Tasse per una ditta individuale: quante sono in forfettario e ordinario?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Una ditta individuale paga IRPEF a scaglioni e IVA in regime ordinario. In forfettario paga un’imposta sostitutiva del 15% (5% start), senza IVA. In ogni caso versa i contributi INPS e le addizionali locali.

  • Aliquote IRPEF 2026 in ordinario: 23% fino a 28.000 euro, 33% tra 28.001 e 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Addizionali regionali e comunali dovute.
  • Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% per 5 anni). Soglia ricavi/compensi 85.000 euro; fuoriuscita immediata se 100.000 euro superati nell’anno.
  • Contributi previdenziali sempre dovuti (INPS o Cassa). In forfettario deduci i contributi; per artigiani/commercianti possibile riduzione del 35% previa domanda.

Come funziona la tassazione di una ditta individuale nel 2026

Regime ordinario: base imponibile, IRPEF e addizionali

Nel regime ordinario il reddito si calcola con il principio di competenza o cassa a seconda dell’attività. In pratica parti dai ricavi. Sottrai i costi deducibili inerenti. Ottieni il reddito d’impresa o di lavoro autonomo.

Sul reddito imponibile applichi le aliquote IRPEF 2026 a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.001 e 50.000 euro; 43% oltre 50.000 euro. Poi aggiungi le addizionali regionale e comunale. Le aliquote locali variano per regione e comune.

Riferimenti utili: TUIR (DPR 917/1986) per reddito e detrazioni; disciplina delle addizionali IRPEF nelle leggi regionali e nei regolamenti comunali; consultazione su Normattiva e documenti dell’Agenzia delle Entrate.

IVA nel regime ordinario: come funziona davvero

L’IVA segue il DPR 633/1972. Applichi l’aliquota corretta nelle fatture (22% ordinaria; alcune operazioni al 10%, 5% o 4% se previste). Liquidazioni mensili o trimestrali. Versi la differenza tra IVA a debito e IVA a credito.

Se acquisti molti beni o servizi con IVA, puoi maturare credito. In alcuni casi puoi chiederne il rimborso o usarlo in compensazione. Servono registri IVA, liquidazioni e dichiarazione annuale. Obbligatoria la fattura elettronica via Sistema di Interscambio.

Le operazioni con l’estero richiedono regole specifiche di inversione contabile e integrazione. Le istruzioni arrivano da circolari dell’Agenzia delle Entrate. La base normativa si reperisce su Normattiva.

IRAP: quando è esclusa per le persone fisiche

Dal 2022 le persone fisiche imprenditori e i professionisti non pagano più l’IRAP. Lo ha previsto la Legge di Bilancio 2022 (L. 234/2021). Restano obbligate a IRAP le società e altri soggetti non persone fisiche.

Se hai una ditta individuale o sei un professionista, non consideri l’IRAP nel tuo carico fiscale. Questo vale sia in ordinario sia in forfettario. La verifica si fa sempre in base alla forma giuridica.

Regime forfettario: requisiti, calcolo e vantaggi

Il regime forfettario è la “tassa piatta” per le piccole partite IVA. La norma base è la L. 190/2014, aggiornata dalle Leggi di Bilancio successive. La soglia dei ricavi/compensi è 85.000 euro. Se superi 100.000 euro nell’anno, esci subito.

Come si calcola il reddito forfettario? Prendi i ricavi/compensi. Applica il coefficiente di redditività legato al tuo codice ATECO. Questo coefficiente “simula” i costi. Non detrai i costi reali. Deduci però i contributi previdenziali versati nell’anno.

Sull’imponibile forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Se rispetti i requisiti di nuova attività, paghi il 5% per i primi 5 anni. Requisiti e limiti sono descritti dalla L. 190/2014 e aggiornamenti. Consulta Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.

Contributi previdenziali: gestioni e deducibilità

I contributi previdenziali dipendono dalla tua gestione. Professionisti senza Cassa versano alla Gestione Separata INPS. Artigiani e commercianti versano all’INPS con contributi fissi più una quota percentuale. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno.

Se hai una Cassa professionale (es. ordini professionali), segui il relativo regolamento. In tutti i casi i contributi obbligatori riducono il reddito imponibile. Nel forfettario li deduci prima di calcolare l’imposta sostitutiva.

Per artigiani e commercianti esiste il “contributo agevolato” con riduzione del 35% dei contributi INPS. Devi fare domanda nei termini. L’INPS pubblica le regole nelle circolari annuali. Puoi verificare le istruzioni sul portale INPS e, per norme, su Normattiva.

Adempimenti e scadenze frequentissime

La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. Lo ha stabilito il legislatore con estensione graduale fino alla generalizzazione. Si usa il Sistema di Interscambio. Occorre un codice destinatario o una PEC.

Le scadenze tipiche: saldo e primo acconto dell’imposta entro il 30 giugno, secondo acconto entro il 30 novembre. Vale per IRPEF o imposta sostitutiva. Attenzione alle proroghe annuali. I versamenti si eseguono con F24.

Nel regime ordinario si aggiungono le liquidazioni IVA periodiche e la dichiarazione IVA annuale. Le operazioni con l’estero passano da specifiche integrazioni e invii via SdI. Le regole arrivano da provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate e dal DPR 633/1972.

Esempi pratici di calcolo

Esempio 1, regime ordinario. Ricavi 60.000 euro. Costi deducibili 25.000 euro. Reddito 35.000 euro. Supponiamo contributi 5.000 euro. Imponibile IRPEF 30.000 euro. Applichi 23% sui primi 28.000 e 33% su 2.000. Poi aggiungi addizionali.

Esempio 2, regime forfettario. Ricavi 60.000 euro. Coefficiente redditività 67% (esempio). Reddito forfettario 40.200 euro. Supponiamo contributi 5.000 euro. Imponibile 35.200 euro. Imposta sostitutiva 15%: 5.280 euro. Con aliquota al 5%: 1.760 euro.

Questi numeri sono esemplificativi. Nel calcolo reale servono coefficienti esatti, contributi effettivi, detrazioni personali e addizionali. Le istruzioni ufficiali si trovano nelle guide dell’Agenzia delle Entrate e nelle circolari INPS.

Regola decisionale rapida

Se i costi reali superano quelli “stimati” dal tuo coefficiente, il regime ordinario conviene. Perché deduci tutto e recuperi l’IVA. Se i costi sono bassi, il forfettario vince per semplicità e imposta sostitutiva.

Se lavori B2B con molta IVA sugli acquisti, l’ordinario aiuta grazie al credito IVA. Se lavori B2C e vendi al dettaglio, il forfettario evita l’IVA in fattura e semplifica la gestione.

Se inizi ora e rispetti i requisiti, il 5% per 5 anni del forfettario può dare un forte vantaggio di cassa. Se prevedi ricavi alti e investimenti importanti con IVA, considera l’ordinario fin da subito.

Se rischi di superare 85.000 euro stabilmente, prepara il passaggio all’ordinario. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci immediatamente dal forfettario e applichi IVA da quel momento.

Verifica sempre i contributi: con la riduzione del 35% per artigiani e commercianti, il forfettario può migliorare molto. Senza riduzione o con Cassa cara, l’ordinario può tornare competitivo.

Fonti e riferimenti normativi

TUIR, DPR 917/1986: regole sul reddito, detrazioni e addizionali IRPEF. Consultazione su Normattiva e documentazione dell’Agenzia delle Entrate.

DPR 633/1972: disciplina IVA, aliquote, operazioni interne ed estere. Istruzioni operative nei documenti dell’Agenzia delle Entrate.

L. 190/2014 (regime forfettario), come modificata dalle Leggi di Bilancio successive, tra cui L. 197/2022 per la soglia 85.000 euro e la fuoriuscita a 100.000 euro. Testi su Normattiva.

L. 234/2021: abolizione IRAP per persone fisiche esercenti attività d’impresa o arti e professioni dal 2022. Approfondimenti su Normattiva.

Circolari INPS e regolamenti delle Casse professionali: aliquote, minimali, riduzioni contributive. Ulteriori note del Ministero del Lavoro su inquadramenti previdenziali.

Errori comuni e controlli da fare prima di scegliere

Non stimare i costi in modo realistico. Così rischi di entrare in forfettario quando l’ordinario era meglio. O viceversa. Fai un conto attendibile di margini e acquisti con IVA.

Dimenticare le addizionali IRPEF. Anche se l’imposta centrale sembra bassa, le addizionali locali pesano. Verifica le delibere di regione e comune.

Trascurare i contributi. In alcuni casi i contributi superano l’imposta. Vanno pianificati e dedotti correttamente. Consulta le circolari INPS più recenti.

Superare la soglia di 100.000 euro in forfettario senza adeguarsi subito. In quel caso scatta l’uscita immediata e l’IVA si applica dal superamento. Le sanzioni per errori IVA sono disciplinate dal D.Lgs. 471/1997 e dal D.Lgs. 472/1997 (ravvedimento operoso).

Ignorare gli obblighi di fatturazione elettronica e gli invii telematici. Le regole di SdI e i documenti tecnici dell’Agenzia delle Entrate sono vincolanti. Mantieni aggiornati i software e i controlli interni.

Scenario Requisiti principali Come si calcolano le imposte Tempistiche e adempimenti
Forfettario start-up (aliquota 5%) Nuova attività, requisiti L. 190/2014; ricavi fino a 85.000 euro; nessun superamento 100.000 euro Reddito = ricavi x coefficiente ATECO – contributi; imposta sostitutiva 5% per 5 anni Saldo e acconti imposta entro 30/06 e 30/11; e-fattura SdI; niente IVA né registri IVA
Forfettario standard (aliquota 15%) Ricavi fino a 85.000 euro; esclusioni specifiche; fuoriuscita immediata se 100.000 euro Reddito forfetario; deduzione contributi; imposta sostitutiva 15% Obbligo e-fattura; conservazione elettronica; versamenti imposta con F24 alle scadenze ordinarie
Ordinario professionista (senza IVA a credito rilevante) Nessun limite ricavi; contabilità semplificata/ordinaria; principi TUIR Reddito = compensi – costi; IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA dovuta sul fatturato Liquidazioni IVA; dichiarazioni fiscali; saldo e acconti IRPEF; esterometro via SdI ove previsto
Ordinario commerciante/artigiano (molti acquisti con IVA) Contabilità ordinaria/semplificata; gestione INPS artigiani/commercianti Reddito = ricavi – costi; IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA con possibili crediti strutturali Liquidazioni IVA frequenti; F24 periodici; gestione contributi fissi + eccedenze percentuali
Superamento 100.000 euro in forfettario Ricavi oltre 100.000 euro in corso d’anno Uscita immediata dal forfettario; da quel momento si applica IVA e regime ordinario Adegua fatturazione e versamenti IVA dal superamento; ricalcola acconti; comunica la variazione in dichiarazione

FAQ

Quante tasse paga una ditta individuale che fattura 40.000 euro?

Dipende dal regime. In ordinario calcoli il reddito togliendo i costi deducibili e i contributi dai 40.000 euro. Sul reddito imponibile applichi le aliquote IRPEF 2026 (23%, 33%, 43%) e aggiungi le addizionali. Se hai poche spese, il reddito resta alto e l’IRPEF cresce. Se hai molte spese e IVA su acquisti, potresti risparmiare grazie a deduzioni e detrazione IVA.

In forfettario non togli i costi reali. Applichi il coefficiente di redditività al fatturato di 40.000 euro. Deduci i contributi previdenziali e paghi l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% per start-up). Con costi bassi il forfettario è spesso più conveniente. Con costi alti, l’ordinario può batterlo. La scelta corretta richiede una simulazione numerica dettagliata.

Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro in forfettario?

85.000 euro è la soglia di accesso e permanenza ordinaria fissata dalla L. 197/2022. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, uscirai dal forfettario dall’anno successivo. Continuerai a non applicare l’IVA fino a fine anno, ma dovrai pianificare il passaggio al regime ordinario dal 1° gennaio seguente.

Se superi 100.000 euro in corso d’anno, scatta la fuoriuscita immediata prevista dalla stessa legge. Da quel momento devi applicare l’IVA e seguire gli adempimenti del regime ordinario. Le fatture emesse dopo il superamento devono riportare l’IVA. Attenzione alle sanzioni IVA (D.Lgs. 471/1997) in caso di errori. Tieni traccia puntuale dei ricavi per non sforare senza accorgertene.

Nel forfettario posso dedurre spese come auto, pc o affitto dello studio?

No, nel forfettario non deduci i costi effettivi come auto, pc, affitto o bollette. La norma (L. 190/2014) sostituisce i costi con un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. Quindi il fisco presume già una quota di spesa nella formula. Puoi però dedurre i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno.

Non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti perché in forfettario non applichi l’IVA in uscita. Questo semplifica molto la gestione. Ma può penalizzare chi fa investimenti con molta IVA. Valuta perciò la convenienza in base al tuo piano di spesa e di investimento.

Quali registri e adempimenti devo tenere in ordinario e in forfettario?

In ordinario servono i registri IVA, le liquidazioni periodiche, la fatturazione elettronica, la dichiarazione IVA e dei redditi. Devi conservare a norma i documenti. Se fai operazioni con l’estero, gestisci integrazioni e documenti tecnici SdI. Le basi sono nel DPR 633/1972 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

In forfettario la gestione è più snella. Hai la fatturazione elettronica, la conservazione digitale e la dichiarazione dei redditi con il quadro dedicato. Non tieni registri IVA e non presenti dichiarazione IVA. Restano però gli obblighi previdenziali e i versamenti con F24. Per entrambi i regimi, rispetta le scadenze di saldo e acconti, salvo proroghe annuali.

Come funzionano gli acconti di IRPEF o dell’imposta sostitutiva?

Paghi il saldo dell’anno precedente e gli acconti dell’anno in corso. L’acconto totale, in linea generale, ricalca l’imposta dovuta l’anno prima. Si versa in due rate, con scadenze tipicamente a fine giugno e fine novembre. Le percentuali di ripartizione sono fissate ogni anno da norme o prassi. Se prevedi di guadagnare meno, puoi usare il metodo previsionale. Attenzione però alle sanzioni in caso di acconti insufficienti.

Puoi rateizzare il saldo e la prima rata di acconto con piccoli interessi. Se sbagli o dimentichi, esiste il ravvedimento operoso (D.Lgs. 472/1997). In previdenza, gli acconti e saldi seguono il calendario fiscale con F24. Le istruzioni pratiche sono pubblicate dall’Agenzia delle Entrate e dall’INPS.

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