Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Le tasse dipendono dal regime: forfettario 15% (o 5% start-up) sul reddito forfetario; ordinario IRPEF progressiva 23/33/43 sull’imponibile. I contributi INPS si sommano. Versamenti con acconti e saldo.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% per start-up fino a 5 anni. Soglia 85.000 euro, uscita immediata se superi 100.000. Reddito = ricavi x coefficiente − contributi.
- Regime ordinario: IRPEF progressiva 23% fino a 28.000; 33% da 28.001 a 50.000; 43% oltre 50.000. Costi e contributi deducibili. IVA e addizionali dovute.
- Pagamenti: saldo e primo acconto a giugno; secondo acconto a novembre. Contributi INPS con scadenze dedicate e conguaglio a saldo.
Quadro normativo 2026 in breve
Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata dalle leggi di bilancio successive. La soglia di ricavi/compensi è 85.000 euro. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, il regime cessa dal giorno successivo.
Le aliquote IRPEF e gli scaglioni sono definiti dall’art. 11 del TUIR (D.P.R. 917/1986) e aggiornati dalle leggi di bilancio. Per il 2026, la progressività si applica con scaglioni al 23%, 33% e 43% come da normativa vigente.
L’IVA segue il D.P.R. 633/1972. In forfettario non addebiti IVA né detrai quella sugli acquisti. In ordinario gestisci liquidazioni periodiche e detrazione dell’IVA.
L’IRAP per le persone fisiche esercenti arti e professioni non si applica dal 2022 (Legge 234/2021), salvo casi particolari. Restano dovute le addizionali regionali e comunali all’IRPEF in regime ordinario.
Per i contributi previdenziali valgono le regole INPS (Gestione separata, artigiani e commercianti), definite da norme e circolari del Ministero del Lavoro e INPS. Le aliquote e i minimali si aggiornano ogni anno.
Regime forfettario: come si calcola l’imposta sostitutiva
Requisiti di accesso e permanenza 2026
Puoi adottare il forfettario se i ricavi o compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Non devi partecipare a società di persone o S.r.l. trasparenti che svolgono attività riconducibili alla tua.
Attenzione se fatturi prevalentemente al tuo ex datore di lavoro. In questo caso la norma prevede cause ostative. Se superi 100.000 euro nell’anno, esci subito dal forfettario e applichi IVA dal giorno seguente.
Se superi 85.000 ma non oltre 100.000 euro, resti forfettario fino a fine anno. Uscirai dal regime dall’anno successivo. Fonte normativa: Legge 190/2014 e successive modifiche consultabili su Normattiva.
Calcolo del reddito: coefficiente di redditività
Nel forfettario non deduci i costi reali. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi/compensi. Il coefficiente dipende dall’ATECO. Esempio: 78% per fotografi con ATECO 74.20.19.
Reddito forfetario = ricavi/compensi x coefficiente. Da questo importo sottrai i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. La base residua è l’imponibile dell’imposta sostitutiva.
La “imposta sostitutiva” sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. A parte restano solo i contributi previdenziali.
Aliquote 5% start-up e 15% ordinaria
L’aliquota ordinaria è 15%. Scende al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti start-up. In sintesi: non devi aver svolto nei tre anni precedenti un’attività simile. Non devi proseguire un’attività già svolta da altri.
Se prosegui l’attività di un ex datore di lavoro, non puoi applicare il 5%. Queste regole derivano dai commi 65-67 della Legge 190/2014, come da prassi Agenzia delle Entrate.
Terminati i cinque anni, torni al 15% se resti in forfettario. Non esci automaticamente dal regime se rispetti i requisiti di permanenza.
Esempio pratico in forfettario su 80.000 euro di incassi
Professione: fotografa ATECO 74.20.19. Incassi: 80.000 euro. Contributi versati: 10.000 euro. Coefficiente: 78%.
Calcoli: 80.000 x 78% = 62.400. Reddito imponibile: 62.400 − 10.000 = 52.400. Imposta sostitutiva al 5%: 52.400 x 5% = 2.620 euro. Contributi restano dovuti a parte.
Regime ordinario: come si calcolano IRPEF e IVA nel 2026
Reddito: ricavi − costi − contributi
Nel regime ordinario deduci i costi inerenti all’attività. Per professionisti vale il principio di cassa: contano incassi e pagamenti. Per imprese semplificate vale il criterio di cassa. Per ordinarie per obbligo vale il principio di competenza.
Reddito imponibile IRPEF = ricavi − costi deducibili − contributi previdenziali. Su questo applichi aliquote per scaglioni. Poi aggiungi addizionali regionali e comunali. Detrazioni e crediti riducono l’imposta netta.
Aliquote IRPEF 2026 e scaglioni
Per il 2026 gli scaglioni sono: 23% fino a 28.000 euro. 33% da 28.001 a 50.000 euro. 43% oltre 50.000 euro. Fonte: TUIR art. 11 e legge di bilancio 2026, consultabili su Normattiva e MEF.
Le detrazioni per lavoro autonomo e carichi familiari si applicano solo nel regime ordinario. In forfettario no, perché paghi un’imposta sostitutiva dell’IRPEF.
Esempio pratico in ordinario su 80.000 euro di incassi
Incassi: 80.000. Costi deducibili: 20.000. Contributi: 10.000. Reddito imponibile: 50.000.
IRPEF: 28.000 x 23% = 6.440; 22.000 x 33% = 7.260. Totale 13.700. Aggiungerai addizionali regionali e comunali e applicherai le tue detrazioni.
IVA: obblighi tipici
In ordinario addebiti l’IVA in fattura e detrai quella sugli acquisti. Effettui liquidazioni periodiche e versamenti con F24. Applichi il pro-rata se svolgi operazioni esenti e imponibili insieme.
Regola decisionale rapida
Se prevedi ricavi entro 85.000 euro e costi bassi, valuta il forfettario. Paghi il 15% o il 5% sul reddito forfetario e semplifichi gli adempimenti.
Se hai costi elevati, detrazioni importanti o investimenti IVA rilevanti, l’ordinario può convenire. Deduci i costi reali e detrai l’IVA.
Se stimi di superare 100.000 euro, l’uscita immediata dal forfettario può complicare l’anno. In questo caso l’ordinario può essere più lineare.
Se hai i requisiti start-up, il 5% per cinque anni dà un vantaggio iniziale forte. Verifica con attenzione le cause ostative prima di scegliere.
Se fatturi molto a ex datore di lavoro, esamina le regole ostative del forfettario. In dubbio, preferisci l’ordinario per evitare contestazioni.
Versamenti: acconti, saldi e scadenze
Imposta sostitutiva (forfettario) e IRPEF (ordinario)
Paghi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto di quello in corso entro fine giugno. Il secondo acconto si versa a fine novembre. Puoi rateizzare il saldo e il primo acconto.
L’acconto si calcola di solito con il metodo storico, sulla base dell’imposta netta dell’anno prima. In alternativa puoi usare il metodo previsionale. Attenzione a non sottostimare: maturano interessi e sanzioni.
Contributi previdenziali
Gestione separata: versi a saldo con F24 e acconti come l’imposta, in base a quanto dovuto. Artigiani e commercianti: pagano contributi fissi su minimali in più rate nell’anno, oltre al conguaglio a saldo.
Verifica ogni anno aliquote, minimali e scadenze nel sito INPS e nello scadenzario dell’Agenzia delle Entrate. Le cifre cambiano con le circolari annuali.
Errori comuni e come evitarli
Errore 1: il forfettario vale solo il primo anno. Non è vero. Puoi restare finché rispetti i requisiti e resti sotto soglia, con le regole su 85.000 e 100.000 euro.
Errore 2: il 5% è solo per il primo anno. Non è così. Dura fino a cinque anni, se mantieni i requisiti start-up previsti dalla Legge 190/2014.
Errore 3: in ordinario paghi solo IRPEF. Oltre all’IRPEF ci sono addizionali, IVA, e contributi. Vanno pianificati insieme per evitare sorprese di cassa.
Errore 4: in forfettario non contano i contributi. Invece li deduci dal reddito forfetario prima di applicare l’imposta sostitutiva. Hanno un impatto enorme sul dovuto.
Errore 5: gli acconti sono facoltativi. No. Sono obbligatori se superi le soglie. Va scelta con cura la percentuale usando metodo storico o previsionale.
Fonti e riferimenti normativi
Normattiva: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario) e modifiche successive; Legge 197/2022 (soglia 85.000 e uscita oltre 100.000). TUIR, art. 11 (D.P.R. 917/1986) per IRPEF 2026.
D.P.R. 633/1972 per IVA. Legge 234/2021 per esclusione IRAP persone fisiche. Prassi e circolari Agenzia delle Entrate per applicazioni operative. INPS e Ministero del Lavoro per regole contributive annuali.
| Scenario 2026 | Requisiti principali | Calcolo imposta/reddito | Entrata/Uscita e tempistiche | Punti critici |
|---|---|---|---|---|
| Forfettario start-up 5% | Ricavi anno precedente ≤ 85.000; requisiti start-up (nessuna attività simile nei 3 anni; non prosecuzione; no prevalenza ex datore) | Ricavi x coefficiente − contributi = imponibile; imposta sostitutiva 5% per max 5 anni | Valido finché rispetti i requisiti; uscita differita se 85.000<ricavi≤100.000; uscita immediata se >100.000 | Perdita detrazione costi reali e IVA; verifica cause ostative |
| Forfettario ordinario 15% | Ricavi anno precedente ≤ 85.000; nessuna causa ostativa | Ricavi x coefficiente − contributi; imposta sostitutiva 15% | Stesse regole di uscita; rientro possibile se rientri nei requisiti | Se hai molti costi, può essere meno conveniente dell’ordinario |
| Superamento 85.000 fino a 100.000 | Ricavi dell’anno in corso oltre 85.000 ma ≤ 100.000 | Per l’anno in corso resti forfettario; IVA non dovuta fino a fine anno | Dal 1° gennaio dell’anno successivo passi all’ordinario (IVA e IRPEF) | Pianifica transizione IVA e acconti del nuovo regime |
| Superamento oltre 100.000 | Ricavi dell’anno in corso > 100.000 | Dal giorno successivo addebiti IVA; reddito secondo nuovo regime | Uscita immediata dal forfettario; obblighi IVA subito attivi | Rischio cassa e sanzioni se non gestisci subito l’IVA |
| Ordinario professionista | Professioni intellettuali; spesso per scelta o per superamento soglie | Reddito per cassa: ricavi − costi − contributi; IRPEF 23/33/43 + addizionali; IVA con detrazione | Resta stabile; cambi regime con opzione o rientro nei requisiti | Gestione IVA, detrazioni e acconti complessi ma più flessibili |
| Ordinario impresa | Imprese in semplificata per cassa o ordinaria per competenza | Reddito per cassa/competenza; IRPEF 23/33/43 + addizionali; IVA; ammortamenti | Obblighi contabili più strutturati; possibile passaggio di regime con vincoli | Serve pianificazione di investimenti e rimanenze |
FAQ
Posso restare in forfettario se supero 85.000 euro di incassi?
Sì, ma solo fino a un certo punto. Se superi 85.000 euro e non oltrepassi 100.000, resti forfettario fino al 31 dicembre di quell’anno. Dal 1° gennaio successivo passerai al regime ordinario con tutti gli adempimenti IVA e IRPEF ordinari. Se invece superi 100.000 euro nell’anno, esci dal forfettario subito: dal giorno seguente devi applicare l’IVA, emettere fatture con imposta e gestire liquidazioni. Questa regola è prevista dalla Legge 190/2014, come modificata dalla legge di bilancio, consultabile su Normattiva e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. Pianifica i flussi di cassa perché l’uscita immediata impatta i corrispettivi e i prezzi praticati ai clienti.
L’imposta sostitutiva al 5% vale solo il primo anno?
No. L’aliquota ridotta al 5% vale per i primi cinque periodi d’imposta, se rispetti le condizioni start-up previste dalla Legge 190/2014. In breve: non devi aver esercitato nei tre anni precedenti un’attività artistica, professionale o d’impresa simile; non devi proseguire attività svolta in precedenza, anche come dipendente o autonomo; eventuale prosecuzione da parte di altro soggetto non deve superare un limite di ricavi compatibile con la norma. Se perdi uno di questi requisiti, torni al 15% dal periodo successivo. Non passi automaticamente all’ordinario finché resti sotto soglia e senza cause ostative. Verifica sempre i tuoi requisiti con le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
In forfettario posso detrarre le spese al 19% (sanitarie, istruzione, interessi) o le detrazioni per figli?
L’imposta sostitutiva non è l’IRPEF e non ha le stesse detrazioni. Nel forfettario non applichi le detrazioni del 19% né quelle per carichi familiari alla sostitutiva. Tuttavia, se hai altri redditi soggetti a IRPEF (per esempio reddito da lavoro dipendente, fabbricati, terreni, o redditi finanziari tassati in dichiarazione), potrai usare quelle detrazioni contro l’IRPEF relativa a quegli altri redditi. In forfettario resta sempre deducibile dal reddito forfetario il contributo previdenziale effettivamente pagato. Questa distinzione è chiarita dal TUIR e dalla prassi dell’Agenzia delle Entrate. Se hai molte detrazioni personali, il regime ordinario può risultare più conveniente perché le sfrutti direttamente contro l’IRPEF.
Come confronto la convenienza tra forfettario e ordinario se ho costi alti e investimenti con IVA?
Confronta due basi imponibili. Nel forfettario il reddito è “ricavi x coefficiente − contributi”. Non contano i costi reali né l’IVA sugli acquisti. Nell’ordinario il reddito è “ricavi − costi − contributi”. Inoltre, in ordinario detrai l’IVA degli acquisti dall’IVA a debito delle vendite. Se prevedi investimenti importanti (attrezzature, software, ristrutturazioni) e costi ricorrenti elevati, l’ordinario spesso riduce sia l’IRPEF (grazie a deduzioni e ammortamenti) sia il costo dell’IVA (grazie alla detrazione). Se invece hai margini alti e costi leggeri, il forfettario semplifica e può far pagare meno imposte. Fai sempre un calcolo su tre scenari: anno base, anno con investimento, anno successivo, perché l’effetto degli ammortamenti e dell’IVA non si vede tutto in un solo esercizio.
Primo anno di attività: quando pago acconti e saldo? Posso evitare sorprese di cassa?
Nel primo anno generi imposta ma non versi acconti perché non esiste una base storica. Paghai il saldo dell’anno 1 nell’estate dell’anno 2. In quell’occasione maturano anche gli acconti per l’anno 2: primo acconto a giugno insieme al saldo, secondo acconto a novembre. Quindi l’anno 2 è quello più “pesante” di cassa. Puoi attenuare l’impatto stimando in anticipo l’imposta e accantonando mensilmente una quota di ricavi (per esempio 25-35% in ordinario, 15-25% in forfettario, includendo i contributi). Se scegli il metodo previsionale per gli acconti, riduci la percentuale se sai che l’anno 2 avrà un’imposta più bassa. Ricorda che contributi INPS hanno proprie scadenze: i fissi di artigiani/commercianti si pagano in più rate durante l’anno; il conguaglio variabile arriva a saldo. Consulta ogni anno lo scadenzario dell’Agenzia delle Entrate e le circolari INPS.
