La Partita IVA del Medico: Guida 2026

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Iniziare a lavorare come medico libero professionista significa iscriversi all’Ordine, aprire la Partita IVA, scegliere il regime fiscale, versare i contributi all’ENPAM e imparare a fatturare correttamente. In questa guida trovi tutti i passaggi in ordine: come iscriverti all’albo, quanto costa aprire la Partita IVA, come funzionano il Regime Forfettario e quello Ordinario, quali contributi versare, quanto ti resta in tasca, le scadenze fiscali 2026 e come gestire fatture, Sistema Tessera Sanitaria e preventivi.

Punti chiave

  • Aprire la Partita IVA come medico costa zero: non ci sono bolli né diritti da versare allo Stato.
  • Nel Regime Forfettario il medico paga le imposte solo sul 78% degli incassi (coefficiente di redditività), con aliquota al 5% per i primi 5 anni e poi al 15%.
  • I contributi vanno versati all’ENPAM (non all’INPS): Quota A fissa in base all’età, Quota B in percentuale sui guadagni, più il contributo di maternità/paternità.
  • Le fatture verso privati vanno trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria e, per legge sulla privacy, sono cartacee; quelle verso società/ospedali sono elettroniche.

1. Come iscriversi all’Albo dei Medici

Il primo passo è l’iscrizione all’Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri (OMCeO). Devi rivolgerti all’Ordine della provincia dove hai la residenza o dove hai stabilito il domicilio professionale, cioè il luogo in cui lavori stabilmente. Non sei obbligato a iscriverti nella provincia di residenza: se, ad esempio, sei residente a Bari ma lavori in una clinica di Milano, puoi iscriverti all’OMCeO di Milano dichiarando lì il domicilio professionale. È una scelta importante, perché l’Ordine di iscrizione determina il riferimento per la formazione obbligatoria e per i rapporti con i colleghi del territorio.

Dopo la laurea, per iscriverti servono quattro passaggi:

  • Versa 168 € di tassa tramite bollettino postale sul conto corrente dell’Agenzia delle Entrate (scaricabile dal sito dell’Ordine provinciale).
  • Compila la domanda di iscrizione, online o cartacea, dell’Ordine scelto.
  • Paga la quota di iscrizione dell’Ordine: varia tra 100 € e 200 € a seconda della provincia, ridotta della metà nei primi anni.
  • Applica la marca da bollo da 16 € (acquistabile in tabaccheria) alla domanda: senza, la pratica non parte.

2. Come aprire la Partita IVA

Aprire la Partita IVA è una semplice comunicazione all’Agenzia delle Entrate con cui dichiari che inizierai a lavorare come libero professionista. Puoi farlo da solo compilando e inviando il Modello AA9/12, oppure affidarti a un commercialista. Aprire la Partita IVA come medico costa zero: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato.

Il Codice ATECO del medico

Il Codice ATECO è un numero di sei cifre che identifica la tua attività e, nel Regime Forfettario, determina la quota di incasso su cui pagherai le tasse. I più usati dai medici sono:

Codice ATECO Attività
86.21.00 Attività di medicina generale
86.22.02 Altre attività di medicina specialistica (medici specialisti indipendenti)
86.22.01 Trattamenti di chirurgia estetica

3. Come pagare le imposte: Forfettario o Ordinario

Per un medico che inizia esistono due strade: il Regime Forfettario o il Regime Ordinario Semplificato.

Il Regime Forfettario

È la scelta più conveniente per chi inizia. Lo Stato stabilisce “a forfait” che una parte degli incassi copre le spese e non viene tassata. Per i medici (codici 86.21.00 / 86.22.02 / 86.22.01) questa quota è il 22%: significa che il coefficiente di redditività è il 78%. Se incassi 1.000 €, paghi le imposte solo su 780 €. I vantaggi principali:

  • Aliquota start-up al 5%: per i primi 5 anni paghi solo il 5% sulla parte tassabile; dal sesto anno si passa al 15%.
  • Niente IVA: sei più competitivo con i privati.
  • Niente ritenuta del 20%: il cliente ti versa l’intero compenso.
  • Meno burocrazia: nessun obbligo di registri IVA o di giustificare ogni acquisto.

Esempio pratico: su 30.000 € di fatturato, il reddito imponibile è 23.400 € (78%); con aliquota al 5% le imposte sono 1.170 €.

I requisiti di accesso principali sono: residenza in Italia (o UE/SEE con oltre il 75% del reddito prodotto in Italia); nessuna quota in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari; nessuna partecipazione di controllo in SRL con attività analoga; non superare 35.000 € lordi di redditi da lavoro dipendente e assimilati nell’anno precedente (soglia aumentata per il 2026, di norma 30.000 €); attività ammessa dal regime. Per mantenerlo servono tutti i requisiti d’accesso, un incassato annuo non superiore a 85.000 € e il vincolo di non fatturare più del 50% dell’incasso annuo all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti.

Il Regime Ordinario Semplificato

Scatta in automatico se incassi più di 85.000 € l’anno, se perdi un requisito del forfettario o se è più conveniente per la tua situazione. Qui non c’è una percentuale fissa: si applica l’IRPEF, che cresce a scaglioni. Il calcolo è analitico: dagli incassi (senza IVA e ritenute) si sottraggono le spese deducibili e i contributi versati, e sul reddito risultante si applicano gli scaglioni. Per il 2026:

Scaglione di reddito Aliquota IRPEF
Fino a 28.000 € 23%
Da 28.001 € a 50.000 € 33%
Oltre 50.000 € 43%

Nel regime ordinario le prestazioni sanitarie sono esenti IVA. Se emetti solo fatture esenti, per il meccanismo del “pro-rata” non puoi scaricare l’IVA sugli acquisti, che diventa un costo a tuo carico. Se emetti sia fatture esenti sia con IVA (per esempio per la formazione), puoi recuperare l’IVA sugli acquisti, ma solo in proporzione alla quota di fatturato con IVA.

Forfettario e Ordinario a confronto

Aspetto Forfettario Ordinario Semplificato
Limite di fatturato ≤ 85.000 € Nessun limite
Imposte 5% per i primi 5 anni, poi 15% IRPEF a scaglioni (23% – 33% – 43%)
Base imponibile 78% degli incassi (coefficiente di redditività) Incassi meno spese reali
Deduzione costi No (costi presunti al 22%) Sì, sui costi reali
IVA e ritenuta Senza IVA e senza ritenuta Con IVA (dove dovuta) e ritenuta

Se sei agli inizi, con ogni probabilità la scelta migliore è il Regime Forfettario, ma va verificato il possesso dei requisiti.

4. Come versare i contributi all’ENPAM

Come medico versi i contributi all’ENPAM, non all’INPS. Servono a finanziare la pensione, ma anche a garantirti una copertura in caso di infortunio o maternità. La registrazione può avvenire in modo agevolato (metà password inviata con la lettera di benvenuto dell’Ordine, l’altra metà dal sito ENPAM) o tradizionale (modulo online, prima metà via email e seconda via PEC). Dovrai versare tre tipi di contributo:

Quota A (fissa, in base all’età)

È una quota fissa che pagano tutti i medici iscritti all’Albo (dipendenti e Partita IVA) e cresce con l’età. Importi 2026:

Fascia Quota A annua (2026)
Studenti 152,37 €
Fino a 30 anni 304,73 €
Dai 30 ai 35 anni 591,47 €
Dai 35 ai 40 anni 1.109,92 €
Dai 40 anni al pensionamento 2.049,83 €

Quota B (percentuale sui guadagni)

È il contributo in percentuale sui guadagni in Partita IVA. In base all’attività puoi scegliere l’aliquota intera (19,5%), quella dimezzata (9,75%, per gli specializzandi) o quella ridotta (2%, per i tirocinanti in Medicina Generale).

Contributo di maternità e paternità

È una quota fissa annua di circa 84,26 € (2026) che finanzia le indennità per i colleghi che diventano genitori.

5. Quanto ti rimane in tasca: simulazione in Forfettario

Ipotizziamo un primo anno da medico con 30.000 € di fatturato in Regime Forfettario al 5%, età tra i 30 e i 35 anni. Il reddito imponibile è 23.400 € (78%). Ecco imposte e contributi:

Voce Importo
Fatturato 30.000 €
Reddito imponibile (78%) 23.400 €
Imposte 5% − 1.170 €
ENPAM Quota A − 591,47 €
ENPAM Quota B (sul fatturato) − 3.501 €
Maternità/paternità − 84,26 €
Reddito netto ≈ 24.653 € (circa 2.054 €/mese)

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6. Quando devi pagare: saldo, acconto e scadenze 2026

In Italia le imposte non si saldano in un’unica soluzione a fine anno: si versa il saldo (il conguaglio dell’anno precedente) e l’acconto (un anticipo sull’anno corrente, basato sul presupposto che guadagnerai almeno quanto l’anno prima). Se prevedi un calo netto del fatturato, gli acconti possono essere ricalcolati.

Come funziona il primo anno

Nel primo anno in Regime Forfettario non paghi imposte durante l’anno: non avendo un “anno precedente” su cui calcolare saldo e acconti, la prima scadenza fiscale per chi apre nel 2026 sarà a giugno 2027. Diverso il discorso per l’ENPAM: la Quota A (e la maternità) si pagano già durante l’anno in un’unica rata al 30 aprile, riproporzionata sui mesi di iscrizione se ti iscrivi a metà anno; la Quota B è un conguaglio che si versa dopo la comunicazione dei redditi dell’anno precedente. La dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) va presentata anche il primo anno: serve come certificazione reddituale per banche e finanziamenti, è necessaria all’ENPAM per calcolare i contributi ed evita sanzioni.

Calendario delle scadenze fiscali 2026

Scadenza Cosa si paga / si fa
30 aprile ENPAM Quota A sul 2026 (importo in base all’età)
30 giugno Saldo 2025 + 1° acconto 2026 (imposte)
31 luglio Comunicazione reddituale ENPAM (fatturato 2025)
31 ottobre ENPAM Quota B sul 2025 (saldo contributi)
30 novembre 2° acconto 2026 (imposte)

7. L’invio delle fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS)

Da professionista sanitario devi trasmettere ogni fattura emessa a un privato al Sistema Tessera Sanitaria, indicando i dati della prestazione, il codice fiscale del paziente, i tuoi dati e la modalità di pagamento (contanti o tracciabile). Se il paziente si oppone all’invio dei propri dati, resti comunque obbligato a trasmettere il dato e devi annotare su entrambe le copie della fattura la dicitura di opposizione ai sensi dell’art. 3 del DM 31.7.2015. Vale il criterio di cassa: i dati si trasmettono in base a quando incassi, non a quando emetti la fattura.

L’invio ha scadenza annuale: le fatture verso privati emesse e incassate nel 2026 vanno trasmesse entro il 1° febbraio 2027. In caso di omesso o tardivo invio la sanzione è di 100 € per fattura, ma con il ravvedimento operoso — cioè correggendo spontaneamente entro 60 giorni dalla scadenza — scende a 3,70 € a fattura.

8. Come fare le fatture in Regime Forfettario

Una fattura corretta richiede pochi elementi chiave:

  • Intestazione: i tuoi dati (nome, indirizzo, codice fiscale, Partita IVA, email, PEC) e quelli del paziente o della struttura.
  • Oggetto della prestazione: chiaro e specifico (es. “Certificato per il rinnovo della patente di guida” invece di un generico “Certificato”).
  • Formato: per proteggere i dati sanitari, le fatture verso privati sono cartacee (con invio annuale al STS), mentre quelle verso società, ospedali o associazioni sono elettroniche.
  • Marca da bollo: se la fattura supera 77,47 € serve una marca da bollo da 2 € (addebitabile al cliente). Sulle cartacee si acquista in tabaccheria con data uguale o antecedente alla fattura; sulle elettroniche si versa ogni tre mesi con F24.
  • Clausole obbligatorie: in forfettario vanno indicate le diciture su assenza di IVA (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) e non applicazione della ritenuta (art. 1, comma 67, Legge 190/2014).

Esempio di riepilogo di una fattura da 1.000 €: onorario professionale 1.000,00 €, imposta di bollo 2,00 €, totale da pagare 1.022,00 €.

9. I consigli pratici per il medico libero professionista

I medici con Partita IVA in Italia sono sempre di più e fatturano tra i 90 e i 100 euro l’ora, circa il doppio di chi lavora come dipendente. Ecco come muovere i primi passi.

Dove può lavorare un medico in Partita IVA

La libera professione è flessibile e non obbliga a scegliere un’unica strada. Le principali opzioni: strutture sanitarie pubbliche e private (turni, guardie, consulenze da “gettonista”, con tariffe orarie più alte); studio privato; telemedicina e piattaforme online; aziende e medicina del lavoro (settore stabile, il medico competente è obbligatorio per legge); formazione e docenza (corsi ECM, università); enti, terzo settore e cooperazione. Un dipendente pubblico part-time (≤ 50%) può aprire la Partita IVA previa autorizzazione dell’ASL; un dipendente privato quasi sempre, salvo clausole di esclusiva o non concorrenza; il libero professionista puro non ha vincoli.

Come creare un preventivo

Mai iniziare senza un accordo scritto. Un buon preventivo contiene: i tuoi dati; i dati del cliente; la descrizione chiara della prestazione; il compenso (a forfait o orario); i tempi di esecuzione; le modalità di pagamento (es. 50% all’accettazione come acconto e 50% a fine ciclo); la validità del preventivo (es. 30 giorni). Un preventivo ben scritto ti tutela più di mille discussioni.

Come farsi pagare

Tre regole d’oro: chiedi sempre un acconto (riduce le disdette last-minute e tutela il tuo tempo); metti per iscritto le scadenze di pagamento nel preventivo e nel contratto; sollecita con gradualità in caso di ritardo (primo sollecito gentile, secondo più fermo e, se serve, comunicazione via PEC per rendere ufficiale il mancato pagamento).

Quanto mettere da parte ogni mese

Tutto ciò che fatturi non è tuo: una parte va ad imposte e contributi. Il consiglio è accantonare circa il 30% (che può scendere al 20-25% dal secondo anno), così da coprire contributi e imposte senza sorprese.

Gli strumenti utili per iniziare

Oltre all’attrezzatura clinica, servono strumenti “invisibili”: un conto corrente dedicato (basta un secondo conto per far transitare solo i pagamenti dei clienti, non serve un business account costoso); l’assicurazione di Responsabilità Civile Professionale, obbligatoria per legge (Legge Gelli-Bianco), verificando massimali adeguati e copertura della “colpa grave”; e la PEC, il tuo domicilio digitale obbligatorio con cui comunicano Ordine, ENPAM e Agenzia delle Entrate (attivabile presso gestori come Aruba, InfoCert o Poste Italiane).

Domande frequenti

Quanto costa aprire la Partita IVA come medico?

L’apertura della Partita IVA non ha costi: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato. Restano invece i costi legati all’iscrizione all’Ordine (tassa da 168 €, quota dell’Ordine tra 100 e 200 € e marca da bollo da 16 €).

Un medico può fare prestazione occasionale invece della Partita IVA?

No per l’attività medica vera e propria: la Partita IVA è obbligatoria. La prestazione occasionale è ammessa solo per attività saltuarie di consulenza o docenza. Con il 5% del forfettario, spesso la Partita IVA è anche più conveniente.

Posso avere il 5% di imposte?

Sì, se è la tua prima attività e non hai svolto la stessa attività negli ultimi 3 anni (come Partita IVA, dipendente o società). L’aliquota agevolata al 5% dura i primi 5 anni, poi passa al 15%.

Posso scaricare i costi in Regime Forfettario?

No. Nel forfettario lo Stato ha già stabilito che il 22% degli incassi copre le spese, quindi non si deducono i costi reali. In compenso la gestione è molto più semplice.

Posso essere dipendente e aprire la Partita IVA?

Sì, a condizione che il reddito lordo da lavoro dipendente non superi i 35.000 € annui (soglia 2026). Il dipendente pubblico deve inoltre richiedere l’autorizzazione all’ASL.

Posso avere la NASpI e la Partita IVA forfettaria?

Sì, ed è possibile chiedere l’anticipo della NASpI in un’unica soluzione per finanziare l’avvio dell’attività.

A quale cassa versa i contributi un medico?

All’ENPAM, non all’INPS. I contributi comprendono la Quota A (fissa, in base all’età), la Quota B (percentuale sui guadagni) e il contributo di maternità/paternità.

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