Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Su 60.000€, ordinario (imponibile 50.000): IRPEF 13.700€ + addizionali; forfettario (coeff. 78%): imposta 2.140€ al 5% o 6.420€ al 15%. Contributi INPS esclusi.
- L’imponibile si calcola così: ordinario = incassi – costi deducibili – contributi; forfettario = ricavi x coefficiente di redditività – contributi.
- IRPEF 2026 ordinario: 23% fino a 28.000€, 33% fino a 50.000€, 43% oltre; nel forfettario imposta sostitutiva 5%/15%.
- I contributi previdenziali sono determinanti e deducibili: Gestione Separata, Artigiani/Commercianti, o Cassa professionale.
Obiettivo: quante tasse paghi su 60.000€
Lo scopo è capire quante imposte paghi su 60.000€ di incassi annui. La risposta dipende dal tuo regime fiscale e dai contributi previdenziali.
Imponibile significa reddito tassabile. Nel regime ordinario lo trovi con il principio di cassa: incassi dell’anno meno costi deducibili e meno contributi versati. Nel regime forfettario, invece, le spese sono sostituite dal coefficiente di redditività, una percentuale fissa prevista dalla legge.
Le regole base arrivano dal TUIR (DPR 917/1986) per l’IRPEF e dalla Legge 190/2014 per il regime forfettario, come modificata dalle leggi di bilancio successive. Le norme sono consultabili su portali istituzionali come Normattiva. Per i contributi, le aliquote sono stabilite ogni anno dall’INPS con circolari ufficiali (Gestione Separata e IVS Artigiani/Commercianti) e dai singoli Ordini per le Casse professionali.
Passi operativi, in sintesi
1) Stima gli incassi dell’anno: qui partiamo da 60.000€. 2) Determina l’imponibile secondo il tuo regime. 3) Calcola l’imposta (IRPEF o imposta sostitutiva). 4) Considera addizionali regionali e comunali. 5) Aggiungi i contributi previdenziali, che si calcolano a parte ma riducono l’imponibile.
Regime ordinario: calcolo tecnico su 60.000€
Nel regime ordinario per professionisti e imprese in contabilità semplificata si applica il principio di cassa: contano gli incassi e i pagamenti effettivi. La base normativa è nel TUIR (DPR 917/1986), in particolare gli articoli sui redditi di lavoro autonomo e d’impresa minore.
Aliquote IRPEF 2026: 23% fino a 28.000€, 33% da 28.001€ a 50.000€, 43% oltre 50.000€. Restano poi le addizionali IRPEF: regionale (disciplinata dalla normativa statale e dalle delibere regionali, anche nel quadro del D.Lgs. 68/2011) e comunale (D.Lgs. 360/1998). Le aliquote locali variano per territorio e scaglioni.
Esempio-tipo: incassi 60.000€, costi deducibili 6.000€, contributi previdenziali 4.000€. Imponibile IRPEF = 60.000 – 6.000 – 4.000 = 50.000€. IRPEF lorda 2026: 28.000 x 23% = 6.440€; 22.000 x 33% = 7.260€; totale 13.700€. Eventuali detrazioni personali (per familiari a carico o spese detraibili) riducono l’imposta. A questa sommi le addizionali regionali e comunali determinate dal tuo Comune e dalla tua Regione.
Se incassi 60.000€ ma hai costi più alti (es. 12.000€) e stessi contributi (4.000€), l’imponibile scende a 44.000€ e l’IRPEF lorda cala di conseguenza. In ordinario la gestione attenta dei costi deducibili fa la differenza sul carico fiscale.
Ritenute d’acconto e acconti
I professionisti in ordinario subiscono spesso ritenute d’acconto del 20% sulle fatture, come da DPR 600/1973. Le ritenute riducono il saldo da versare perché sono crediti d’imposta. Inoltre, paghi saldo e acconti IRPEF: saldo e primo acconto a metà anno, secondo acconto in autunno, secondo il calendario fiscale vigente.
Regime forfettario: regole, coefficienti e imposta
Il forfettario è disciplinato dalla Legge 190/2014 e successive modifiche. È ammesso fino a 85.000€ di ricavi annui, salvo cause di esclusione. Qui non deduci i costi effettivi: applichi un coefficiente di redditività, che rappresenta la quota di ricavo considerata reddito imponibile.
Definizione semplice: coefficiente di redditività è una percentuale fissata dalla legge per ciascun settore. Ad esempio, per molte attività professionali è 78%. Per commercio al dettaglio è spesso più basso (ad esempio 40%). Verifica il tuo codice ATECO sulle tabelle normative aggiornate.
L’imposta nel forfettario è sostitutiva di IRPEF, addizionali e IRAP: 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up previsti dalla Legge 190/2014; 15% dal sesto anno o in assenza dei requisiti. I contributi previdenziali restano dovuti e sono deducibili dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta.
Esempi su 60.000€ in forfettario
Caso professionista (coefficiente 78%) con contributi versati 4.000€: imponibile = 60.000 x 78% = 46.800€; base imponibile dopo contributi = 46.800 – 4.000 = 42.800€. Imposta 5% = 2.140€; imposta 15% = 6.420€.
Caso commerciante al dettaglio (coefficiente ipotizzato 40%) con contributi 4.000€: imponibile = 60.000 x 40% = 24.000€; base imponibile dopo contributi = 20.000€; imposta 5% = 1.000€; imposta 15% = 3.000€. Attenzione: i contributi per artigiani/commercianti seguono regole proprie, con minimi fissi e percentuali su eccedenze definite ogni anno dall’INPS.
Contributi previdenziali: cosa sapere e come incidono
I contributi non sono una tassa, ma comunque impattano la tua cassa. Sono deducibili dal reddito e riducono l’imposta. Le fonti sono le circolari annuali INPS e, per le Casse, i regolamenti degli Ordini professionali.
Gestione Separata INPS (art. 2, comma 26, L. 335/1995): usata dai professionisti senza cassa. L’aliquota è definita ogni anno da INPS con circolare. Si applica al reddito professionale. Si versa con F24 alle scadenze dei redditi.
Artigiani e Commercianti (IVS): contributi minimi fissi su reddito minimale, più aliquota percentuale sulla parte eccedente. Regole storiche in L. 613/1966 e L. 233/1990, con aggiornamenti annuali INPS. Si versa in quattro rate o con F24 secondo calendario INPS.
Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.): aliquote e contributi variano per Ordine (soggettivo, integrativo, maternità). Deduzione e modalità sono definite dai regolamenti di Cassa e dal TUIR.
Esempi di impatto pratico
Se versi più contributi, l’imponibile scende e paghi meno imposte. Nell’ordinario, 2.000€ di contributi in più riducono l’IRPEF secondo gli scaglioni. Nel forfettario, riducono base e quindi l’imposta sostitutiva. La pianificazione previdenziale è quindi anche pianificazione fiscale.
Regola decisionale rapida
Se hai spese effettive basse e un coefficiente favorevole, allora il forfettario di solito conviene perché tassa solo una quota dei ricavi con imposta sostitutiva.
Se hai spese effettive alte e detrazioni importanti, allora l’ordinario può convenire perché deduci i costi reali e sfrutti le detrazioni IRPEF.
Se prevedi di superare 85.000€ di ricavi, allora considera l’ordinario o valuta attentamente l’uscita dal forfettario e gli effetti in corso d’anno.
Se fatturi a clienti che applicano ritenute, allora l’ordinario gestisce le ritenute d’acconto come credito; in forfettario le ritenute normalmente non si applicano.
Se sei nei primi 5 anni e rispetti i requisiti start-up, allora il 5% in forfettario offre spesso un risparmio significativo rispetto agli scaglioni IRPEF.
Scadenze, acconti e gestione dei pagamenti
Nel calendario fiscale ordinario, saldi e acconti IRPEF (o imposta sostitutiva) si versano con F24: saldo e primo acconto a metà anno, secondo acconto a fine autunno. Puoi usare metodo storico o previsionale per gli acconti, secondo il TUIR e i provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.
Le addizionali regionali e comunali si pagano in base ai regolamenti locali. Le delibere sono pubblicate sui siti istituzionali regionali e comunali. La base di calcolo è l’imposta dovuta su una parte del reddito, secondo gli scaglioni locali.
Per i contributi, INPS pubblica ogni anno una circolare con aliquote e minimali. Segui le scadenze indicate nelle istruzioni ufficiali INPS e nel tuo cassetto previdenziale. Le Casse pubblicano i propri bollettini e avvisi su portali istituzionali.
Deduzioni e detrazioni frequenti
Deduzioni: contributi previdenziali, contributi a previdenza complementare entro i limiti del TUIR, assegni al coniuge, alcune erogazioni liberali. Le deduzioni riducono l’imponibile.
Detrazioni: spese sanitarie, interessi mutuo prima casa, istruzione, assicurazioni vita/infortuni, bonus edilizi, erogazioni liberali. Le detrazioni riducono l’imposta. Regole e percentuali sono nel TUIR e nei provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.
IRAP: quando si applica
L’IRAP è disciplinata dal D.Lgs. 446/1997. La maggior parte dei professionisti persone fisiche senza autonoma organizzazione non la paga. Alcune imprese individuali possono esserne soggette. Verifica sempre la tua posizione con un consulente e le istruzioni regionali.
| Scenario su 60.000€ | Requisiti chiave 2026 | Come si calcola l’imponibile | Imposte 2026 e tempistiche |
|---|---|---|---|
| Professionista ordinario (senza Cassa) | Principio di cassa (TUIR); ritenute 20% possibili; soglia nessuna | 60.000 – costi deducibili – contributi Gestione Separata | IRPEF 23/33/43% + addizionali; saldo/primo acconto metà anno; secondo acconto autunno |
| Impresa individuale ordinaria (semplificata) | Registri IVA/contabilità semplificata; ammortamenti e rimanenze | Ricavi – costi d’impresa – contributi IVS; plus/minusvalenze e rimanenze incidono | IRPEF 23/33/43% + addizionali; IRAP se dovuta; scadenze redditi standard |
| Forfettario start-up (5%) coeff. 78% | Ricavi fino a 85.000€; requisiti Legge 190/2014; niente IVA/ritenute | 60.000 x 78% – contributi previdenziali | Imposta sostitutiva 5%; versamenti saldo/acconti come da calendario redditi |
| Forfettario standard (15%) coeff. 40% | Ricavi fino a 85.000€; cause di esclusione assenti | 60.000 x 40% – contributi previdenziali (IVS o Cassa) | Imposta sostitutiva 15%; niente addizionali; scadenze redditi standard |
FAQ
1) Quanto pago in totale su 60.000€ tra imposte e contributi?
Dipende dal regime fiscale e dalla gestione previdenziale. In ordinario, con 6.000€ di costi e 4.000€ di contributi, l’imponibile è 50.000€ e l’IRPEF lorda 13.700€, a cui aggiungi addizionali regionali e comunali. I contributi (Gestione Separata o IVS) si calcolano a parte e non sono “tasse”, ma uscite obbligatorie. In forfettario con coefficiente 78% e 4.000€ di contributi, l’imposta sostitutiva è 2.140€ al 5% o 6.420€ al 15%. I contributi restano dovuti. Sommando, il peso totale cambia molto: nel forfettario spesso l’imposta è più bassa, ma l’INPS può incidere in misura simile fra i regimi. La soluzione più corretta è simulare il tuo caso con numeri reali (contributi stimati dall’INPS per il 2026 e, se sei iscritto a una Cassa, secondo il suo regolamento).
2) Se ho dipendenti o grandi investimenti, come cambia il calcolo?
Nell’ordinario i costi del personale e gli ammortamenti dei beni strumentali sono deducibili secondo le regole del TUIR e dei principi fiscali. Questi costi riducono l’imponibile e quindi l’IRPEF. In forfettario i costi effettivi non contano: vale solo il coefficiente. Se hai spese elevate e strutture complesse, l’ordinario tende a essere più efficiente perché “premia” i costi reali. Se invece la tua struttura è leggera e i costi bassi, il forfettario può restare preferibile. Ricorda anche che, con dipendenti, possono attivarsi adempimenti sul lavoro e contributivi da verificare con il consulente del lavoro e le fonti istituzionali (Ministero del Lavoro e INPS).
3) Posso passare da ordinario a forfettario (o viceversa) durante l’anno?
Il cambio di regime si esercita in genere dall’inizio del periodo d’imposta, rispettando i requisiti di accesso e le comunicazioni previste. Non si cambia “a metà anno” retroattivamente. Se prevedi 60.000€ di incassi nel 2026 e vuoi il forfettario nel 2027, devi pianificare adesso e verificare assenza di cause di esclusione previste dalla Legge 190/2014. Il rientro o l’uscita può dipendere dal superamento della soglia di 85.000€ o da altre condizioni. Consulta sempre le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e le norme su Normattiva per la procedura aggiornata.
4) Come funzionano ritenute d’acconto e addizionali se sono professionista?
Se sei in ordinario, i clienti sostituti d’imposta possono applicare una ritenuta d’acconto del 20% sulla parcella (DPR 600/1973). Quella ritenuta è un anticipo IRPEF: quando farai la dichiarazione dei redditi, la scomputi dall’imposta dovuta. In forfettario, di regola, non si applicano ritenute sulle fatture emesse e non applichi IVA, quindi incassi “pieno” ma paghi l’imposta sostitutiva a saldo e acconti. Le addizionali IRPEF (regionale e comunale) si aggiungono solo in ordinario perché nel forfettario l’imposta è sostitutiva. Le aliquote delle addizionali variano per territorio secondo le delibere locali e le cornici normative statali (ad esempio D.Lgs. 360/1998 per l’addizionale comunale).
5) Cosa succede se supero 85.000€ dopo aver stimato 60.000€?
Nel forfettario la soglia di 85.000€ serve per l’accesso e la permanenza. Se in corso d’anno superi la soglia, scattano regole specifiche di fuoriuscita e, in certi casi, gli effetti si producono dall’anno successivo. Potresti dover applicare IVA e ritenute dal momento previsto dalla norma. Le modalità sono definite dalla Legge 190/2014 e dai successivi interventi normativi. In ordinario lo sforamento non è un problema perché non c’è limite di ricavi; dovrai però gestire bene IVA, acconti e, se del caso, IRAP. Se stai per avvicinarti alla soglia, pianifica con cura incassi, fatturazione e adempimenti, prendendo come riferimento le istruzioni ufficiali dell’Agenzia delle Entrate e le basi normative su Normattiva.
