Costo Partita IVA: qual è quella più economica per iniziare?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

La Partita IVA più economica è quella da libero professionista senza albo, in Gestione Separata INPS, con regime forfettario se possibile. L’apertura è gratuita con il modello AA9/12 all’Agenzia delle Entrate.

  • Apertura senza costi all’Agenzia delle Entrate con modello AA9/12; nessun diritto camerale se non ti iscrivi al Registro Imprese.
  • Gestione Separata INPS senza contributi fissi: versi solo in percentuale al reddito imponibile, con aliquote aggiornate ogni anno da INPS.
  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per i primi 5 anni se nuovi), niente IVA, reddito calcolato con coefficiente di redditività ATECO.

Qual è la Partita IVA più economica nel 2026

La soluzione più economica, nella maggior parte dei casi, è la Partita IVA da libero professionista non iscritto a un albo. Paghi i contributi alla Gestione Separata INPS. Non ci sono contributi minimi fissi. Contribuisci solo in base a quanto guadagni.

Se rientri nel regime forfettario, riduci anche le tasse. L’imposta è sostitutiva, al 15% sul reddito forfettario. Scende al 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti di “nuova attività”. La disciplina del forfettario è nella Legge 190/2014, commi 54-89, consultabile su Normattiva.

Il quadro IVA è nel D.P.R. 633/1972. L’estensione della fatturazione elettronica ai forfettari deriva dal D.L. 36/2022, convertito in L. 79/2022. Le aliquote contributive della Gestione Separata derivano dalla L. 335/1995, con aggiornamenti annuali tramite circolari INPS.

Perché il libero professionista senza albo costa meno

Perché non paghi contributi minimi obbligatori. Le Casse professionali degli ordini, invece, prevedono spesso contributi fissi annui. Gli artigiani e i commercianti hanno contributi INPS con un minimale da versare, anche se fatturano poco.

Nella Gestione Separata versi solo una percentuale del reddito imponibile. Se incassi zero, contributi zero. È il motivo per cui questa strada è la più “leggera” per iniziare.

Come si apre: modulistica e passaggi

Modello AA9/12: cosa compilare

AA9/12 è la dichiarazione di inizio attività per persone fisiche. Indichi i tuoi dati, il codice ATECO, il domicilio fiscale e il regime fiscale (forfettario, se ne hai i requisiti). Le istruzioni ufficiali sono dell’Agenzia delle Entrate.

Scegli con cura il codice ATECO. Definisce il coefficiente di redditività nel forfettario e gli obblighi amministrativi connessi. Se sbagli ATECO, le imposte possono risultare incoerenti. È sempre possibile una variazione successiva con AA9/12.

Invio all’Agenzia delle Entrate: canali disponibili

Hai tre canali: invio telematico dalla tua area riservata, consegna a mano presso un ufficio territoriale, oppure raccomandata. L’apertura è gratuita se fai da solo.

Se ti affidi a un intermediario abilitato, pagherai il suo compenso, non un tributo. L’attribuzione della Partita IVA è immediata con telematica, in pochi giorni con gli altri canali.

Quando servono altri adempimenti oltre alla Partita IVA

Se sei solo un libero professionista senza sede aperta al pubblico, di norma non serve la SCIA. Se svolgi attività artigiana o commerciale (laboratorio, negozio, e-commerce con gestione magazzino), devi:

  • iscriverti al Registro delle Imprese con Comunicazione Unica;
  • presentare eventuale SCIA allo Sportello Unico Attività Produttive (D.P.R. 160/2010 e L. 241/1990);
  • attivare PEC e, spesso, firma digitale.

Questi passaggi comportano costi e diritti camerali. Sono regolati da Camere di Commercio e Ministero delle Imprese e del Made in Italy.

Regime forfettario: requisiti, limiti e calcolo

Requisiti di accesso 2026

I requisiti cardine, secondo la L. 190/2014 e successive modifiche (inclusa L. 197/2022), sono:

  • ricavi/compensi annui entro 85.000 euro;
  • assenza di partecipazioni in società di persone o associazioni professionali di cui all’art. 5 TUIR;
  • assenza di controllo diretto o indiretto di Srl che svolgono attività riconducibili alla tua;
  • non svolgere l’attività prevalentemente verso l’ex datore di lavoro (o quello attuale) nei due anni precedenti, salvo eccezioni specifiche di legge.

La fuoriuscita è immediata se nell’anno superi 100.000 euro di compensi. Non esiste, ad oggi, un tetto fisso di reddito da lavoro dipendente per entrare o restare nel forfettario. Conta la regola sul rapporto con l’ex datore di lavoro. Verifica sempre su Normattiva e Agenzia delle Entrate per eventuali aggiornamenti.

Calcolo dell’imposta sostitutiva e coefficiente di redditività

Nel forfettario non deduci le spese reali una per una. Il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività ai compensi. Il coefficiente dipende dal codice ATECO (tabella allegata alla L. 190/2014 e prassi AdE).

Imposta sostitutiva: 15% sul reddito così calcolato. Ridotta al 5% per i primi 5 anni se sei “nuova attività”: non hai esercitato nei 3 anni precedenti, l’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo altrui, e rispetti i criteri di legge.

IVA, ritenute e fatturazione elettronica

Nel forfettario non addebiti l’IVA in fattura e non detrai l’IVA sugli acquisti (D.P.R. 633/1972, disciplina speciale L. 190/2014). Non subisci ritenute d’acconto: inserisci in fattura la dicitura di esonero.

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. Lo ha previsto il D.L. 36/2022. L’imposta di bollo da 2 euro si applica alle fatture senza IVA di importo pari o superiore a 77,47 euro. Il versamento del bollo segue le regole dell’Agenzia delle Entrate.

Esempio numerico realistico

Silvia è una social media manager, nuova attività. Sceglie il codice ATECO dei consulenti marketing/advertising. Fattura 20.000 euro in un anno.

  • Reddito forfettario: 20.000 × coefficiente 78% = 15.600 euro.
  • Imposta sostitutiva (5% per nuovi): 15.600 × 5% = 780 euro.
  • Contributi Gestione Separata: 15.600 × aliquota vigente (es. 26,07% da ultimo dato noto) = 4.067 euro circa. INPS aggiorna l’aliquota ogni anno con circolare.

Nota pratica: il costo reale varia con l’aliquota INPS effettiva del tuo anno d’imposta e con eventuali riduzioni (es. se sei già iscritto ad altra gestione o pensionato).

Previdenza: Gestione Separata e alternative

Gestione Separata INPS: come funziona

È la gestione per i professionisti senza Cassa ordinistica. Paghi contributi solo sul reddito imponibile. Non ci sono minimi da versare. L’aliquota è fissata di anno in anno da INPS (circolari INPS, Ministero del Lavoro e MEF).

Si paga con F24 alle scadenze delle imposte (saldo e acconti di giugno-luglio e novembre). Puoi anche versare con rateazione nei limiti di legge. Fonte: INPS e Ministero del Lavoro.

Artigiani e commercianti: contributi minimi

Se apri come artigiano o commerciante, ti iscrivi alla gestione INPS Artigiani/Commercianti. Qui c’è un minimale contributivo fisso da pagare in 4 rate trimestrali, anche se fatturi poco. Sopra una certa soglia di reddito, paghi anche una quota percentuale aggiuntiva.

Questo rende questa opzione più costosa all’avvio rispetto al professionista senza albo. Tuttavia può essere necessaria in base all’attività svolta.

Casse professionali (albi e ordini)

Gli iscritti a ordini professionali versano alla propria Cassa di previdenza. Spesso esistono contributi minimi fissi e contributi soggettivi e integrativi. Le regole variano da Cassa a Cassa. Serve verificare il regolamento della tua Cassa e la normativa di riferimento su Normattiva.

Regola decisionale rapida

Se vuoi spendere il minimo possibile all’avvio

  • La tua attività è intellettuale e non richiede albo o laboratorio? Scegli Partita IVA da libero professionista.
  • Verifica il regime forfettario: stima ricavi entro 85.000 euro, niente controlli su Srl “riconducibili”, niente prevalenza verso ex datore negli ultimi 2 anni.
  • Se forfettario: imposta 15% (5% se “nuova attività”). Stimare reddito con coefficiente ATECO e calcolare i contributi Gestione Separata.
  • Se la tua attività è artigiana/commerciale: considera i contributi fissi. Valuta se il forfettario resta conveniente nonostante i minimi INPS.
  • Se servono licenze/SCIA/ComUnica: aggiungi tempi e costi camerali al tuo budget.

Nessi logici in 30 secondi

  • Hai albo/ordine? Se sì, probabilmente Cassa con minimi → più costi fissi.
  • Se no, Gestione Separata → niente minimi → più economico.
  • Ricavi previsti ≤ 85.000 e niente cause di esclusione? Forfettario → imposta ridotta e niente IVA.
  • Attività artigiana/commerciale? ComUnica+SCIA e minimi INPS → maggiori costi iniziali e ricorrenti.

Fonti normative citate testualmente: Legge 190/2014 (regime forfettario), Legge 197/2022 (soglie 85.000 e uscita a 100.000), D.P.R. 633/1972 (IVA), D.L. 36/2022 conv. L. 79/2022 (fatturazione elettronica forfettari), L. 335/1995 e circolari INPS (Gestione Separata), D.P.R. 160/2010 e L. 241/1990 (SCIA), documentazione dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero del Lavoro, portale Normattiva.

Tabella comparativa: scenari, requisiti, tempistiche

Scenario Contributi previdenziali Requisiti/Regime fiscale Tempistiche e adempimenti
Libero professionista senza albo (forfettario) Gestione Separata INPS, senza minimi. Aliquota percentuale sul reddito imponibile. Scadenze con saldo/acconti. Forfettario se entro 85.000 euro, niente partecipazioni vietate, niente prevalenza ex datore 2 anni. Imposta 15% (5% se nuova attività). AA9/12 in 1 giorno (telematico). Fatturazione elettronica subito. Nessuna SCIA salvo casi particolari.
Professionista iscritto a albo/ordine Cassa professionale di categoria. Spesso minimi fissi + contributi percentuali. Regole variabili per Cassa. Forfettario possibile se rispetti requisiti. Attenzione a regolamenti Cassa su contributi minimi e scadenze. AA9/12 + iscrizione all’Albo. Tempi variabili per iscrizione. E-fattura obbligatoria. Nessuna SCIA salvo casi.
Artigiano/Commerciante individuale INPS Artigiani/Commercianti con contributi minimi trimestrali + percentuale oltre il minimale. Forfettario possibile se requisiti rispettati. In alternativa regime semplificato/ordinario con IVA e deduzioni. AA9/12 + ComUnica (Registro Imprese) + SCIA SUAP. PEC e firma digitale. Tempi: pochi giorni/settimane.
Ditta individuale regime semplificato (non forfettario) Come sopra (Gestione di settore). Deduzione effettiva dei costi, IVA con detrazione, scritture semplificate. Nessun tetto ricavi del forfettario. Puoi detrarre costi e IVA. Potenzialmente conveniente con alti costi/ investimenti. AA9/12. Se attività commerciale/artigiana anche ComUnica/SCIA. Tenuta registri IVA e adempimenti periodici.
Società (es. SRL unipersonale) INPS gestione soci (se artigiana/commerciale) o altre gestioni. Nessun forfettario per società. Regime ordinario IVA/IRES/IRAP (salve esclusioni soggettive). Maggiore complessità, ma utile per responsabilità limitata. Atto costitutivo, notaio, Registro Imprese, SCIA se dovuta. Tempi e costi più elevati.

FAQ

1) L’apertura della Partita IVA è davvero gratuita? Quali costi “nascosti” devo considerare?

Sì, l’attribuzione della Partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate è gratuita se presenti tu il modello AA9/12. Non paghi imposte di registro o bolli per il solo rilascio della Partita IVA. I costi possibili sono altri: compenso dell’intermediario se deleghi la pratica; imposta di bollo da 2 euro su fatture senza IVA pari o superiori a 77,47 euro; PEC e firma digitale se devi iscriverti al Registro Imprese; diritti e bolli camerali per ComUnica/SCIA se fai attività artigiana o commerciale. Se rimani un libero professionista senza albo e senza sede aperta al pubblico, in molti casi non avrai costi amministrativi aggiuntivi all’avvio.

2) Conviene sempre il regime forfettario rispetto al semplificato/ordinario?

Non sempre. Conviene spesso quando hai: ricavi entro 85.000 euro, costi reali bassi, pochi investimenti con IVA da detrarre, clienti finali (B2C) a cui l’IVA sarebbe un costo. Con il forfettario paghi un’imposta bassa e semplice da calcolare, ma non scarichi i costi reali e non detrai l’IVA. Se hai costi elevati, investimenti, leasing e acquisti con molta IVA, il regime semplificato/ordinario può risultare migliore, perché deduci i costi effettivi e detrai l’IVA. La valutazione si fa con un conto economico prospettico: stima ricavi, applica coefficiente di redditività (forfettario) e confronta con la tassazione del regime semplificato considerando deduzioni, ammortamenti e IVA detraibile.

3) Come funzionano fatturazione elettronica, operazioni estere e adempimenti nel forfettario?

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. Emetti e conservi le fatture tramite il Sistema di Interscambio. Per operazioni con estero, dal 2022 si gestiscono anch’esse con fattura elettronica transfrontaliera o con integrazione/autofattura elettronica, secondo i casi. L’esterometro come comunicazione separata è stato superato dalle nuove regole di trasmissione. Restano alcuni adempimenti: imposta di bollo sulle fatture senza IVA, liquidazione e versamento dell’imposta di bollo trimestrale, eventuali comunicazioni per acquisti intra-UE particolari e, se non sei forfettario, le liquidazioni IVA. Gli ISA non si applicano ai forfettari. Per la previdenza, versi con F24 insieme a saldo e acconti delle imposte. Le scadenze seguono il calendario dell’Agenzia delle Entrate e le circolari INPS.

4) Posso lavorare con il mio ex datore di lavoro se sono in forfettario?

La legge prevede un limite specifico: non puoi svolgere l’attività prevalentemente nei confronti del datore di lavoro con cui hai avuto rapporti nei due anni precedenti (o quello attuale), salvo eccezioni di legge. “Prevalentemente” significa oltre il 50% dei ricavi. Questo per evitare false partite IVA in continuità con rapporti subordinati. Se prevedi incarichi dall’ex datore, pianifica perché la prevalenza può farti perdere il regime. Valuta anche i tempi: attendi due periodi d’imposta o diversifica i clienti, in modo che l’ex datore non superi la soglia di prevalenza. La base normativa è nella L. 190/2014, comma 57 (consultabile su Normattiva) e nella prassi dell’Agenzia delle Entrate.

5) Come scelgo il codice ATECO giusto e quanto incide sul carico fiscale?

Il codice ATECO identifica l’attività e, in forfettario, determina il coefficiente di redditività. Più alto è il coefficiente, maggiore sarà il reddito imponibile forfettario a parità di ricavi. Per questo la scelta deve rispecchiare con precisione l’attività reale. Se svolgi più attività, individua quella prevalente. Puoi indicare attività secondarie e, se l’operatività cambia, presentare una variazione AA9/12. Il codice incide anche su possibili obblighi amministrativi (SCIA, iscrizione artigiani/commercianti) e su eventuali regimi speciali IVA se non sei in forfettario. Per scegliere bene: leggi le descrizioni ufficiali delle attività, confronta i coefficienti di redditività, verifica presso l’Agenzia delle Entrate e, se necessario, consulta il portale Normattiva e le schede del Ministero competente.

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