Partita IVA Shopify: quando serve, come aprire e quanto costa?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per vendere con Shopify serve la Partita IVA: l’attività è abituale e organizzata. Si apre con ComUnica, SCIA al SUAP e iscrizione INPS. All’avvio conviene valutare il regime forfettario.

  • Obbligo Partita IVA: l’e-commerce è impresa abituale (art. 55 TUIR e art. 35 DPR 633/1972). Nessuna soglia minima di incassi.
  • Iter: scelta ATECO 47.91.10, PEC e firma digitale, ComUnica, SCIA telematica al SUAP, INPS Gestione Commercianti, eventuale VIES/OSS.
  • Fisco: forfettario (5% o 15%, coefficiente 40%) o ordinario con IVA. Fatturazione elettronica obbligatoria. Contributi INPS calcolati su minimale + percentuali variabili aggiornate annualmente.

Quando serve davvero la Partita IVA per un negozio online

La vendita online di beni nuovi, con vetrina attiva e processi ripetuti, è attività di impresa. La legge inquadra queste vendite come “abituali e organizzate”. In questi casi devi aprire la Partita IVA prima di iniziare.

Il riferimento è l’articolo 55 del TUIR (DPR 917/1986), che definisce il reddito d’impresa, e l’articolo 35 del DPR 633/1972, che impone la dichiarazione di inizio attività IVA. Puoi verificare i testi su Normattiva.

Non esistono soglie minime di incasso che ti esonerano. Se l’attività è continuativa, sei un’impresa anche con fatturati bassi. La vendita di oggetti usati personali come privato è un’altra cosa: è cessione occasionale, fuori dall’impresa.

Quando non serve la Partita IVA

Se vendi saltuariamente beni usati di tua proprietà come privato, senza organizzazione, niente Partita IVA. Non devi aprire un negozio né fare pubblicità continuativa. Appena strutturi un sito e inizi a promuovere, scatta l’obbligo.

Attenzione anche all’affiliazione pura. Se promuovi prodotti di terzi e prendi solo una provvigione, non vendi beni ma fornisci servizi di marketing. In quel caso valuti una Partita IVA per servizi (non commercio). Ne parliamo più sotto.

Iter di apertura: i 5 passaggi pratici e le norme di riferimento

1) Scegli il codice ATECO corretto

Per la vendita al dettaglio via internet il codice tipico è 47.91.10. Indica il commercio al dettaglio effettuato online. Se vendi anche su marketplace, resta valido. Se fornisci solo affiliazione, considera codici per servizi pubblicitari (es. 73.11.02).

La scelta ATECO incide su contributi, studi di settore storici e coefficienti forfettari. Valutala con attenzione. La Camera di Commercio e le note ATECO sono utili per inquadrare casi particolari.

2) Prepara PEC e firma digitale

Ti servono per inviare la ComUnica e firmare digitalmente le pratiche. La PEC è la posta elettronica certificata. La firma digitale è il tuo “token” per sottoscrivere documenti online validi per legge.

Questi strumenti sono obbligatori per imprese e per l’iscrizione al Registro delle Imprese (Legge 580/1993 e successive modifiche).

3) Invia la ComUnica

Con un invio unico apri la Partita IVA, iscrivi l’attività al Registro delle Imprese e alla Gestione Commercianti INPS. La ComUnica è la procedura standard dal DPCM 6 maggio 2009 e dal DPR 160/2010.

L’apertura IVA fa riferimento sempre all’articolo 35 del DPR 633/1972. L’iscrizione INPS segue le regole per artigiani e commercianti comunicate ogni anno dal Ministero del Lavoro e dall’INPS.

4) Presenta la SCIA al SUAP

La SCIA è la Segnalazione Certificata di Inizio Attività. La invii al SUAP del Comune dove ha sede l’impresa. Rende l’attività immediatamente operativa, salvo controlli.

La base normativa è l’articolo 19 della Legge 241/1990 e il Decreto Legislativo 222/2016 (SCIA 2). L’invio è telematico attraverso lo sportello SUAP (DPR 160/2010).

5) Adempimenti post-apertura

Valuta l’iscrizione al VIES se farai acquisti o vendite intracomunitarie (art. 35, comma 2, lett. e-bis, DPR 633/1972). Se vendi a consumatori UE, valuta l’OSS (One Stop Shop) recepito con il D.Lgs. 83/2021.

Per la sicurezza sul lavoro l’INAIL di norma non si applica al puro commercio online senza laboratori o magazzini con lavorazioni. Verifica sempre il tuo caso specifico in base ai locali e alle attrezzature.

Regimi fiscali applicabili e criteri di scelta

Puoi scegliere tra regime forfettario e regime ordinario semplificato/ordinario. La scelta condiziona tasse, contabilità e gestione IVA. Serve una valutazione numerica prima di iniziare.

Regime forfettario

È il regime per le piccole partite IVA. Si applica se i ricavi annui non superano la soglia vigente (85.000 euro, come da Legge 190/2014 e successive modifiche, ad oggi confermata). Usa il principio di cassa: tassazione su incassi effettivi.

Per il commercio al dettaglio il coefficiente di redditività è 40%. Significa che il reddito imponibile è il 40% dei ricavi. L’imposta sostitutiva è 15%, ridotta al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività.

Nel forfettario non addebiti IVA in fattura e non detrai quella sugli acquisti. Applichi l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro, da versare in modo virtuale.

La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari dal 2024 (DL 36/2022 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate). Si emette tramite Sistema di Interscambio.

Regime ordinario (semplificato o ordinario)

Se superi i limiti del forfettario o conviene economicamente, adotti l’ordinario. Registri costi e ricavi, detrai l’IVA sugli acquisti, versi l’IVA sulle vendite.

Paghi l’IRPEF a scaglioni secondo l’articolo 11 del TUIR, con eventuali addizionali regionali e comunali. Le aliquote e gli scaglioni sono definiti ogni anno dalla legge di bilancio.

IVA nelle vendite nazionali e UE: regole operative

Nelle vendite a consumatori in Italia applichi l’IVA con l’aliquota del bene ceduto: di norma 22%, talvolta 10%, 5% o 4% per categorie particolari (DPR 633/1972 e Tabelle allegate).

Per le vendite a distanza B2C verso altri Paesi UE, dal 2021 usi l’OSS: versi l’IVA del Paese del cliente con una dichiarazione unica trimestrale (Direttiva 2006/112/CE come modificata e D.Lgs. 83/2021).

Per beni importati di valore fino a 150 euro puoi usare lo IOSS, che semplifica la riscossione dell’IVA all’importazione. Le regole applicative sono nel Regolamento UE 282/2011 e nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Per operazioni extra-UE verifica anche la corretta resa Incoterms e chi è il soggetto che sdogana. Questo incide su fatture, dazi e IVA in dogana.

Contributi previdenziali INPS per il commercio online

Chi vende beni come impresa commerciale si iscrive alla Gestione Commercianti INPS. I contributi prevedono una quota fissa annua calcolata su un minimale di reddito e una quota percentuale oltre il minimale.

Aliquote, minimale e massimale variano ogni anno con circolari INPS e Ministero del Lavoro. In genere l’aliquota è intorno al 24-25%, con una maggiorazione dell’1% oltre una soglia di reddito intermedia. Verifica i valori dell’anno in corso nelle circolari INPS.

Se aderisci al forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi INPS commercianti, su domanda, come previsto dalla normativa attuativa del regime forfettario e dalle circolari INPS dedicate.

Se non vendi beni ma fai solo affiliazione o servizi digitali, di norma ti iscrivi alla Gestione Separata INPS. Le aliquote sono diverse e non c’è contributo fisso, ma si paga in percentuale sul reddito.

Obblighi civilistici, informativi e di tutela del consumatore

Devi rispettare il D.Lgs. 70/2003 sul commercio elettronico e il Codice del Consumo (D.Lgs. 206/2005). Informazioni chiare su identità del venditore, prezzi, costi di spedizione e tempi di consegna sono obbligatorie.

Il consumatore ha diritto di recesso entro 14 giorni per la maggior parte dei beni (artt. 52-59 del Codice del Consumo). Devi prevedere una procedura di reso semplice e trasparente.

Gestisci dati personali nel rispetto del Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Prepara informativa privacy, cookie policy e banner conforme alle linee guida del Garante del 10 giugno 2021.

Costi di apertura e gestione: come stimarli senza sorprese

I costi di apertura includono PEC (5-20 euro/anno), firma digitale (30-70 euro/anno), bolli e diritti camerali per l’iscrizione (indicativamente 100-200 euro), diritti SUAP per la SCIA (variabili, spesso 0-150 euro).

Se deleghi la pratica a un professionista, aggiungi il compenso di avvio pratica e di gestione contabile. Per un forfettario, la gestione annua tipica va da poche centinaia a circa un migliaio di euro, in base ai servizi inclusi.

I contributi INPS commercianti hanno una quota fissa annua e una parte variabile. Gli importi 2026 sono comunicati da INPS ogni anno. Considera nel budget un minimo di alcune migliaia di euro per la quota fissa, salvo riduzione del 35% se ammessa.

Le imposte dipendono dal regime. Nel forfettario, con 30.000 euro di ricavi, il reddito imponibile è 12.000 euro (40%). L’imposta è il 5% o 15% su 12.000. Nel regime ordinario, calcoli il reddito per competenza/cassa e applichi gli scaglioni IRPEF.

Regola decisionale rapida

Se vendi beni nuovi al dettaglio con un sito e promozioni regolari, apri la Partita IVA con ATECO 47.91.10. Fai ComUnica, SCIA al SUAP e iscriviti alla Gestione Commercianti INPS.

Se fai dropshipping in cui tu sei il venditore verso il cliente finale, resta commercio al dettaglio online (ATECO 47.91.10). Il fornitore spedisce per tuo conto, ma fiscalmente il venditore sei tu.

Se non vendi beni e prendi solo commissioni per promuovere prodotti di altri, sei in affiliazione/marketing. Valuta un ATECO dei servizi pubblicitari/marketing e la Gestione Separata INPS. Niente SCIA per commercio, perché non cedi beni.

Se vendi servizi digitali o contenuti scaricabili, valuta codici per servizi o editoria digitale e regole IVA speciali per servizi elettronici B2C UE (MOSS/OSS). Non rientri nel commercio al dettaglio di beni.

Se prevedi vendite UE B2C rilevanti, opta per l’OSS per semplificare l’IVA all’estero. Se importi beni di piccolo valore, valuta lo IOSS. Queste scelte evitano aperture IVA nei singoli Paesi.

Fonti normative da conoscere

DPR 633/1972 (IVA), in particolare art. 35; DPR 917/1986 (TUIR), art. 11 e 55; Legge 190/2014 sul regime forfettario, come modificata dalle leggi di bilancio successive; D.Lgs. 70/2003 sul commercio elettronico; D.Lgs. 206/2005 Codice del Consumo; D.Lgs. 83/2021 su OSS/IOSS; DPR 160/2010 e DPCM 6 maggio 2009 su SUAP e ComUnica; Regolamento UE 2016/679 (GDPR). Consulta i testi su Normattiva, Ministero del Lavoro e INPS.

Scenario Partita IVA e ATECO Adempimenti obbligatori Tempistiche indicative Costi iniziali tipici
Vendita al dettaglio online in Italia (beni fisici) Sì, ATECO 47.91.10 (commercio al dettaglio via internet) PEC e firma digitale; ComUnica (IVA, Registro Imprese, INPS Commercianti); SCIA al SUAP; fatturazione elettronica 3-7 giorni lavorativi per attivare tutto; operatività immediata dopo SCIA 150-400 euro pratiche; consulenza opzionale; contributi INPS dalla quota fissa annua
Dropshipping (tu vendi al cliente finale, spedisce il fornitore) Sì, ATECO 47.91.10; venditore sei tu Come sopra, più valutazione OSS per B2C UE; eventuale VIES per acquisti intra-UE Come sopra; OSS attivo dal trimestre successivo alla domanda Come sopra; aggiungi costi di logistica/servizi e gestione IVA OSS
Affiliazione/marketing (solo provvigioni, nessuna cessione di beni) Sì, ATECO servizi pubblicitari/marketing (es. 73.11.02) PEC e firma; apertura IVA; nessuna SCIA per commercio; iscrizione INPS Gestione Separata; e-fattura 2-5 giorni lavorativi 100-250 euro pratiche; contributi INPS solo in percentuale sul reddito
Vendita B2C UE con soglia superata (IVA Paese cliente) Sì, come commercio; opzione OSS Registrazione OSS; liquidazioni trimestrali; conservazione registri vendite UE OSS attivo dal trimestre di accettazione Costo zero per iscrizione; costi gestione contabile aggiuntivi
Importazioni low value (fino a 150 €) verso consumatori UE Sì; valutare IOSS Registrazione IOSS; corretta indicazione IVA all’ordine; tracciabilità spedizioni IOSS operativo dopo registrazione/identificazione Eventuale costo di intermediario IOSS; gestione amministrativa

FAQ

Posso iniziare a vendere e aprire la Partita IVA solo se “vede che funziona”?

No. La vendita online, se abituale e organizzata, è impresa da subito. La normativa IVA (art. 35 DPR 633/1972) richiede la dichiarazione di inizio attività prima dell’avvio. Se apri un sito, imposti catalogo, pagamenti, campagne pubblicitarie, stai esercitando attività d’impresa. Puoi testare il mercato senza Partita IVA solo con vendite isolate di beni usati personali, senza struttura e senza continuità. Appena l’attività diventa stabile, serve Partita IVA, SCIA e iscrizione all’INPS. Rimandare l’apertura espone a sanzioni, recuperi IVA e contributi.

Come scelgo tra regime forfettario e ordinario per un e-commerce?

Valuta tre fattori: ricavi attesi, struttura dei costi e platea clienti. Se resti sotto la soglia di ingresso e hai costi bassi, il forfettario conviene: tassazione semplice su reddito forfetario (40% dei ricavi) e imposta del 5% o 15%. Non gestisci l’IVA, ma non detrai quella sugli acquisti. Se acquisti molta merce con IVA elevata, vendi anche a soggetti IVA che vogliono detrarre e superi la soglia, l’ordinario può convenire: detrai l’IVA, scarichi tutti i costi documentati e gestisci IRPEF a scaglioni. Confronta due preventivi numerici sull’anno tipo. Ricorda la fatturazione elettronica in entrambi i casi e l’imposta di bollo sulle fatture senza IVA.

Come funziona l’IVA nelle vendite a distanza UE e cos’è l’OSS?

L’OSS (One Stop Shop), recepito in Italia con il D.Lgs. 83/2021, consente di dichiarare e versare, in Italia, l’IVA dovuta nei singoli Paesi UE per le vendite B2C. Se superi la soglia UE unificata per le vendite a distanza o opti volontariamente, applichi l’IVA del Paese del cliente all’ordine e versi trimestralmente tramite OSS. Senza OSS, dovresti identificarti IVA in ciascun Paese dove superi le soglie locali. L’OSS non sostituisce l’IVA italiana sulle vendite nazionali. Tieni registri separati e prova dei luoghi di consumo. Per beni importati di piccolo valore, puoi usare lo IOSS per incassare l’IVA al checkout e sdoganare più veloce.

Nel dropshipping qual è il corretto inquadramento fiscale e contributivo?

Nel modello comune di dropshipping tu sei il venditore verso il cliente finale. Anche se il fornitore spedisce, il contratto di vendita è tra te e il cliente. Quindi sei commercio al dettaglio online, ATECO 47.91.10, con SCIA al SUAP e Gestione Commercianti INPS. Emissione di fattura o documenti commerciali segue le regole della vendita a distanza. Se invece non vendi tu ma fai solo intermediazione pubblicitaria o metti in contatto le parti prendendo una commissione, allora non è commercio: rientri nei servizi di marketing/affiliazione, con codice ATECO di servizi e Gestione Separata INPS. La distinzione pratica è: chi incassa il prezzo del bene e assume la garanzia di conformità verso il cliente? Se sei tu, è commercio.

Devo emettere scontrino o fattura per le vendite online B2C in Italia?

Per la vendita a distanza B2C non c’è obbligo di scontrino o ricevuta fiscale se non richiesta dal cliente, ma serve documentazione dell’ordine e della spedizione. La fattura è obbligatoria se il cliente la chiede o per vendite B2B. Con la fatturazione elettronica obbligatoria, quando devi fatturare emetti sempre e-fattura via SDI. Ricordati l’imposta di bollo da 2 euro sulle fatture senza IVA in forfettario sopra 77,47 euro. Conserva i documenti commerciali e le evidenze delle transazioni di pagamento. Se vendi fuori Italia, verifica le regole locali e l’eventuale uso di OSS/IOSS per l’IVA estera. Inoltre, pubblica condizioni di vendita chiare e politiche di reso conformi al Codice del Consumo.

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