Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
La Partita IVA agevolata (regime forfettario) si applica se rispetti soglie e cause di esclusione. Tassi 15% o 5% start-up, calcolo per cassa con coefficienti, contributi INPS dovuti e fatturazione elettronica obbligatoria.
- Limiti: ricavi/compensi fino a 85.000 euro; spese per lavoro fino a 20.000 euro; esclusioni su partecipazioni societarie e continuità con ex datore.
- Imposta sostitutiva 15% (o 5% per nuovi inizi) su imponibile determinato con coefficiente di redditività e deduzione dei contributi versati.
- Decadenza immediata sopra 100.000 euro nell’anno; e-fattura obbligatoria per tutti; possibile riduzione INPS artigiani/commercianti del 35% su domanda.
Cos’è la Partita IVA agevolata e come funziona
La Partita IVA agevolata è il regime forfettario. È un regime fiscale semplificato con imposta sostitutiva unica. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.
Si applica il principio di cassa. Significa che contano gli incassi e non le fatture emesse ma non pagate. Le spese reali non si deducono analiticamente.
Il reddito imponibile si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi/compensi incassati. Poi si sottraggono i contributi previdenziali versati. Sull’importo residuo si applica l’imposta.
Aliquote: 15% ordinaria. 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni “nuova attività” previste dalla legge. In assenza di requisiti start-up, resta il 15%.
Fonti: Normattiva – Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89; Agenzia delle Entrate – circolari interpretative sul regime forfettario.
Base normativa e prassi essenziali
La disciplina nasce con la Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89. Ha ricevuto varie modifiche. Tra le principali: Legge 145/2018, Legge 160/2019, Legge 197/2022 e Legge 213/2023.
La soglia di accesso è oggi 85.000 euro. È previsto il passaggio fuori regime se superi 100.000 euro nello stesso anno, con effetti immediati. Fonte: Normattiva – Legge 197/2022.
L’obbligo di fatturazione elettronica per i forfettari è generalizzato. Parte dal 1° gennaio 2024 per tutti. Fonte: Normattiva – Decreto-Legge 36/2022, art. 18.
Le prassi ufficiali chiariscono dettagli operativi. Rilevanti le Circolari dell’Agenzia delle Entrate n. 10/E del 2016 e n. 9/E del 2019.
Requisiti di accesso e cause di esclusione
Puoi entrare nel regime se nell’anno precedente hai incassato fino a 85.000 euro. Devi anche avere spese per personale e collaboratori non oltre 20.000 euro lordi.
Conta dove risiedi fiscalmente. In generale serve residenza in Italia. I residenti UE/SEE possono accedere se realizzano in Italia almeno il 75% del reddito complessivo.
Devi inoltre rispettare le cause di esclusione stabilite dalla legge. Sono regole antiabuso e di coerenza del regime.
Cause tipiche di esclusione
- Partecipazione in società di persone, associazioni professionali o Srl “trasparenti”.
- Controllo, diretto o indiretto, di Srl che esercita attività riconducibile alla tua.
- Attività esercitata prevalentemente verso datori di lavoro attuali o dei due anni precedenti.
- Applicazione di regimi IVA speciali o forfettari particolari (esempi: agricoltura speciale).
- Redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30.000 euro, salvo cessazione del rapporto nell’anno precedente. Fonte: Normattiva – Legge 190/2014, come modificata.
Queste condizioni sono verificate anno per anno. Se vieni meno a un requisito, potresti uscire al periodo successivo o, in certi casi, subito.
Lavoratori dipendenti e pensionati
Se nell’anno precedente hai redditi di lavoro dipendente oltre 30.000 euro, non puoi usare il forfettario, salvo che il lavoro sia cessato. La soglia riguarda il reddito complessivo da lavoro.
I pensionati possono adottare il regime se rispettano tutte le condizioni. Per le casse previdenziali private valgono le regole della cassa di categoria.
Requisiti per l’aliquota al 5% start-up
- Non aver svolto, nei tre anni precedenti, attività d’impresa, arte o professione.
- Nuova attività non mera prosecuzione di lavoro precedente (salvo praticantato obbligatorio).
- Se subentri in attività altrui, i ricavi del precedente titolare non devono superare i limiti del regime.
Fonte: Normattiva – Legge 190/2014, art. 1, comma 65.
Calcolo del reddito e dell’imposta: esempi pratici
Il coefficiente di redditività varia per codice ATECO. Esempio: professioni tecniche 78%, consulenti 78%, commercianti 40%, artigiani 67%.
Esempio artigiana con incassi 30.000 euro. Coefficiente 67%. Reddito forfettario: 30.000 x 67% = 20.100 euro. Contributi INPS versati: ipotesi 3.800 euro.
Imponibile fiscale: 20.100 – 3.800 = 16.300 euro. Imposta sostitutiva al 15%: 2.445 euro. Se start-up al 5%: 815 euro. I contributi restano dovuti a parte.
Esempio consulente con incassi 50.000 euro. Coefficiente 78%: 39.000. Contributi Gestione Separata versati: 13.000. Imponibile: 26.000. Imposta 15%: 3.900. Nessuna IVA a debito o a credito.
Ricorda: deduci solo i contributi previdenziali effettivamente pagati nell’anno. Fonte: Agenzia delle Entrate – circolare 10/E del 2016.
Contributi previdenziali e INAIL
Se sei professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota varia per anno e tipologia. Non ci sono minimali fissi, ma paghi sul reddito.
Artigiani e commercianti hanno contributi fissi minimi più una quota percentuale sul reddito. Puoi chiedere la riduzione del 35% se sei nel forfettario. Serve domanda INPS entro i termini.
I professionisti con Cassa ordinistica (ingegneri, avvocati, medici, ecc.) versano secondo il regolamento della Cassa. Il forfettario non incide sulle aliquote della Cassa.
Per alcune attività manuali scatta l’obbligo INAIL. Dipende dal rischio e dal codice ATECO. Verifica con il SUAP comunale e il consulente del lavoro.
Fonti: INPS – circolari su agevolazione del 35% per forfettari; Ministero del Lavoro – obblighi assicurativi INAIL.
Fatturazione, IVA e adempimenti ricorrenti
Non addebiti IVA in fattura e non puoi detrarre l’IVA sugli acquisti. Indichi in fattura che applichi il regime forfettario e l’esenzione da ritenuta.
Non subisci ritenuta d’acconto. Inserisci la dicitura di esclusione ai sensi della normativa sul forfettario. Gli importi che incassi sono lordi.
È obbligatoria la fattura elettronica. Si applica a tutti i forfettari. Se l’importo supera 77,47 euro, l’imposta di bollo da 2 euro si versa in modo virtuale tramite l’e-fattura.
Operazioni con l’estero: fattura elettronica tramite SDI anche verso soggetti esteri, con i tipi documento previsti. L’IVA spesso è non imponibile o reverse charge secondo i casi.
Dichiarazioni e versamenti: imposta sostitutiva si paga con saldo e acconto, come l’IRPEF. Acconti tipicamente al 30 giugno e 30 novembre, secondo il calendario fiscale vigente.
Apertura, costi e tempistiche
Per un libero professionista, l’apertura della Partita IVA è gratuita presso l’Agenzia delle Entrate. Si presenta il modello AA9/12 in via telematica.
Per una ditta individuale serve la Comunicazione Unica al Registro Imprese. Si attivano anche INPS e, se dovuti, INAIL. Spesso occorre la SCIA al Comune.
I costi amministrativi per ditta individuale includono diritti e bolli. In media tra 80 e 200 euro, in base alla Camera di Commercio e alle pratiche.
Servono PEC e, quasi sempre, firma digitale. La tempistica di apertura varia da 1 a 5 giorni lavorativi. La SCIA abilita l’attività dalla presentazione.
Concorda il codice ATECO corretto. Determina il coefficiente di redditività e incide sul calcolo del reddito. Scegli anche se chiedere l’agevolazione contributiva.
Regola decisionale rapida
Passi logici per capire se puoi usare il forfettario
- Verifica i ricavi/compensi dell’anno precedente: non oltre 85.000 euro.
- Controlla le spese per lavoro dipendente e collaboratori: non oltre 20.000 euro lordi.
- Sei socio di società di persone, associazione professionale o Srl trasparente? Se sì, non puoi.
- Controlli una Srl con attività riconducibile alla tua? Se sì, non puoi.
- Hai lavorato per il tuo attuale o recente datore (ultimi due anni) in modo prevalente? Se sì, non puoi.
- Hai redditi di lavoro dipendente oltre 30.000 euro e non hai cessato il rapporto? Se sì, non puoi.
- Applichi un regime IVA speciale? Se sì, non puoi.
- Se tutte le risposte sono OK, puoi scegliere il forfettario. Valuta l’aliquota 5% se rispetti le condizioni start-up.
Errori comuni e come evitarli
Confondere incassi con fatture
Conta ciò che incassi nell’anno, non ciò che fatturi. Pianifica i pagamenti vicino a fine anno. Può cambiare lo scaglione di acconto.
Dimenticare il limite dei 20.000 euro per collaboratori
Monitora mensilmente i contratti e i compensi. Considera stipendi lordi, collaborazioni e somme accessorie. Superare il limite ti esclude l’anno dopo.
Fatturare al vecchio datore
Evita la prevalenza di fatturato verso ex datore degli ultimi due anni. È una causa ostativa specifica. Organizza il portafoglio clienti in modo equilibrato.
Non chiedere la riduzione INPS del 35%
Per artigiani e commercianti, l’agevolazione non è automatica. Presenta la domanda sul portale INPS nei tempi. Verifica l’effetto sugli acconti.
Ignorare la soglia dei 100.000 euro
Se superi 100.000 euro, esci subito dal regime nell’anno stesso. Devi addebitare IVA dalle operazioni successive. Aggiorna gestionali e contratti in tempo reale.
Riferimenti normativi essenziali
- Normattiva – Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89 (regime forfettario; aliquote 15% e 5%).
- Normattiva – Legge 197/2022 (soglia 85.000 euro e uscita immediata a 100.000 euro).
- Normattiva – Decreto-Legge 36/2022, art. 18 (obbligo fattura elettronica esteso ai forfettari).
- Agenzia delle Entrate – Circolari n. 10/E del 2016 e n. 9/E del 2019 (calcolo reddito, cause ostative, prassi operative).
- INPS – circolari sull’agevolazione contributiva del 35% per artigiani e commercianti in forfettario.
- Ministero del Lavoro – documentazione su obblighi assicurativi INAIL per attività a rischio.
Tabella scenari, requisiti e tempistiche
| Scenario | Requisiti principali | Adempimenti e note | Tempistiche e scadenze |
|---|---|---|---|
| Libero professionista start-up | Nessuna attività nei 3 anni; non prosecuzione; incassi previsti entro 85.000 euro | Aliquota 5% per 5 anni; Gestione Separata o Cassa; e-fattura; bollo se dovuto | Apertura P. IVA in 1-2 giorni; acconti imposta a giugno/novembre |
| Artigiano/commerciante | Incassi entro 85.000; spese lavoro entro 20.000; nessuna causa ostativa | Iscrizione INPS Art/Com; possibile -35% contributi; INAIL se richiesto; SCIA | ComUnica 2-5 giorni; versamenti INPS trimestrali; imposta a saldo/acconti |
| Dipendente con reddito oltre 30.000 | Redditi lavoro dipendente anno precedente ≤ 30.000 o cessazione rapporto | Se oltre 30.000 e rapporto attivo, escluso; verifica busta paga e CU | Controllo annuale; rientro possibile dall’anno successivo se cessato |
| Socio/controllante Srl riconducibile | Assenza di controllo su Srl con attività riconducibile | Se controllo presente, regime precluso; valuta riorganizzazione societaria | Verifica struttura societaria prima dell’apertura |
| Superamento 85.000 (ma ≤ 100.000) | Ricavi tra 85.001 e 100.000 nell’anno | Resti in forfettario per l’anno; esci dall’anno successivo | Monitoraggio mensile; pianifica passaggio a regime ordinario |
| Superamento 100.000 | Ricavi oltre 100.000 nell’anno | Decadenza immediata; IVA dovuta dalle operazioni successive | Adegua fatture e gestionale dal superamento |
| Clienti esteri UE/extra-UE | Regole territorialità IVA; possibili reverse charge/non imponibile | Fattura elettronica via SDI; codici documento dedicati; Intrastat servizi se dovuti | Invii e registri secondo calendario; verifica trimestrale |
| Collaboratori e dipendenti | Spese lorde per lavoro ≤ 20.000 annue | Contratti e budget; se superi, esclusione dall’anno successivo | Controllo continuo; revisione a metà anno |
FAQ
Chi può aprire la Partita IVA agevolata nel 2026 e quali documenti servono?
Può aprirla chi prevede ricavi/compensi entro 85.000 euro, non supera 20.000 euro di spese per lavoro e non rientra nelle cause ostative. Devi avere residenza fiscale in Italia o, se residente UE/SEE, almeno il 75% del reddito imponibile in Italia.
Per i professionisti basta il modello AA9/12 e il documento d’identità. Per ditte individuali occorrono anche Comunicazione Unica, iscrizione INPS, eventuale INAIL e SCIA al Comune se l’attività lo richiede. Servono PEC e spesso firma digitale.
È importante scegliere il codice ATECO corretto. Incide sul coefficiente di redditività e sul calcolo del reddito. Tieni a portata dati anagrafici, sede dell’attività e descrizione dell’attività svolta.
Come si calcola, passo per passo, l’imposta nel forfettario?
Primo: somma tutti gli incassi dell’anno (principio di cassa). Secondo: applica il coefficiente di redditività previsto dal tuo ATECO. Il risultato è il reddito forfettario.
Terzo: sottrai i contributi previdenziali pagati nell’anno. Quarto: applica l’aliquota 15% o 5% se rispetti i requisiti start-up. Questo è quanto versi come imposta sostitutiva.
Esempio rapido: incassi 60.000 euro, coefficiente 78%. Reddito 46.800. Contributi pagati 12.000. Imponibile 34.800. Imposta 15%: 5.220. Gli acconti per l’anno successivo si calcolano su questa imposta, secondo le regole vigenti.
Cosa succede se supero i 85.000 euro o i 100.000 euro durante l’anno?
Se superi 85.000 ma resti entro 100.000 euro, mantieni il regime per quell’anno e passerai al regime ordinario dall’anno successivo. Prepara la transizione con tempo, perché cambiano IVA, contabilità e adempimenti.
Se superi 100.000 euro, la decadenza è immediata nello stesso anno. Devi addebitare l’IVA dalle fatture successive al superamento e applicare la contabilità ordinaria o semplificata. È fondamentale monitorare gli incassi mese per mese.
Questa regola è stata introdotta per evitare abusi e garantire neutralità. Fonte: Normattiva – Legge 197/2022.
Posso avere collaboratori o dipendenti nel forfettario? Qual è il limite dei 20.000 euro?
Sì, puoi. Il limite è 20.000 euro lordi annui per spese di lavoro. Include dipendenti, co.co.co., occasionali, collaborazioni e somme accessorie. Se lo superi, esci dal regime dall’anno successivo.
Controlla i costi nel budget. Considera TFR, tredicesime, contributi e premi. Valuta l’impatto sull’utile e sugli acconti. Nei picchi stagionali, usa contratti brevi ben pianificati per non sforare la soglia.
Fonte: Normattiva – Legge 190/2014, art. 1, comma 69 e seguenti, come modificati. Consulta anche le circolari dell’Agenzia delle Entrate per i casi di confine.
Come funziona con clienti esteri, ritenute e fattura elettronica?
La ritenuta d’acconto non si applica ai forfettari. Inserisci la dicitura in fattura. Con clienti esteri, emetti comunque fattura elettronica tramite SDI. Usa il codice destinatario dedicato ai soggetti esteri e conserva le ricevute.
Per servizi a clienti UE spesso si applica il luogo di tassazione del committente. Scatta il reverse charge. Per clienti extra-UE, molti servizi sono non imponibili in Italia. Per cessioni di beni, valgono regole diverse su spedizioni e prove di uscita.
Verifica anche gli obblighi Intrastat per servizi o beni, se superi le soglie. Tieni traccia delle operazioni transfrontaliere per una corretta gestione IVA, pur restando fuori campo in molte casistiche.
