Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Dipende dal regime: ordinario con IRPEF progressiva 23%-33%-43% sul reddito; forfettario con imposta sostitutiva 15% (o 5% start) sul 78% degli incassi al netto dei contributi.
- IRPEF 2026 a scaglioni: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000; 43% oltre 50.000 (art. 11 TUIR aggiornato).
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; coefficiente di redditività 78% per le attività professionali (L. 190/2014, commi 54-89).
- Contributi previdenziali deducibili prima dell’imposta; scadenze saldo/1° acconto a fine giugno-luglio e 2° acconto a fine novembre (Agenzia delle Entrate, calendario fiscale).
Quanto paga di tasse un Social Media Manager nel 2026: quadro generale
Per il Fisco, il social media manager è un libero professionista. Rientra nei redditi di lavoro autonomo. La norma base è nel TUIR: articolo 53 definisce il lavoro autonomo; articolo 54 spiega come si calcola il reddito, con il principio di cassa (paghi sulle somme incassate).
Puoi scegliere o ricadere in due regimi principali: ordinario o forfettario. Il regime ordinario applica l’IRPEF a scaglioni. Il forfettario applica un’imposta sostitutiva fissa, che prende il posto di IRPEF, addizionali e IRAP (fonte normativa: L. 190/2014, commi 54-89, consultabile su Normattiva).
La scelta dipende da ricavi, costi e posizione previdenziale. In molti casi, chi ha costi bassi e clienti B2C risparmia con il forfettario. Chi ha costi elevati, investimenti e IVA a credito spesso preferisce l’ordinario.
Le fonti da conoscere
Le regole dell’IRPEF sono nel TUIR (DPR 917/1986), aggiornato dalle Leggi di Bilancio. Il regime forfettario nasce con L. 190/2014 e successive modifiche (ad esempio L. 145/2018 e L. 197/2022 che ha portato la soglia a 85.000 euro). I contributi previdenziali per chi non ha Cassa professionale sono nella Gestione Separata INPS (L. 335/1995, art. 2, comma 26). Verifica testi ufficiali su Normattiva, Agenzia delle Entrate e Ministero del Lavoro/INPS.
Regime ordinario: IRPEF progressiva, costi reali e addizionali
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF con aliquote progressive. Nel 2026 gli scaglioni sono i seguenti: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000; 43% oltre 50.000. La base giuridica è l’articolo 11 del TUIR come aggiornato dal legislatore.
Calcolo in breve: ricavi incassati meno costi inerenti pagati nel periodo, meno contributi previdenziali deducibili (art. 10 TUIR), fanno il reddito imponibile. Applichi le aliquote per scaglioni. Poi aggiungi addizionali regionali e comunali, che variano in base al domicilio fiscale.
Il principio di cassa vale per i professionisti: contano gli incassi e i pagamenti effettivi nell’anno (art. 54 TUIR). Le spese devono essere inerenti, documentate e tracciabili quando richiesto.
Esempio numerico ordinario 2026
Incassi annui: 30.000 euro. Spese inerenti: 4.000 euro. Contributi previdenziali versati: 3.000 euro. Reddito imponibile: 30.000 – 4.000 – 3.000 = 23.000 euro.
Imposta lorda: rientra tutto nel primo scaglione. 23.000 x 23% = 5.290 euro. A questa somma si aggiungono le addizionali regionali e comunali (variabili). Detrazioni e crediti d’imposta possono ridurre l’IRPEF finale se spettano.
Il reddito netto fiscale (prima delle addizionali) è 23.000 – 5.290 = 17.710 euro. Il risultato reale cambia con addizionali, detrazioni e contributi futuri.
Regime forfettario: imposta sostitutiva e coefficiente 78%
Il regime forfettario è un regime agevolato. Si applica se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro e se rispetti gli altri requisiti di legge (nessuna partecipazione di controllo in società, niente regimi IVA speciali, ecc.). La base è la L. 190/2014, commi 54-89, come modificata nel tempo.
Il reddito non si calcola con i costi reali. Si usa un coefficiente di redditività che, per le attività professionali come il social media manager, è 78%. Coefficiente di redditività significa: la quota degli incassi considerata reddito. La parte restante è “costo forfettario” presunto.
Formula: reddito forfettario = incassi x 78% – contributi previdenziali pagati. Sull’importo risultante applichi l’imposta sostitutiva: 15%. Se è una nuova attività e rispetti i requisiti di novità (nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, ecc.), l’aliquota scende al 5% per i primi 5 anni (comma 65, L. 190/2014).
Esempio numerico forfettario 2026
Incassi annui: 20.000 euro. Coefficiente 78%: 20.000 x 78% = 15.600 euro. Contributi previdenziali versati: 3.000 euro. Reddito imponibile forfettario: 15.600 – 3.000 = 12.600 euro.
Imposta sostitutiva 15%: 12.600 x 15% = 1.890 euro. Con aliquota start 5%: 12.600 x 5% = 630 euro. A parte, restano i contributi previdenziali, che non sono sostituiti dall’imposta.
Nel forfettario non applichi IVA in fattura (salvo eccezioni specifiche), non subisci ritenuta d’acconto e non paghi addizionali regionali/comunali sull’imposta sostitutiva.
Contributi previdenziali: come incidono sul calcolo
Se non hai una Cassa professionale, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota è fissata ogni anno con circolare INPS. In genere è intorno al 26-26,5% per i professionisti senza altra tutela, ma verifica la percentuale corrente nelle circolari INPS e sul portale del Ministero del Lavoro.
I contributi sono deducibili dal reddito. Nel regime ordinario li sottrai prima di calcolare l’IRPEF (art. 10, comma 1, lett. e) TUIR). Nel forfettario li sottrai dal reddito forfettario, prima dell’imposta sostitutiva (comma 64, L. 190/2014).
Se sei iscritto come artigiano o commerciante (caso raro per un social media manager), esistono contributi fissi e una riduzione del 35% su richiesta per il forfettario. Le regole sono nelle circolari INPS e nella L. 190/2014.
Scadenze fiscali 2026: saldo e acconti
Paghi imposte e contributi con modello F24. Scadenze ordinarie: saldo e primo acconto entro fine giugno, con possibilità di maggiorazione per il versamento entro fine luglio. Il secondo acconto scade a fine novembre. Sono termini storici del calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
Gli acconti si calcolano di solito con il metodo storico: 100% dell’imposta dell’anno prima, diviso in due rate (40% a giugno/luglio e 60% a novembre), salvo aggiornamenti normativi. Puoi usare il metodo previsionale se stimi di pagare meno, ma occhio a non sottostimare per evitare sanzioni.
Se sbagli o ritardi, puoi usare il ravvedimento operoso con sanzioni e interessi ridotti (fonti: D.Lgs. 472/1997 e D.Lgs. 471/1997, istruzioni Agenzia delle Entrate).
Regola decisionale rapida
Quando tende a convenire il forfettario
– Ricavi annui entro 85.000 euro. Costi reali bassi, cioè inferiori o vicini al 22% dei ricavi. Clienti prevalentemente privati (B2C) senza vantaggio IVA.
– Inizio attività con requisiti di novità: applicazione del 5% per 5 anni. Vuoi contabilità semplice e adempimenti ridotti.
Quando tende a convenire l’ordinario
– Costi reali alti, ben oltre il 22% dei ricavi, e investimenti con IVA detraibile. Clienti business (B2B) che detrarrebbero l’IVA.
– Necessità di sfruttare deduzioni e crediti d’imposta che nel forfettario non trovi. Prevedi ricavi sopra 85.000 euro o molto variabili.
Soglie da ricordare
– Soglia di accesso e permanenza forfettario: 85.000 euro (L. 197/2022). Superi 85.000 e resti sotto 100.000: esci l’anno successivo. Superi 100.000: esci immediatamente con obblighi IVA dal superamento (regola introdotta con le ultime modifiche alla L. 190/2014, da verificare su Normattiva).
Casi particolari e attenzioni operative
Fatture elettroniche, IVA e bollo
La fattura elettronica è obbligatoria per tutti, compresi i forfettari, a regime. La disciplina generale è nel D.Lgs. 127/2015 e negli atti successivi. Nel forfettario non addebiti IVA, ma applichi l’imposta di bollo sulle fatture senza IVA superiori a 77,47 euro.
Ritenute e certificazioni
Il forfettario non subisce ritenuta d’acconto. Nel regime ordinario, quando fatturi a soggetti sostituti d’imposta, potresti avere ritenute del 20% sui compensi. Queste ritenute anticipano l’IRPEF e vanno scomputate in dichiarazione (Certificazione Unica e Modello Redditi PF).
Verifica periodica degli acconti
Se i ricavi crescono o calano molto, ricalcola gli acconti. Il metodo previsionale ti evita crediti eccessivi o carenze. Tieni traccia con un prospetto di cassa semplice e aggiorna le stime trimestralmente.
Fonti normative essenziali e dove verificarle
– TUIR (DPR 917/1986): art. 11 (scaglioni IRPEF), art. 53-54 (lavoro autonomo), art. 10 (deducibilità dei contributi). Testi consultabili su Normattiva.
– L. 190/2014, commi 54-89: regime forfettario, coefficiente di redditività 78% per le attività professionali, imposta sostitutiva 15% e 5% start-up; modifiche con L. 145/2018 e L. 197/2022 (soglia 85.000 euro). Basi su Normattiva.
– L. 335/1995, art. 2, comma 26: Gestione Separata INPS per professionisti senza Cassa. Aliquote e istruzioni nelle circolari INPS e sul sito del Ministero del Lavoro.
– Agenzia delle Entrate: istruzioni Modello Redditi PF e calendario fiscale per scadenze, acconti, ravvedimento. Norme sanzionatorie: D.Lgs. 471/1997 e D.Lgs. 472/1997.
Pianificazione fiscale pratica
– Stima trimestrale: aggiorna ricavi, contributi e imposte. Confronta forfettario vs ordinario se sei in fase di scelta o possibile switch.
– Conserva prove di pagamento: serve per il principio di cassa. Usa conti dedicati e pagamenti tracciati per separare attività e vita privata.
– Monitora la soglia 85.000/100.000: tieni un contatore degli incassi. Evita sorprese su uscite dal regime e obblighi IVA in corso d’anno.
| Scenario 2026 | Regime consigliato (indicativo) | Base imponibile (logica di calcolo) | Imposta stimata | Tempistiche principali |
|---|---|---|---|---|
| Freelance start (incassi 20.000; costi bassi; requisiti novità) | Forfettario 5% | 20.000 x 78% – contributi versati | 5% sulla base forfettaria (oltre ai contributi INPS) | Saldo/1° acconto a fine giugno-luglio; 2° acconto a fine novembre |
| Professionista B2C (incassi 30.000; costi reali 4.000; contributi 3.000) | Forfettario 15% se costi reali <= 22%; altrimenti valutare ordinario | Forfettario: 30.000 x 78% – 3.000. Ordinario: 30.000 – 4.000 – 3.000 | Forfettario: 15% sulla base; Ordinario: aliquote 23%-33%-43% + addizionali | Identiche scadenze F24; verifica acconti con metodo storico |
| Professionista B2B (incassi 60.000; investimenti con IVA; costi alti) | Ordinario | Incassi – costi inerenti – contributi (principio di cassa) | IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA detraibile sugli acquisti | Liquidazioni IVA periodiche; saldo/ acconti IRPEF/INPS a giugno-luglio e novembre |
| In crescita (incassi 90.000; forfettario attuale) | Ordinario dall’anno successivo (se >85.000 e ≤100.000) | Forfettario valido fino a fine anno corrente; poi ordinario | Imposta sostitutiva nel corrente; IRPEF a scaglioni dall’anno dopo | Monitoraggio soglia; gestione passaggio regime e IVA |
FAQ
Qual è il codice ATECO migliore per un social media manager e incide sulle tasse?
Più codici ATECO possono descrivere l’attività di social media manager. Molti professionisti usano codici nella sezione pubblicità/marketing o servizi professionali. La scelta dipende da cosa fai davvero: strategia, campagne, content, analisi dati, advertising. Sul piano delle imposte dirette, nel forfettario la cosa che incide è il coefficiente di redditività. Per le attività professionali il coefficiente è 78% secondo l’allegato previsto dalla L. 190/2014. Quindi, codici diversi ma sempre nell’area “professionisti” portano lo stesso coefficiente del 78%. In regime ordinario, invece, il codice ATECO non cambia gli scaglioni IRPEF: contano incassi, costi e contributi. Attenzione: il codice ATECO incide su INPS (Gestione Separata o altre gestioni), su eventuali premi INAIL e su indicatori di rischio. Verifica i codici ammessi e la corretta classificazione sul sito dell’Agenzia delle Entrate e su Normattiva per i riferimenti di legge.
Posso “scaricare” i costi nel forfettario? Computer, software, advertising, coworking?
Nel forfettario non deduci i costi reali, a eccezione dei contributi previdenziali. Tutto il resto è assorbito dal costo presunto insito nel coefficiente (per i professionisti il 22% degli incassi è considerato costo forfettario). Quindi non puoi dedurre separatamente computer, software, licenze, corsi, viaggi, advertising, coworking, ecc. Se i tuoi costi reali medi superano stabilmente il 22% dei ricavi, potrebbe convenire l’ordinario. In ordinario deduci i costi inerenti pagati nell’anno (principio di cassa per i professionisti, art. 54 TUIR) e detrai l’IVA se sei soggetto passivo. Questa valutazione va fatta con numeri alla mano, includendo anche il peso delle addizionali e l’effetto dei contributi deducibili (art. 10 TUIR).
Come funzionano i contributi INPS per un social media manager e si possono ridurre?
Se non hai una Cassa professionale dedicata, di norma versi alla Gestione Separata INPS (L. 335/1995). L’aliquota varia per anno e si trova nelle circolari INPS e sul portale del Ministero del Lavoro. I contributi si calcolano sui compensi netti ai fini previdenziali e sono deducibili dal reddito imponibile fiscale. Nel forfettario li sottrai prima di applicare l’imposta sostitutiva (L. 190/2014, comma 64). Nella Gestione Separata non esiste una riduzione standard tipo “-35%”: quella riduzione riguarda gli artigiani/commercianti su domanda, e in genere non è il caso di un social media manager qualificato come professionista. Puoi ridurre l’esborso solo pianificando bene acconti e saldi, sfruttando eventuali crediti e scegliendo il regime più adatto al tuo mix ricavi/costi.
Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro di incassi in forfettario?
La soglia di accesso e permanenza è 85.000 euro (L. 197/2022). Se superi 85.000 ma resti entro 100.000, resti in forfettario fino a fine anno e dal 1° gennaio successivo passi all’ordinario con tutti gli obblighi IVA. Se superi 100.000 durante l’anno, scatta l’uscita immediata nel corso dell’anno: da quel momento addebiti l’IVA e applichi le regole ordinarie. Questa disciplina è prevista dalle modifiche alla L. 190/2014: verifica i dettagli aggiornati su Normattiva e nelle risoluzioni dell’Agenzia delle Entrate. Pianifica bene il passaggio per evitare errori su fatture, IVA e acconti.
Posso usare detrazioni per familiari, interessi mutuo o spese mediche se sono in forfettario?
L’imposta sostitutiva del forfettario rimpiazza l’IRPEF e le addizionali su quel reddito. Le classiche detrazioni IRPEF (familiari a carico, spese sanitarie, interessi mutuo, bonus edilizi) operano sull’IRPEF lorda. Se l’unico reddito è quello in forfettario, non avendo IRPEF da pagare potresti non riuscire a utilizzare quelle detrazioni. Se hai anche altri redditi soggetti a IRPEF (ad esempio lavoro dipendente, locazioni con tassazione ordinaria, redditi fondiari), le detrazioni si applicano su quell’IRPEF. In regime ordinario da autonomo, invece, paghi IRPEF e quindi puoi usare detrazioni e deduzioni secondo le regole del TUIR. Per i riferimenti: TUIR (articoli sulle detrazioni) e istruzioni dell’Agenzia delle Entrate al Modello Redditi/730.
