Partita IVA forfettaria o SRL? Come scegliere nel 2026

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“Apro una SRL o parto con la Partita IVA?” è una delle domande più frequenti di chi sta avviando un’attività, e quasi sempre viene posta troppo presto. La SRL non è un traguardo di maturità imprenditoriale: è uno strumento che risolve problemi specifici, e se quei problemi non li hai ancora, ti costa migliaia di euro all’anno senza darti nulla in cambio. In questa guida trovi i numeri reali delle due strade, i casi in cui la società serve davvero, quelli in cui è prematura, e cosa è cambiato nel 2024-2026 per chi sta valutando la strada della startup innovativa.

Punti chiave

  • Una SRL costa tra 2.000 e 4.000 euro per costituirsi (300-500 per la SRLS) e dai 3.000 euro l’anno per mantenersi, contro le poche centinaia del regime forfettario.
  • La SRL ha senso in tre casi precisi: ci sono più soci, devono entrare investitori, o l’attività genera un rischio patrimoniale reale. Fuori da questi, di solito è prematura.

La domanda giusta non è “quale conviene”, ma “a che punto sei”

Confrontare forfettario e SRL come se fossero due opzioni alternative per la stessa situazione è l’errore di partenza. Sono strumenti per fasi diverse: il forfettario è pensato per chi lavora da solo e sta costruendo il proprio mercato, la SRL per chi ha una struttura da governare — soci, capitali esterni, rischio, dipendenti. Chi sceglie la SRL “per fare le cose serie” finisce spesso a pagare contabilità ordinaria e bilancio per fatturare 30.000 euro all’anno da solo, cosa che il forfettario avrebbe gestito a un decimo del costo.

Vale anche il contrario, però: restare in forfettario quando la società servirebbe espone a rischi che non si vedono finché non si materializzano — responsabilità personale illimitata sui debiti dell’attività, impossibilità di far entrare un socio, nessun modo di ricevere un investimento. La scelta giusta dipende da dove sei adesso e da cosa hai davanti nei prossimi dodici mesi.

Forfettario e SRL: le differenze che contano

Aspetto Partita IVA in regime forfettario SRL
Costo di apertura Nessun costo di costituzione; l’apertura è spesso inclusa nei servizi online 2.000-4.000 € tra notaio, imposte e diritti (circa 300-500 € per la SRLS)
Costo annuo di gestione Da poche centinaia di euro con un servizio online Contabilità ordinaria e bilancio: 1.500-3.000 € + IVA, oltre agli altri adempimenti
Tassazione Imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni, su reddito calcolato con coefficiente ATECO IRES 24% più IRAP intorno al 3,9%; sui dividendi distribuiti ulteriore ritenuta del 26%
Deduzione dei costi No: il reddito è forfettizzato, i costi reali non si scaricano Sì, tutti i costi inerenti sono deducibili
Limite di fatturato 85.000 € (uscita immediata oltre 100.000 €) Nessun limite
Responsabilità Illimitata: rispondi con il patrimonio personale Limitata al capitale sociale, salvo garanzie personali o gestione negligente
Più soci Impossibile Sì, con quote e patti sociali
Ingresso di investitori Impossibile Sì, tramite aumento di capitale o cessione quote
Gestione quotidiana Adempimenti minimi, nessun bilancio da depositare Contabilità in partita doppia, bilancio annuale, libri sociali, assemblee

Quanto costa davvero costituire e mantenere una SRL

Il capitale sociale minimo di una SRL è di 1 euro dal 2013, e questo dato viene spesso citato come prova che aprire una società costi poco. È fuorviante, perché il capitale è la voce meno rilevante. Attenzione anche a una regola pratica: se il capitale sottoscritto è inferiore a 10.000 euro deve essere versato integralmente al momento della costituzione, mentre sopra quella soglia è possibile versarne inizialmente il 25%.

Per una SRL ordinaria il conto della costituzione si compone di onorario notarile (in genere 1.500-2.500 euro più IVA, il notaio è obbligatorio), imposta di registro di 200 euro, imposta di bollo di 156 euro, diritti camerali attorno ai 120 euro e tassa di vidimazione dei libri sociali di 309,87 euro. Il totale realistico si colloca tra 2.000 e 4.000 euro, capitale escluso.

La SRL semplificata (SRLS) abbatte quasi del tutto questa voce: usando il modello di atto costitutivo standard previsto dalla legge, l’onorario del notaio non è dovuto e l’atto è esente da imposta di bollo e diritti di segreteria, per un totale intorno ai 300-500 euro. Il prezzo di questo risparmio è la rigidità: lo statuto standard non è modificabile, i soci possono essere solo persone fisiche (quindi nessuna holding tra i soci) e il capitale non può superare i 9.999,99 euro, interamente versato. Sul piano fiscale, però, non c’è alcuna corsia preferenziale: la SRLS paga esattamente come la SRL ordinaria.

Ed è qui che si trova il vero costo, quello ricorrente. Una SRL richiede contabilità in partita doppia, bilancio annuale da depositare, libri sociali e verbali: la parcella di un commercialista si colloca in genere tra 1.500 e 3.000 euro più IVA all’anno, a cui si sommano diritto camerale, conto corrente dedicato, eventuali contributi INPS per i soci che lavorano e, se la si sottoscrive, la polizza per la responsabilità degli amministratori. Sommando tutto, la gestione di una SRL parte realisticamente da 3.000 euro l’anno e cresce con il volume di attività. È lo stesso ordine di grandezza per SRL e SRLS, perché la semplificazione riguarda l’atto costitutivo, non gli adempimenti successivi.

Quando la SRL serve davvero

Ci sono situazioni in cui quella spesa non è un costo ma un investimento necessario, e riguardano tre condizioni:

  • Siete più di uno. Se il progetto ha due o più persone che ci mettono lavoro e denaro, serve un veicolo che definisca chi possiede cosa, come si decide e cosa succede se qualcuno esce. Senza quote e patti sociali, un disaccordo tra soci diventa un problema senza soluzione ordinata.
  • Devono entrare capitali esterni. Nessun investitore, business angel o fondo può investire in una Partita IVA individuale: tecnicamente non esiste nulla in cui investire. Se la raccolta è nel piano dei prossimi dodici mesi, la società va costituita prima.
  • L’attività genera un rischio patrimoniale reale. Fornitori con esposizioni consistenti, magazzino, dipendenti, contratti con penali, responsabilità verso terzi: sono i casi in cui la separazione tra patrimonio personale e aziendale conta. Va detto con onestà che la protezione non è assoluta — le garanzie personali richieste dalle banche e la gestione negligente possono riportare la responsabilità sull’amministratore — ma resta una differenza sostanziale.
  • Superi strutturalmente i limiti del forfettario. Se fatturi stabilmente oltre gli 85.000 euro con margini bassi e molti costi reali da dedurre, il forfettario diventa svantaggioso: il coefficiente di redditività ti fa pagare imposte su un reddito che non hai prodotto. Attenzione però: il passaggio naturale in quel caso è il regime semplificato come ditta individuale, non necessariamente la SRL.

Quando invece è un costo prematuro

Specularmente, ci sono tre situazioni in cui costituire una società adesso significa solo anticipare spese:

  • Stai validando un’idea. Non sai ancora se il mercato pagherà per quello che offri. In questa fase l’obiettivo è tenere i costi fissi vicini a zero e imparare il più rapidamente possibile: 3.000 euro l’anno di struttura sottraggono mesi di autonomia al progetto.
  • Lavori da solo e vendi il tuo tempo. Consulenti, professionisti, freelance, creator: se il ricavo dipende dalle tue ore e non c’è capitale da immobilizzare, il forfettario è quasi sempre più efficiente, sia fiscalmente che come carico amministrativo.
  • La SRL ti serve per l’immagine. È una motivazione più diffusa di quanto si ammetta, ma i clienti guardano il lavoro e le referenze, non la forma giuridica. E una società con bilanci vuoti comunica meno solidità di una Partita IVA con clienti soddisfatti.

Startup innovativa: cosa è cambiato con la riforma del 2024

Chi valuta la SRL spesso ci arriva pensando alla qualifica di startup innovativa e alle sue agevolazioni. Il primo punto è vincolante: la startup innovativa può essere solo una società di capitali — SRL, SRLS, SpA, SApA o cooperativa a responsabilità limitata. Non esiste come ditta individuale o libero professionista, quindi la strada passa comunque dalla costituzione di una società.

Il secondo punto è che la disciplina non è più quella che si trova in molte guide ancora online. Lo Startup Act del 2012 è stato profondamente riscritto dalla Legge 162/2024 del 28 ottobre e dalla Legge 193/2024 del 16 dicembre, in vigore dal 18 dicembre 2024, con una circolare esplicativa del MIMIT del 29 luglio 2025. Le novità che cambiano le carte in tavola sono tre:

  • Serve rientrare nella definizione europea di micro, piccola o media impresa, un controllo che prima non era richiesto in questi termini.
  • Sono escluse le società che svolgono in via prevalente attività di consulenza o di agenzia. È la modifica con l’impatto più ampio: una quota consistente di chi si informa sulla startup innovativa fa esattamente questo, e non è più eleggibile.
  • La durata dell’iscrizione è ora a fasi: tre anni iniziali, con proroghe subordinate a requisiti rafforzati che possono portare la permanenza fino a nove anni per le realtà in crescita. Chi non pianifica come raggiungere quei requisiti rischia la cancellazione automatica dalla sezione speciale, con perdita delle agevolazioni.

Un’ultima avvertenza sugli incentivi agli investitori, spesso il vero motivo per cui si guarda a questa qualifica: la detrazione ordinaria del 30% era legata a un’autorizzazione europea con scadenza al 31 dicembre 2025 e il quadro per il 2026 è in evoluzione, così come la soglia di spesa in ricerca e sviluppo, prevista in riduzione al 10%. Sono esattamente le voci su cui non fidarsi di un articolo, incluso questo: vanno verificate con un professionista al momento in cui decidi.

Attenzione: forfettario e SRL non sempre possono convivere

È l’errore che genera più accertamenti evitabili, e riguarda chi pensa di tenere entrambe le cose. Il regime forfettario è incompatibile con il possesso di partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o SRL in regime di trasparenza. Soprattutto, è precluso a chi controlla, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibili a quella esercitata con la Partita IVA individuale.

Tradotto: aprire una SRL per una parte del business e continuare a fatturare in forfettario per la stessa attività non è una struttura fiscalmente sostenibile. Se stai pensando a un’architettura di questo tipo, è il caso di farla verificare prima di costituire, non dopo.

La strada più frequente: validare prima, costituire dopo

Nella pratica, molti progetti che oggi sono società sono nati come Partita IVA individuale. È una sequenza che funziona: apri in forfettario con costi minimi, verifichi che ci siano clienti disposti a pagare, capisci quali margini regge il tuo modello, e solo quando arrivano le condizioni che richiedono davvero una società — un socio, un investitore, un rischio da isolare — costituisci con dati alla mano invece che su previsioni.

Il vantaggio non è solo economico. Arrivare dal notaio sapendo quanto fatturi, con che marginalità e con quale clientela cambia anche la qualità delle scelte che fai in quel momento: oggetto sociale, capitale, assetto dell’amministrazione, clausole statutarie. Sono decisioni che costano care da modificare dopo, e che si prendono meglio con un anno di operatività alle spalle.

Come capire in quale dei due casi rientri

La verifica pratica è breve. Se hai risposto no a tutte queste domande, oggi la SRL non ti serve: ci sono altri soci nel progetto? Devi ricevere un investimento nei prossimi dodici mesi? La tua attività ti espone a un rischio patrimoniale concreto? Superi stabilmente gli 85.000 euro con molti costi reali da dedurre? Se hai risposto sì ad almeno una, vale la pena approfondire con un professionista prima di muoversi.

Se invece rientri nel primo caso — e sono la maggioranza di chi si pone questa domanda — il punto di partenza è aprire bene la Partita IVA: codice ATECO corretto, regime giusto, gestione previdenziale adeguata e una stima realistica di quanto pagherai tra imposte e contributi. Fiscozen segue il regime forfettario e il regime semplificato con un commercialista dedicato iscritto all’Albo, sempre lo stesso e specializzato nel tuo settore, con consulenze illimitate via chat, telefono e videochiamata. L’apertura della Partita IVA, la fatturazione elettronica illimitata, la dichiarazione dei redditi e gli F24 sono compresi nell’abbonamento, che parte da 49,9 € al mese (499 € all’anno, IVA inclusa) per i liberi professionisti in forfettario.

Se non sei sicuro di quale delle due strade sia la tua, la consulenza gratuita è il modo più rapido per chiarirlo: parli con un consulente fiscale, gli spieghi il progetto e ottieni una valutazione sul tuo caso, con i numeri. Senza impegno e senza carta di credito.

Domande frequenti

Conviene aprire una SRL o una Partita IVA forfettaria?

Dipende dalla struttura del progetto, non dal fatturato. Se lavori da solo, vendi principalmente il tuo tempo e non devi ricevere capitali, il forfettario è quasi sempre più conveniente. La SRL diventa necessaria in presenza di più soci, investitori o un rischio patrimoniale reale.

Quanto costa aprire una SRL nel 2026?

Per una SRL ordinaria tra 2.000 e 4.000 euro, capitale escluso: la voce principale è l’onorario notarile, 1.500-2.500 euro più IVA. La SRLS, usando il modello standard, costa circa 300-500 euro perché l’onorario del notaio non è dovuto.

Il capitale sociale minimo di una SRL è davvero 1 euro?

Sì per legge, ma è un dato poco significativo. Se il capitale sottoscritto è inferiore a 10.000 euro va versato integralmente alla costituzione, e nella pratica un capitale troppo basso indebolisce la credibilità verso banche e fornitori. I costi che contano sono quelli di costituzione e di gestione annuale.

Posso avere una Partita IVA forfettaria e una SRL insieme?

Non sempre. Il forfettario è precluso a chi controlla, direttamente o indirettamente, una SRL che svolge attività riconducibili a quella esercitata con la Partita IVA, oltre che a chi detiene partecipazioni in società di persone o SRL trasparenti. È una situazione da verificare prima di costituire.

Una startup innovativa può essere una ditta individuale?

No. La qualifica è riservata alle società di capitali: SRL, SRLS, SpA, SApA e cooperative a responsabilità limitata. Per accedervi bisogna quindi costituire una società, con i costi e gli adempimenti che ne derivano.

Un consulente può iscriversi come startup innovativa?

Dopo la riforma del 2024 no, se la consulenza è l’attività prevalente: le società che svolgono in via prevalente attività di consulenza o di agenzia sono escluse. È una delle novità che restringono maggiormente la platea rispetto al quadro precedente.

Cosa succede se supero gli 85.000 euro in forfettario?

Tra 85.000 e 100.000 euro resti nel regime per l’anno in corso e passi a un altro regime da quello successivo. Oltre i 100.000 euro l’uscita è immediata, con applicazione dell’IVA dall’operazione che ha determinato il superamento. In entrambi i casi il passaggio naturale è il regime semplificato, non necessariamente la SRL.

Posso trasformare la mia Partita IVA in SRL più avanti?

Sì, ed è il percorso più comune. Si costituisce la società e vi si conferisce l’attività, oppure si avvia la nuova struttura chiudendo la posizione individuale. Sono operazioni con implicazioni fiscali rilevanti, quindi vanno pianificate con un commercialista e non improvvisate a fine anno.

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