Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Puoi vendere online senza Partita IVA solo se cedi, in modo sporadico, beni personali. Se l’attività è continuativa devi aprire Partita IVA, fare SCIA, iscriverti all’INPS e gestire IVA/OSS e fatturazione.
- Occasionale: cessione di beni propri, non organizzata e senza continuità. Niente IVA. Niente “ricevuta fiscale”. Valuta eventuali “redditi diversi” solo se c’è plusvalenza su beni acquistati per rivendere.
- Professionale: Partita IVA, ComUnica, SCIA SUAP, Registro Imprese, PEC, firma digitale, INPS Commercianti. Dal 2024 e-fattura obbligatoria per tutti i forfettari.
- Regimi 2026: forfettario (5%/15%, coefficiente 40%) oppure ordinario (IRPEF 23%-33%-43%, IVA, OSS UE). INPS Commercianti 2026: fissi 4.611,64 €, variabili 24,48% e 25,48% oltre soglie.
Vendere online: quando serve la Partita IVA e quando no
Cessione occasionale di beni personali: quando resti “privato”
Puoi vendere ogni tanto oggetti usati di tua proprietà senza Partita IVA. Non è attività commerciale. Non applichi IVA. Non emetti scontrino o “ricevuta fiscale”.
Puoi redigere una semplice scrittura tra privati come quietanza, se l’acquirente la chiede. Indica data, descrizione, prezzo incassato, dati di chi vende e di chi compra. Conserva le prove di pagamento.
Base normativa: IVA (DPR 633/1972, artt. 1-5) e TUIR (DPR 917/1986). La cessione di beni ad uso personale non genera reddito imponibile. Fai attenzione se compri con l’intento di rivendere: lì si entra nel “commerciale”.
Vendite occasionali di beni acquistati per rivendere o autoprodotti
Se vendi beni che hai comprato per rivendere o che produci tu, ma lo fai in modo non abituale, senza organizzazione, potresti rientrare nei “redditi diversi” (art. 67, DPR 917/1986). È un’area grigia.
Se le vendite si ripetono, hai un listino, fai pubblicità o tieni stock, l’attività è abituale. Serve Partita IVA. Non esiste una soglia legale di incassi che ti “protegge”. Conta la continuità e l’organizzazione.
Le piattaforme digitali, per effetto del recepimento DAC7 (D.Lgs. 32/2023), comunicano all’Agenzia delle Entrate i dati dei venditori. Non cambia la natura fiscale, ma aumenta la tracciabilità.
Quando devi aprire la Partita IVA per l’e-commerce
I segnali di “abitualità” secondo prassi
- Catalogo stabile, stock dedicato, approvvigionamenti regolari.
- Prezzi, politiche di reso, assistenza clienti.
- Investimenti in advertising o sito dedicato.
- Vendite ripetute e organizzazione (magazzino, imballaggi, corrieri).
Se riconosci questi elementi, apri Partita IVA. Riferimenti: principi generali IVA (DPR 633/1972) e IRPEF (DPR 917/1986), oltre a prassi dell’Agenzia delle Entrate pubblicate su portale istituzionale e su Normattiva.
Codice ATECO corretto per il commercio via Internet
Per vendite online al dettaglio il codice tipico è 47.91.10 “Commercio al dettaglio per corrispondenza o via Internet” (classificazione Ateco 2007).
Se hai anche un negozio fisico, puoi abbinare il codice del punto vendita specializzato. Ma se vendi solo online, usa 47.91.10 anche se tratti scarpe o cosmetici.
Il codice guida molte regole: contributi, studi statistici, talvolta comunicazioni di settore. Sceglilo con cura.
Adempimenti per aprire un negozio online
ComUnica, Registro Imprese, SCIA SUAP
La Comunicazione Unica (ComUnica) ti permette di aprire Partita IVA, iscriverti al Registro Imprese e all’INPS in un’unica pratica. Base normativa: D.L. 7/2007 convertito in L. 40/2007 e D.P.C.M. 6 maggio 2009.
Per il commercio al dettaglio via Internet serve SCIA al SUAP del Comune dove ha sede l’attività. Riferimenti: D.Lgs. 114/1998 (commercio), L. 241/1990 e D.Lgs. 222/2016 (SCIA 2). Alcune Regioni chiedono moduli aggiuntivi.
Costi tipici d’iscrizione al Registro Imprese: imposta di bollo 17,50 €, diritti di segreteria 18 €, diritto camerale annuale da 53 € a 120 € (importi soggetti ad aggiornamento camerale).
PEC, firma digitale, privacy e condizioni di vendita
Ti servono PEC e firma digitale per pratiche e comunicazioni ufficiali. Prepara anche condizioni generali di vendita, informazioni precontrattuali, gestione resi e privacy/cookie conformi al Codice del Consumo e al GDPR.
Questi aspetti non sono fiscali, ma incidono sulla conformità del tuo e-commerce e sulla gestione dei reclami.
Iscrizione INPS Commercianti e contributi 2026
Se vendi beni, ti iscrivi alla Gestione Commercianti INPS. Nel 2026 i contributi sono:
- Fissi: 4.611,64 € su minimale (base reddituale 18.808,00 €), in quattro rate trimestrali.
- Variabili: 24,48% sulla parte di reddito oltre 18.808,00 €; 25,48% sulla quota che supera 56.224,00 €.
Scadenze tipiche dei fissi: maggio, agosto, novembre, febbraio. Le regole operative sono nelle circolari INPS annuali (sito INPS) e sul portale del Ministero del Lavoro.
Se aderisci al forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi (L. 190/2014). La richiesta è opzionale e vale fino a revoca.
Regimi fiscali e IVA nel 2026
Regime forfettario: quando conviene
È il regime semplificato per persone fisiche con ricavi fino a 85.000 €. Base normativa: L. 190/2014, art. 1, commi 54-89 e modifiche della L. 197/2022 (Legge di Bilancio 2023).
Nel commercio online il coefficiente di redditività è 40%. Significa che il 40% dei ricavi diventa reddito imponibile. Su quel reddito paghi l’imposta sostitutiva: 15%, o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “nuove iniziative”.
Non applichi IVA in fattura. Non detrai l’IVA sugli acquisti. Deduci però i contributi INPS dal reddito. Oltre 100.000 € di ricavi si esce immediatamente dal regime nell’anno in corso (norma introdotta dalla L. 197/2022).
Regime ordinario: quando serve dettaglio e detrazioni
Sceglilo se hai costi elevati o superi 85.000 €. Applichi IVA (aliquota 22% salvo aliquote ridotte per beni specifici). Detrai l’IVA sugli acquisti. Effettui liquidazioni periodiche.
Paghi l’IRPEF per scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 €, 33% da 28.001 a 50.000 €, 43% oltre 50.000 €. Base normativa: TUIR (DPR 917/1986) e leggi di bilancio vigenti pubblicate su Gazzetta Ufficiale.
Dedici i costi inerenti e i contributi INPS. Attenzione agli adempimenti: registri IVA, LIPE, esterometro se necessario.
Vendite nell’UE: soglia unica 10.000 € e OSS/IOSS
Per le vendite a distanza B2C verso consumatori UE c’è una soglia unica di 10.000 € annui. Oltre la soglia, applichi l’IVA del Paese di destinazione.
Per semplificare, usa l’OSS (One Stop Shop) per dichiarare e versare l’IVA UE in Italia. Per vendite con importazioni fino a 150 € puoi usare l’IOSS. Base normativa: pacchetto e-commerce UE e D.Lgs. 83/2021.
Se usi marketplace che incassano per tuo conto, in alcuni casi sono “fornitori presunti” ai fini IVA. Verifica i flussi contrattuali e chi emette il documento al cliente.
Fatturazione e corrispettivi per l’e-commerce B2C
Per vendite a distanza nazionali, la fattura non è obbligatoria se vendi a privati e se non è richiesta. Se il cliente la chiede, devi emetterla entro 12 giorni, in formato elettronico via Sistema di Interscambio.
Le vendite a distanza sono in genere esonerate dallo scontrino fiscale. Registri i corrispettivi. Regole IVA: DPR 633/1972 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.
Per B2B emetti sempre fattura elettronica. Per acquisti intracomunitari e importazioni, cura la corretta integrazione/bolletta doganale.
Regola decisionale rapida
Se ti riconosci, fai così
- Vendi ogni tanto oggetti usati tuoi, senza comprare per rivendere? Resta privato. Nessuna Partita IVA. Tieni traccia dei pagamenti.
- Compri merce per rivendere o produci beni, e lo fai più volte? Apri Partita IVA subito. Non aspettare una “soglia”: non esiste per legge.
- Vendi solo in Italia, con margini bassi e costi semplici? Valuta forfettario (coefficiente 40% e imposta 5%/15%).
- Spedisci spesso in UE o hai costi IVA rilevanti? Valuta ordinario con detrazione IVA e attiva OSS.
- Usi piattaforme e superi 10.000 € UE? Attiva OSS. Se importi piccoli pacchi per B2C, valuta IOSS per evitare oneri al cliente.
Errori frequenti e sanzioni
Gli errori da evitare
- Scambiare vendite seriali per “occasionali”. Il fisco guarda continuità e organizzazione, non solo l’importo incassato.
- Usare codici ATECO da negozio fisico quando vendi solo online. Il codice 47.91.10 è quello corretto per e-commerce al dettaglio.
- Emettere “ricevute fiscali” da privato. I privati non emettono documenti fiscali. Usa una quietanza semplice solo come prova.
- Dimenticare OSS/IOSS per vendite UE. Rischi IVA applicata male e sanzioni.
- Ignorare le comunicazioni DAC7 della piattaforma. I dati arrivano all’Agenzia: serve coerenza con la tua dichiarazione.
Le sanzioni per irregolarità IVA e imposte dirette sono nel D.Lgs. 471/1997 e D.Lgs. 472/1997. Evita errori strutturando bene l’attività dall’inizio.
Checklist operativa per aprire un e-commerce
Passi in ordine logico
- Definisci modello di business, canali di vendita, Paesi serviti.
- Scegli il regime fiscale (forfettario/ordinario) con simulazioni numeriche.
- Individua il codice ATECO (di norma 47.91.10) ed eventuali secondari.
- Prepara PEC e firma digitale.
- Invia ComUnica per Partita IVA, Registro Imprese, INPS Commercianti.
- Presenta SCIA al SUAP del Comune di sede.
- Configura fatturazione elettronica e registri IVA/corrispettivi.
- Valuta OSS/IOSS se vendi in UE o importi piccoli pacchi.
- Predisponi condizioni di vendita, privacy e gestione resi.
- Monitora soglie ricavi, margini e contributi INPS durante l’anno.
Fonti normative e istituzionali di riferimento
Dove verificare le regole
- Normattiva: DPR 633/1972 (IVA); DPR 917/1986 (TUIR); D.Lgs. 83/2021 (OSS/IOSS); D.Lgs. 32/2023 (DAC7); D.L. 7/2007 conv. L. 40/2007 e D.P.C.M. 6 maggio 2009 (ComUnica); D.Lgs. 114/1998, L. 241/1990 e D.Lgs. 222/2016 (SCIA).
- Agenzia delle Entrate: guide IVA/e-commerce, fattura elettronica, liquidazioni periodiche, esterometro.
- INPS e Ministero del Lavoro: circolari contributi Gestione Commercianti e modalità di versamento.
- Gazzetta Ufficiale: leggi di bilancio 2024-2026 per aliquote IRPEF aggiornate.
| Scenario | Serve Partita IVA? | Adempimenti principali | Tempistiche e scadenze | Imposte/Contributi 2026 |
|---|---|---|---|---|
| Vendita sporadica di beni usati personali | No | Nessuna. Eventuale quietanza tra privati. Conserva prove di pagamento. | Nessuna scadenza fiscale specifica. Valuta la dichiarazione solo se emergono plusvalenze particolari. | Nessuna IVA. In genere nessun reddito imponibile (TUIR). Nessun INPS. |
| Vendita occasionale di beni acquistati per rivendere | Di norma no, se non abituale | Tracciabilità incassi. Valuta in dichiarazione “redditi diversi” (art. 67 TUIR) in caso di plusvalenza. | Inserimento in dichiarazione annuale se dovuto. | IRPEF su eventuale plusvalenza. Niente IVA se non c’è abitualità. Nessun INPS. |
| E-commerce continuativo in Italia (B2C) | Sì | ComUnica, Registro Imprese, SCIA SUAP, INPS Commercianti, PEC, firma digitale, fatturazione elettronica. | Attivazione in 1-5 giorni. INPS fissi trimestrali. Versamenti IVA/IRPEF secondo regime. | Forfettario: 5%/15% sul reddito forfettario (40%). Ordinario: IVA e IRPEF a scaglioni. INPS fissi 4.611,64 € + variabili. |
| E-commerce UE con spedizioni cross-border | Sì | Come sopra + OSS per IVA UE. Valuta IOSS su importazioni fino a 150 €. | Registrazione OSS inizio trimestre. Versamenti OSS trimestrali. | IVA Paese di destinazione oltre 10.000 € UE. IRPEF secondo regime. INPS Commercianti. |
| E-commerce misto B2B/B2C | Sì | Fattura elettronica sempre per B2B. Gestione corrispettivi per B2C. Eventuale esterometro. | Fatture entro 12 giorni. Liquidazioni IVA mensili/trimestrali. Dichiarazioni annuali. | IVA con detrazione in ordinario. Forfettario senza IVA in uscita. INPS come da reddito. |
FAQ
Devo aprire Partita IVA se vendo spesso oggetti usati di casa?
Se vendi oggetti usati di tua proprietà, frutto del tuo patrimonio personale, in modo saltuario, non devi aprire Partita IVA. Non c’è IVA. Non c’è “ricevuta fiscale”. Puoi rilasciare, se vuoi, una semplice quietanza tra privati come prova di pagamento. La base giuridica è il DPR 633/1972 (IVA) e il DPR 917/1986 (TUIR): non si configura attività d’impresa se mancano abitualità e organizzazione. Se però inizi a comprare beni apposta per rivenderli, o la cessione diventa sistematica (catalogo, stock, pubblicità), l’attività è commerciale. A quel punto serve Partita IVA e la vendita rientra nel perimetro IVA. La soglia economica non ti salva: la legge guarda al “come” operi, non al “quanto” incassi.
Come scelgo tra regime forfettario e ordinario per un e-commerce che parte ora?
Fai una simulazione. Nel forfettario il reddito imponibile è il 40% dei ricavi. Se prevedi pochi costi e margini buoni, il forfettario conviene: imposta 15% o 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start”. Non applichi IVA in uscita e non detrai l’IVA sugli acquisti. Se invece hai molti costi (acquisti, ads, logistica), margini stretti o vendi in UE con rimborsi IVA rilevanti, l’ordinario può essere migliore. In ordinario scarichi i costi, detrai l’IVA, ma gestisci più adempimenti (LIPE, registri, esterometro). Tieni presenti gli scaglioni IRPEF 2026 (23%-33%-43%) e la gestione contributiva INPS. Verifica anche le soglie del forfettario (85.000 €) e l’uscita immediata oltre 100.000 € come previsto dalla L. 197/2022.
Vendo in Europa: quando devo attivare l’OSS e come funziona l’IVA?
Somma tutte le vendite B2C verso consumatori UE, al netto dell’IVA. Se superi 10.000 € annui, devi applicare l’IVA del Paese del cliente. Per evitare di aprire posizioni IVA estere, ti registri all’OSS in Italia e versi qui l’IVA UE dovuta, con dichiarazioni trimestrali. Le regole derivano dal pacchetto e-commerce UE, recepito in Italia con il D.Lgs. 83/2021. Se vendi beni importati di valore fino a 150 €, valuta l’IOSS: incassi l’IVA al checkout e il pacco passa la dogana più rapidamente senza oneri per il cliente. Se operi tramite piattaforme che incassano, in alcuni casi la piattaforma è “fornitore presunto” ai fini IVA: leggi i contratti e adegua fatturazione e incassi.
Come funziona la fatturazione elettronica per l’e-commerce B2C nel 2026?
La fattura a privati non è obbligatoria nelle vendite a distanza nazionali, salvo richiesta del cliente. Se la chiede, devi emetterla entro 12 giorni in formato elettronico via Sistema di Interscambio. Se non c’è fattura, registri i corrispettivi secondo le regole IVA (DPR 633/1972 e provvedimenti Agenzia Entrate). Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria anche per i contribuenti in forfettario quando emettono fatture. Per B2B e operazioni con soggetti IVA esteri, la fattura è sempre necessaria. Verifica inoltre l’eventuale esonero da scontrino per vendite a distanza e usa strumenti gestionali che traccino correttamente gli incassi (carte, PSP, marketplace) per allineare contabilità e flussi reali.
Quali costi fissi devo prevedere per avviare l’e-commerce in regola?
All’avvio: imposta di bollo 17,50 €, diritti di segreteria 18 €, diritto camerale annuale tra 53 € e 120 € (variabile per provincia). Ti servono PEC e firma digitale. Se vendi beni, devi iscriverti alla Gestione Commercianti INPS: nel 2026 i contributi fissi sono 4.611,64 €, più il 24,48% oltre 18.808 € e il 25,48% oltre 56.224 € di reddito. Se scegli il forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS (L. 190/2014). Oltre ai costi fiscali, prevedi spese operative: piattaforma e pagamenti, logistica, imballaggi, eventuale consulenza contabile. Pianifica anche l’eventuale attivazione OSS per l’UE, che comporta adempimenti trimestrali ma semplifica l’IVA estera.
