La Partita IVA dell’Infermiere: Guida 2026

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Iniziare a lavorare come infermiere libero professionista significa iscriversi all’Ordine, aprire la Partita IVA, scegliere il regime fiscale, versare i contributi all’ENPAPI e imparare a fatturare correttamente (compreso il contributo integrativo del 4%). In questa guida trovi tutti i passaggi in ordine: come iscriverti all’albo, quanto costa aprire la Partita IVA, come funzionano il Regime Forfettario e quello Ordinario, quali contributi versare, quanto ti resta in tasca, le scadenze fiscali 2026 e come gestire fatture, Sistema Tessera Sanitaria e preventivi.

Punti chiave

  • Aprire la Partita IVA come infermiere costa zero: non ci sono bolli né diritti da versare allo Stato.
  • Nel Regime Forfettario l’infermiere (ATECO 86.94.01) paga le imposte solo sul 78% degli incassi, con aliquota al 5% per i primi 5 anni e poi al 15%.
  • I contributi vanno versati all’ENPAPI (non all’INPS): soggettivo del 16%, integrativo del 4% (a carico del cliente) e contributo di maternità/paternità.
  • Le fatture verso privati vanno trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria e, per la privacy, sono cartacee; quelle verso società/enti sono elettroniche.

1. Come iscriversi all’Albo degli Infermieri

Il primo passo è l’iscrizione all’Ordine delle Professioni Infermieristiche (OPI). Devi rivolgerti all’Ordine della provincia dove hai la residenza o dove hai stabilito il domicilio professionale, cioè il luogo in cui lavori stabilmente. Non sei obbligato a iscriverti nella provincia di residenza: se, ad esempio, sei residente a Bari ma lavori in una clinica di Milano, puoi iscriverti all’OPI di Milano dichiarando lì il domicilio professionale. L’Ordine di iscrizione determina il riferimento per la formazione obbligatoria e per i rapporti con i colleghi del territorio.

Come fare la domanda

  • Compila il modulo di pre-iscrizione sul sito della FNOPI (Federazione Nazionale Ordini Professioni Infermieristiche) indicando l’Ordine della provincia dove risiedi o intendi lavorare.
  • Versa 168 € di tassa allo Stato tramite bollettino pagoPA (scaricabile dal sito dell’Ordine provinciale) o bonifico, dove previsto.
  • Applica la marca da bollo da 16 € (acquistabile in tabaccheria) alla domanda: senza, la pratica non parte.
  • Paga la quota di iscrizione annuale all’Ordine: varia in base alla città, di solito tra 100 € e 200 €.

2. Come aprire la Partita IVA

Aprire la Partita IVA è una semplice comunicazione all’Agenzia delle Entrate con cui dichiari che inizierai a lavorare come libero professionista. Puoi farlo da solo compilando e inviando il Modello AA9/12, oppure affidarti a un commercialista. Aprire la Partita IVA come infermiere costa zero: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato.

Il Codice ATECO dell’infermiere

Il Codice ATECO è un numero di sei cifre che identifica la tua attività e, nel Regime Forfettario, determina la quota di incasso su cui pagherai le tasse. Per gli infermieri è il 86.94.01 (attività svolta da infermieri professionali e pediatrici).

3. Come pagare le imposte: Forfettario o Ordinario

Per un infermiere che inizia esistono due strade: il Regime Forfettario o il Regime Ordinario Semplificato.

Il Regime Forfettario

È la scelta più conveniente per chi inizia. Lo Stato stabilisce “a forfait” che una parte degli incassi copre le spese e non viene tassata. Per il codice ATECO 86.94.01 questa quota è il 22%: il coefficiente di redditività è quindi il 78%. Se incassi 1.000 €, paghi le imposte solo su 780 €. I vantaggi principali:

  • Aliquota start-up al 5%: per i primi 5 anni paghi solo il 5% sulla parte tassabile; dal sesto anno si passa al 15%.
  • Niente IVA: sei più competitivo con i privati, per esempio in un ciclo di medicazioni a domicilio o nell’assistenza post-operatoria.
  • Niente ritenuta del 20%: il cliente ti versa l’intero compenso.
  • Meno burocrazia: nessun obbligo di registri IVA o di giustificare ogni acquisto.

Esempio pratico: su 30.000 € di ricavi (già al netto del contributo integrativo 4%), il reddito imponibile è 23.400 € (78%); con aliquota al 5% le imposte sono 1.170 €.

I requisiti di accesso principali: residenza in Italia (o UE/SEE con oltre il 75% del reddito prodotto in Italia); nessuna quota in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari; nessuna partecipazione di controllo in SRL con attività analoga; non superare 35.000 € lordi di redditi da lavoro dipendente e assimilati nell’anno precedente (soglia aumentata per il 2026, di norma 30.000 €); attività ammessa dal regime. Per mantenerlo servono tutti i requisiti d’accesso, un incassato annuo non superiore a 85.000 € e il vincolo di non fatturare più del 50% dell’incasso annuo all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti.

Il Regime Ordinario Semplificato

Scatta in automatico se incassi più di 85.000 € l’anno, se perdi un requisito del forfettario o se è più conveniente per la tua situazione. Qui non c’è una percentuale fissa: si applica l’IRPEF, che cresce a scaglioni. Il calcolo è analitico: dagli incassi (senza IVA e ritenute) si sottraggono le spese deducibili e i contributi versati, e sul reddito risultante si applicano gli scaglioni. Per il 2026:

Scaglione di reddito Aliquota IRPEF
Fino a 28.000 € 23%
Da 28.001 € a 50.000 € 33%
Oltre 50.000 € 43%

Nel regime ordinario le prestazioni sanitarie dell’infermiere sono esenti IVA. Se emetti solo fatture esenti, per il meccanismo del “pro-rata” non puoi scaricare l’IVA sugli acquisti, che diventa un costo a tuo carico. Se emetti sia fatture esenti sia con IVA (per esempio per la formazione), puoi recuperare l’IVA sugli acquisti, ma solo in proporzione alla quota di fatturato con IVA.

Forfettario e Ordinario a confronto

Aspetto Forfettario Ordinario Semplificato
Limite di fatturato ≤ 85.000 € Nessun limite
Imposte 5% per i primi 5 anni, poi 15% IRPEF a scaglioni (23% – 33% – 43%)
Base imponibile 78% degli incassi (coefficiente di redditività) Incassi meno spese reali
Deduzione costi No (costi presunti al 22%) Sì, sui costi reali
IVA e ritenuta Senza IVA e senza ritenuta Con IVA (dove dovuta) e ritenuta

Se sei agli inizi, con ogni probabilità la scelta migliore è il Regime Forfettario, ma va verificato il possesso dei requisiti.

4. Come versare i contributi all’ENPAPI

Come infermiere versi i contributi all’ENPAPI, non all’INPS. Devi iscriverti entro 60 giorni dall’apertura della Partita IVA, dal sito ufficiale enpapi.it, indicando dati personali, numero d’albo e Partita IVA, e scegliendo l’eventuale agevolazione; l’ENPAPI ti assegnerà una matricola e calcolerà i contributi. Le tipologie sono tre:

  • Contributo soggettivo: è ciò che accumuli per la pensione, pari al 16% del reddito netto. Prevede un minimo obbligatorio di circa 1.600 € l’anno (2025), che garantisce la copertura anche fatturando poco.
  • Contributo integrativo (4%): è una maggiorazione del 4% che aggiungi in ogni fattura e che paga il cliente: tu la incassi e la versi all’ENPAPI. Minimo annuo di circa 150 € (2025).
  • Contributo di maternità e paternità: quota fissa annua di circa 67,57 € (2025) che finanzia le indennità per i colleghi che diventano genitori.

5. Quanto ti rimane in tasca: simulazione in Forfettario

Ipotizziamo un primo anno da infermiere con 30.000 € di fatturato (contributo integrativo 4% incluso) in Regime Forfettario al 5%. Il reddito imponibile è 22.500 € (28.846 € × 78%, cioè al netto del 4%). Ecco imposte e contributi:

Voce Importo
Fatturato (4% incluso) 30.000 €
Reddito imponibile (78%) 22.500 €
Imposte 5% − 1.125 €
ENPAPI soggettivo 16% − 3.600 €
ENPAPI integrativo 4% (sul fatturato) − 1.154 €
Maternità/paternità − 67,57 €
Reddito netto ≈ 24.053 € (circa 2.004 €/mese)

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6. Quando devi pagare: saldo, acconto e scadenze 2026

In Italia le imposte non si saldano in un’unica soluzione a fine anno: si versa il saldo (il conguaglio dell’anno precedente) e l’acconto (un anticipo sull’anno corrente, basato sul presupposto che guadagnerai almeno quanto l’anno prima). Se prevedi un calo netto del fatturato, gli acconti possono essere ricalcolati.

Come funziona il primo anno

Nel primo anno in Regime Forfettario non paghi imposte durante l’anno: non avendo un “anno precedente” su cui calcolare saldo e acconti, la prima scadenza fiscale per chi apre nel 2026 sarà a giugno 2027. Per l’ENPAPI, invece, i contributi minimi si pagano già durante l’anno in 4 rate (febbraio, aprile, giugno, agosto), riproporzionate sui mesi di iscrizione se ti iscrivi a metà anno; i contributi eccedenti i minimi sono un conguaglio che si versa dopo la comunicazione dei redditi dell’anno precedente. La dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) va comunque presentata anche il primo anno: serve come certificazione reddituale per banche e finanziamenti, è necessaria all’ENPAPI per verificare i contributi ed evita sanzioni.

Calendario delle scadenze fiscali 2026

Scadenza Cosa si paga / si fa
10 febbraio 1ª rata contributi minimi ENPAPI 2026
10 aprile 2ª rata contributi minimi ENPAPI 2026
10 giugno 3ª rata contributi minimi ENPAPI 2026
30 giugno Saldo 2025 + 1° acconto 2026 (imposte)
11 agosto 4ª rata contributi minimi ENPAPI
10 settembre Comunicazione reddituale ENPAPI (fatturato 2025)
12 ottobre 1ª rata contributi a conguaglio ENPAPI (quota variabile 2025)
31 ottobre Invio Dichiarazione dei Redditi 2025 (Modello Redditi PF)
10 novembre 2ª rata contributi a conguaglio ENPAPI
30 novembre 2° acconto 2026 (imposte)
10 dicembre 3ª rata contributi a conguaglio ENPAPI

7. L’invio delle fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS)

Da professionista sanitario devi trasmettere ogni fattura emessa a un privato al Sistema Tessera Sanitaria, indicando i dati della prestazione, il codice fiscale del paziente, i tuoi dati e la modalità di pagamento (contanti o tracciabile). Se il paziente si oppone all’invio dei propri dati, resti comunque obbligato a trasmettere il dato e devi annotare su entrambe le copie della fattura la dicitura di opposizione ai sensi dell’art. 3 del DM 31.7.2015. Vale il criterio di cassa: i dati si trasmettono in base a quando incassi, non a quando emetti la fattura.

L’invio ha scadenza annuale: le fatture verso privati emesse e incassate nel 2026 vanno trasmesse entro il 1° febbraio 2027. In caso di omesso o tardivo invio la sanzione è di 100 € per fattura, ma con il ravvedimento operoso — cioè correggendo spontaneamente entro 60 giorni dalla scadenza — scende a 3,70 € a fattura.

8. Come fare le fatture in Regime Forfettario

Una fattura corretta richiede pochi elementi chiave:

  • Intestazione: i tuoi dati (nome, indirizzo, codice fiscale, Partita IVA, email, PEC) e quelli del paziente o della struttura.
  • Oggetto della prestazione: chiaro e specifico (es. “Medicazione avanzata di ferita chirurgica e bendaggio elastocompressivo” invece di un generico “prestazioni infermieristiche”).
  • Contributo integrativo ENPAPI (4%): calcola il 4% sull’onorario (es. 40 € su 1.000 €); lo paga il cliente insieme al compenso, non fa reddito (non ci paghi le tasse) e non concorre al limite degli 85.000 € del forfettario.
  • Formato: per proteggere i dati sanitari, le fatture verso privati sono cartacee (con invio annuale al STS), mentre quelle verso società, ospedali o associazioni sono elettroniche.
  • Marca da bollo: se la fattura supera 77,47 € serve una marca da bollo da 2 € (addebitabile al cliente). Sulle cartacee si acquista in tabaccheria con data uguale o antecedente alla fattura; sulle elettroniche si versa ogni tre mesi con F24.
  • Clausole obbligatorie: in forfettario vanno indicate le diciture su assenza di IVA (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) e non applicazione della ritenuta (art. 1, comma 67, Legge 190/2014).

Esempio di riepilogo di una fattura da 1.000 €: onorario professionale 1.000,00 €, contributo integrativo ENPAPI 4% 40,00 €, imposta di bollo 2,00 €, totale da pagare 1.042,00 €.

9. I consigli pratici per l’infermiere libero professionista

Gli infermieri sono tra le professioni sanitarie più pagate in Partita IVA e tra le figure più ricercate nel mercato freelance. Ecco come muovere i primi passi.

Dove può lavorare un infermiere in Partita IVA

La libera professione è flessibile e non obbliga a scegliere un’unica strada. Le principali opzioni: poliambulatori e centri specialistici (gestione di ambulatori chirurgici o punti prelievo); assistenza domiciliare e territoriale (ADI tramite cooperative o pazienti privati per medicazioni avanzate, terapie iniettive, monitoraggi cronici); infermieristica aziendale e medicina del lavoro (supporto al medico competente, prevenzione e primo soccorso); formazione e docenza (corsi di primo soccorso aziendale D.Lgs 81/08 o formazione OSS). Un dipendente pubblico part-time (≤ 50%, fino a 18 ore settimanali) può aprire la Partita IVA previa autorizzazione dell’ASL; un dipendente privato quasi sempre, salvo clausole di esclusiva o non concorrenza; il libero professionista puro non ha vincoli.

Come creare un preventivo

Mai iniziare senza un accordo scritto. Un buon preventivo contiene: i tuoi dati; i dati del paziente; la descrizione chiara della prestazione (es. “Ciclo di 10 medicazioni avanzate per lesione cutanea complessa”); il compenso (a forfait o orario); il contributo integrativo ENPAPI 4%, indicato a parte così che sia chiaro che lo versa il cliente; i tempi di esecuzione; le modalità di pagamento (es. 50% all’accettazione come acconto e 50% a fine ciclo); la validità del preventivo (es. 30 giorni).

Come farsi pagare

Tre regole d’oro: chiedi sempre un acconto (filtra i committenti poco seri e tutela il tuo tempo); metti per iscritto le scadenze di pagamento nel preventivo e nel contratto; sollecita con gradualità in caso di ritardo (primo sollecito gentile, secondo più fermo e, se serve, comunicazione via PEC per rendere ufficiale il mancato pagamento).

Quanto mettere da parte ogni mese

Tutto ciò che fatturi non è tuo: una parte va ad imposte e contributi. Il consiglio è accantonare circa il 30% (che può scendere al 20-25% dal secondo anno), così da coprire contributi e imposte senza sorprese.

Gli strumenti utili per iniziare

Oltre all’attrezzatura clinica, servono strumenti “invisibili”: un conto corrente dedicato (basta un secondo conto per far transitare solo i pagamenti dei clienti, non serve un business account costoso); l’assicurazione di Responsabilità Civile Professionale, obbligatoria per legge (Legge Gelli-Bianco), verificando massimali adeguati e copertura della “colpa grave”; e la PEC, il tuo domicilio digitale con cui comunicano Ordine, ENPAPI e Agenzia delle Entrate (attivabile presso gestori come Aruba, InfoCert o Poste Italiane).

Domande frequenti

Quanto costa aprire la Partita IVA come infermiere?

L’apertura della Partita IVA non ha costi: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato. Restano invece i costi legati all’iscrizione all’Ordine (tassa da 168 €, quota dell’Ordine tra 100 e 200 € e marca da bollo da 16 €).

Un infermiere può fare prestazione occasionale invece della Partita IVA?

La prestazione occasionale è ammessa solo se il lavoro è davvero saltuario. Se collabori stabilmente con un ambulatorio o una struttura, la Partita IVA è obbligatoria. Con il 5% del forfettario, spesso è anche più conveniente.

Posso avere il 5% di imposte?

Sì, se è la tua prima attività e non hai svolto la stessa attività come dipendente negli ultimi 3 anni. L’aliquota agevolata al 5% dura i primi 5 anni, poi passa al 15%.

Che cos’è il contributo integrativo del 4%?

È una maggiorazione del 4% che aggiungi in ogni fattura e che paga il cliente. Tu la incassi e la versi all’ENPAPI: non fa reddito, quindi non ci paghi le tasse, e non concorre al limite degli 85.000 € del forfettario.

Posso essere dipendente e aprire la Partita IVA?

Sì, a condizione che il reddito lordo da lavoro dipendente non superi i 35.000 € annui (soglia 2026). Il dipendente pubblico deve inoltre richiedere l’autorizzazione all’ASL.

A quale cassa versa i contributi un infermiere?

All’ENPAPI, non all’INPS. I contributi comprendono il soggettivo (16% del reddito netto), l’integrativo (4%, a carico del cliente) e il contributo di maternità/paternità.

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