Partita IVA visual merchandiser: ATECO, come aprire e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per aprire la Partita IVA da visual merchandiser: scegli il codice ATECO corretto, invia il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate e valuta regime fiscale e contributi INPS (Gestione Separata).

  • Codice ATECO consigliato: 74.90.99 (altre attività professionali n.c.a.); possibili alternative 74.10.29 per allestimenti/design.
  • Modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate entro 30 giorni dall’inizio attività; canali: servizi telematici, PEC, intermediario abilitato.
  • Scelta regime: forfettario (78% coefficiente, 15% o 5%) oppure ordinario IRPEF 2026 (23%-33%-43%); contributi INPS Gestione Separata 2026.

Chi è il visual merchandiser ai fini fiscali

Il visual merchandiser cura vetrine, layout merce, percorsi in negozio e comunicazione visiva nel punto vendita. Può lavorare come professionista autonomo.

Ai fini fiscali rientra di solito tra le attività professionali senza albo. In questo caso non devi iscriverti al Registro Imprese, ma presenti la dichiarazione di inizio attività IVA come lavoratore autonomo.

Se svolgi anche allestimenti con attrezzature, magazzino e manodopera stabile, potresti configurarti come impresa individuale. In tal caso usi la procedura ComUnica al Registro Imprese oltre all’IVA.

Apertura Partita IVA: modello AA9/12, canali e tempi

La base normativa è l’art. 35 del DPR 633/1972 (Normattiva): devi presentare la dichiarazione di inizio attività entro 30 giorni dall’avvio. Per persone fisiche e professionisti si usa il modello AA9/12.

Come si presenta: tramite area riservata dell’Agenzia delle Entrate, via PEC all’ufficio competente, oppure tramite intermediario abilitato (commercialista/CAF) con delega. La ricevuta attesta l’attribuzione della Partita IVA.

Dati da preparare: codice fiscale, domicilio fiscale, sede attività, data inizio, codice ATECO, regime IVA e contabile prescelto, eventuale opzione per forfettario. Indica anche recapiti e PEC per notifiche.

Quando si usa ComUnica invece dell’AA9/12

Se l’attività ha natura d’impresa (es. laboratorio di allestimenti, dipendenti, attrezzature strutturali), la nascita dell’impresa individuale passa da ComUnica al Registro Imprese. ComUnica dialoga con Agenzia Entrate, INPS e INAIL in un’unica pratica.

Per il visual merchandiser che offre prevalentemente consulenza e progettazione senza struttura d’impresa, resta corretto l’AA9/12 da professionista.

Codice ATECO per visual merchandiser: come sceglierlo

Il codice ATECO identifica l’attività. Per chi progetta e cura l’esposizione in negozio, il codice più usato è 74.90.99 “altre attività professionali n.c.a.”. È ampio e copre consulenze non ordinate.

Alternative possibili: 74.10.29 “altre attività di design” se prevale il progetto di allestimento e vetrine; 73.11.02 per servizi di marketing operativo legati al punto vendita, se l’attività include campagne e promozioni.

Perché conta: l’ATECO guida applicazione di studi statistici, talvolta contributi, e nel regime forfettario determina il coefficiente di redditività. Per le “altre attività professionali” il coefficiente è 78% (fonte: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, Normattiva).

Regime fiscale: forfettario o ordinario

Regime forfettario: è il regime semplificato per persone fisiche con ricavi fino al limite vigente (85.000 euro, disciplina in Legge 190/2014 e successive modifiche). Tassi: imposta sostitutiva 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività.

Base imponibile nel forfettario: ricavi annui moltiplicati per il coefficiente (78% per “altre attività professionali”), meno i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Non applichi IVA, non detrai IVA, non subisci ritenuta d’acconto. In fattura inserisci la dicitura di esclusione ritenuta e IVA per regime forfettario.

Regime ordinario (lavoro autonomo): paghi IRPEF per scaglioni e addizionali. Con il quadro 2026: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000, 43% oltre 50.000. La base si calcola con il principio di cassa, cioè consideri incassi e pagamenti effettivi. Deduzioni e detrazioni sono analitiche.

Regola decisionale rapida

Se prevedi ricavi entro 85.000 euro, costi bassi e attività consulenziale pura, il forfettario è di solito più conveniente e semplice.

Se hai costi elevati e deducibili (attrezzature, subappalti, viaggi), oppure ricavi oltre 85.000 euro, valuta l’ordinario. Potresti pagare meno IRPEF grazie alle deduzioni.

Se lavori con clienti che richiedono detrazione IVA sugli acquisti da te, l’ordinario può essere preferibile. Nel forfettario non addebiti né detrai IVA.

Verifica sempre le cause ostative al forfettario: regimi IVA speciali, residenza estera senza i requisiti, partecipazioni in SRL controllate con attività riconducibile, prevalenza di cessioni di fabbricati o terreni edificabili (fonte: L. 190/2014, Normattiva).

Contributi previdenziali: Gestione Separata INPS

Sei un professionista senza cassa ordinistica. Versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota 2026 per i professionisti senza altra tutela è comunicata ogni anno dall’INPS con circolare; per il 2026 risulta pari al 26,07% sul reddito imponibile.

Base contributiva: imponibile fiscale del regime scelto. Nel forfettario è il reddito forfettario (ricavi x coefficiente) al netto dei contributi. Nell’ordinario è l’utile per cassa. Non esiste un minimale fisso, si versa in proporzione al reddito.

Rivalsa 4%: puoi addebitarla in fattura al cliente come contributo integrativo. È facoltativa e concorre ai ricavi. Fonte: disciplina Gestione Separata e prassi INPS.

Scadenze: saldo e primo acconto con le imposte (giugno-luglio), secondo acconto a novembre. Paghi con F24. Le aliquote e scadenze sono diffuse ogni anno da INPS e Agenzia delle Entrate.

Fatturazione, IVA e adempimenti operativi

Fatturazione elettronica: obbligatoria per tutti i forfettari e ordinari. Invi via Sistema di Interscambio secondo il D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Conservazione digitale a norma.

IVA: nel forfettario non addebiti né detrai IVA e indichi la norma in fattura. Nell’ordinario applichi l’IVA ordinaria al 22% salvo casi particolari. Liquidazioni periodiche e dichiarazione annuale IVA sono obbligatorie se sei nel regime ordinario.

Bollo: per fatture senza IVA superiori a 77,47 euro si applica il bollo da 2 euro. Con fattura elettronica il bollo è addebitato e versato con periodicità definita dall’Agenzia delle Entrate.

Ritenuta d’acconto: nel regime ordinario i clienti sostituti d’imposta trattengono il 20% a titolo d’acconto IRPEF. Nel forfettario no, ma inserisci la dicitura di esclusione ritenuta.

Esempio di calcolo rapido

Ricavi annui 20.000 euro, regime forfettario, coefficiente 78%. Reddito forfettario: 20.000 x 78% = 15.600 euro. Contributi 26,07% su 15.600: 4.071 euro circa. Base imposta: 15.600 – 4.071 = 11.529 euro. Imposta sostitutiva 15%: 1.729 euro circa.

Se hai diritto al 5% start-up per i primi 5 anni, l’imposta scende a circa 576 euro. I contributi restano invariati perché dipendono dal reddito, non dall’imposta.

Nell’ordinario, potresti dedurre più costi reali. Ma aggiungi IVA, ritenute, registri e adempimenti contabili più complessi.

Fonti normative e istituzionali

Dichiarazione di inizio attività e Partita IVA: art. 35 DPR 633/1972 (consultabile su Normattiva) e istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, e successive modifiche in Leggi di Bilancio (Normattiva e documenti Agenzia delle Entrate).

IRPEF e scaglioni: DPR 917/1986 (TUIR) e tabelle aggiornate con la Legge di Bilancio 2026 (comunicazioni MEF e Agenzia delle Entrate).

Gestione Separata INPS: circolari contributive annuali INPS. Tutela maternità, degenza e assegni familiari definiti da INPS e Ministero del Lavoro.

Fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Scenario Requisiti chiave Adempimenti iniziali Tempistiche e scadenze
Professionista in forfettario (start-up 5%) Ricavi previsti entro 85.000 euro; nuova attività senza prosecuzione; nessuna causa ostativa AA9/12 con opzione forfettario; ATECO 74.90.99; attiva fatturazione elettronica; scelta PEC e canale SDI AA9/12 entro 30 giorni; imposte e INPS: saldo e primo acconto giugno-luglio, secondo acconto novembre; bollo trimestrale
Professionista in forfettario (aliquota 15%) Ricavi entro 85.000 euro; attività non nuova o superati i criteri start-up AA9/12 con opzione forfettario; verifica coefficiente 78%; predisponi dicitura in fattura per IVA e ritenute Stesse scadenze; monitoraggio soglia 85.000 per permanenza; fuoriuscita l’anno successivo se superata
Professionista in ordinario Ricavi oltre 85.000 euro o costi elevati; necessità di detrarre IVA AA9/12 senza forfettario; attivazione codici IVA; registri IVA; accordi su ritenuta 20% con clienti Liquidazioni IVA mensili o trimestrali; LIPE trimestrali; dichiarazioni annuali IVA e Redditi; acconti IRPEF/INPS
Attività di allestimenti come impresa individuale Struttura con attrezzature e personale; natura d’impresa ComUnica al Registro Imprese; posizione INAIL; AA7/10 per soggetti diversi da persone fisiche se necessario Iscrizioni contestuali con ComUnica; adempimenti IVA e contributivi come impresa; scadenze come da regime

FAQ

Qual è il codice ATECO migliore per un visual merchandiser e cosa comporta sceglierne uno diverso?

Il più usato è 74.90.99, che inquadra la consulenza professionale non regolamentata. Ha coefficiente 78% nel forfettario, quindi tassa una quota ampia dei ricavi. Se svolgi soprattutto progettazione e allestimenti di vetrine e spazi, 74.10.29 può aderire meglio al contenuto “di design”. In alcuni casi potresti affiancare attività di marketing operativo, valutando codici in sezione 73. La scelta incide su statistiche, bandi, e sul coefficiente forfettario. Verifica il tuo prevalente oggetto sociale (cosa fai di più e con che margini). Se l’attività evolve, puoi presentare una variazione ATECO con lo stesso AA9/12 (art. 35 DPR 633/1972) entro 30 giorni. Consulta sempre la classificazione ATECO ISTAT e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per allineare descrizione e codice.

Come si compila l’AA9/12 passo per passo per un visual merchandiser?

Sezione anagrafica: inserisci dati personali, residenza e domicilio fiscale. Indica la data di inizio attività effettiva. Sezione attività: scegli l’ATECO principale e, se serve, quelli secondari. Specifica il luogo di esercizio (studio, domicilio). Sezione regime: barrando il forfettario dichiari di possedere i requisiti e l’assenza di cause ostative previste dalla L. 190/2014. Se opti per l’ordinario, lascia il forfettario non selezionato e compila i riquadri IVA. Sezione INPS: seleziona “Gestione Separata” come cassa previdenziale. Indica recapiti e PEC. Firma e invia via canale telematico o tramite intermediario. Conserva la ricevuta. Eventuali allegati non sono di norma richiesti, ma tieni a portata i documenti d’identità. Ricorda: la presentazione tardiva oltre 30 giorni viola l’art. 35 del DPR 633/1972 e può generare sanzioni amministrative.

Forfettario o ordinario: quanto pago realmente? Puoi farmi un confronto con esempi chiari?

Esempio A: forfettario con ricavi 30.000 euro. Reddito forfettario 30.000 x 78% = 23.400. Contributi INPS 26,07% = 6.107 circa. Base imposta 23.400 – 6.107 = 17.293. Imposta 15% = 2.594 (oppure 5% = 865 se start-up). Totale oneri annui fiscali+previdenziali: circa 8.701 (o 6.972 con 5%). Adempimenti semplificati, niente IVA, niente ritenute.

Esempio B: ordinario con stessi ricavi e costi reali deducibili 10.000 euro. Reddito per cassa 30.000 – 10.000 = 20.000. Contributi INPS 26,07% su 20.000 = 5.214. Base IRPEF 20.000 – 5.214 = 14.786. IRPEF 23% = 3.401 circa, più addizionali regionali e comunali. IVA: versi o recuperi in base a fatture attive/passive. Con costi elevati e IVA detraibile, l’ordinario può risultare simile o migliore. Se i costi sono bassi, il forfettario tende a vincere. Tieni conto degli acconti d’imposta e della ritenuta 20% subita nel regime ordinario, che anticipa l’IRPEF.

Posso tenere il lavoro dipendente e fare il visual merchandiser con Partita IVA? Ci sono limiti per il forfettario?

Sì, è possibile avere lavoro dipendente e Partita IVA. La disciplina del forfettario richiede di non superare le soglie di ricavi e di non rientrare nelle cause ostative. Le regole sono nella L. 190/2014, art. 1 commi 54-89. Dal punto di vista previdenziale, i contributi del lavoro dipendente non sostituiscono quelli dovuti come autonomo alla Gestione Separata: versi su ciascun reddito la contribuzione di competenza. Per il fisco, i redditi si sommano per il calcolo di detrazioni e addizionali, ma il reddito forfettario sconta l’imposta sostitutiva e non l’IRPEF a scaglioni. In busta paga non perdi diritti, ma comunica correttamente al datore eventuali conflitti di interesse e il rispetto del contratto collettivo. Verifica anche eventuali vincoli di esclusiva. Per chi risiede all’estero o rientra in Italia, controlla requisiti di residenza fiscale (TUIR, DPR 917/1986) e le deroghe al forfettario per non residenti.

Quando e come si esce dal forfettario? Cosa succede all’IVA e alle fatture in corso?

Si esce dal forfettario quando si supera la soglia di ricavi o sopraggiunge una causa ostativa. La fuoriuscita avviene dall’anno successivo, salvo superamenti rilevanti previsti dalla legge. Dal primo gennaio entri nel regime ordinario: devi applicare IVA in fattura, tenere registri IVA, liquidare e dichiarare. Se avevi beni e servizi acquistati senza IVA detraibile, puoi valutare il diritto alla detrazione di ingresso secondo le regole transitorie dell’Agenzia delle Entrate. Le fatture datate nell’anno in cui sei ancora forfettario seguono le regole del forfettario, anche se incassate l’anno dopo; nell’ordinario, il principio di cassa vale per il reddito, ma l’IVA segue il momento di effettuazione. Predisponi una check-list di passaggio: anagrafica, codici IVA, sezionali, testo in fattura, bollo, comunicazioni al commercialista. Le istruzioni e gli esempi applicativi sono nelle guide dell’Agenzia delle Entrate e nella normativa IVA (DPR 633/1972) consultabile su Normattiva.

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