Ultimo aggiornamento: giugno 2026.
Su 20.000 euro incassati, il carico fiscale cambia molto: nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva (5% o 15%) su un reddito forfettario; nel regime ordinario paghi IRPEF a scaglioni, addizionali e contributi.
- Forfettario: imposta sostitutiva (5% start-up o 15%) applicata al reddito calcolato con coefficiente di redditività e al netto dei contributi previdenziali deducibili.
- Ordinario: IRPEF per scaglioni 2026 (23%/33%/43%), addizionali regionali/comunali, IVA e contributi (INPS o Cassa) sul reddito netto.
- Scadenze 2026: saldo 2025 e primo acconto 2026 a giugno; secondo acconto a novembre. Contributi INPS con le stesse scadenze tramite F24.
Regimi fiscali a confronto su 20.000 euro: quadro 2026
Per capire quanto paghi su 20.000 euro incassati, serve individuare il regime fiscale. Le due cornici principali sono regime forfettario e regime ordinario.
Nel regime forfettario, definito dalla Legge 190/2014 art. 1 commi 54-89 (testo su Normattiva), il reddito non è la differenza tra ricavi e costi reali. Si usa un coefficiente di redditività legato al codice ATECO. I contributi previdenziali versati si sottraggono dal reddito forfettario prima di applicare l’imposta sostitutiva (5% o 15%).
Nel regime ordinario, il reddito è dato da ricavi meno costi deducibili. Per i professionisti vale il principio di cassa, cioè contano gli incassi/pagamenti (art. 54 TUIR, DPR 917/1986). Per le imprese in contabilità ordinaria vale il principio di competenza, cioè i ricavi/costi maturati (art. 83 TUIR). Si applicano IRPEF a scaglioni, addizionali, contributi previdenziali e IVA (DPR 633/1972).
Le aliquote IRPEF 2026, secondo il quadro vigente, sono 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000. La fonte normativa è la legge di bilancio annuale e i documenti MEF. Per i contributi, le aliquote annue sono stabilite da INPS con circolari (Gestione Separata, Artigiani/Commercianti) o dai singoli Ordini per le Casse professionali. L’inquadramento previdenziale dipende dall’attività e dalle regole del Ministero del Lavoro.
Norme di riferimento (citazioni testuali, senza link)
Regime forfettario: Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89; Legge 197/2022 (soglie dal 2023). Imposte sui redditi: DPR 917/1986 (TUIR). IVA: DPR 633/1972. Previdenza: circolari INPS annuali e norme delle Casse professionali; Ministero del Lavoro per inquadramenti. Statuto del Contribuente: Legge 212/2000.
Come si calcola nel regime forfettario
Regime forfettario significa tassazione semplificata. Usi un coefficiente di redditività. È una percentuale che approssima i tuoi costi. E dipende dal codice ATECO. Ad esempio, molte attività professionali usano il 78%.
L’imposta è “sostitutiva”. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni, se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività simile nei tre anni precedenti, ricavi sotto soglia, altri vincoli).
I contributi INPS si calcolano sul reddito forfettario, prima delle imposte. Si possono poi dedurre dal reddito stesso. Questo riduce la base imponibile dell’imposta sostitutiva. La regola è espressa dalla Legge 190/2014 e dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Esempio numerico su 20.000 euro (professionista in Gestione Separata)
Dati ipotetici 2026: incassi 20.000 euro; coefficiente 78% (attività professionale); aliquota Gestione Separata INPS 26,07% (come da circolari INPS 2026); imposta sostitutiva 5% (start-up) oppure 15% (ordinaria).
Reddito forfettario: 20.000 x 78% = 15.600 euro.
Contributi previdenziali: 15.600 x 26,07% ≈ 4.066 euro (deducibili dal reddito forfettario).
Base per l’imposta sostitutiva: 15.600 – 4.066 = 11.534 euro.
Imposta 5%: 11.534 x 5% ≈ 577 euro. Imposta 15%: 11.534 x 15% ≈ 1.730 euro.
Cash netto (start-up 5%): 20.000 – 4.066 – 577 ≈ 15.357 euro. Cash netto (15%): 20.000 – 4.066 – 1.730 ≈ 14.204 euro.
Nota operativa: l’esempio usa la Gestione Separata. Se sei Artigiano/Commerciante, applichi i contributi IVS con minimali fissi e aliquote definite da INPS ogni anno. I minimali si pagano anche con ricavi bassi e incidono molto sul risultato.
Altre regole pratiche nel forfettario
IVA: non addebiti IVA in fattura e non detrai IVA sugli acquisti (Legge 190/2014). Scrivi la dicitura di non applicazione IVA. Niente ritenuta d’acconto dal cliente.
Soglie: permanenza fino a 85.000 euro di ricavi/compensi annui; fuoriuscita immediata se superi 100.000 nell’anno (regole previste dalla Legge 197/2022). Verifica sempre i limiti aggiornati su Normattiva e documenti MEF.
Acconti: imposta sostitutiva con acconti al 100% (in due rate 40%-60% salvo eccezioni), come per l’IRPEF. Contributi INPS versati con F24 alle scadenze di saldo e acconti.
Come si calcola nel regime ordinario
Nel regime ordinario calcoli il reddito in modo analitico. Sottrai i costi deducibili ai ricavi. Per i professionisti vale il principio di cassa: consideri incassi e pagamenti. Per le imprese in contabilità ordinaria vale la competenza.
Sul reddito imponibile applichi l’IRPEF per scaglioni 2026: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.001 a 50.000 euro; 43% oltre. Si sommano addizionali regionali e comunali (delibere locali). Il riferimento è il TUIR e la legge di bilancio dell’anno.
I contributi previdenziali si calcolano sul reddito professionale o d’impresa al lordo delle imposte, e si deducono poi dal reddito ai fini IRPEF. Le aliquote e i minimali variano per Gestione Separata, Artigiani/Commercianti e Casse professionali.
Esempio numerico su 20.000 euro (professionista, costi 3.000)
Dati: incassi 20.000; costi deducibili 3.000; reddito professionale lordo 17.000. Contributi INPS Gestione Separata al 26,07%: 17.000 x 26,07% ≈ 4.432 euro.
Reddito imponibile IRPEF: 17.000 – 4.432 = 12.568 euro.
IRPEF lorda: 12.568 x 23% ≈ 2.891 euro. Detrazioni per lavoro autonomo e familiari a carico possono ridurla. Addizionali regionali/comunali si applicano in base al reddito e al domicilio fiscale.
IVA: incassi 20.000 sono al netto o al lordo? Se fatturi con IVA, versi l’IVA a debito al netto dell’IVA sugli acquisti (liquidazioni mensili o trimestrali). La disciplina è nel DPR 633/1972.
Conclusione comparativa: con 20.000 euro e costi bassi, il forfettario tende a essere più leggero. Se hai costi alti, detrazioni importanti o credito IVA, l’ordinario può risultare competitivo.
Contributi previdenziali: come orientarsi
Gestione Separata INPS: tipica per professionisti senza Cassa. Aliquota aggiornata da INPS ogni anno (circolari). Base contributiva pari al reddito professionale/forfettario prima delle imposte. Deduzione integrale ai fini IRPEF o imposta sostitutiva.
Artigiani e Commercianti (IVS): contributi con minimali fissi annui, più una percentuale sul reddito eccedente. Incidono molto per chi fattura poco. Regole e importi su circolari INPS e Ministero del Lavoro.
Casse professionali: ogni Ordine ha regole proprie (aliquote soggettive/integrative, minimali, contributo maternità). Verifica sempre il regolamento della tua Cassa.
Acconti, saldi e scadenze 2026
Imposte sui redditi: saldo 2025 e primo acconto 2026 in scadenza a giugno (calendario fiscale e possibili proroghe); secondo acconto a novembre. L’Agenzia delle Entrate definisce ogni anno termini e percentuali.
Contributi INPS: si versano con F24, di regola alle stesse scadenze di saldo e acconti IRPEF o imposta sostitutiva. Le Casse professionali hanno calendari propri.
IVA nel regime ordinario: liquidazioni mensili o trimestrali; versamento del saldo IVA annuale entro i termini previsti dal DPR 633/1972. Comunicazioni periodiche e dichiarazione annuale secondo il calendario MEF.
Regola decisionale rapida
– Se fatturi 20.000 euro, hai pochi costi reali, e sei un professionista o freelance: il forfettario in genere conviene. Paghi l’imposta su reddito forfettario e deduci i contributi prima della tassa.
– Se hai costi elevati (software, subappalti, materie prime, affitti) che abbattono molto il reddito, il regime ordinario può ridurre l’IRPEF grazie alle deduzioni. Valuta anche le detrazioni personali.
– Se lavori con clienti B2B con IVA a credito frequente, l’ordinario ti permette di detrarre l’IVA sugli acquisti. Nel forfettario non puoi farlo.
– Se rientri nei requisiti “start-up” del forfettario, l’aliquota al 5% per cinque anni è spesso decisiva. Controlla bene i vincoli previsti dalla Legge 190/2014.
– Se sei artigiano/commerciante con minimali INPS, confronta i numeri: a parità di ricavi bassi i minimali incidono molto. Il forfettario resta semplice, ma i contributi possono pesare più delle imposte.
Errori frequenti da evitare
– Dimenticare che nel forfettario i contributi si sottraggono dal reddito prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo abbassa l’imposta dovuta.
– Trascurare addizionali IRPEF nel regime ordinario: si pagano l’anno successivo, ma sono costi reali. Variano per Regione e Comune.
– Ignorare i minimali INPS per artigiani/commercianti: anche con ricavi bassi, si versano comunque.
– Farsi sorprendere dagli acconti: maturano già nel primo anno utile. Pianifica la cassa su giugno e novembre.
– Usare un ATECO incoerente con l’attività: impatta sul coefficiente di redditività e sui controlli. Le basi sono nei decreti e nelle tabelle ufficiali.
| Scenario | Requisiti di accesso 2026 | Calcolo base e aliquote | Scadenze e adempimenti |
|---|---|---|---|
| Forfettario 5% start-up (professionista, 20.000 incassi) | Ricavi entro soglia; requisiti start-up Legge 190/2014; niente regimi speciali IVA; non superare 100.000 per evitare uscita immediata (Legge 197/2022) | Reddito = 20.000 x coeff. (es. 78%) = 15.600; contributi INPS (26,07%) = 4.066; base imposta = 11.534; imposta 5% ≈ 577 | Saldo e primo acconto a giugno; secondo acconto a novembre; niente IVA e ritenute; F24 per contributi |
| Forfettario 15% standard (professionista, 20.000 incassi) | Ricavi entro soglia; niente start-up; requisiti generali Legge 190/2014 | Reddito = 15.600; contributi = 4.066; base imposta = 11.534; imposta 15% ≈ 1.730 | Stesse scadenze del 5%; fatture senza IVA; indicazioni di legge in fattura |
| Ordinario semplificato (professionista, 20.000 incassi; costi 3.000) | Accesso libero o fuoriuscita dal forfettario; principio di cassa (art. 54 TUIR) | Reddito = 17.000; contributi INPS = 4.432; imponibile IRPEF = 12.568; IRPEF 23% ≈ 2.891 (+ addizionali) | Saldo/Acconti IRPEF a giugno/novembre; IVA con liquidazioni; CU/770/esterometro se dovuti |
| Impresa in ordinaria (20.000 ricavi; costi 5.000) | Obbligo se superi limiti o per scelta; principio di competenza (art. 83 TUIR) | Reddito = 15.000; contributi IVS o Cassa secondo inquadramento; IRPEF/IRI/IS per forma giuridica; IVA con liquidazioni | Scadenze fiscali piene: IVA, ritenute, LIPE, dichiarazioni; pianificazione cassa fondamentale |
FAQ
1) Nel forfettario pago l’imposta sul totale incassato o dopo i contributi?
Nel forfettario non paghi l’imposta sostitutiva sul totale incassato, né sui costi reali. Parti dal reddito forfettario, calcolato applicando il coefficiente di redditività ai tuoi incassi o ricavi. Da questo reddito puoi sottrarre integralmente i contributi previdenziali effettivamente versati nell’anno. Solo dopo applichi l’imposta sostitutiva (5% in start-up o 15% standard). La base giuridica è nella Legge 190/2014 art. 1 commi 64-73 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Questa regola è cruciale: dedurre prima i contributi riduce l’imposta e fa spesso la differenza con il regime ordinario.
2) Con 20.000 euro di incassi, conviene sempre il forfettario?
Spesso sì, ma non sempre. Se hai costi reali molto bassi e sei un professionista in Gestione Separata, il forfettario vince perché l’aliquota sostitutiva è bassa e deduci i contributi prima dell’imposta. Se però hai costi elevati (attrezzature costose, dipendenti, affitti), l’ordinario può diventare più conveniente perché deduci ogni costo e sfrutti anche le detrazioni IRPEF personali. Se lavori con molta IVA a credito, l’ordinario permette la detrazione IVA e può creare risparmi di cassa. Fai sempre un confronto numerico a parità di dati, includendo contributi, addizionali, rate di acconto e IVA.
3) Quali sono gli scaglioni IRPEF 2026 e come li applico al mio caso?
Per il 2026, gli scaglioni risultano: 23% fino a 28.000 euro; 33% tra 28.001 e 50.000; 43% oltre 50.000. Applichi le aliquote al reddito imponibile IRPEF (reddito professionale o d’impresa al netto dei contributi deducibili e delle altre deduzioni). In seguito calcoli le detrazioni (per lavoro autonomo, carichi di famiglia, spese ammesse) che riducono l’imposta lorda. Aggiungi infine le addizionali regionali e comunali, determinate dagli enti locali. I riferimenti sono il TUIR (DPR 917/1986), la legge di bilancio 2026 e i documenti MEF. Se il tuo imponibile è sotto 28.000 euro, l’intero importo ricade nel 23% prima delle detrazioni. Ricorda che le detrazioni possono abbattere molto l’imposta effettiva.
4) Come funzionano contributi INPS e Casse con 20.000 euro di ricavi?
Dipende dall’inquadramento previdenziale. In Gestione Separata INPS, la base contributiva è il reddito (professionale o forfettario) prima delle imposte. L’aliquota è fissata annualmente da INPS (circolari). I contributi sono integralmente deducibili. Per Artigiani/Commercianti (IVS), ci sono minimali fissi annui più una percentuale sul reddito eccedente. I minimali pesano molto con ricavi bassi. Per le Casse professionali (ingegneri, avvocati, medici, ecc.) valgono regolamenti propri, spesso con contributi minimi soggettivi e integrativi, modulabili con riduzioni per i primi anni. Il Ministero del Lavoro vigila sugli inquadramenti. Verifica sempre l’ultima circolare INPS o il regolamento della tua Cassa prima di stimare l’onere.
5) Quali adempimenti devo aspettarmi durante l’anno nei due regimi?
Nel forfettario gli adempimenti sono più leggeri: emissione fatture senza IVA e senza ritenuta d’acconto, conservazione documenti, dichiarazione dei redditi con imposta sostitutiva, versamenti di saldo e acconti, versamento contributi INPS. Non compili liquidazioni IVA, né detrai l’IVA. Nel regime ordinario, oltre a fatture con IVA e (per i professionisti) gestione ritenute, devi curare le liquidazioni IVA mensili o trimestrali, le comunicazioni periodiche (LIPE), la dichiarazione IVA annuale, la dichiarazione dei redditi, i versamenti IRPEF e addizionali, i contributi previdenziali, e gli invii tipici (CU, 770, esterometro se dovuto). Le scadenze principali dei versamenti sono a giugno e novembre per imposte dirette e contributi. Le basi normative sono nel DPR 633/1972 (IVA), nel TUIR e nelle istruzioni annuali dell’Agenzia delle Entrate.
