La Partita IVA dello Psicologo: Guida 2026

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Iniziare a lavorare come psicologo libero professionista significa iscriversi all’Ordine, aprire la Partita IVA, scegliere il regime fiscale, versare i contributi all’ENPAP e imparare a fatturare correttamente (compreso il contributo integrativo del 2%). In questa guida trovi tutti i passaggi in ordine: come iscriverti all’albo, quanto costa aprire la Partita IVA, come funzionano il Regime Forfettario e quello Ordinario, quali contributi versare, quanto ti resta in tasca, le scadenze fiscali 2026 e come gestire fatture, Sistema Tessera Sanitaria e preventivi.

Punti chiave

  • Aprire la Partita IVA come psicologo costa zero: non ci sono bolli né diritti da versare allo Stato.
  • Nel Regime Forfettario lo psicologo (ATECO 86.93.00) paga le imposte solo sul 78% degli incassi, con aliquota al 5% per i primi 5 anni e poi al 15%.
  • I contributi vanno versati all’ENPAP (non all’INPS): contributo soggettivo del 10%, integrativo del 2% (a carico del cliente) e contributo di maternità/paternità.
  • Le fatture verso privati vanno trasmesse al Sistema Tessera Sanitaria e, per la privacy, sono cartacee; quelle verso società/enti sono elettroniche.

1. Come iscriversi all’Albo degli Psicologi

Il primo passo è l’iscrizione all’Ordine degli Psicologi (OP). Devi rivolgerti all’Ordine della provincia dove hai la residenza o dove hai stabilito il domicilio professionale, cioè il luogo in cui lavori stabilmente. Non sei obbligato a iscriverti nella provincia di residenza: se, ad esempio, sei residente a Bari ma lavori in una clinica di Milano, puoi iscriverti all’OP di Milano dichiarando lì il domicilio professionale. L’Ordine di iscrizione determina il riferimento per la formazione obbligatoria e per i rapporti con i colleghi del territorio.

Sezione A o Sezione B?

Per iscriverti devi aver superato l’Esame di Stato, requisito fondamentale per ottenere il titolo. In base al titolo di studio vieni inserito in una delle due sezioni dell’Albo: la Sezione B (Psicologo Junior) se hai una laurea triennale e tirocinio di sei mesi; la Sezione A se hai una laurea magistrale o specialistica (quinquennale) e tirocinio professionalizzante di 12 mesi.

Come fare la domanda

  • Versa 168 € di tassa tramite bollettino postale sul conto corrente dell’Agenzia delle Entrate (scaricabile dal sito dell’Ordine provinciale).
  • Compila la domanda di iscrizione online dell’Ordine provinciale scelto, indicando la Sezione A o B.
  • Paga la quota di iscrizione dell’Ordine: circa 150 €, ridotta della metà nei primi anni.
  • Applica la marca da bollo da 16 € (acquistabile in tabaccheria) alla domanda: senza, la pratica non parte.

2. Come aprire la Partita IVA

Aprire la Partita IVA è una semplice comunicazione all’Agenzia delle Entrate con cui dichiari che inizierai a lavorare come libero professionista. Puoi farlo da solo compilando e inviando il Modello AA9/12, oppure affidarti a un commercialista. Aprire la Partita IVA come psicologo costa zero: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato.

Il Codice ATECO dello psicologo

Il Codice ATECO è un numero di sei cifre che identifica la tua attività e, nel Regime Forfettario, determina la quota di incasso su cui pagherai le tasse. Per gli psicologi è il 86.93.00 (attività svolta da psicologi e psicoterapeuti).

3. Come pagare le imposte: Forfettario o Ordinario

Per uno psicologo che inizia esistono due strade: il Regime Forfettario o il Regime Ordinario Semplificato.

Il Regime Forfettario

È la scelta più conveniente per chi inizia. Lo Stato stabilisce “a forfait” che una parte degli incassi copre le spese e non viene tassata. Per il codice ATECO 86.93.00 questa quota è il 22%: il coefficiente di redditività è quindi il 78%. Se incassi 1.000 €, paghi le imposte solo su 780 €. I vantaggi principali:

  • Aliquota start-up al 5%: per i primi 5 anni paghi solo il 5% sulla parte tassabile; dal sesto anno si passa al 15%.
  • Niente IVA: sei più competitivo con i privati, nei percorsi di sostegno e nelle sedute individuali.
  • Niente ritenuta del 20%: il cliente ti versa l’intero compenso.
  • Meno burocrazia: nessun obbligo di registri IVA o di giustificare ogni acquisto.

Esempio pratico: su 30.000 € di ricavi (già al netto del contributo integrativo 2%), il reddito imponibile è 23.400 € (78%); con aliquota al 5% le imposte sono 1.170 €.

I requisiti di accesso principali: residenza in Italia (o UE/SEE con oltre il 75% del reddito prodotto in Italia); nessuna quota in società di persone, associazioni professionali o imprese familiari; nessuna partecipazione di controllo in SRL con attività analoga; non superare 35.000 € lordi di redditi da lavoro dipendente e assimilati nell’anno precedente (soglia aumentata per il 2026, di norma 30.000 €); attività ammessa dal regime. Per mantenerlo servono tutti i requisiti d’accesso, un incassato annuo non superiore a 85.000 € e il vincolo di non fatturare più del 50% dell’incasso annuo all’attuale datore di lavoro o a quello dei due anni precedenti.

Il Regime Ordinario Semplificato

Scatta in automatico se incassi più di 85.000 € l’anno, se perdi un requisito del forfettario o se è più conveniente per la tua situazione. Qui non c’è una percentuale fissa: si applica l’IRPEF, che cresce a scaglioni. Il calcolo è analitico: dagli incassi (senza IVA e ritenute) si sottraggono le spese deducibili e i contributi versati, e sul reddito risultante si applicano gli scaglioni. Per il 2026:

Scaglione di reddito Aliquota IRPEF
Fino a 28.000 € 23%
Da 28.001 € a 50.000 € 33%
Oltre 50.000 € 43%

Nel regime ordinario le prestazioni sanitarie dello psicologo sono esenti IVA. Se emetti solo fatture esenti, per il meccanismo del “pro-rata” non puoi scaricare l’IVA sugli acquisti, che diventa un costo a tuo carico. Se emetti sia fatture esenti sia con IVA (per esempio per la formazione), puoi recuperare l’IVA sugli acquisti, ma solo in proporzione alla quota di fatturato con IVA.

Forfettario e Ordinario a confronto

Aspetto Forfettario Ordinario Semplificato
Limite di fatturato ≤ 85.000 € Nessun limite
Imposte 5% per i primi 5 anni, poi 15% IRPEF a scaglioni (23% – 33% – 43%)
Base imponibile 78% degli incassi (coefficiente di redditività) Incassi meno spese reali
Deduzione costi No (costi presunti al 22%) Sì, sui costi reali
IVA e ritenuta Senza IVA e senza ritenuta Con IVA (dove dovuta) e ritenuta

Se sei agli inizi, con ogni probabilità la scelta migliore è il Regime Forfettario, ma va verificato il possesso dei requisiti.

4. Come versare i contributi all’ENPAP

Come psicologo versi i contributi all’ENPAP, non all’INPS. Devi iscriverti entro 90 giorni dalla prima fattura incassata, dal sito ufficiale enpap.it, indicando dati personali, numero d’albo e Partita IVA; l’ENPAP ti assegnerà una matricola e calcolerà i contributi. Le tipologie sono tre:

  • Contributo soggettivo: è ciò che accumuli per la pensione, pari al 10% del reddito netto. Prevede un minimo obbligatorio di circa 856 € l’anno (2025).
  • Contributo integrativo (2%): è una maggiorazione del 2% che aggiungi in ogni fattura e che paga il cliente: tu la incassi e la versi all’ENPAP. Minimo annuo di circa 66 € (2025).
  • Contributo di maternità e paternità: quota fissa annua di circa 130 € (2025) che finanzia le indennità per i colleghi che diventano genitori.

5. Quanto ti rimane in tasca: simulazione in Forfettario

Ipotizziamo un primo anno da psicologo con 30.000 € di fatturato (contributo integrativo 2% incluso) in Regime Forfettario al 5%. Il reddito imponibile è 22.941 € (29.412 € × 78%, cioè al netto del 2%). Ecco imposte e contributi:

Voce Importo
Fatturato (2% incluso) 30.000 €
Reddito imponibile (78%) 22.941 €
Imposte 5% − 1.147 €
ENPAP soggettivo 10% − 2.294 €
ENPAP integrativo 2% (sul fatturato) − 588 €
Maternità/paternità − 130 €
Reddito netto ≈ 25.841 € (circa 2.150 €/mese)

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6. Quando devi pagare: saldo, acconto e scadenze 2026

In Italia le imposte non si saldano in un’unica soluzione a fine anno: si versa il saldo (il conguaglio dell’anno precedente) e l’acconto (un anticipo sull’anno corrente, basato sul presupposto che guadagnerai almeno quanto l’anno prima). Se prevedi un calo netto del fatturato, gli acconti possono essere ricalcolati.

Come funziona il primo anno

Nel primo anno in Regime Forfettario non paghi imposte durante l’anno: non avendo un “anno precedente” su cui calcolare saldo e acconti, la prima scadenza fiscale per chi apre nel 2026 sarà a giugno 2027. Anche per l’ENPAP c’è una buona notizia: non richiede fissi obbligatori durante l’anno e i contributi si calcolano in percentuale su quanto incassi effettivamente, con una quota minima solo per guadagni molto bassi; per tutto il primo anno, di fatto, non versi contributi (sia in forfettario sia in semplificato). La dichiarazione dei redditi (Modello Redditi PF) va comunque presentata anche il primo anno: serve come certificazione reddituale per banche e finanziamenti, è necessaria all’ENPAP per calcolare i contributi ed evita sanzioni.

Calendario delle scadenze fiscali 2026

Scadenza Cosa si paga / si fa
1° marzo Acconto contributi ENPAP sul 2025
30 giugno Saldo 2025 + 1° acconto 2026 (imposte)
1° ottobre Comunicazione reddituale ENPAP + saldo contributi ENPAP sul 2025
30 novembre 2° acconto 2026 (imposte)

7. L’invio delle fatture al Sistema Tessera Sanitaria (STS)

Da professionista sanitario devi trasmettere ogni fattura emessa a un privato al Sistema Tessera Sanitaria, indicando i dati della prestazione, il codice fiscale del paziente, i tuoi dati e la modalità di pagamento (contanti o tracciabile). Se il paziente si oppone all’invio dei propri dati, resti comunque obbligato a trasmettere il dato e devi annotare su entrambe le copie della fattura la dicitura di opposizione ai sensi dell’art. 3 del DM 31.7.2015. Vale il criterio di cassa: i dati si trasmettono in base a quando incassi, non a quando emetti la fattura.

L’invio ha scadenza annuale: le fatture verso privati emesse e incassate nel 2026 vanno trasmesse entro il 1° febbraio 2027. In caso di omesso o tardivo invio la sanzione è di 100 € per fattura, ma con il ravvedimento operoso — cioè correggendo spontaneamente entro 60 giorni dalla scadenza — scende a 3,70 € a fattura.

8. Come fare le fatture in Regime Forfettario

Una fattura corretta richiede pochi elementi chiave:

  • Intestazione: i tuoi dati (nome, indirizzo, codice fiscale, Partita IVA, email, PEC) e quelli del paziente o della struttura.
  • Oggetto della prestazione: chiaro e specifico (es. “Terapia Cognitivo-Comportamentale” invece di un generico “Psicoterapia”).
  • Contributo integrativo ENPAP (2%): calcola il 2% sull’onorario (es. 20 € su 1.000 €); lo paga il cliente insieme al compenso, non fa reddito (non ci paghi le tasse) e non concorre al limite degli 85.000 € del forfettario.
  • Formato: per proteggere i dati sanitari, le fatture verso privati sono cartacee (con invio annuale al STS), mentre quelle verso società, ospedali o associazioni sono elettroniche.
  • Marca da bollo: se la fattura supera 77,47 € serve una marca da bollo da 2 € (addebitabile al cliente). Sulle cartacee si acquista in tabaccheria con data uguale o antecedente alla fattura; sulle elettroniche si versa ogni tre mesi con F24.
  • Clausole obbligatorie: in forfettario vanno indicate le diciture su assenza di IVA (art. 1, commi 54-89, Legge 190/2014) e non applicazione della ritenuta (art. 1, comma 67, Legge 190/2014).

Esempio di riepilogo di una fattura da 1.000 €: onorario professionale 1.000,00 €, contributo integrativo ENPAP 2% 20,00 €, imposta di bollo 2,00 €, totale da pagare 1.022,00 €.

9. I consigli pratici per lo psicologo libero professionista

La professione è in forte crescita: dal 2019 al 2024 i redditi medi degli psicologi in libera professione sono aumentati di circa l’88,6%. Ecco come muovere i primi passi.

Dove può lavorare uno psicologo in Partita IVA

La libera professione è flessibile e non obbliga a scegliere un’unica strada. Le principali opzioni: centri clinici e studi associati (colloqui, percorsi terapeutici, valutazioni psicodiagnostiche); attività privata in studio o online (massima autonomia su tariffe e posizionamento); piattaforme online (che gestiscono marketing, agenda e pagamenti); aziende e benessere organizzativo (sportelli di ascolto, gestione dello stress, welfare aziendale); scuole, enti e terzo settore (progetti educativi e di prevenzione); formazione e docenza. Un dipendente pubblico part-time (≤ 50%, fino a 18 ore settimanali) può aprire la Partita IVA previa autorizzazione dell’ASL; un dipendente privato quasi sempre, salvo clausole di esclusiva o non concorrenza; il libero professionista puro non ha vincoli.

Come creare un preventivo

Mai iniziare senza un accordo scritto. Un buon preventivo contiene: i tuoi dati; i dati del paziente; la descrizione chiara della prestazione (es. “Percorso di 10 sedute di supporto psicologico individuale”); il compenso (a forfait o orario); il contributo integrativo ENPAP 2%, indicato a parte così che sia chiaro che lo versa il cliente; i tempi di esecuzione; le modalità di pagamento (es. 50% all’accettazione come acconto e 50% a fine ciclo); la validità del preventivo (es. 30 giorni).

Come farsi pagare

Tre regole d’oro: chiedi sempre un acconto (riduce le sedute disdette all’ultimo e tutela il tuo tempo); metti per iscritto le scadenze di pagamento nel preventivo e nel contratto; sollecita con gradualità in caso di ritardo (primo sollecito gentile, secondo più fermo e, se serve, comunicazione via PEC per rendere ufficiale il mancato pagamento).

Quanto mettere da parte ogni mese

Tutto ciò che fatturi non è tuo: una parte va ad imposte e contributi. Il consiglio è accantonare circa il 30% (che può scendere al 20-25% dal secondo anno), così da coprire contributi e imposte senza sorprese.

Gli strumenti utili per iniziare

Oltre a test e piattaforme per i colloqui, servono strumenti “invisibili”: un conto corrente dedicato (basta un secondo conto per far transitare solo i pagamenti dei clienti, non serve un business account costoso); l’assicurazione di Responsabilità Civile Professionale, obbligatoria per legge (Legge Gelli-Bianco), verificando massimali adeguati e copertura della “colpa grave”; e la PEC, il tuo domicilio digitale obbligatorio con cui comunicano Ordine, ENPAP e Agenzia delle Entrate (attivabile presso gestori come Aruba, InfoCert o Poste Italiane).

Domande frequenti

Quanto costa aprire la Partita IVA come psicologo?

L’apertura della Partita IVA non ha costi: non ci sono bolli, tasse di concessione o diritti di segreteria da versare allo Stato. Restano invece i costi legati all’iscrizione all’Ordine (tassa da 168 €, quota dell’Ordine di circa 150 € e marca da bollo da 16 €).

Uno psicologo può fare prestazione occasionale invece della Partita IVA?

Se sei iscritto all’Albo la Partita IVA è obbligatoria. La prestazione occasionale è ammessa solo per attività saltuarie di consulenza o docenza. Con il 5% del forfettario, spesso la Partita IVA è anche più conveniente.

Posso avere il 5% di imposte?

Sì, se è la tua prima attività e non hai svolto la stessa attività come dipendente negli ultimi 3 anni. L’aliquota agevolata al 5% dura i primi 5 anni, poi passa al 15%.

Che cos’è il contributo integrativo del 2%?

È una maggiorazione del 2% che aggiungi in ogni fattura e che paga il cliente. Tu la incassi e la versi all’ENPAP: non fa reddito, quindi non ci paghi le tasse, e non concorre al limite degli 85.000 € del forfettario.

Posso essere dipendente e aprire la Partita IVA?

Sì, a condizione che il reddito lordo da lavoro dipendente non superi i 35.000 € annui (soglia 2026). Il dipendente pubblico deve inoltre richiedere l’autorizzazione all’ASL.

A quale cassa versa i contributi uno psicologo?

All’ENPAP, non all’INPS. I contributi comprendono il soggettivo (10% del reddito netto), l’integrativo (2%, a carico del cliente) e il contributo di maternità/paternità.

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