Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Il limite di incassi per restare nel regime forfettario è 85.000 euro. Oltre 100.000 euro l’uscita è immediata; tra 85.000 e 100.000 l’uscita avviene dall’anno successivo.
- La soglia si valuta sugli incassi percepiti nell’anno (principio di cassa). Conta quando incassi, non quando fatturi.
- Se superi 100.000 euro, applichi l’IVA dalla fattura che fa sforare. Le imposte dirette diventano ordinarie per tutto l’anno.
- Tra 85.000 e 100.000 euro, resti forfettario fino a fine anno. Dal 1° gennaio successivo passi all’ordinario.
Cos’è, davvero, il “limite di incassi” nel forfettario
Il regime forfettario usa il principio di cassa. Significa che contano i ricavi o compensi percepiti. In parole semplici: contano gli incassi effettivi dal 1° gennaio al 31 dicembre.
La soglia è 85.000 euro annui. Questa regola deriva dalla Legge 190/2014, articolo 1 commi 54-89, come modificata dalla Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023). La modifica ha anche introdotto l’uscita immediata oltre 100.000 euro.
Le fonti ufficiali sono disponibili su Normattiva, sul sito dell’Agenzia delle Entrate e nelle circolari interpretative. Per gli aspetti contributivi trovi riferimenti INPS e Ministero del Lavoro.
Incassi, ricavi/compensi e “fatturato”: differenze pratiche
Fatturato è la somma delle fatture emesse. Nel forfettario la soglia non guarda le fatture, ma gli incassi. Quindi puoi emettere più di 85.000 euro di fatture, ma non puoi incassare oltre 85.000 euro nell’anno.
Ricavi/compensi percepiti è il termine fiscale. Per i professionisti coincide con i compensi incassati (art. 54 TUIR). Per le imprese artigiane e commerciali, i ricavi incassati sono quelli del ciclo tipico (art. 85 TUIR), sempre valutati a cassa nel forfettario.
Incassi con carta, bonifico, contanti o piattaforme di pagamento contano quando la somma arriva sul tuo conto o in cassa. Gli acconti incassati contano subito.
Cosa accade se superi 85.000 o 100.000 euro
Scenario 1: incassi fino a 85.000 euro. Resti nel forfettario. Applichi l’imposta sostitutiva (15% o 5% start-up). Non applichi IVA. Non deduci i costi reali, ma usi il coefficiente di redditività.
Scenario 2: incassi tra 85.000,01 e 100.000 euro. Resti nel forfettario fino al 31 dicembre. Dal 1° gennaio successivo passi al regime ordinario. Da quel momento applicherai IVA, registri IVA e imposta sul reddito progressiva.
Scenario 3: incassi oltre 100.000 euro. Scatta l’uscita immediata nel corso dell’anno. Da quella fattura in poi applichi l’IVA. Per le imposte dirette, tutto l’anno è tassato con regole ordinarie (IRPEF progressiva e addizionali).
Base normativa e prassi
La cornice è la Legge 190/2014. La Legge 197/2022 ha alzato la soglia a 85.000 euro e introdotto l’uscita immediata oltre 100.000 euro. L’Agenzia delle Entrate ha fornito chiarimenti nelle guide operative e circolari.
Per i contributi, valgono le norme INPS e i documenti del Ministero del Lavoro. Per la fattura elettronica, le regole derivano dal Decreto-Legge 36/2022 e dai provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Effetti fiscali e contributivi del passaggio all’ordinario
Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva. È il 15% sul reddito forfettario. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up. Deduci i contributi previdenziali versati.
Nell’ordinario paghi IRPEF progressiva fino al 43%, più addizionali. Applichi l’IVA sulle vendite e la detrai sugli acquisti. Deduci i costi reali secondo le regole del TUIR. La contabilità è più strutturata.
Se esci oltre 100.000 euro, l’IVA si applica dall’operazione che fa sforare. I corrispettivi precedenti restano non soggetti a IVA. Le imposte dirette, invece, seguono l’ordinario per l’intero anno d’imposta.
Esempio operativo con numeri
Professionista incassa 98.000 euro al 20 dicembre. Resta forfettario fino a fine anno. Dal 1° gennaio successivo passa all’ordinario.
Artigiano incassa 101.200 euro il 10 ottobre. La fattura del 10 ottobre è con IVA. Da lì in poi liquida l’IVA periodica. Per l’IRPEF, applica il regime ordinario su tutto l’anno.
In entrambi i casi, i contributi previdenziali si calcolano come di consueto sulla base imponibile previdenziale. Cambiano però le deduzioni e la gestione dell’IVA.
Adempimenti immediati quando superi 100.000 euro
Emetti la fattura che fa sforare con IVA. Usa la fattura elettronica. Se eri già obbligato, continui senza cambi. Dal 2024, la e-fattura è obbligatoria per tutti i forfettari.
Inizi le liquidazioni IVA. Devi tenere i registri IVA vendite e acquisti. Valuti il regime contabile in ingresso (semplificata o ordinaria) e la periodicità dell’IVA (mensile o trimestrale).
Per le vendite all’estero, compili e invii le fatture elettroniche transfrontaliere secondo le specifiche dell’Agenzia delle Entrate. Verifichi obblighi Intrastat, se rilevanti.
Regola decisionale rapida
Come decidere cosa fare, mese per mese
Se gli incassi stimati a fine anno sono sotto 80.000 euro, resta tutto invariato. Monitora comunque per sicurezza.
Se gli incassi stimati sono tra 80.000 e 85.000 euro, verifica ogni incasso futuro. Programma i pagamenti dei clienti. Ricorda: conta la data di incasso, non la data della fattura.
Se prevedi di arrivare tra 85.000 e 100.000 euro, accetta che uscirei dall’anno successivo. Prepara l’ingresso in ordinario dal 1° gennaio: listini con IVA, gestione costi reali, nuovi adempimenti.
Se rischi di superare 100.000 euro, prepara subito il passaggio intra-annuale. Configura la fatturazione con IVA. Pianifica liquidazioni IVA e contabilità. Verifica impatti su IRPEF per tutto l’anno.
Se superi 100.000 euro, applica IVA dalla fattura che fa sforare. Avvisa i clienti. Aggiorna contratti, preventivi e condizioni economiche. Attiva un controllo stretto su incassi e pagamenti.
Pianificazione e monitoraggio degli incassi
Monitora gli incassi reali, non solo le fatture emesse. Usa un cruscotto che sommi mese per mese gli incassi netti di commissioni e le valute bancarie.
Controlla i metodi di pagamento. Le carte possono avere tempi di accredito diversi. I bonifici istantanei anticipano l’incasso e possono farti sforare prima del previsto.
Programma gli acconti. Un acconto incassato a dicembre conta per l’anno in corso. Se vuoi restare sotto soglia, valuta con il cliente un incasso a gennaio. Deve avere ragioni economiche, non elusive.
Attenzioni su componenti che contano o non contano
Contano i ricavi/compensi dell’attività tipica. Non contano i rimborsi spese anticipate in nome e per conto del cliente. Non contano gli interessi attivi bancari.
Plusvalenze su beni strumentali non sono ricavi tipici, ma incidono sul reddito. Valuta con il consulente l’effetto fiscale. Indennizzi assicurativi per danni a beni strumentali non entrano nei ricavi.
Controlla i contributi pubblici o premi. Se sono corrispettivi per l’attività, possono rilevare. In caso di dubbi, consulta prassi dell’Agenzia delle Entrate e fonti su Normattiva.
Confronto sintetico: forfettario vs ordinario
Tasse, IVA e costi
Forfettario: niente IVA in fattura. Imposta sostitutiva 15% o 5% su una base forfettaria. Deduci integralmente i contributi previdenziali versati nell’anno.
Ordinario: IVA in fattura e diritto alla detrazione. IRPEF progressiva fino al 43%, più addizionali. Deduci i costi reali documentati e ammortizzi i beni strumentali.
Il passaggio cambia i listini, il margine e il cash flow. Pianifica il prezzo netto, l’IVA e la stagionalità degli incassi.
Fonti normative e istituzionali
Quadro di riferimento: Legge 190/2014, articolo 1 commi 54-89 (regime forfettario). Legge 197/2022, Legge di Bilancio 2023 (soglia 85.000 euro e uscita immediata oltre 100.000 euro).
Prassi e chiarimenti: Guide e circolari dell’Agenzia delle Entrate sul regime forfettario e sulla fatturazione elettronica. Consultabili tramite Normattiva e portale dell’Agenzia.
Contributi: Norme INPS su artigiani, commercianti e Gestione Separata. Documentazione del Ministero del Lavoro su inquadramenti e obblighi previdenziali.
| Scenario | Quando si applica | Cosa cambia subito (IVA e adempimenti) | Cosa cambia a fine anno (imposte dirette) | Tempistiche operative | Riferimenti normativi |
|---|---|---|---|---|---|
| Incassi ≤ 85.000 € | Incassi percepiti totali fino alla soglia | Nessuna IVA in fattura. Fatturazione elettronica obbligatoria. Adempimenti minimi del forfettario. | Imposta sostitutiva 15% o 5% sulla base forfettaria. Deduzione contributi versati. | Monitoraggio mensile incassi. Verifica acconti/imposta a saldo. | Legge 190/2014; prassi AE; DL 36/2022 su e-fattura |
| 85.000 € < incassi ≤ 100.000 € | Superi 85.000 € ma non oltre 100.000 € | Rimani senza IVA fino al 31 dicembre. Nessun cambio immediato in anno. | Dal 1° gennaio successivo regime ordinario: IRPEF progressiva, IVA, registri. | Pianifica transizione entro fine anno. Aggiorna listini dal 1° gennaio. | Legge 197/2022 (modifiche forfettario) |
| Incassi > 100.000 € | Superi 100.000 € in corso d’anno | Applichi IVA dalla fattura che fa sforare. Avvio liquidazioni IVA e registri. | Regole ordinarie per l’intero anno d’imposta. Addizionali calcolate su reddito ordinario. | Immediato dalla data della fattura “sforante”. Comunicazioni e asset contabili aggiornati. | Legge 197/2022; prassi AE |
| Start-up forfettaria (5%) | Nuova attività con requisiti per l’aliquota al 5% (primi 5 anni) | Niente IVA. Verifica costante della soglia di incassi. | Imposta sostitutiva 5% se requisiti rispettati. Se esci, perdi il 5% finché sei ordinario. | Verifica requisiti all’inizio e ogni anno. Pianifica il passaggio se previsto. | Legge 190/2014; prassi AE |
| Operazioni estere | Clienti UE/extra-UE con incassi che possono far sforare | Fattura elettronica transfrontaliera via SDI. Verifica codifiche e IVA. | Regole ordinarie o forfettarie a seconda della soglia superata. | Allineamento immediato su codici IVA e Intrastat, se dovuti. | Prassi AE; normative IVA UE recepite |
FAQ
Come si calcolano esattamente gli 85.000 euro di incassi? Contano acconti, carte e pagamenti su piattaforme?
Si sommano tutti gli importi incassati nel periodo 1° gennaio-31 dicembre, al netto di eventuali storni. Contano i bonifici accreditati, i pagamenti con carta quando sono disponibili sul tuo conto, i contanti al momento dell’introito e gli importi incassati tramite piattaforme di pagamento quando risultano accreditati. Gli acconti incassati contano subito, anche se la prestazione si chiude l’anno dopo. Non contano i rimborsi anticipati in nome e per conto del cliente. Nel forfettario, in via ordinaria, non si applica la ritenuta d’acconto; se un cliente la trattiene per errore, l’incasso da considerare è comunque quanto hai percepito, e andrà chiarita la posizione con il cliente. Per operazioni in valuta estera usa il cambio del giorno di incasso o i criteri dell’Agenzia delle Entrate.
Se supero 85.000 euro per un evento eccezionale (grande commessa o premio), posso restare nel forfettario?
No, la norma non distingue la causa dell’incasso. Se superi 85.000 euro resti forfettario fino a fine anno solo se non oltrepassi 100.000 euro. Se superi 100.000 euro, scatta l’uscita immediata. Valuta, prima di incassare, la pianificazione dei flussi con il cliente. Devi avere ragioni commerciali vere, come stati d’avanzamento lavori o milestone contrattuali. Alcune entrate particolari non sono ricavi/compensi tipici (per esempio indennizzi per danni a beni strumentali). In questi casi verifica con il tuo consulente e con le definizioni di ricavi/compensi del TUIR. Le fonti utili sono le guide dell’Agenzia delle Entrate e i testi su Normattiva.
Cosa devo fare il giorno in cui supero 100.000 euro? Quali passaggi pratici non posso dimenticare?
Emetti la fattura che ti fa superare la soglia con IVA. Aggiorna subito il profilo del software di fatturazione. Verifica il corretto regime IVA, il codice natura e l’eventuale esigibilità. Attiva i registri IVA vendite e acquisti. Pianifica la liquidazione IVA del periodo (mensile o trimestrale). Rivedi i contratti in corso e avvisa i clienti del cambio prezzi lordi. Blocca l’uso dell’imposta di bollo sulle fatture con IVA. Allinea la numerazione se necessario e controlla l’anagrafica cliente/fornitore. Per le imposte dirette, prepara la contabilità ordinaria per l’intero anno. Coinvolgi subito il consulente per ricalcolare acconti e saldi IRPEF e per rivedere i fabbisogni di cassa.
Sono a 84.000 euro a novembre. Ha senso rinviare un incasso a gennaio per restare nel forfettario?
Può avere senso se è coerente con l’accordo commerciale. Ricorda: vale la data in cui incassi, non quella della fattura. Se il cliente può pagare a gennaio, puoi emettere fattura a dicembre con scadenza a gennaio oppure fatturare a gennaio. Evita pratiche elusive. Documenta le ragioni economiche: consegna posticipata, milestone contrattuale, chiusura del progetto. Considera anche il rischio credito e il bisogno di liquidità. Valuta l’effetto sui contributi e sull’imposta sostitutiva. Una pianificazione chiara riduce i rischi di sforamento involontario, soprattutto con incassi tramite carte o marketplace che anticipano la valuta di accredito.
Come cambiano i contributi INPS e le deduzioni nell’anno in cui esco dal forfettario?
I contributi restano dovuti secondo la tua gestione previdenziale (artigiani/commercianti o Gestione Separata). Nel forfettario li deduci integralmente dal reddito forfettario. Nell’ordinario li deduci dal reddito complessivo secondo le regole generali. Se esci oltre 100.000 euro, il reddito dell’anno è determinato con criteri ordinari per le imposte dirette. Questo incide su aliquote IRPEF, addizionali e deduzioni. Se avevi l’aliquota al 5% start-up, il beneficio vale finché resti nel forfettario. Se passi all’ordinario, si applicano le regole ordinarie e il 5% non si usa. Per i rapporti di impresa familiare o coadiuvanti, verifica come ripartire reddito e contributi. Le fonti sono le circolari INPS e i documenti del Ministero del Lavoro, oltre ai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.
