000 euro.
- 33% da 28.001 a 50.000 euro (ridotta rispetto al 35% del 2025).
- 43% oltre 50.000 euro.
In ordinario applichi l’IVA e detrai l’IVA sugli acquisti. Deduci i costi reali inerenti. Puoi usare tutte le detrazioni IRPEF (per familiari, spese sanitarie, interessi mutuo, ecc.).
Per i professionisti vale il principio di cassa anche in ordinario. Per le imprese minori si applica il regime semplificato per cassa. Riferimenti: TUIR e DL 193/2016.
Oltre all’IRPEF, versi le addizionali regionale e comunale. Versi anche i contributi previdenziali (INPS gestione separata, casse professionali, artigiani/commercianti) con regole e aliquote proprie.
Base normativa: TUIR (DPR 917/1986), Leggi di Bilancio, istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e dei portali regionali/comunali per le addizionali.
Nuove attività e aliquota 5% per 5 anni
Puoi applicare il 5% se rispetti tre condizioni:
- Nessuna partita IVA per attività uguale nei tre anni precedenti.
- L’attività non è mera continuazione del lavoro svolto da dipendente o collaboratore con lo stesso committente, salvo praticantato obbligatorio.
- Se prosegui un’attività altrui, i ricavi del precedente titolare non devono superare 85.000 euro.
La durata massima è 5 periodi d’imposta. Dopo si passa al 15% se resti nel forfettario.
Riferimenti: Legge 190/2014 e successive modifiche; chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate nelle circolari interpretative.
Contributi previdenziali: cosa cambia
I contributi sono sempre deducibili dal reddito, sia in forfettario sia in ordinario. Questo riduce la base su cui calcoli le imposte.
Artigiani e commercianti hanno contributi fissi su minimale più una quota variabile oltre soglia. Possono chiedere lo sconto del 35% se stanno nel forfettario. Regole definite dalle circolari INPS.
I professionisti senza cassa pagano alla Gestione separata INPS. L’aliquota varia per anno e profilo (es. pensionati, assicurati altrove). Consulta le circolari annuali INPS.
Adempimenti, scadenze, acconti e saldi
Fatturazione elettronica: obbligatoria anche per i forfettari. Regole tecniche definite dall’Agenzia delle Entrate e dal Sistema di Interscambio.
Forfettario: niente liquidazioni IVA e niente esterometro sostitutivo dell’IVA, ma restano eventuali comunicazioni per operazioni estere secondo le istruzioni vigenti.
Versamenti: saldo e primo acconto entro il 30 giugno (o entro il termine prorogato, se disposto). Secondo acconto entro il 30 novembre. Norme generali sui versamenti: DPR 435/2001 e provvedimenti annuali.
Metodo acconti: storico (in base all’imposta dell’anno prima) o previsionale (se prevedi redditi più bassi). Attenzione a sanzioni e interessi se l’acconto previsionale risulta insufficiente. Riferimento: Statuto del Contribuente, L. 212/2000, e prassi dell’Agenzia.
Regola decisionale rapida
Quando scegliere il forfettario
Scegli il forfettario se:
- Ricavi/compensi previsti sono sotto 85.000 euro e rischi di superare 100.000 euro è basso.
- I costi reali sono bassi rispetto al coefficiente di redditività. Esempio: professionista che lavora quasi solo con il proprio tempo.
- Clienti sono prevalentemente privati (B2C), quindi il vantaggio di non applicare l’IVA migliora la competitività del prezzo.
- Hai diritto al 5% per 5 anni, che abbassa molto il carico fiscale iniziale.
Quando scegliere l’ordinario
Scegli l’ordinario se:
- I costi deducibili sono alti (affitti, attrezzature, personale) e superano la quota forfetaria implicita del coefficiente.
- Clienti sono soprattutto aziende con IVA a credito (B2B) che non subiscono l’IVA in fattura.
- Hai molte detrazioni IRPEF personali da utilizzare (familiari, sanitarie, mutuo, bonus edilizi).
- Prevedi ricavi oltre 85.000 euro o vicino a tale soglia, o crescita rapida che può portare a superare 100.000 euro.
Fonti da consultare: Normattiva per la Legge 190/2014 e il TUIR (DPR 917/1986); Agenzia delle Entrate per scaglioni IRPEF, fatturazione elettronica e prassi; INPS per aliquote e riduzioni; Ministero del Lavoro per inquadramenti e obblighi.
| Scenario | Requisiti/limiti principali | Base di calcolo e imposte | Adempimenti e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista B2C con costi leggeri | Ricavi <= 85.000; niente partecipazioni escluse; lavoro dipendente <= 30.000 o cessato; spese per personale <= 20.000 | Forfettario: incassi x coefficiente (es. 78%) – contributi; imposta 5% o 15% | Nessuna IVA; e-fatture; saldo e acconti imposta sostitutiva 30/6 e 30/11 |
| Servizi B2B con acquisti rilevanti | Nessun limite ricavi specifico in ordinario | Ordinario: ricavi – costi deducibili; IRPEF 23%-33%-43% + addizionali; IVA a debito/credito | Liquidazioni IVA periodiche; LIPE; esterometro; saldo e acconti IRPEF 30/6 e 30/11 |
| Artigiano/commerciante in avvio | Ricavi stimati <= 85.000 per forfettario; possibile sconto contributi INPS 35% | Forfettario: coefficiente (es. 40%-67% a seconda ATECO); deduci contributi; imposta 5%/15% | Iscrizione INPS; contributi fissi + variabili; scadenze INPS trimestrali e imposta sostitutiva 30/6 e 30/11 |
| Professionista con molte detrazioni personali | Valuta ordinario per usare detrazioni IRPEF piene | Ordinario: imponibile netto; IRPEF a scaglioni; detrazioni familiari/sanitarie ecc. | Dichiarazione redditi PF; versamenti secondo calendario; eventuali rateazioni con interessi |
| Forfettario vicino alla soglia | Ricavi 80-100 mila; uscita immediata se > 100.000; uscita dall’anno successivo se 85.001-100.000 | Attenzione a incassi di fine anno; possibile passaggio all’ordinario con IVA | Monitoraggio mensile; valutazione acconti; aggiornamento codici e adempimenti IVA in caso di uscita |
FAQ
1) Come si calcolano acconti e saldo nel forfettario e nell’ordinario? Qual è il metodo migliore?
In entrambi i regimi applichi due metodi: storico o previsionale. Con il metodo storico, versi l’acconto in base all’imposta dovuta l’anno prima. Tipicamente il primo acconto e il saldo scadono a fine giugno, il secondo acconto a fine novembre. Con il metodo previsionale, stimi l’imposta dell’anno in corso. Se prevedi un calo di incassi o spese più alte (in ordinario) puoi ridurre gli acconti. Ma attenzione: se sbagli per difetto, paghi sanzioni e interessi sulla differenza. In forfettario l’acconto riguarda l’imposta sostitutiva; in ordinario riguarda l’IRPEF e le addizionali. La disciplina discende dal TUIR e dalle regole generali sui versamenti (DPR 435/2001), con prassi e provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate. La scelta migliore dipende dalla prevedibilità dei tuoi incassi. Se il tuo fatturato è stabile, il metodo storico è più sicuro. Se sai di lavorare molto meno, il previsionale può ottimizzare la cassa.
2) Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro nel forfettario?
Due soglie, due effetti. Se superi 85.000 ma resti entro 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Continui senza IVA fino a fine anno e dal 1° gennaio passi all’ordinario. Se superi 100.000 euro, scatta la fuoriuscita immediata: dal momento in cui superi la soglia, applichi l’IVA alle fatture successive e adotti gli adempimenti IVA. Le operazioni precedenti restano senza IVA. Dovrai anche ricalcolare acconti e saldi, perché l’imposta sostitutiva si applica solo alla quota forfettaria maturata prima dell’uscita. Riferimenti: Legge 197/2022 e chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. È buona pratica monitorare gli incassi mensilmente, gestire i pagamenti in modo trasparente e programmare il passaggio per evitare disallineamenti di cassa e di acconti.
3) Nel forfettario posso usare detrazioni IRPEF (spese mediche, figli, mutuo)?
L’imposta sostitutiva sostituisce l’IRPEF e le addizionali sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo. Quindi le detrazioni tipiche dell’IRPEF non si scomputano dall’imposta sostitutiva. Restano però utilizzabili se hai altri redditi soggetti a IRPEF, per esempio redditi da lavoro dipendente, pensione, terreni o fabbricati. In quel caso, in dichiarazione moduli la parte IRPEF e applichi le detrazioni contro l’IRPEF dovuta su quei redditi. I contributi previdenziali restano sempre deducibili dal reddito forfettario, perché la deduzione opera prima del calcolo dell’imposta sostitutiva. Normativa di riferimento: L. 190/2014 e TUIR (deduzioni e detrazioni). Se prevedi molte detrazioni IRPEF e pochi incassi forfettari, valuta l’ordinario per massimizzarne l’uso.
4) Come funzionano i contributi INPS per artigiani/commercianti e per i professionisti senza cassa? Posso ridurli nel forfettario?
Artigiani e commercianti versano contributi alla Gestione IVS su un minimale fisso annuo e, oltre una certa soglia di reddito, su una quota percentuale. Nel forfettario possono chiedere la riduzione del 35% dei contributi dovuti. La richiesta è facoltativa e ha effetti su tutti i contributi dell’anno. La riduzione abbassa la cassa ma incide anche sulla futura pensione, perché diminuisce la contribuzione accreditata: valuta l’effetto di lungo termine. I professionisti senza cassa versano alla Gestione separata INPS con aliquote che variano per anno e per profilo (iscritti esclusivi, pensionati, assicurati anche altrove). Le aliquote e le scadenze sono stabilite dalle circolari annuali INPS. In ogni caso i contributi sono deducibili dal reddito prima di calcolare le imposte (TUIR). Le scadenze INPS di solito cadono a rate trimestrali per IVS e in sede di saldo/acconti per la Gestione separata, con versamenti insieme alle imposte tramite F24.
5) Posso avere dipendenti o collaboratori nel forfettario? E come incidono limiti e costi?
Sì, puoi avere dipendenti o collaboratori anche nel forfettario. Devi però rispettare il tetto di 20.000 euro lordi annui di spese per personale, collaboratori, co.co.co., lavoro accessorio e coadiuvanti. Se superi la soglia, scatta la causa di esclusione. Ricorda che nel forfettario non deduci i costi del personale in modo analitico: la deduzione è “inclusa” nel coefficiente di redditività. Valuta quindi l’impatto economico: con molto personale, l’ordinario può risultare più conveniente perché deduci tutti i costi e puoi usare l’IVA a credito sugli acquisti. Per l’inquadramento giuslavoristico fai riferimento alle norme del Ministero del Lavoro e ai contratti collettivi. Per la parte fiscale, alle regole della Legge 190/2014 e ai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Monitorare mensilmente il costo del lavoro aiuta a non sforare la soglia e a pianificare per tempo un eventuale passaggio all’ordinario.
