Totale fattura: cos’è e quali elementi lo compongono?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Nel forfettario il totale fattura comprende compenso, eventuale rivalsa/contributo cassa e bollo. Nell’ordinario si aggiungono IVA e, per i professionisti, ritenuta d’acconto. Le regole variano per cassa previdenziale, PA, estero e reverse charge.

  • La ritenuta d’acconto (art. 25, DPR 600/1973) si applica ai professionisti in regime IVA ordinario, non ai forfettari.
  • L’IVA (DPR 633/1972) entra nel totale solo nei regimi IVA; aliquote 22%, 10%, 5% o 4% a seconda del caso.
  • L’imposta di bollo da 2 euro (DPR 642/1972) si applica alle fatture senza IVA oltre 77,47 euro, incluse quelle dei forfettari.

Elementi del totale fattura: quadro normativo e logica di calcolo

La fattura somma più voci. Alcune sono obbligatorie. Altre dipendono dal regime fiscale e dal tipo di cliente. La base è il compenso pattuito, chiamato anche base imponibile. È la cifra su cui calcoli IVA e altri oneri.

L’IVA segue le regole del DPR 633/1972. La ritenuta d’acconto per i professionisti arriva dall’art. 25 del DPR 600/1973. L’imposta di bollo è prevista dal DPR 642/1972 e dalle regole per le fatture elettroniche del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate.

Il regime forfettario nasce con la Legge 190/2014 e successive modifiche. Resta senza IVA e senza ritenuta in fattura. La soglia di accesso e uscita è stata ridefinita dalle leggi di bilancio recenti. Le versioni aggiornate sono consultabili su Normattiva.

Le casse professionali sono disciplinate dai decreti legislativi 509/1994 e 103/1996 e dai singoli regolamenti. Il contributo integrativo è spesso obbligatorio. La percentuale varia per cassa. Segue, ai fini IVA, il trattamento della prestazione.

La fattura elettronica è ormai la regola per tutti, forfettari inclusi. Le basi sono nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e nelle norme convertite del 2022 e 2023. Il bollo sulle e-fatture si paga con periodicità, tracciato e codici previsti.

Regime forfettario: come si forma il totale

Base imponibile e dicitura di legge

Nel forfettario non applichi l’IVA. La base imponibile coincide con il compenso. Devi indicare in fattura la dicitura di esclusione IVA per regime agevolato. Questa nota chiarisce il motivo tecnico della non applicazione.

Il totale parte dal compenso concordato. Eventuali sconti riducono la base. Le spese anticipate in nome e per conto del cliente (art. 15, DPR 633/1972) non formano compenso. Vanno fuori campo IVA e fuori base.

Rivalsa INPS o contributo integrativo

Se hai una cassa professionale, applichi il contributo integrativo. È una maggiorazione percentuale (di solito 2%–5%). È obbligatoria secondo il regolamento della cassa. Serve a finanziare la previdenza. Non è reddito professionale ai fini IRPEF, ma entra nel totale fattura.

Se sei iscritto alla Gestione Separata, puoi applicare una rivalsa del 4%. È una facoltà prevista dalla normativa previdenziale. In forfettario, questa rivalsa entra nel totale. Ricorda che la rivalsa non cambia le imposte sostitutive dovute a fine anno.

Imposta di bollo

Se la fattura non ha IVA e supera 77,47 euro, si applica il bollo da 2 euro. La base è il DPR 642/1972. Nelle e-fatture lo versi in modo virtuale, secondo le scadenze dell’Agenzia delle Entrate. Il bollo si somma al totale da pagare.

Riepilogo pratico: Totale forfettario = compenso + contributo integrativo o rivalsa (se previsti) + eventuale bollo. Niente IVA. Niente ritenuta d’acconto.

Regime IVA ordinario (contabilità semplificata o ordinaria): come si forma il totale

Base imponibile, sconti e spese

La base imponibile è il compenso al netto degli sconti. Le spese anticipate in nome e per conto del cliente, con mandato e documentazione, non entrano nella base. Le altre spese addebitate, invece, entrano nella base e seguono l’IVA della prestazione.

Cassa previdenziale e trattamento ai fini IVA e ritenuta

Se hai una cassa professionale, il contributo integrativo segue l’IVA della prestazione. Entra quindi nella base IVA. Di norma non entra nella base della ritenuta d’acconto. La prassi tributaria lo considera distinto dal compenso professionale.

Se applichi una rivalsa INPS del 4% (Gestione Separata), questa maggiorazione è parte del compenso. Entra nella base IVA e anche nella base della ritenuta d’acconto. Serve a non accollarti tutto il costo contributivo.

Applicazione dell’IVA

L’IVA si applica con l’aliquota prevista: 22% ordinaria, 10%, 5% o 4% per casi specifici. La regola è nel DPR 633/1972 e nelle tabelle allegate. La base è il compenso più le maggiorazioni imponibili. Restano fuori solo gli importi esclusi per legge.

Se fatturi alla Pubblica Amministrazione soggetta a scissione dei pagamenti, applichi l’IVA in fattura. La PA la trattiene e la versa allo Stato. Tu incassi il totale al netto dell’IVA. Il totale fattura non cambia, ma l’incasso sì.

Ritenuta d’acconto del 20%

Per i professionisti, il cliente sostituto d’imposta trattiene il 20% del compenso a titolo di acconto IRPEF. La norma è l’art. 25 del DPR 600/1973. La base esclude l’IVA. Per le casse private, di regola, esclude anche il contributo integrativo. Per la rivalsa INPS, di norma, la include.

Il cliente versa la ritenuta con F24 e ti rilascia la certificazione. Tu indichi in fattura l’importo della ritenuta. Il totale fattura resta la somma di tutte le voci. L’incasso sarà il totale meno la ritenuta e, in alcuni casi, meno l’IVA per scissione dei pagamenti.

Situazioni particolari che impattano il totale

Reverse charge e operazioni non imponibili

In alcuni settori, l’IVA si applica con inversione contabile. Indichi la dicitura di legge e non addebiti l’IVA. Il totale resta senza IVA. Per i servizi B2B intracomunitari, l’IVA si applica nel paese del cliente. Anche qui, usi la dicitura corretta.

Le esportazioni e le cessioni intracomunitarie sono non imponibili. Devi avere i requisiti documentali. Il totale non include IVA. Attenzione alle note obbligatorie e ai registri previsti dal DPR 633/1972.

Rimborsi spese e anticipazioni

Le spese anticipate in nome e per conto del cliente, se documentate e con mandato, non formano né base IVA né base ritenuta. Le altre spese rifatturate seguono la regola dell’accessorietà: stessa aliquota IVA della prestazione principale.

Marca da bollo su fatture senza IVA

Il bollo da 2 euro si applica quando la fattura è esente da IVA e supera 77,47 euro. Sulle fatture elettroniche lo indichi nel tracciato, poi lo versi nei termini comunicati dall’Agenzia delle Entrate. Anche per operazioni non imponibili può servire.

Regola decisionale rapida

Come capire, in 5 passi, cosa entra nel totale

1) Il tuo regime applica l’IVA? Se sì, calcola l’IVA sul compenso più le voci imponibili. Se no, passa al passo successivo.

2) Sei un professionista? Se sì e sei in ordinario, verifica la ritenuta d’acconto. Se sei forfettario, non si applica. Se sei impresa, la ritenuta non si applica.

3) Hai una cassa professionale? Aggiungi il contributo integrativo con la percentuale della cassa. Segue l’IVA della prestazione. Di norma, è escluso dalla base ritenuta.

4) Sei in Gestione Separata? Valuta la rivalsa 4%. In ordinario entra in base IVA e ritenuta. In forfettario entra nel totale ma senza IVA né ritenuta.

5) La fattura è senza IVA e supera 77,47 euro? Aggiungi il bollo da 2 euro. Somma tutto e ottieni il totale da pagare.

Riferimenti normativi essenziali

Fonti da consultare e coerenza operativa

DPR 633/1972 per IVA, inclusi articoli su base imponibile, esenzioni e non imponibilità. DPR 600/1973, art. 25 e seguenti, per ritenute d’acconto e sostituti d’imposta. DPR 642/1972 per imposta di bollo e tariffe applicabili.

Legge 190/2014 e leggi di bilancio successive per il regime forfettario. Decreti legislativi 509/1994 e 103/1996 per casse professionali, con regolamenti interni. Portali utili: Normattiva per i testi aggiornati, Agenzia delle Entrate per circolari e guide, Ministero del Lavoro per aspetti previdenziali.

Scenario Voci in fattura Base ritenuta Adempimenti e tempistiche
Professionista forfettario senza cassa (Gestione Separata) Compenso; rivalsa 4% facoltativa; bollo 2 euro se dovuto Nessuna ritenuta Fattura elettronica con dicitura regime; imposta di bollo trimestrale; conservazione elettronica
Professionista forfettario con cassa Compenso; contributo integrativo (es. 4%); bollo 2 euro se dovuto Nessuna ritenuta Aliquota contributo da regolamento cassa; bollo trimestrale; dicitura regime forfettario
Professionista in ordinario verso privato Compenso; contributo integrativo o rivalsa; IVA; ritenuta se cliente è sostituto? No Nessuna ritenuta se cliente non è sostituto Liquidazioni IVA; ritenuta non applicabile; incasso totale lordo di IVA
Professionista in ordinario verso azienda Compenso; contributo integrativo o rivalsa; IVA; ritenuta 20% Compenso al netto spese art. 15; di regola escluso contributo integrativo ma inclusa eventuale rivalsa 4% Cliente versa ritenuta con F24; certificazione entro i termini; tu detrai l’IVA
Fattura a Pubblica Amministrazione (scissione pagamenti) Compenso; contributo integrativo o rivalsa; IVA indicata ma non incassata; ritenuta se dovuta Come da regole generali del professionista PA versa l’IVA; tu incassi al netto IVA; verifica codici PA e riferimenti
Reverse charge interno o servizi B2B UE Compenso; dicitura inversione contabile; niente IVA in addebito Come da regole del professionista Integrazione o autofattura del cliente; elenchi e registrazioni secondo DPR 633/1972

FAQ

Come si calcola il totale fattura di un professionista in regime ordinario con cassa professionale?

Segui questi passaggi. 1) Parti dal compenso. 2) Aggiungi il contributo integrativo della tua cassa (ad esempio 4%). 3) Calcola l’IVA sulla somma di compenso più contributo integrativo e altre voci imponibili. 4) Verifica se il cliente è sostituto d’imposta. Se lo è, applica la ritenuta d’acconto del 20% sul compenso rilevante. Di regola, il contributo integrativo non entra nella base ritenuta. 5) Somma tutte le voci per ottenere il totale fattura. Ricorda che il cliente tratterrà la ritenuta e ti pagherà il netto. Le basi normative sono nel DPR 633/1972 per l’IVA, nel DPR 600/1973 per la ritenuta e nei regolamenti della cassa per il contributo integrativo.

Nel forfettario devo sempre applicare la rivalsa INPS del 4%?

No. La rivalsa del 4% in Gestione Separata è una facoltà, non un obbligo. Puoi inserirla per condividere il costo contributivo con il cliente. Se invece sei iscritto a una cassa professionale, il contributo integrativo è di regola obbligatorio e la percentuale è fissata dal regolamento della cassa. In ogni caso, nel forfettario non applichi l’IVA e non applichi la ritenuta d’acconto in fattura. Se la fattura supera 77,47 euro e non ha IVA, devi aggiungere il bollo da 2 euro. Le regole nascono dalla Legge 190/2014 per il forfettario, dai decreti sulle casse professionali e dal DPR 642/1972 per il bollo.

Come funziona la ritenuta d’acconto sulla rivalsa 4% della Gestione Separata?

La rivalsa 4% è considerata parte del compenso. In regime IVA ordinario, entra nella base IVA. Entra anche nella base per la ritenuta d’acconto del 20% quando il cliente è sostituto d’imposta. Quindi il cliente trattiene il 20% anche sulla rivalsa. Se invece hai una cassa professionale, il contributo integrativo di regola non rientra nella base della ritenuta. Questa distinzione deriva dall’art. 25 del DPR 600/1973 e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate sul trattamento di rivalse e contributi.

Quando devo applicare il bollo da 2 euro in fattura elettronica e come lo verso?

Applichi il bollo quando la fattura è senza IVA e supera 77,47 euro. Tipici casi: forfettario, operazioni esenti, non imponibili o in reverse charge senza addebito d’imposta. Nella fattura elettronica indichi l’assolvimento del bollo nel tracciato. Il versamento avviene con periodicità comunicata dall’Agenzia delle Entrate, di norma trimestrale, con addebito diretto o F24. Le basi sono nel DPR 642/1972 e nei provvedimenti del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate sulla gestione del bollo nelle e-fatture.

Come cambia il totale fattura con la scissione dei pagamenti verso la Pubblica Amministrazione?

Emetti la fattura con IVA indicata. Il totale fattura include l’IVA. Ma non la incassi. La Pubblica Amministrazione trattiene l’IVA e la versa allo Stato. Tu incassi il corrispettivo al netto dell’IVA e, se sei un professionista con ritenuta, anche al netto della ritenuta. La tua liquidazione IVA considera comunque quell’imposta come dovuta, ma l’ente l’ha già versata. Le regole vengono dal DPR 633/1972 e dalle norme speciali sulla scissione dei pagamenti. Controlla ogni volta se l’ente rientra nell’elenco soggetti a scissione.

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