La Partita IVA dell’Ingegnere: Guida 2026

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Iniziare a lavorare come ingegnere libero professionista significa iscriversi all’Ordine, aprire la Partita IVA, scegliere il regime fiscale, versare i contributi a Inarcassa e imparare a fatturare correttamente (compreso il contributo integrativo del 4%). In questa guida trovi tutti i passaggi in ordine: come iscriverti all’albo, quanto costa aprire la Partita IVA, come funzionano il Regime Forfettario e quello Ordinario, quali contributi versare (con le agevolazioni Under 35), quanto ti resta in tasca, le scadenze fiscali 2026 e come gestire le fatture.

Punti chiave

  • Aprire la Partita IVA come ingegnere costa zero: non ci sono bolli né diritti da versare allo Stato.
  • Nel Regime Forfettario l’ingegnere (ATECO 71.12.10) paga le imposte solo sul 78% degli incassi, con aliquota al 5% per i primi 5 anni e poi al 15%.
  • I contributi vanno versati a Inarcassa (non all’INPS): soggettivo del 14,5%, integrativo del 4% (a carico del cliente) e contributo di maternità/paternità, con sconti per gli Under 35.
  • Chi è anche dipendente non si iscrive a Inarcassa ma alla Gestione Separata INPS, con scadenze diverse.

1. Come iscriversi all’Albo degli Ingegneri

Il primo passo è l’iscrizione all’Ordine degli Ingegneri della provincia dove hai la residenza o dove hai stabilito il domicilio professionale, cioè il luogo in cui lavori stabilmente. Non sei obbligato a iscriverti nella provincia di residenza: se, ad esempio, sei residente a Bari ma collabori con uno studio di Milano, puoi iscriverti all’Ordine di Milano dichiarando lì il domicilio professionale. L’Ordine di iscrizione determina il riferimento per la formazione obbligatoria e per i rapporti con i colleghi del territorio.

Sezione A o Sezione B?

Per iscriverti devi aver superato l’Esame di Stato, requisito fondamentale per ottenere il titolo. In base al titolo di studio vieni inserito in una delle due sezioni dell’Albo: la Sezione B (Ingegnere Junior) se hai una laurea triennale; la Sezione A se hai una laurea magistrale o specialistica (quinquennale). All’interno di queste sezioni sarai poi inserito in uno dei tre settori: civile e ambientale, industriale oppure dell’informazione.

Come fare la domanda

  • Compila il modulo sul sito dell’Ordine della tua provincia allegando certificati di laurea, di abilitazione e documento d’identità.
  • Versa 168 € di tassa allo Stato tramite bollettino pagoPA (scaricabile dal sito dell’Ordine) o bonifico, dove previsto.
  • Applica la marca da bollo da 16 € (acquistabile in tabaccheria) alla domanda: senza, la pratica non parte.
  • Paga la quota di iscrizione annuale all’Ordine: di solito tra 150 € e 250 €. Quasi tutti gli Ordini prevedono agevolazioni per gli Under 35 o i neo-abilitati (spesso una quota simbolica per i primi 2-3 anni): controlla la sezione “agevolazioni” sul sito dell’Ordine.

2. Come aprire la Partita IVA

Aprire la Partita IVA è una semplice comunicazione all’Agenzia delle Entrate con cui dichiari che inizierai a lavorare come libero professionista. Puoi farlo da solo compilando e inviando il Modello AA9/12, oppure affidarti a un commercialista. Aprire la Partita IVA come ingegnere costa zero: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato.

Il Codice ATECO dell’ingegnere

Il Codice ATECO è un numero di sei cifre che identifica la tua attività e, nel Regime Forfettario, determina la quota di incasso su cui pagherai le tasse. Per gli ingegneri la scelta più comune è il 71.12.10 (attività degli studi di ingegneria: progettazione, direzione lavori, consulenza tecnica, perizie e collaudi).

3. Come pagare le imposte: Forfettario o Ordinario

Per un ingegnere che inizia esistono due strade: il Regime Forfettario o il Regime Ordinario Semplificato.

Il Regime Forfettario

È la scelta più conveniente per chi inizia. Lo Stato stabilisce “a forfait” che una parte degli incassi copre le spese e non viene tassata. Per il codice ATECO 71.12.10 questa quota è il 22%: il coefficiente di redditività è quindi il 78%. Se incassi 1.000 €, paghi le imposte solo su 780 €. I vantaggi principali:

  • Aliquota start-up al 5%: per i primi 5 anni paghi solo il 5% sulla parte tassabile; dal sesto anno si passa al 15%.
  • Niente IVA: non aggiungi l’IVA sulle parcelle, risultando più competitivo con i privati (pratiche di ristrutturazione, certificati energetici).
  • Niente ritenuta del 20%: il cliente ti versa l’intero compenso.
  • Meno burocrazia: nessun obbligo di registri IVA o di giustificare ogni acquisto.

Esempio pratico: su 30.000 € di ricavi (già al netto del contributo integrativo 4%), il reddito imponibile è 23.400 € (78%); con aliquota al 5% le imposte sono 1.170 €.

I requisiti di accesso principali: residenza in Italia (o UE/SEE con oltre il 75% del reddito prodotto in Italia); nessuna quota in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari; nessuna partecipazione di controllo in SRL con attività analoga; non superare 35.000 € lordi di redditi da lavoro dipendente e assimilati nell’anno precedente (soglia aumentata per il 2026, di norma 30.000 €); attività ammessa dal regime. Per mantenerlo servono tutti i requisiti d’accesso, un incassato annuo non superiore a 85.000 € e il vincolo di non fatturare più del 50% dell’incasso annuo all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti.

Il Regime Ordinario Semplificato

Scatta in automatico se incassi più di 85.000 € l’anno, se perdi un requisito del forfettario o se è più conveniente per la tua situazione. Qui non c’è una percentuale fissa: si applica l’IRPEF, che cresce a scaglioni. Il calcolo è analitico: dagli incassi (senza IVA e ritenute) si sottraggono le spese deducibili e i contributi versati, e sul reddito risultante si applicano gli scaglioni. Per il 2026:

Scaglione di reddito Aliquota IRPEF
Fino a 28.000 € 23%
Da 28.001 € a 50.000 € 33%
Oltre 50.000 € 43%

Nel regime ordinario, su ogni fattura aggiungi l’IVA: questi soldi non sono compenso, ma li metti da parte per lo Stato. Il lato positivo è che puoi “scaricare l’IVA” sugli acquisti (per esempio la licenza di un software BIM o un nuovo plotter): versi solo la differenza. La percentuale di IVA effettivamente detraibile va sempre valutata con il commercialista, perché non sempre si scarica tutta.

Forfettario e Ordinario a confronto

Aspetto Forfettario Ordinario Semplificato
Limite di fatturato ≤ 85.000 € Nessun limite
Imposte 5% per i primi 5 anni, poi 15% IRPEF a scaglioni (23% – 33% – 43%)
Base imponibile 78% degli incassi (coefficiente di redditività) Incassi meno spese reali
Deduzione costi No (costi presunti al 22%) Sì, sui costi reali
IVA e ritenuta Senza IVA e senza ritenuta Con IVA e ritenuta

Se sei agli inizi, con ogni probabilità la scelta migliore è il Regime Forfettario, ma va verificato il possesso dei requisiti.

4. Come versare i contributi a Inarcassa

Come ingegnere versi i contributi a Inarcassa, non all’INPS. L’iscrizione si fa dal sito ufficiale inarcassa.it, nella sezione “Iscrizione → Nuovo iscritto”, indicando dati personali, numero d’albo e Partita IVA e allegando la documentazione richiesta; Inarcassa ti assegnerà una matricola e calcolerà i contributi. Le tipologie sono tre:

  • Contributo soggettivo: è ciò che accumuli per la pensione, pari al 14,5% del reddito netto. Prevede un minimo obbligatorio di circa 2.750 € l’anno (2025), che garantisce la copertura anche fatturando poco.
  • Contributo integrativo (4%): è una maggiorazione del 4% che aggiungi in ogni fattura e che paga il cliente: tu la incassi e la versi a Inarcassa. Minimo annuo di circa 835 € (2025).
  • Contributo di maternità e paternità: quota fissa annua di circa 91 € (2025) che finanzia le indennità per i colleghi che diventano genitori.

Le agevolazioni per gli Under 35

Se ti iscrivi prima dei 35 anni e sei iscritto a Inarcassa da meno di 5 anni, hai diritto a sconti importanti per i primi 5 anni: la Cassa riduce di un terzo i contributi fissi e applica un’aliquota soggettiva del 7,25% (anziché il 14,5%). In pratica, per il 2025, il soggettivo fisso scende a circa 917,66 € e l’integrativo fisso a circa 278,33 €. Esiste inoltre un’agevolazione che consente di non pagare il contributo fisso soggettivo se hai un reddito inferiore a 18.966 €, utilizzabile solo per 5 anni nella vita, non cumulabile con quella Under 35 e da richiedere entro il 31 maggio; in quel caso versi comunque il contributo integrativo minimo (circa 850 €) e quello di maternità.

5. Quanto ti rimane in tasca: simulazione in Forfettario

Ipotizziamo un primo anno da ingegnere con 30.000 € di fatturato (contributo integrativo 4% incluso) in Regime Forfettario al 5%. Il reddito imponibile è 22.500 € (28.846 € × 78%, cioè al netto del 4%). Ecco imposte e contributi:

Voce Importo
Fatturato (4% incluso) 30.000 €
Reddito imponibile (78%) 22.500 €
Imposte 5% − 1.125 €
Inarcassa soggettivo 14,5% − 3.263 €
Inarcassa integrativo 4% (sul fatturato) − 1.154 €
Maternità/paternità − 91 €
Reddito netto ≈ 24.367 € (circa 2.030 €/mese)

Se sei Under 35 e iscritto a Inarcassa da meno di 5 anni, con lo sconto sul contributo soggettivo (7,25%) il netto sale a circa 26.000 € nello stesso scenario.

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6. Quando devi pagare: saldo, acconto e scadenze 2026

In Italia le imposte non si saldano in un’unica soluzione a fine anno: si versa il saldo (il conguaglio dell’anno precedente) e l’acconto (un anticipo sull’anno corrente, basato sul presupposto che guadagnerai almeno quanto l’anno prima). Se prevedi un calo netto del fatturato, gli acconti possono essere ricalcolati.

Come funziona il primo anno

Nel primo anno in Regime Forfettario non paghi imposte durante l’anno: non avendo un “anno precedente” su cui calcolare saldo e acconti, la prima scadenza fiscale per chi apre nel 2026 sarà a giugno 2027. Per Inarcassa, invece, i contributi minimi si pagano già durante l’anno (a giugno e a settembre), riproporzionati sui mesi di iscrizione se ti iscrivi a metà anno; i contributi eccedenti i minimi sono un conguaglio che si versa entro dicembre dell’anno successivo, dopo la comunicazione reddituale. La dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) va comunque presentata anche il primo anno: serve come certificazione reddituale per banche e finanziamenti, è necessaria a Inarcassa per verificare i contributi ed evita sanzioni.

Calendario delle scadenze fiscali 2026 (iscritti a Inarcassa)

Scadenza Cosa si paga / si fa
30 giugno Saldo 2025 + 1° acconto 2026 (imposte) e 1ª rata contributi minimi Inarcassa 2026
30 settembre 2ª rata contributi minimi Inarcassa 2026
31 ottobre Invio Dichiarazione dei Redditi 2025 + comunicazione reddituale Inarcassa
30 novembre 2° acconto 2026 (imposte)
31 dicembre Conguaglio Inarcassa (quota variabile 2025, se superati i minimi)

Se sei anche dipendente (Gestione Separata INPS)

L’ingegnere che ha anche un lavoro da dipendente è tenuto a cancellarsi da Inarcassa e iscriversi alla Gestione Separata INPS. In questo caso: saldo 2025 e 1° acconto 2026 di imposte e GS INPS al 30 giugno; invio del Modello Redditi 2025 e comunicazione a Inarcassa (solo del volume d’affari) al 31 ottobre; 2° acconto 2026 al 30 novembre; conguaglio Inarcassa del solo 4% di contributo integrativo al 31 dicembre.

7. Come fare le fatture in Regime Forfettario

Una fattura corretta richiede pochi elementi chiave:

  • Intestazione: i tuoi dati (nome, indirizzo, codice fiscale, Partita IVA, email, PEC) e quelli del cliente.
  • Oggetto della prestazione: chiaro e specifico (es. “Progettazione strutturale preliminare e definitiva dell’edificio in Via Roma 10, inclusa relazione di calcolo” o “Pratica SCIA n. 123/2026”) invece di un generico “consulenza”.
  • Contributo integrativo Inarcassa (4%): calcola il 4% sull’onorario (es. 40 € su 1.000 €); lo paga il cliente insieme al compenso e tu lo versi a Inarcassa.
  • Marca da bollo: se la fattura supera 77,47 € serve una marca da bollo da 2 € (addebitabile al cliente). Con la fattura elettronica il bollo si versa ogni tre mesi tramite F24.
  • Clausole obbligatorie: in forfettario vanno indicate le diciture su assenza di IVA (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) e non applicazione della ritenuta (art. 1, comma 67, Legge 190/2014).

Esempio di riepilogo di una fattura da 1.000 €: onorario professionale 1.000,00 €, contributo integrativo Inarcassa 4% 40,00 €, imposta di bollo 2,00 €, totale da pagare 1.042,00 €.

8. I consigli pratici per l’ingegnere libero professionista

L’ingegneria è tra le professioni più redditizie in Partita IVA. Ecco come muovere i primi passi.

Come trovare i primi clienti

Il business si basa sulle relazioni e sulla fiducia. Tre strade concrete: costruire un personal brand su LinkedIn (condividendo contenuti che mostrino professionalità e valori, anche agli inizi); collaborare con studi e professionisti già affermati, proponendoti per task specifici (relazioni tecniche, certificazioni energetiche, disegni esecutivi) — è la via più rapida per fatturare subito; iscriversi a gruppi di freelance e ingegneri, perché i progetti multidisciplinari e il passaparola tra colleghi portano spesso i lavori migliori.

Come creare un preventivo

Mai iniziare senza un accordo scritto. Un buon preventivo contiene: i tuoi dati; i dati del cliente; la descrizione chiara della prestazione (es. “Progettazione strutturale edificio residenziale – livello definitivo”); il compenso (a forfait o orario); il contributo integrativo Inarcassa 4%, indicato a parte così che sia chiaro che lo versa il cliente; i tempi di consegna; le modalità di pagamento (es. 50% all’accettazione e 50% alla consegna degli elaborati); la validità del preventivo (es. 30 giorni).

Come farsi pagare

Tre regole d’oro: chiedi sempre un acconto (filtra i clienti poco seri e tutela il tuo tempo); metti per iscritto le scadenze di pagamento nel preventivo e nel contratto; sollecita con gradualità in caso di ritardo (primo sollecito gentile, secondo più fermo e, se serve, comunicazione via PEC per rendere ufficiale il mancato pagamento).

Quanto mettere da parte ogni mese

Tutto ciò che fatturi non è tuo: una parte va ad imposte e contributi. Il consiglio è accantonare circa il 30%, così da coprire contributi e imposte senza sorprese.

Gli strumenti utili per iniziare

Oltre a software di calcolo e CAD, servono strumenti “invisibili”: un conto corrente dedicato (basta un secondo conto per far transitare solo i pagamenti dei clienti); l’assicurazione RC Professionale, obbligatoria, con massimali coerenti con i progetti che firmerai; la PEC, il tuo domicilio digitale ufficiale con valore legale (attivabile presso gestori AgID come Aruba, InfoCert o Poste Italiane); e la firma digitale, non obbligatoria ma molto importante, perché certifica con valore legale che progetti, relazioni e pratiche sono firmati da te.

Domande frequenti

Quanto costa aprire la Partita IVA come ingegnere?

L’apertura della Partita IVA non ha costi: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato. Restano invece i costi legati all’iscrizione all’Ordine (tassa da 168 €, quota dell’Ordine tra 150 e 250 € e marca da bollo da 16 €).

Un ingegnere può fare prestazione occasionale invece della Partita IVA?

La prestazione occasionale è ammessa solo se il lavoro è davvero saltuario. Se firmi progetti o collabori stabilmente con uno studio, la Partita IVA è obbligatoria. Con il 5% del forfettario, spesso è anche più conveniente.

Posso avere il 5% di imposte?

Sì, se è la tua prima attività e non hai svolto la stessa attività come dipendente negli ultimi 3 anni. L’aliquota agevolata al 5% dura i primi 5 anni, poi passa al 15%.

Che agevolazioni ho se ho meno di 35 anni?

Se ti iscrivi a Inarcassa prima dei 35 anni e sei iscritto da meno di 5 anni, hai una riduzione di un terzo dei contributi fissi e l’aliquota soggettiva scende al 7,25% (invece del 14,5%), per i primi 5 anni.

Posso essere dipendente e aprire la Partita IVA?

Sì, a condizione che il reddito lordo da lavoro dipendente non superi i 35.000 € annui (soglia 2026). In questo caso, però, ti iscrivi alla Gestione Separata INPS anziché a Inarcassa.

A quale cassa versa i contributi un ingegnere?

A Inarcassa, se svolge la libera professione a titolo esclusivo. I contributi comprendono il soggettivo (14,5% del reddito netto), l’integrativo (4%, a carico del cliente) e il contributo di maternità/paternità. Chi è anche dipendente versa invece alla Gestione Separata INPS.

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