Partita IVA Odontotecnico: come aprire e quanto costa?

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partita iva odontotecnico

L’articolo di oggi ha lo scopo di mostrare come si apre una Partita IVA da odontotecnico, a quanto ammontano le spese iniziali e qual è l’iter burocratico da seguire per mettersi in proprio e cominciare ad operare sul campo. 

Dunque, se hai terminato il tuo percorso di formazione o se ritieni che, dopo anni di esperienza, sia questo il momento giusto per cimentarti come odontotecnico da “freelance”, questa guida ti spiegherà esattamente come avviare il tuo studio in tempi rapidi e come scegliere le opzioni fiscali più adatte alle tue esigenze. 

Chi è l’odontotecnico: profilo e requisiti

L’odontotecnico è una figura di supporto per gli studi odontoiatrici, che si occupa di costruire impianti, protesi dentarie ed apparecchi ortodontici su misura. 

Il processo di lavorazione ha inizio con la presa delle impronte da parte del dentista, che provvede ad inviarle, allegando precise disposizioni, ad un laboratorio odontotecnico di fiducia. A sua volta, l’odontotecnico utilizza i calchi come modello e, attenendosi alle richieste ricevute, produce dispositivi personalizzati o effettua riparazioni di apparecchi ortodontici, protesi, ecc. che presentano problemi.

Per la natura delle sue prestazioni, l’odontotecnico non può essere classificato come un libero professionista, bensì come artigiano. La sua attività, infatti, è prevalentemente di tipo manuale, in quanto consiste nella lavorazione di resine, metalli o altri ritrovati più recenti, eseguita con l’uso di particolari tecniche e strumenti appositi. Pertanto, per farsi strada come odontotecnico, occorre possedere un’ottima manualità, oltre alla conoscenza dei materiali, degli utensili presenti in laboratorio, ecc., in modo da soddisfare al meglio le esigenze dei committenti.

Ma non è tutto: per svolgere l’attività di odontotecnico – sia come dipendente presso uno studio terzo, sia in proprio – è necessario dimostrare il possesso di alcuni requisiti. In particolare, per ottenere l’abilitazione professionale, bisogna frequentare un corso della durata triennale, con al termine un esame di valutazione che consente di conseguire il diploma di Operatore Meccanico del settore Odontotecnico.

Tuttavia, se si vuole esercitare l’attività in forma autonoma e, quindi, aprire Partita IVA come odontotecnico ed avviare un proprio laboratorio, occorre aggiungere altri due anni di formazione, in modo tale da conseguire anche il diploma di maturità professionale. Solo così è possibile registrarsi nell’elenco dei fabbricanti di dispositivi medici su misura di competenza del Ministero della Salute e, infine, proporsi sul mercato.

Aprire Partita IVA da odontotecnico: inquadramento e costi

Come abbiamo anticipato, l’attività di odontotecnico rientra nell’ambito dell’artigianato, in quanto basata in via prevalente sul lavoro manuale e finalizzata alla produzione di beni ed alla prestazione di servizi. Ciò significa che, per aprire Partita IVA come odontotecnico, bisogna seguire un iter burocratico differente da quello previsto, ad esempio, per la categoria dei liberi professionisti.

Anche l’inquadramento fiscale sarà diverso: lavorando come odontotecnico “freelance”, infatti, sarai inquadrato come ditta individuale e dovrai iscriverti all’Albo delle Imprese Artigiane. Inoltre, dovrai preventivare una piccola spesa iniziale – che con Fiscozen si riduce a soli 200 euro + IVA – per l’apertura della Partita IVA, per la costituzione della nuova impresa e per il disbrigo di tutti gli adempimenti che andremo ad analizzare nei prossimi paragrafi.

a. Invio della ComUnica

Oggigiorno l’iter per aprire Partita IVA come odontotecnico e, quindi, per avviare un’attività di tipo artigianale, è molto più semplice rispetto al passato. Difatti, al posto di recarti di persona presso i vari uffici – INPS, Agenzia delle Entrate, ecc. – puoi informarli simultaneamente, con una spesa contenuta e in tempi abbastanza rapidi, utilizzando un’unica procedura telematica chiamata ComUnica, che serve per:

  • Apertura Partita IVA, indicando Codice ATECO e regime fiscale
  • Apertura della nuova ditta e iscrizione al Registro Imprese
  • Iscrizione all’Albo delle Imprese Artigiane
  • Iscrizione alla Gestione Artigiani INPS
  • Iscrizione INAIL

Per predisporre ed inviare la ComUnica, è preferibile rivolgersi ad un esperto, come uno studio di commercialisti o, per abbattere i costi iniziali senza rinunciare ad un servizio di qualità, un consulente Fiscozen. Come anticipato, infatti, il prezzo per usufruire della nostra assistenza è davvero ridotto al minimo: 200 euro + IVA.

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b. Scelta del Codice ATECO

Un altro passaggio da non sottovalutare, durante la fase di apertura della Partita IVA, riguarda la scelta del Codice ATECO che più rispecchia l’attività esercitata. Come mai è così importante questo codice? Perché da esso dipendono vari aspetti che andranno ad influenzare il tuo business: uno su tutti, il coefficiente di redditività (per i forfettari).

Qual è, pertanto, il Codice ATECO per gli odontotecnici

  • 32.50.20 – Fabbricazione di protesi dentarie (inclusa riparazione)

Con questo codice, infatti, potrai aprire un laboratorio odontotecnico ed occuparti sia della costruzione, sia della manutenzione e riparazione di apparecchi e protesi dentarie di ogni tipologia.

c. Scelta del regime fiscale

Veniamo, adesso, ad un altro punto essenziale in fase di apertura della Partita IVA: la scelta del regime fiscale che offre maggiori vantaggi e che meglio si adatta alle tue esigenze. Attualmente non possiamo che consigliare il regime forfettario: un regime agevolato che nasce, appunto, per venire incontro alle nuove imprese individuali e alle piccole Partite IVA, permettendo loro di ridurre le imposte da pagare, gli adempimenti e i costi della gestione fiscale.

Il principale beneficio del regime forfettario consiste nell’adozione di un’unica imposta sostitutiva (al posto di IRPEF ed altri tributi, es. le imposte addizionali), che si calcola sul reddito imponibile con aliquota fissa al 15%. Inoltre, per coloro che possiedono anche i requisiti per l’aliquota start-up, la percentuale diventa ancora più bassa e si paga soltanto il 5% di tasse per i primi cinque anni di attività. Ma come si ottiene il reddito imponibile? E come è possibile dedurre le spese sostenute durante l’anno? Come avviene il conteggio? Scopriamolo insieme.

Il reddito imponibile, nel caso dei forfettari, si calcola su base fissa (e non analiticamente). Il metodo è semplice: a seconda del Codice ATECO associato alla Partita IVA, dal fatturato complessivamente prodotto ed incassato nel corso dell’anno, si deduce una determinata percentuale per le spese. Il tuo codice prevede un coefficiente di redditività del 67%, per cui i costi deducibili equivalgono al restante 33%. Per ottenere il reddito imponibile serve, però, un passaggio ulteriore: bisogna sottrarre l’importo versato durante lo stesso anno per i contributi previdenziali.

Un piccolo esempio: Luigi, odontotecnico freelance, nel 2020 ha fatturato ed incassato 30.000 euro e versato 4.000 euro di contributi. Per determinare il suo reddito imponibile, quindi, è necessario eseguire due operazioni:

  • 30.000 * 67% = 20.100 (= Reddito lordo)
  • 20.100 – 4.000 = 16.100 (= Reddito imponibile)

Di conseguenza, Luigi deve pagare un’imposta sostitutiva di:

  • 2.415 euro (con aliquota al 15%)
  • 805 euro (con aliquota start-up al 5%)

Ad ogni modo, per chi è assoggettato al regime forfettario, i vantaggi vanno ben oltre l’adozione di una tassazione “soft”. Uno degli aspetti più interessanti, ad esempio, riguarda la franchigia IVA, che consente ai forfettari di proporre tariffe e prezzi più bassi rispetto a quelli dei “colleghi” che si avvalgono del regime ordinario.

E, ancora, l’esonero dall’utilizzo obbligatorio della nuova fatturazione elettronica e da svariati adempimenti da effettuare ogni anno: esterometro, studi di settore, spesometro, tenuta della contabilità (non occorre registrare le fatture, ma solo conservarle e numerarle in ordine progressivo). Insomma, è evidente come il regime forfettario renda di gran lunga più facile ed economica la gestione della Partita IVA!

Attenzione, però: non tutti i contribuenti possono automaticamente avvalersi del regime forfettario, poiché vi sono requisiti e limiti specifici da rispettare. 

Vediamo insieme quali sono.

Innanzitutto, il regime forfettario è rivolto soltanto alle persone fisiche (ovvero ditte individuali e liberi professionisti), mentre sono escluse le società ed altre personalità giuridiche. In secondo luogo, è prevista una soglia massima sia per i ricavi e compensi incassati con la Partita IVA, che dal 2019 è fissata a 65.000 euro annui, sia per eventuali redditi da lavoro dipendente o pensione, che devono rimanere sotto i 30.000 euro.

Occhio, poi, ai compensi pagati al personale del tuo laboratorio odontotecnico: difatti, a partire dal 2020, non è possibile superare complessivamente la soglia di 20.000 euro. Al contrario, nessun limite è previsto per le spese relative all’acquisto di beni strumentali necessari per la tua attività (es. forniture, arredi, attrezzi, ecc.).

Per approfondire l’argomento, ti rimandiamo a questo articolo.

d. Iscrizione all’INPS

Oltre a versare le imposte, con la tua Partita IVA da odontotecnico sei tenuto a pagare anche i contributi previdenziali, secondo quanto è stabilito dalla tua Cassa, ossia dalla Gestione Artigiani e Commercianti INPS

Dunque, una volta effettuata l’iscrizione, a partire dall’anno successivo a quello di apertura della Partita IVA da odontotecnico, devi versare un contributo fisso di circa 3.850 euro, obbligatorio a prescindere dal fatturato.

In più, se il tuo reddito risulta superiore a quello indicato come “reddito minimo” (pari a 15.953 euro nel 2021), si aggiunge anche un contributo pari al 24% (o al 22,35% sotto i 21 anni) calcolato sulla sola parte eccedente. L’aliquota viene aumentata di un punto nel caso di redditi maggiori di 47.379 euro (25% o 22,90% per gli under 21).

Ricordiamo, infine, che gli odontotecnici, e in generale gli artigiani, che hanno optato per il regime forfettario possono usufruire di una riduzione del 35% sui contributi – fissi e variabili – facendo esplicita richiesta all’INPS.

Conclusioni

In conclusione, dopo aver analizzato come si apre una Partita IVA da odontotecnico per avviare un laboratorio o collaborare come freelancer con altre aziende, ed elencato i vari adempimenti da svolgere sia agli inizi che negli anni successivi, non ci rimane che affrontare un ultimo aspetto: l’onorario del commercialista che si occuperà della gestione fiscale dell’attività. Una spesa che, soprattutto quando si è ancora in fase di “rodaggio”, può diventare un peso insormontabile. Che fare per contenere i costi?

Rinunciare del tutto all’assistenza fiscale è impossibile: meglio, piuttosto, cercare una soluzione alternativa… come Fiscozen! Ad un prezzo super-competitivo, Fiscozen si prende carico di tutti gli adempimenti fiscali e burocratici relativi alla tua Partita IVA da odontotecnico e ti garantisce supporto telefonico o via chat. Inoltre, per avere sempre tutto sotto controllo, anche quando se impegnato o fuori sede, ti basta accedere alla nostra piattaforma online, dove troverai le tue fatture, la lista dei tuoi clienti e fornitori, la previsione delle prossime spese e le scadenze in arrivo. Con Fiscozen, dunque, hai sempre accanto l’alleato giusto per gestire al meglio il tuo business!

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