Partita IVA Videomaker: come aprire e quanto costa?

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partita iva videomaker

Se stai pensando di aprire Partita IVA come videomaker per realizzare il sogno di uno studio tutto tuo, è questo il momento adatto per compiere il “grande passo”. Saper ideare e montare video è una delle skills più richieste nel mondo del lavoro e, se in più possiedi una certa padronanza dei software di settore e delle buone doti artistiche, hai tutte le carte in regola per creare un business di successo!

Dal canto nostro, ti guideremo in questa avventura e ti spiegheremo come fare per aprire Partita IVA come videomaker, analizzando i singoli passaggi che occorrono per mettersi in proprio e i costi iniziali che dovrai sostenere. Vedremo, inoltre, a quanto ammontano sia le imposte che i contributi previdenziali per un videomaker freelance e come risparmiare sulle spese di gestione con una serie di scelte oculate.

Se credi che il 2021 sia l’anno giusto per mettere in pratica le tue capacità ed iniziare la tua carriera da videomaker, prendi nota dei nostri consigli e sarai certo di partire nel migliore dei modi!

Chi è il videomaker: profilo e requisiti

Il videomaker – o film-maker – è un professionista che si occupa di realizzare contenuti video e che, nella maggior parte dei casi, lavora come freelancer presso il proprio studio o, per ridurre i costi, direttamente da remoto. D’altronde, grazie alla tecnologia odierna, basta una semplice connessione ad Internet ed un computer attrezzato con i programmi per il montaggio video e la post-produzione, per lavorare comodamente da casa!

Per diventare un bravo videomaker, è necessario un periodo di formazione. Infatti, negli ultimi anni, con la diffusione del web e dei social network, il numero di ragazzi e ragazze iscritti alle Accademie di Belle Arti, nonché a scuole e corsi privati, è cresciuto rapidamente, per cercare di far fronte alle richieste del mercato.

Da solo, però, lo studio teorico non è sufficiente per acquisire tutte le competenze richieste, oggi, ad un videomaker freelance. Di conseguenza, dopo aver conseguito il Diploma di Laurea (o un attestato di qualifica professionale rilasciato da una scuola accreditata), è utile fare esperienza all’interno di uno studio già avviato, con una troupe o, piuttosto, in un ambiente variegato: un’agenzia di marketing, eventi o comunicazione.

Dopo qualche anno di gavetta, se ritieni che lavorare come freelancer possa essere la tua strada, dovrai occuparti dell’apertura della Partita IVA da videomaker. Ciò ti consentirà di promuovere le tue prestazioni attraverso i social, con gli annunci online, con manifesti tradizionali ecc., in modo da crearti un giro personale di clienti.

Trattandosi di un’attività nata in tempi recenti, non esiste ancora una normativa dedicata alla figura del videomaker, né vi è obbligo di esibire requisiti tecnici o professionali specifici per l’attività. Pertanto, non appena il tuo lavoro assumerà una forma stabile e i tuoi guadagni saranno regolari, potrai decidere in qualsiasi momento di avviare l’iter burocratico che ti permetterà di ottenere la tua Partita IVA da videomaker!

Come lavora un videomaker?

Prima di entrare nello specifico ed esaminare la procedura richiesta per aprire Partita IVA come videomaker, è bene fare chiarezza riguardo all’inquadramento fiscale e previdenziale previsto per questa attività. A tale scopo, proviamo a delineare le tre principali modalità con cui può operare un videomaker freelance, tenendo conto delle differenze in fatto di prestazioni e del target di clientela cui si rivolge.

Caso A: Videomaker su commissione

Se decidi di lavorare come videomaker solo su commissione, e cioè realizzando video direttamente richiesti da aziende o clienti privati, come un breve spot pubblicitario per il web o il classico filmino del matrimonio, sei considerato a tutti gli effetti un libero professionista. Ciò significa che non sarai tenuto ad iscriverti al Registro delle Imprese e, quindi, potrai seguire un iter più semplice per aprire Partita IVA. Inoltre, in assenza di una Cassa Previdenziale dedicata alla tua categoria, verserai i tuoi contributi alla Gestione Separata INPS.

Caso B: Videomaker non su commissione

Se, invece, preferisci lavorare in maniera più autonoma, senza aspettare che un cliente si rivolga a te per fare delle riprese o creare una clip, il tuo inquadramento sarà sostanzialmente diverso. Difatti, se la tua attività consiste nel creare e vendere a terzi i tuoi video, verrai classificato come artigiano o, per essere più precisi, come una ditta individuale di tipo artigianale. Di conseguenza, per aprire la tua Partita IVA da videomaker, dovrai preventivare una piccola spesa iniziale e dei tempi un po’ più lunghi per completare tutti gli adempimenti.

Caso C: Montaggio e produzione video

Se, infine, vuoi occuparti della produzione di cortometraggi, documentari, film, ecc., curando sia la parte creativa che le successive fasi di montaggio e/o post-produzione, la tua attività assume dei contorni completamente diversi. Sarai sempre inquadrato come artigiano ma, come potrai vedere nei prossimi paragrafi, con un Codice ATECO e, quindi, con una modalità diversa rispetto a quella del “semplice” videomaker libero professionista.

Aprire Partita IVA da videomaker: costi e inquadramento

A seconda della modalità di lavoro che andrai a scegliere, tra le tre che abbiamo descritto, cambieranno sia gli adempimenti da assolvere, sia i costi iniziali da preventivare per l’apertura della Partita IVA da videomaker.

L’iter burocratico da seguire, infatti, dipende dall’inquadramento fiscale dell’attività: per i liberi professionisti (vedi Caso A), basta inoltrare online il modulo AA9/12 all’Agenzia delle Entrate che, nel giro di poche ore, provvede ad inviare le 11 cifre da cui sarà composta la Partita IVA. Contestualmente, occorre indicare il Codice ATECO, scegliere il regime fiscale ed effettuare l’iscrizione alla Gestione Separata INPS per il versamento dei contributi. Rivolgendoti a Fiscozen, potrai ricevere assistenza qualificata durante lo svolgimento di questi passaggi ed aprire Partita IVA come videomaker in tempi brevi e in modo completamente gratuito!

Le cose cambiano per le ditte individuali (vedi Caso B e Caso C), che dovranno iscriversi anche al Registro delle Imprese (nel relativo Albo degli Artigiani), all’INAIL e alla Gestione Commercianti e Artigiani dell’INPS.

Per informare gli enti qui menzionati, si utilizza una procedura telematica conosciuta come “ComUnica”.

Anche in questo caso, comunque, è consigliabile farsi assistere da una figura esperta: rivolgendoti a Fiscozen sarai seguito nei vari adempimenti e potrai aprire Partita IVA come videomaker a soli 200 euro + IVA!

Se sei in dubbio sull’inquadramento più adatto per la tua attività o se hai bisogno di assistenza per aprire Partita IVA, non esitare a scriverci. Ti ricontatteremo al più presto per la tua prima consulenza gratuita!

Codice ATECO da videomaker: quale scegliere?

Il Codice ATECO ha una grande importanza: da esso dipendono l’inquadramento fiscale e, per chi sceglie di assoggettarsi al regime forfettario (del quale parleremo nel prossimo paragrafo), la percentuale dedotta dal fatturato lordo per le spese effettuate nel corso dell’anno. Anche in questo caso, per essere certo di selezionare correttamente il Codice ATECO, dovrai valutare attentamente il modo in cui svolgi la tua attività di videomaker.

In particolare, rifacendoci ai tre casi sopra analizzati, la scelta si basa sui seguenti codici:

  • Caso A: 74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche (con inquadramento da libero professionista)
  • Caso B: 74.20.19 – Altre attività di riprese fotografiche (con inquadramento da ditta individuale)
  • Caso C: 59.11.00 – Attività di produzione cinematografica, video e programmi televisivi (con inquadramento da ditta individuale)

In ultimo, se desideri realizzare, oltre a quelle da terra, anche riprese panoramiche con l’impiego di droni, per offrire un servizio ancora più completo ed essere al passo con i tempi, devi conseguire l’apposito Patentino ed iscriverti all’ENAC. In questo modo, potrai utilizzare il Codice ATECO “74.20.12 – Attività di riprese aree nel campo della fotografia” alla tua Partita IVA da videomaker, oppure aggiungerlo a quello principale.

Ricordiamo che il codice per le riprese aeree richiede necessariamente l’inquadramento da ditta individuale.

Regime forfettario per videomaker

Un aspetto che accomuna liberi professionisti e ditte individuali è la possibilità di adottare un regime fiscale molto particolare, pensato appositamente per chi desidera ridurre il peso delle imposte e dei costi di gestione.

A cosa ci stiamo riferendo?

Semplice: a prescindere da quale sia il Codice ATECO scelto come principale, potrai scegliere di assoggettarti al  regime forfettario. Se non hai mai sentito parlare di questo regime, sappi che, ad oggi, esso costituisce l’opzione più conveniente per le “piccole Partite IVA”. Ecco le sue caratteristiche principali:

  • Imposta sostitutiva con aliquota al 15% sul reddito imponibile (al posto di IRPEF, addizionali, ecc.)
  • Imposta con aliquota start-up ridotta al 5% per i primi cinque anni (solo per chi possiede i requisiti)
  • Franchigia IVA
  • Esonero da studi di settore, esterometro, ecc.
  • Esonero dall’uso obbligatorio della fatturazione elettronica
  • Nessun obbligo di registrare le fatture (solo di conservarle e numerarle in progressione)

In altri termini, se sceglierai di assoggettarti al regime forfettario, verserai solamente il 15% (o il 5%) di imposte, calcolate sul tuo reddito imponibile, e non sul fatturato totale. Da quest’ultimo, infatti, viene automaticamente dedotta sia una quota forfettaria, in percentuale variabile a seconda di quale sia il coefficiente di redditività del Codice ATECO utilizzato (ossia 22% nei casi A e B e 33% nel caso C), che serve a coprire le spese sostenute durante l’anno per la gestione dell’attività, sia l’importo versato nello stesso periodo per i contributi previdenziali.

Quindi, facendo un esempio generale, se nel 2021 hai fatturato 10.000 euro con la tua Partita IVA da videomaker, ti verrà dedotta una quota pari a 2.200 euro (nei casi A e B) oppure a 3.300 euro (nel caso C).

L’imposta sostitutiva al 15% o al 5%, pertanto, si applicherà sui rimanenti 7.800 euro o 6.700 euro e sarà pari a:

  • Caso A e B: 1.170 euro (o 390 euro con aliquota start-up)
  • Caso C: 1.005 euro (o 335 euro con aliquota start-up)

Il regime forfettario, come abbiamo visto, offre interessanti vantaggi, ma presenta anche requisiti e limiti per l’accesso e il mantenimento. In particolare, non potrai superare la soglia di ricavi e compensi pari a 65.000 euro annui, mentre i redditi da lavoro dipendente o pensione dovranno restare al di sotto di 30.000 euro. Inoltre, se ti avvali di dipendenti e/o collaboratori, i compensi erogati non dovranno superare il limite di 20.000 euro.

Per approfondire tutte le cause di esclusione dal regime forfettario, dà un’occhiata a questo precedente post.

Contributi previdenziali per videomaker

Come ultimo aspetto che ci rimane da analizzare, vediamo adesso come funziona la contribuzione per chi svolge l’attività di videomaker come libero professionista e per chi, invece, è inquadrato come artigiano.

Come anticipato, infatti, chi esercita la libera professione è tenuto ad iscriversi alla Gestione Separata INPS, mentre le ditte individuali (e, quindi, gli artigiani) fanno capo alla Gestione Artigiani e Commercianti. Di conseguenza, a seconda del tuo inquadramento, dovrai seguire regole diverse per il calcolo e il pagamento dei tuoi contributi previdenziali. Vediamo, dunque, a quanto ammontano per ciascuna delle due categorie.

I contributi, per i liberi professionisti iscritti alla Gestione Separata INPS, si calcolano sul reddito imponibile, con aliquota al 25,98%. Pertanto, su eventuale fatturato di 10.000 euro, la quota da versare è pari a 2.006 euro.

Per le ditte individuali la situazione è completamente diversa. Difatti, è previsto un contributo fisso di circa 3.850 euro, da pagare a prescindere dal reddito effettivamente prodotto nel corso dell’anno. Inoltre, a chi supera la soglia indicata come “reddito minimo” (che, per il 2021, equivale a 15.953 euro), è richiesto il versamento di un altro contributo, che si calcola soltanto sulla parte eccedente, con aliquota del 24% o del 22,44% per gli under 21.

Infine, ricordiamo che gli artigiani che si avvalgono del regime forfettario possono fare richiesta all’INPS e beneficiare di una riduzione del 35% su tutti i contributi.

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