Tasse su 40.000€: quante sono e come si fa il calcolo?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Con 40.000€ incassati paghi imposte e contributi in modo diverso: nel forfettario applichi imposta sostitutiva (5% o 15%) su base forfettaria; nell’ordinario applichi IRPEF a scaglioni e deduci i costi reali.

  • Forfettario: imposta sostitutiva 5% start-up o 15%; base imponibile = incassi x coefficiente di redditività, al netto dei contributi.
  • Ordinario: IRPEF 2026 a scaglioni 23%-33%-43%; base imponibile = ricavi – costi – contributi deducibili.
  • Gestione Separata INPS 2026: aliquota 26,07% sul reddito imponibile; i contributi riducono l’imponibile fiscale.

Quanto paghi con 40.000€: confronto tecnico tra forfettario e ordinario

Forfettario: come funziona davvero (coefficiente, ATECO, imposta sostitutiva)

Il regime forfettario è un regime agevolato per Partite IVA individuali. La base imponibile non è il totale incassato, ma una quota calcolata con il coefficiente di redditività. Il coefficiente è una percentuale che rappresenta il reddito “presunto” del tuo settore.

Il coefficiente dipende dal codice ATECO, cioè il codice che identifica l’attività. Esempio tipico: molte attività professionali hanno coefficiente 78%. Altri settori usano percentuali diverse (per servizi e commercio variano secondo la tabella allegata alla Legge 190/2014).

L’imposta sostitutiva sostituisce IRPEF, addizionali regionali e comunali, e IRAP. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “start-up”. I contributi previdenziali si calcolano sul reddito forfettario e riducono l’imponibile dell’imposta sostitutiva.

Esempio numerico forfettario con 40.000€ incassati

Ipotesi: professionista con coefficiente 78% (ATECO professionale), Gestione Separata INPS (nessuna Cassa), aliquota contributiva 2026 pari al 26,07%.

Reddito forfettario lordo: 40.000 x 78% = 31.200€. Contributi INPS: 31.200 x 26,07% = 8.133,84€ (stima). Imponibile imposta sostitutiva: 31.200 – 8.133,84 = 23.066,16€.

Se applichi il 5% start-up: imposta = 1.153,31€; netto stimato = 40.000 – 8.133,84 – 1.153,31 = 30.712,85€.

Se applichi il 15%: imposta = 3.459,92€; netto stimato = 40.000 – 8.133,84 – 3.459,92 = 28.406,24€.

Nota importante: in forfettario non deduci i costi reali. Li “sostituisce” il coefficiente. La regola è prevista dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (Normattiva).

Esempio numerico regime ordinario con 40.000€ incassati

Nel regime ordinario calcoli il reddito come ricavi meno costi effettivi. Sui professionisti vale il principio di cassa, cioè contano gli incassi e i pagamenti. Sulle imprese minori vale il criterio di cassa/registrazione (art. 18 DPR 600/1973).

Ipotesi: professionista in Gestione Separata, costi deducibili 6.000€. Reddito prima dei contributi: 40.000 – 6.000 = 34.000€. Contributi INPS (deducibili): 34.000 x 26,07% = 8.863,80€.

Base IRPEF 2026: 34.000 – 8.863,80 = 25.136,20€. IRPEF 2026: 23% fino a 28.000€, 33% tra 28.001 e 50.000€, 43% oltre. Qui paghi 23% di 25.136,20€ = 5.781,33€ (addizionali regionali e comunali escluse, variano per residenza). Netto stimato: 40.000 – 6.000 – 8.863,80 – 5.781,33 = 19.354,87€.

Prova di sensibilità: con costi 12.000€, imponibile prima dei contributi 28.000€; contributi 7.299,60€; base IRPEF 20.700,40€; IRPEF ≈ 4.761,09€; netto ≈ 15.939,31€. Con costi bassi (2.000€), il netto resta comunque inferiore al forfettario del caso visto.

Contributi previdenziali: principi chiave

Gestione Separata INPS: per i professionisti senza Cassa privata, l’aliquota 2026 è 26,07% (quota IVS più aliquote aggiuntive per maternità e tutela). La base è il reddito imponibile fiscale. I contributi si deducono sempre dal reddito prima di calcolare l’imposta (TUIR, art. 10; prassi INPS e Agenzia Entrate).

Altre Casse professionali: l’aliquota e le regole cambiano per ogni Ordine (ingegneri, avvocati, ecc.). Consulta i regolamenti della tua Cassa. I contributi obbligatori restano deducibili dal reddito IRPEF o dalla base forfettaria.

Artigiani e commercianti (Gestione IVS): si pagano contributi fissi sul minimale e una percentuale sull’eccedenza. Le misure aggiornate si trovano nelle circolari INPS annuali. Anche qui i contributi sono deducibili.

Requisiti, limiti e cause di esclusione del forfettario

Soglie di accesso e uscita

Accesso e permanenza: ricavi/compensi annui non superiori a 85.000€. Superamento oltre 100.000€ determina l’uscita immediata dal regime nell’anno stesso, con applicazione IVA dal momento del superamento (Legge 197/2022, Normattiva; provvedimenti attuativi Agenzia Entrate).

Se resti tra 85.001 e 100.000€, esci l’anno successivo. Monitora gli incassi con il principio di cassa, perché conta quanto effettivamente incassi nell’anno.

Altre condizioni

Spese per lavoro dipendente e assimilato non oltre 20.000€ lordi annui (causa di esclusione storica del regime: verifica annualmente). Niente partecipazioni in società di persone, associazioni professionali o SRL “collegate” all’attività. Attenzione alle attività in prevalenza verso ex datori di lavoro: è ammessa, ma resta un indicatore di “continuità” da valutare ai fini del 5% start-up.

Aliquota 5% start-up: condizioni pratiche

Puoi applicare il 5% per i primi 5 anni se: non hai svolto nei 3 anni precedenti attività analoga; l’attività non è mera prosecuzione di lavoro dipendente o autonomo altrui; se prosegui un’attività altrui, i ricavi precedenti non superavano i limiti del forfettario. Le condizioni sono nella Legge 190/2014 (commi 65-67) e successive modifiche.

IRPEF 2026 e detrazioni nel regime ordinario

Scaglioni aggiornati 2026

Gli scaglioni IRPEF per il 2026 sono: 23% fino a 28.000€; 33% tra 28.001€ e 50.000€; 43% oltre 50.000€. Le addizionali regionali e comunali si sommano e variano per residenza. La disciplina è nel TUIR (DPR 917/1986) e nella Legge di bilancio 2026.

Nel regime ordinario, i contributi previdenziali pagati riducono la base IRPEF. Questo effetto è molto rilevante per professionisti nella Gestione Separata, perché la deduzione ti può riportare sotto il primo scaglione.

Detrazioni e crediti

Nel regime ordinario puoi usare detrazioni (spese sanitarie, istruzione, interessi mutuo, ecc.) e crediti d’imposta. Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva: molte detrazioni IRPEF non si applicano a quell’imposta, ma restano utilizzabili per altri redditi IRPEF che eventualmente possiedi (dipendente o fondiari).

Adempimenti e scadenze 2026

Fatturazione, ritenute, IVA

Forfettario: non addebiti IVA in fattura e non subisci ritenuta d’acconto. Indichi la norma di esonero IVA. Dal 2024 l’e-fattura è obbligatoria anche per i forfettari; l’obbligo prosegue nel 2026 (D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022, art. 18; prassi Agenzia Entrate).

Ordinario: addebiti IVA salvo operazioni esenti o fuori campo; puoi subire ritenuta d’acconto del 20% sui compensi professionali (DPR 600/1973, art. 25). La ritenuta incide sulla liquidità, non sul reddito totale, perché si scomputa dalle imposte dovute.

Versamenti (saldo e acconti)

Imposta sostitutiva e IRPEF si versano con F24. Di norma si paga il saldo dell’anno precedente e il primo acconto a giugno/luglio, il secondo acconto a novembre (D.Lgs. 241/1997 e DPR 435/2001). Gli acconti possono seguire il metodo storico o previsionale secondo le regole vigenti nell’anno.

I contributi INPS si versano con F24 alle scadenze previste dalle tabelle INPS. Le aliquote e i minimali sono pubblicati ogni anno dal Ministero del Lavoro/INPS.

Regola decisionale rapida

Nessi logici per scegliere tra forfettario e ordinario con 40.000€

1) Identifica il tuo codice ATECO e il coefficiente di redditività. Con 78%, il reddito forfettario è 31.200€.

2) Stima i contributi previdenziali. In Gestione Separata 2026, 31.200 x 26,07% ≈ 8.134€.

3) Verifica se puoi usare il 5% start-up. Se sì, l’imposta sostitutiva scende molto. Se no, consideri il 15%.

4) Confronto rapido: se i tuoi costi effettivi nel regime ordinario sono inferiori al “costo figurativo” implicito del coefficiente (qui 22% = 8.800€), l’ordinario potrebbe sembrare interessante. Ma ricorda che in ordinario paghi IRPEF a scaglioni e addizionali, e i contributi si calcolano sul reddito netto effettivo.

5) Con 40.000€ e coefficiente 78%, nella Gestione Separata il forfettario è quasi sempre più conveniente del regime ordinario, anche se hai costi bassi. Fa eccezione chi ha forti crediti d’imposta o detrazioni personali che abbattono molto l’IRPEF ordinaria.

6) Se superi 85.000€ di incassi previsti, l’ordinario diventa l’unica scelta. Se rischi il superamento dei 100.000€ in corso d’anno, valuta attentamente gli effetti IVA dell’uscita immediata dal forfettario.

Fonti normative: Legge 190/2014 (regime forfettario), Legge 197/2022 (soglie 85.000€ e uscita oltre 100.000€), DPR 917/1986 TUIR (IRPEF), DPR 600/1973 (ritenute), D.Lgs. 127/2015 e DL 36/2022 (fatturazione elettronica), D.Lgs. 241/1997 e DPR 435/2001 (versamenti), Legge 335/1995 e circolari INPS annuali (Gestione Separata). Consulta Normattiva, INPS e Ministero del Lavoro per i testi aggiornati.

Tabella di calcolo: scenari con 40.000€ incassati

Scenario Ipotesi tecniche Imposta 2026 (stima) Contributi 2026 (stima) Netto stimato
Forfettario start-up 5% (ATECO prof., coeff. 78%) Reddito forfettario 31.200€; Gestione Separata 26,07%; imposta sostitutiva sul reddito al netto dei contributi 1.153€ 8.134€ ≈ 30.713€
Forfettario 15% (ATECO prof., coeff. 78%) Reddito forfettario 31.200€; Gestione Separata 26,07%; imposta sostitutiva sul reddito al netto dei contributi 3.460€ 8.134€ ≈ 28.406€
Ordinario (professionista) con costi 6.000€ Reddito 34.000€; contributi deducibili 26,07%; base IRPEF 25.136€; scaglioni 23%-33%-43%; addizionali escluse ≈ 5.781€ ≈ 8.864€ ≈ 19.355€
Ordinario (professionista) con costi 12.000€ Reddito 28.000€; contributi deducibili 26,07%; base IRPEF 20.700€; addizionali escluse ≈ 4.761€ ≈ 7.300€ ≈ 15.939€
Ordinario (professionista) con costi 2.000€ Reddito 38.000€; contributi deducibili 26,07%; base IRPEF ≈ 28.093€; addizionali escluse ≈ 6.471€ ≈ 9.907€ ≈ 21.623€

FAQ

1) Posso applicare il 5% start-up sul forfettario? Quali condizioni devo rispettare davvero?

Sì, se rispetti tutte le condizioni previste dalla Legge 190/2014 (commi 65-67) e successive modifiche. In pratica: non devi aver svolto nei 3 anni precedenti un’attività uguale o simile a quella che avvii. L’attività non deve essere mera prosecuzione di un lavoro dipendente o di un’attività svolta in precedenza come collaboratore, salvo periodi di pratica obbligatoria. Se rilevi un’attività già esistente, i ricavi/compensi del cedente non devono aver superato i limiti per l’accesso al forfettario nell’anno precedente. Se manchi un solo requisito, perdi il 5% e applichi il 15%.

Controlla anche i requisiti generali di accesso e permanenza (ricavi entro 85.000€, esclusione se oltre 100.000€ in corso d’anno, assenza di partecipazioni vietate, spese per lavoro dipendente non oltre 20.000€ lordi). Conserva la documentazione che prova il rispetto delle condizioni (es. cessazione di precedente attività, mansioni svolte come dipendente, eventuale pratica abilitante). In caso di verifica, dovrai dimostrare la novità effettiva dell’attività.

2) Come si calcolano i contributi in Gestione Separata e come incidono sulle imposte?

In Gestione Separata INPS la base contributiva è il reddito imponibile fiscale. Nel forfettario è il reddito calcolato con il coefficiente di redditività. Nell’ordinario è il reddito effettivo (ricavi meno costi). L’aliquota 2026 per professionisti senza altra tutela è 26,07% secondo le tabelle INPS. I contributi versati si deducono dal reddito prima di calcolare l’imposta: nel forfettario si sottraggono dalla base dell’imposta sostitutiva; nell’ordinario si sottraggono dalla base IRPEF (TUIR, art. 10). Questo abbattimento è spesso determinante: può farti restare nel primo scaglione IRPEF o ridurre molto l’imposta sostitutiva.

Se appartieni a una Cassa professionale, leggi il regolamento della tua Cassa. Le aliquote e le soglie cambiano. I contributi obbligatori restano deducibili, quelli integrativi possono avere regole diverse. Verifica le circolari INPS o gli atti della tua Cassa pubblicati annualmente dal Ministero del Lavoro o dagli enti di previdenza.

3) Cosa succede se supero 85.000€ o 100.000€ di incassi nel forfettario?

Fino a 85.000€ puoi restare nel forfettario. Se superi 85.000€ ma resti entro 100.000€, esci dal forfettario l’anno successivo. Se superi 100.000€ in corso d’anno, la fuoriuscita è immediata dal momento del superamento: da quella fattura in poi applichi IVA e rientri nel regime ordinario per la parte residua dell’anno (disciplina introdotta con la Legge 197/2022 e atti attuativi dell’Agenzia delle Entrate). Dovrai quindi gestire un anno “misto”: primi mesi in forfettario, poi ordinario/IVA.

In caso di uscita immediata, controlla: numerazione e gestione delle fatture IVA dalla data di superamento, applicazione delle ritenute d’acconto se diventi professionista in ordinario, e versamenti IVA con i codici tributo corretti. Aggiorna tempestivamente i sistemi di fatturazione elettronica e avvisa i clienti sulle nuove modalità.

4) Come e quando pago imposte e contributi? Posso rateizzare? Come funzionano gli acconti?

Paghi imposta sostitutiva o IRPEF con modello F24. Normalmente versi il saldo dell’anno precedente e il primo acconto tra giugno e luglio, e il secondo acconto a novembre (D.Lgs. 241/1997, DPR 435/2001). Gli acconti si calcolano con metodo storico (sull’imposta dovuta l’anno prima) o con metodo previsionale (sull’imposta stimata per l’anno in corso). Se prevedi un calo di reddito, il metodo previsionale evita acconti eccessivi, ma se sbagli al ribasso potresti pagare sanzioni e interessi.

I contributi INPS (Gestione Separata o altre Gestioni) si versano con F24 alle scadenze fissate dalle circolari INPS annuali. È spesso possibile rateizzare i saldi e gli acconti di imposte, pagando interessi legali come da norme vigenti. Ricorda che le addizionali regionali e comunali (se sei in ordinario) si versano con F24 alle stesse scadenze di saldo e acconto, secondo le aliquote della tua Regione e del tuo Comune.

5) Quali differenze operative tra forfettario e ordinario su IVA, ritenute, detrazioni e semplificazioni?

Forfettario: non addebiti IVA, non subisci ritenute d’acconto, versi un’imposta sostitutiva unica (5% o 15%), compili una contabilità più semplice. Emissione di e-fatture obbligatoria anche per i forfettari dal 2024 in poi. Non puoi dedurre i costi reali (salvo contributi), ma il coefficiente di redditività tiene conto di costi “standard”. Non applichi IRAP. Le detrazioni IRPEF personali non si applicano all’imposta sostitutiva, ma restano su eventuali altri redditi soggetti a IRPEF.

Ordinario: addebiti IVA (salvo esenzioni), subisci/applichi ritenute d’acconto secondo le regole del DPR 600/1973, deduci i costi effettivi e i contributi, applichi IRPEF a scaglioni e addizionali. Hai contabilità più articolata, ma maggiore precisione fiscale. Le detrazioni e i crediti d’imposta si applicano pienamente all’IRPEF. Scegli l’ordinario se i tuoi costi reali battono ampiamente il “costo figurativo” implicito del coefficiente, o se hai crediti/detrazioni che riducono molto l’IRPEF.

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