Partita IVA reddito zero: cosa succede se non fatturo nulla?

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Partita IVA reddito Zero

In questo articolo analizzeremo le tipologie di attività autonoma definendo quali sono i costi fissi da tenere in considerazione e come è possibile ridurli al minimo facendo le scelte giuste anche in caso di partita IVA a reddito zero.

L’apertura della Partita IVA rappresenta il punto di partenza della propria attività autonoma ma anche la conclusione della fase di analisi di tutti i rischi e le opportunità da valutare prima di intraprendere questo percorso preferendolo al lavoro dipendente. 

Il punto chiave di questa analisi è rappresentato dai costi fissi da affrontare indipendentemente dall’andamento dei guadagni.

Quante tasse paghi se incassi zero

Le tasse sono il primo elemento di costo da tenere in considerazione per la gestione della tua Partita IVA. In questo paragrafo vedremo come vengono determinate e cosa succede se i tuoi incassi sono pari a zero. 

Il metodo di determinazione delle tasse è diverso a seconda del regime fiscale che viene scelto in fase di apertura della Partita IVA. 

Per regime fiscale si intende quell’insieme delle regole e procedure da rispettare per la determinazione delle tasse da versare e  la predisposizione e conservazione della contabilità legata alla propria attività.

In Italia è possibile scegliere tra il regime fiscale Ordinario e Forfettario. 

Quest’ultimo è stato introdotto per incentivare l’apertura di attività di lavoro autonomo e supportare le attività già in essere entro determinati limiti di guadagno. Essendo un regime agevolato, prevede anche dei requisiti d’accesso e di mantenimento.

Se si posseggono i requisiti richiesti, questo regime risulta essere quello più vantaggioso soprattutto se si sta aprendo una nuova attività.

Il regime forfettario prevede l’applicazione di un’imposta sostitutiva fissa del 5% per le nuove attività (per i primi 5 anni) o del 15% per le attività già avviate. 

In questo regime i costi legati all’attività vengono determinati forfettariamente tramite il coefficiente di redditività che consiste in una percentuale che determina la parte di incasso da sottoporre a tassazione e quella da considerare come costo.

Nel caso in cui l’incasso sia pari a zero anche le tasse saranno pari a zero e di conseguenza per l’anno in questione non dovranno essere pagate. Stessa cosa vale per l’acconto per l’anno successivo in quanto la base da considerare come storico corrisponde a zero. 

Partita IVA reddito zero: quanti contributi paghi se incassi zero

Il secondo elemento da tenere in considerazione per la pianificazione dei costi della  tua Partita IVA riguarda i contributi previdenziali. La determinazione dei contributi varia a seconda della tipologia di attività esercitata e della cassa previdenziale a cui si fa riferimento. 

In questo paragrafo vedremo come vengono determinati i contributi in caso di incasso pari a zero a seconda della cassa a cui si aderisce. 

Se sei un libero professionista con cassa privata

I liberi professionisti che svolgono attività per le quali è necessaria l’iscrizione ad un ordine professionale come ad esempio psicologi, avvocati e ingegneri, sono tenuti all’iscrizione e al versamento dei contributi ad una cassa previdenziale privata di riferimento. 

Ogni cassa previdenziale ha il proprio regolamento che stabilisce le modalità di iscrizione, i criteri di calcolo e le scadenze per il versamento  dei contributi.

Pur avendo regolamenti diversi gran parte delle casse previdenziali private sono accomunate dal metodo di determinazione dei contributi contraddistinto da una componente fissa fino al raggiungimento di un minimale e una variabile che prevede il calcolo dei contributi da versare sulla base di una percentuale. Inoltre tutti gli iscritti alle casse private sono tenuti a versare una somma fissa a titolo di contributo di maternità.

Nel caso di incasso pari a zero è importante considerare che si dovrà versare l’importo dei contributi fissi previsti in caso di mancato raggiungimento del minimale contributivo. 

Ad esempio per gli psicologi è previsto un importo fisso di contribuzione pari a 780€ annui fino al raggiungimento dell’incasso di 7.800€. Se l’incassato derivante dall’attività professionale supera questa  cifra  il calcolo viene effettuato applicando la percentuale del 10%. Il regolamento prevede delle riduzioni per la determinazione dell’importo del minimale contributivo dedicate ad alcune categorie di professionisti come i giovani neo iscritti sotto i 35 anni, coloro che svolgono in contemporanea anche un’attività di lavoro dipendente anche part time e coloro che hanno conseguito un reddito professionale netto pari o inferiore a 1.560€.

Nel caso tu sia uno psicologo che ha incassato zero durante il corso dell’anno dovrai pagare un contributo pari a 156€. 

Se sei un libero professionista senza cassa 

I liberi professionisti che svolgono attività per le quali non è previsto un albo di riferimento come il consulente, l’influencer e il videomaker, devono iscriversi alla Gestione Separata INPS. 

Questa cassa previdenziale prevede il calcolo dei contributi da versare sulla base di  una percentuale stabilita dall’ente previdenziale. Per il 2022 la percentuale stabilita è del 26,23% da applicare al reddito lordo, ovvero l’incassato al netto dei costi. Questa percentuale si riduce al 24% nel caso di lavoro dipendente.

La Gestione Separata ha il vantaggio di non avere nessuna componente fissa, quindi, in caso di partita IVA a reddito zero, non sarà necessario alcun versamento di contributi per l’anno in questione.

Se sei una ditta individuale iscritta alla gestione Artigiani e Commercianti INPS

I lavoratori autonomi che svolgono un’attività per cui è necessaria l’apertura di una ditta individuale Artigiana o Commerciale devono iscriversi e versare i contributi alla gestione INPS Artigiani e Commercianti.

Questa cassa previdenziale prevede una modalità di calcolo dei contributi considerando una componente fissa fino al raggiungimento del minimale e una componente variabile che si applica sull’eccedenza rispetto al minimale.

Nello specifico:

  • Gli iscritti alla Gestione Commercianti dovranno versare un importo fisso pari a  3.983,72€ in 4 rate trimestrali. Inoltre, all’importo di reddito eccedente i 16.243€ viene applicata una percentuale contributiva pari al 24,48%.
  • Gli iscritti alla Gestione Artigiani dovranno versare un importo fisso pari a 3.905,76€ in 4 rate trimestrali. Inoltre, all’importo di reddito eccedente i 16.243€ viene applicata una percentuale contributiva pari al 24%.

 Cosa succede quindi se sei una ditta individuale e ha prodotto reddito zero? 

Dovrai pagare i contributi fissi nella misura pari a 3.983,72€ se sei commerciante o 3.905€ se sei artigiano. 

E’ possibile però ridurre o addirittura azzerare gli importi da versare.

Infatti, se aderisci al Regime Forfettario hai la possibilità di richiedere la riduzione del 35% sui contributi da pagare che ha effetto sia sulla parte fissa che sulla parte variabile. Quindi andresti a versare 2.589,41€ se sei commerciante o 2.538,25€ se sei artigiano. 

In alternativa è possibile azzerare l’importo dei contributi da versare se hai un rapporto di lavoro dipendente full time.

L’inizio dell’attività di lavoro autonomo comporta l’adozione di molte scelte da cui dipenderà l’andamento del proprio percorso professionale. Per questo è consigliabile rivolgersi a professionisti del settore per decidere al meglio la strada migliore da intraprendere. Con Fiscozen hai un consulente dedicato per supportarti nell’affrontare le sfide del mondo della Partita IVA.

3 elementi da valutare prima di aprire la Partita IVA

Scelta del codice ATECO che più si addice alla tua attività. Questa scelta in modo particolare con l’adozione del regime forfettario è determinante per la definizione del coefficiente di redditività e di conseguenza dei costi forfettari che possono essere scaricati. 

Scelta del regime fiscale da adottare. Questa scelta va ad influenzare in modo importante le componenti di costo legate alle tasse da pagare, i contributi da versare in caso di ditta artigiana/commerciale  e i costi relativi alla gestione della Partita IVA legati ai servizi di consulenza.  

Valutazione delle opportunità e dei costi fissi e variabili da affrontare. Questo argomento sarà oggetto di approfondimento del prossimo paragrafo.

Partita IVA a reddito zero: costi fissi e Variabili da affrontare

I costi variabili sono quei costi che crescono in proporzione all’andamento della tua attività

I principali costi variabili sono:

  • Le tasse che, come abbiamo visto si calcolano in misura percentuale sul reddito lordo 
  • I contributi nella loro componente variabile che è l’unica modalità di calcolo dei contributi della Gestione Separata e va considerata anche nelle altre casse nel caso di superamento dei minimali previsti dal regolamento di ogni cassa  

I costi fissi sono quelli che non cambiano in base ai risultati dell’attività intrapresa e fanno la differenza soprattutto se le cose non dovessero andare come sperato. 

In caso di reddito zero o molto basso, infatti, i costi fissi devono essere comunque affrontati con il rischio di trovarsi in perdita. 

I principali costi fissi sono:

  • Le spese di registrazione in Camera di Commercio o Albo Artigiani in caso di ditta individuale da considerare come costo da affrontare una sola volta in fase di avvio dell’attività. 
  • Il rinnovo del diritto camerale da pagare ogni anno in misura fissa solo nel caso in cui hai deciso di aprire la tua attività come ditta individuale 
  • la componente fissa dei contributi previdenziali questi costi interessano le ditte individuali e i professionisti con cassa previdenziale privata 
  • Il compenso del commercialista per la gestione fiscale della tua attività e per la redazione della dichiarazione annuale

Quest’ultimo costo cambia a seconda del regime fiscale a cui aderisci e al professionista a cui ti rivolgi. E’ possibile ridurre questa spesa rivolgendosi ad un servizio di consulenza online come Fiscozen

Con Fiscozen avrai un consulente dedicato al quale potrai esporre tutti i tuoi dubbi sulla  Partita IVA e potrai usufruire di un servizio di gestione delle tue fatture e di previsione delle tasse che dovrai pagare. 

Partita IVA reddito zero: valutazione delle cause e conseguenze

Se hai intenzione di iniziare un’attività che necessita l’apertura di una ditta individuale è opportuno valutare che avrai dei costi fissi molto alti da affrontare.

In questo caso la strategia da adottare per ridurre il peso dei costi fissi è quella di aderire al regime forfettario approfittando della riduzione del 35% dei contributi.

Lo scenario ottimale dal punto di vista dei costi si concretizza nel caso di concomitanza tra lavoro dipendente full time e inizio dell’attività di lavoro autonomo. 

In questo caso, aprendo una ditta individuale,  i contributi previdenziali da versare sarebbero azzerati.  

Avere un lavoro dipendente ti permette di ridurre i contributi da versare anche alla Gestione Separata e alle Casse previdenziali private grazie alle riduzioni previste dai diversi regolamenti. 

Inoltre avere un lavoro dipendente da affiancare alla tua attività di lavoratore autonomo ti aiuta a ridurre il rischio derivante dall’attività in Partita IVA portandoti di fatto ad avere sempre un reddito fisso su cui contare. 

Aderendo al Regime Forfettario il reddito da lavoro dipendente e quello da lavoro autonomo non faranno cumulo per il calcolo delle tasse ma queste ultime verranno calcolate separatamente.

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