Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
In regime forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15% (5% per start-up se rispetti i requisiti) e i contributi previdenziali, che cambiano in base all’attività e alla gestione previdenziale di appartenenza.
- Base imponibile: ricavi/compensi incassati moltiplicati per il coefficiente di redditività; poi deduci i soli contributi obbligatori; applichi l’imposta sostitutiva 15% o 5%.
- Contributi: artigiani/commercianti INPS con quota fissa e variabile; professionisti con Cassa secondo regolamento; senza Cassa in Gestione separata INPS.
- Scadenze: saldo e acconti imposta con Modello Redditi; contributi artigiani/commercianti a rate trimestrali; Gestione separata e Casse secondo regole annuali.
Come funziona il regime forfettario e come si calcolano le tasse
Il regime forfettario è un regime fiscale agevolato per persone fisiche titolari di partita IVA. Si applica se, nell’anno precedente, hai ricavi o compensi non superiori a 85.000 euro. La norma base è nella Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89, con modifiche della Legge 145/2018 e delle leggi di bilancio successive. La fonte normativa consultabile è il portale Normattiva e i documenti dell’Agenzia delle Entrate.
Imposta sostitutiva significa che paghi un’unica imposta al posto di IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se avvii una nuova attività e rispetti condizioni precise. Tra queste: non aver svolto attività simile nei 3 anni precedenti e non proseguire l’attività di un datore di lavoro recente. Le condizioni sono indicate dalla Legge 190/2014 e dalle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
La base imponibile non usa i costi reali. Applichi un coefficiente di redditività ai ricavi o compensi incassati nell’anno. Il coefficiente dipende dal codice ATECO e dalle tabelle di legge. Si usa il principio di cassa, cioè conteggi solo quello che hai incassato entro il 31 dicembre. Dal reddito forfettario puoi dedurre solo i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno.
Se superi 85.000 euro, esci dal regime l’anno dopo. Se superi 100.000 euro, esci subito e applichi l’IVA da quel momento. Questa regola è stata introdotta dalla Legge 197/2022 e confermata dalle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Le norme sono reperibili su Normattiva e nelle guide ufficiali dell’Agenzia.
Contributi previdenziali: cosa paghi in base all’attività
Artigiani e commercianti INPS: quota fissa e quota variabile
Se la tua attività è artigianale o commerciale, versi i contributi alla Gestione Artigiani e Commercianti INPS. Paghi due componenti. La quota fissa si paga anche a reddito zero. La quota variabile si aggiunge quando il reddito supera il minimale. Le aliquote e i minimali cambiano ogni anno con una circolare INPS dedicata. La fonte è l’INPS e il Ministero del Lavoro.
Puoi chiedere il regime contributivo agevolato con riduzione del 35% se sei nel regime forfettario. È un’agevolazione prevista dalla Legge 208/2015, art. 1 comma 111, attuata con circolari INPS. La domanda è telematica, vale finché non la revochi e si perde se esci dal forfettario. Si applica sia alla quota fissa sia alla quota eccedente, secondo le regole INPS annuali.
Attenzione pratica. Non esiste una riduzione generalizzata del 50% dei contributi per i primi 3 anni delle nuove attività artigiane o commerciali. La riduzione tipica collegata al forfettario è del 35%. Esiste invece la riduzione del 50% per chi ha più di 65 anni ed è titolare di pensione diretta, come previsto dalla normativa INPS storica. Verifica sempre la circolare INPS dell’anno in corso per i dettagli.
I versamenti della quota fissa avvengono in quattro rate l’anno. Tipicamente scadono a maggio, agosto, novembre e febbraio dell’anno successivo. La parte variabile si versa con saldo e acconti insieme alle imposte, usando il modello F24. Le scadenze seguono il calendario fiscale del Modello Redditi Persone Fisiche.
Professionisti con Cassa di previdenza
Se sei iscritto a un Ordine con Cassa (per esempio ingegneri, architetti, commercialisti, consulenti del lavoro, psicologi, medici e altri), versi i contributi secondo il regolamento della tua Cassa. In genere troverai un contributo soggettivo percentuale, un integrativo sul fatturato e, spesso, un contributo di maternità o assistenza. Gli importi minimi e le aliquote variano per ogni Cassa e per ogni anno.
Nei forfettari, i contributi versati alla Cassa sono deducibili dal reddito forfettario. Questo riduce la base su cui calcoli l’imposta sostitutiva. Le scadenze sono definite dalla tua Cassa e possono prevedere acconti e saldi, oppure rateizzazioni. Le fonti di riferimento sono i siti istituzionali delle Casse e i decreti di approvazione dei Ministeri vigilanti.
Professionisti senza Cassa: Gestione separata INPS
Se non hai una Cassa, versi alla Gestione Separata INPS. L’aliquota per i professionisti senza altra tutela obbligatoria è definita ogni anno da INPS. Negli ultimi anni si è attestata intorno al 26%. La base contributiva è il reddito forfettario, cioè incassi moltiplicati per il coefficiente, al netto dei soli contributi eventualmente già dedotti.
I contributi alla Gestione Separata si pagano con F24 insieme a saldo e acconti delle imposte. Anche qui valgono le scadenze del Modello Redditi. INPS pubblica ogni anno la circolare con le aliquote, i massimali e le regole di accredito contributivo. La fonte è INPS e Ministero del Lavoro.
Imposta sostitutiva: calcolo pratico e scadenze
Per il calcolo, segui una sequenza semplice. Prendi gli incassi dell’anno. Applica il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO. Ottieni il reddito forfettario. Deduci i contributi obbligatori pagati nell’anno. Sulla differenza applichi l’imposta sostitutiva del 15% o del 5%.
Gli acconti dell’imposta si determinano con il metodo storico o previsionale, come per IRPEF. Se l’acconto complessivo supera il limite minimo, lo versi in una o due rate, secondo gli importi e le regole fissate annualmente. Il saldo e il primo acconto scadono con il termine del Modello Redditi, mentre il secondo acconto tipicamente scade a novembre. Le regole sono indicate nelle istruzioni del Modello Redditi pubblicate dall’Agenzia delle Entrate.
Per il versamento usi l’F24 con i codici tributo dedicati all’imposta sostitutiva dei forfettari. I codici sono istituiti dall’Agenzia delle Entrate e riportati nelle relative risoluzioni e istruzioni operative. Controlla ogni anno le istruzioni aggiornate per evitare errori di codice.
Regola decisionale rapida
Segui questi passaggi logici per decidere cosa pagare e quando.
- Verifica l’accesso al forfettario. Ricavi/compensi dell’anno precedente non oltre 85.000 euro. Assenza di cause di esclusione, come partecipazioni in società di persone o controllo di SRL con attività riconducibile. Se hai avuto redditi da lavoro dipendente oltre 30.000 euro, verifica l’eccezione della cessazione del rapporto. Queste regole sono nella Legge 190/2014 e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate.
- Individua la tua previdenza. Sei artigiano o commerciante INPS, professionista con Cassa, oppure senza Cassa in Gestione Separata? Questo determina il tipo di contributi, le scadenze e le eventuali agevolazioni.
- Calcola il reddito. Incassi per coefficienti di redditività previsti dalla legge. Deduce i contributi obbligatori. Calcola l’imposta al 15% o al 5% se rispetti i requisiti start-up.
- Applica le agevolazioni contributive. Se sei artigiano o commerciante nel forfettario, valuta l’opzione di riduzione INPS del 35%. Se hai più di 65 anni e sei pensionato, verifica la riduzione del 50% prevista dalle norme INPS.
- Pianifica i versamenti. Inserisci in agenda scadenze fiscali e contributive. Prepara acconti e saldo secondo le regole annuali. Ricorda i quattro trimestri per i contributi fissi artigiani/commercianti.
Adempimenti accessori: IVA, ritenute e fatturazione elettronica
Nel forfettario non applichi l’IVA in fattura. Sei escluso dalla liquidazione e detrazione dell’IVA, salvo casi particolari come regimi monofase o reverse charge. Lo prevede la Legge 190/2014. Devi indicare in fattura la dicitura che giustifica la non applicazione dell’IVA.
Di norma non subisci ritenute d’acconto sui compensi. Devi però consegnare al committente una dichiarazione in cui attesti di essere in regime forfettario. La regola è nell’articolo 1, comma 67, della Legge 190/2014 e nelle risposte dell’Agenzia delle Entrate.
La fatturazione elettronica è obbligatoria anche per i forfettari. L’obbligo è stato esteso in modo graduale dal 2022 e completato dal 2024. La base normativa è nel Decreto-Legge 36/2022 e nelle successive disposizioni attuative dell’Agenzia delle Entrate.
Casi particolari, controlli e errori da evitare
Se svolgi più attività con codici ATECO diversi, usa il coefficiente di redditività prevalente, salvo che le attività siano chiaramente separabili. In caso dubbio, conserva una contabilità interna semplice per tracciare i ricavi per attività. Questo aiuta in caso di verifica.
Se sei socio di SRL e controlli una società che svolge attività riconducibile alla tua partita IVA, potresti essere escluso dal forfettario. La norma mira a evitare l’uso del forfettario in presenza di strutture societarie. Controlla le cause di esclusione nella Legge 190/2014 e nelle interpretazioni dell’Agenzia delle Entrate.
Se superi in corso d’anno 100.000 euro di incassi, il passaggio all’IVA ordinaria scatta dal momento del superamento. Devi adeguare subito la fatturazione. Se resti tra 85.000 e 100.000 euro, la fuoriuscita vale dall’anno successivo. Questo è quanto previsto dalla Legge 197/2022 e ribadito nelle istruzioni fiscali annuali.
| Scenario | Requisiti normativi di accesso | Calcolo base imponibile e contributi | Scadenze e tempistiche | Note operative e agevolazioni |
|---|---|---|---|---|
| Artigiano o commerciante in forfettario | Ricavi anno precedente ≤ 85.000 euro; nessuna causa di esclusione; rispetto Legge 190/2014 e s.m.i. | Incassi x coefficiente = reddito; deduci contributi INPS; imposta 15% o 5%. Contributi: quota fissa su minimale + quota variabile sulla parte eccedente. | Contributi fissi INPS in 4 rate; quota variabile con saldo/acconti; imposta sostitutiva con Modello Redditi secondo calendario annuale. | Opzione riduzione INPS 35% per forfettari, domanda telematica; possibile riduzione 50% per over 65 pensionati secondo norme INPS. |
| Professionista con Cassa | Requisiti di cassa e Ordine; nessuna causa di esclusione forfettario; ricavi/compensi ≤ 85.000 euro. | Incassi x coefficiente; deduci contributi di Cassa (soggettivo, integrativo, maternità); imposta 15% o 5% sul residuo. Contributi secondo regolamento Cassa. | Acconti e saldi stabiliti dalla Cassa; imposta sostitutiva con Modello Redditi e relative scadenze. | Minimi e aliquote variabili per Cassa; verifica delibere annuali approvate dai Ministeri vigilanti. |
| Professionista senza Cassa (Gestione separata) | Nessuna iscrizione a Cassa; ricavi/compensi ≤ 85.000 euro; rispetto cause di esclusione. | Incassi x coefficiente; deduci contributi Gestione separata; imposta 15% o 5% sul residuo. Aliquota INPS definita annualmente. | Contributi con F24 a saldo e acconti; stesse scadenze del Modello Redditi; eventuali rateazioni secondo norme vigenti. | Assenza di minimale; massimale annuo e aliquote fissati da INPS con circolare annuale. |
| Start-up con aliquota 5% | Nuova attività; nessuna attività simile nei 3 anni precedenti; non prosecuzione di lavoro dipendente recente; rispetto requisiti Legge 190/2014. | Stesso calcolo della base; imposta 5% per 5 anni, poi 15%. Contributi secondo gestione di appartenenza. | Stesse scadenze fiscali e previdenziali del regime forfettario standard. | Non esiste uno sconto contributivo automatico del 50% per i primi 3 anni; resta l’opzione INPS 35% per artigiani/commercianti nel forfettario. |
FAQ: domande frequenti sul forfettario, tasse e contributi
Come si passa dai ricavi all’imposta sostitutiva netta da pagare, con un esempio pratico?
Il percorso è in cinque passi chiari. Uno: prendi gli incassi dell’anno, cioè le somme effettivamente ricevute entro il 31 dicembre. Due: applica il coefficiente di redditività del tuo codice ATECO per ottenere il reddito forfettario. Tre: sottrai i contributi previdenziali obbligatori pagati nell’anno, inclusi eventuali minimi di Cassa o INPS. Quattro: applica l’aliquota dell’imposta sostitutiva, 15% oppure 5% se sei start-up e rispetti i requisiti. Cinque: calcola acconti e saldo secondo le regole annuali del Modello Redditi. Puoi usare il metodo storico, basato su quanto pagato l’anno precedente, o il metodo previsionale, stimando l’anno in corso. In caso di forte crescita o calo, il metodo previsionale aiuta a evitare eccessi o carenze di acconto. Verifica sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate dell’anno, che sono la fonte ufficiale per percentuali e soglie degli acconti.
Sono dipendente e voglio aprire la partita IVA in forfettario: quando posso farlo e cosa cambia nei contributi?
Puoi aprirla se rispetti i requisiti generali del regime. La Legge 190/2014 esclude dal forfettario chi ha percepito nell’anno precedente redditi di lavoro dipendente e assimilati superiori a 30.000 euro, salvo il caso di cessazione del rapporto. Quindi, se il tuo contratto è finito e non è in corso al momento di avvio, puoi rientrare. Quanto ai contributi, dipende dall’attività. Se sei professionista senza Cassa, versi in Gestione separata INPS con aliquota annuale definita da INPS. Se hai una Cassa professionale, applichi il suo regolamento. Se svolgi un’attività artigianale o commerciale, versi i contributi fissi e variabili in INPS. Il reddito da dipendente non incide sulle aliquote, ma può incidere sul diritto di accesso al regime. Usa il principio di cassa per i proventi della partita IVA e pianifica gli acconti considerando anche l’imposizione sul lavoro dipendente nel Modello Redditi.
Come funziona davvero la riduzione del 35% dei contributi INPS per artigiani e commercianti nel forfettario? Conviene sempre?
È un’agevolazione contributiva collegata al regime forfettario. La base è nella Legge 208/2015, art. 1 comma 111, con istruzioni operative INPS. Devi presentare una domanda telematica all’INPS. Una volta accolta, paghi i contributi ridotti del 35% sia sulla quota fissa sia sulla quota eccedente. L’agevolazione resta fino a revoca o uscita dal forfettario. Conviene se il tuo obiettivo è massimizzare la liquidità nel breve periodo. Attenzione però al futuro pensionistico. Contributi più bassi possono ridurre l’anzianità utile o l’importo della pensione. Valuta età, storia contributiva e redditi previsti. Se sei vicino ai minimi per l’accredito, la riduzione può comportare il mancato riconoscimento dell’anno pieno. Le circolari INPS annuali spiegano gli effetti su accrediti e minimali. Fai un calcolo comparativo prima di optare.
Gestione separata o Cassa professionale: quali sono le differenze pratiche per un forfettario?
La Cassa è l’ente previdenziale della tua professione ordinistica. Ogni Cassa stabilisce aliquote, minimi, scadenze, prestazioni e eventuali agevolazioni. In genere paghi un contributo soggettivo percentuale, un integrativo sul fatturato e un contributo di maternità o assistenza. I minimi si versano anche a reddito basso e in molti casi puoi chiedere riduzioni o esoneri nei primi anni. La Gestione separata INPS è la gestione previdenziale per i professionisti senza Cassa. Ha un’aliquota percentuale definita ogni anno da INPS e, di norma, non prevede minimi ma ha un massimale di reddito annuo. Versi in F24 con saldo e acconti. Le prestazioni e tutele possono differire, specie su maternità, malattia e invalidità. In entrambi i casi, i contributi sono deducibili dal reddito forfettario. Le fonti di riferimento sono i regolamenti delle Casse, le circolari INPS e i decreti ministeriali di approvazione.
Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro e come gestisco IVA e contributi nel passaggio?
Se superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 euro, esci dal forfettario dall’anno successivo. Fino a fine anno resti senza IVA e con imposta sostitutiva. Pianifica però sin da subito i nuovi adempimenti per l’anno dopo: liquidazioni IVA, registri, e imposte ordinarie. Se superi 100.000 euro durante l’anno, l’uscita è immediata. Dal momento del superamento devi emettere fatture con IVA e adempiere agli obblighi IVA. Le fatture emesse prima restano valide senza IVA. Contributi e imposta per l’anno del superamento si calcolano pro-quota, applicando il forfettario alla parte ante superamento e il regime ordinario alla parte successiva. Questa gestione va impostata con attenzione sulla fatturazione elettronica e sulla contabilità di periodo. Le regole discendono dalla Legge 197/2022 e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Per la previdenza, la gestione non cambia: resti iscritto alla stessa gestione (INPS o Cassa), ma le basi contributive seguono il reddito effettivo e le regole di quell’ente.
