Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Nel forfettario il guadagno netto si calcola così: incassi x coefficiente di redditività, meno contributi previdenziali, meno imposta sostitutiva (15% o 5% per nuove attività nei primi 5 anni).
- Base imponibile: incassi annui moltiplicati per il coefficiente di redditività del tuo ATECO; i contributi si deducono prima di calcolare l’imposta.
- Imposta sostitutiva: 15%; 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività previsti dalla Legge 190/2014.
- Contributi 2026: Gestione separata 26,07%; artigiani/commercianti circa 4.500 euro fissi + 24% sull’eccedenza e +1% oltre 56.224 euro; casse professionali secondo regolamenti di cassa.
Cos’è il regime forfettario nel 2026 e quando conviene
Il regime forfettario è il regime fiscale semplificato per le partite IVA individuali. Usa il principio di cassa, cioè contano gli incassi e non le fatture emesse non pagate.
La base imponibile non nasce dai costi reali. Si usa un coefficiente di redditività. È una percentuale associata al codice ATECO. Stima il margine tipico del settore.
L’imposta è sostitutiva. Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. L’aliquota è 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni con i requisiti di nuova attività.
I riferimenti normativi sono nell’articolo 1, commi 54-89, della Legge 190/2014 (consultabile su Normattiva) e nelle successive leggi di bilancio. Per i limiti 85.000/100.000 si fa riferimento alla Legge 197/2022. Le istruzioni operative sono nei documenti dell’Agenzia delle Entrate.
Requisiti di accesso e permanenza
Puoi entrare se i ricavi/compensi dell’anno precedente non superano 85.000 euro. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito. L’IVA torna dal mese successivo. È la regola introdotta dalla Legge 197/2022.
Non puoi aderire se partecipi a società di persone o associazioni. Né se controlli una SRL che fa attività riconducibile alla tua. Queste sono cause ostative previste dalla Legge 190/2014.
Altra regola: se lavori quasi solo con il tuo ex datore di lavoro, puoi avere limiti. La norma evita finte partite IVA. Verifica i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate e le risposte agli interpelli.
Coefficiente di redditività e base imponibile
Il coefficiente di redditività misura la parte “margine” dei tuoi incassi. Esempi: professionisti ordinistici spesso 78%. Commercio ed e-commerce 40% perché hanno costi più alti stimati.
Formula semplice: base imponibile lorda = incassi x coefficiente. Poi sottrai i contributi previdenziali obbligatori. Il risultato è l’imponibile fiscale su cui applichi la tua imposta (15% o 5%).
Nel forfettario non deduci le spese reali. Non scarichi l’IVA. Fanno eccezione solo i contributi previdenziali. Puoi anche dedurre quelli pagati per collaboratori coadiuvanti.
Contributi previdenziali 2026: differenze per categoria
Professionisti con Cassa
Pagano secondo il regolamento della propria Cassa (Forense, Inarcassa, ENPAPI, ecc.). Le percentuali e i minimi variano. Consulta gli statuti di Cassa e le delibere approvate dai Ministeri vigilanti (Ministero del Lavoro e Ministero dell’Economia).
I contributi sono deducibili dal reddito forfettario. Riducendo l’imponibile, riducono anche l’imposta sostitutiva. Serve pianificare bene gli acconti per evitare sanzioni.
Professionisti senza Cassa (Gestione separata INPS)
Si iscrivono alla Gestione separata INPS. Per il 2026 assumiamo aliquota complessiva 26,07% sui compensi forfettari al netto del coefficiente. L’aliquota esatta viene fissata ogni anno con circolare INPS.
Anche qui i contributi sono deducibili. Gli acconti si calcolano sugli importi dell’anno precedente, con i criteri previsti dal Testo Unico delle imposte sui redditi.
Artigiani e Commercianti (INPS)
Pagano contributi fissi annui su un reddito minimale. Per il 2026 ipotizziamo circa 4.500 euro, come da prassi degli ultimi anni. La cifra precisa la stabilisce INPS con la circolare annuale.
Se il reddito supera il minimale (18.808 euro per ipotesi 2026), si paga il 24% sulla parte eccedente. Sulla quota oltre 56.224 euro si aggiunge l’1% (quindi 25% su quella parte). Queste soglie discendono dall’articolo 3-ter della Legge 438/1992 e dai messaggi INPS annuali.
Agricoltori autonomi
Gli agricoltori autonomi versano contributi in percentuale. Per il 2026 assumiamo il 24% a fini esemplificativi, come indicato nelle prassi recenti. Anche in questo caso vale la circolare INPS annuale per l’aliquota precisa e i minimali.
Attenzione: in agricoltura esistono regimi IVA speciali e regole particolari sui redditi agrari e dominicali. Valuta con un consulente se il forfettario è compatibile e conveniente nel tuo caso concreto.
Esempi numerici completi 2026
Esempio 1: Avvocata al primo anno (imposta 5%)
Incassi: 30.000 euro. Coefficiente: 78%. Cassa Forense: ipotesi 15%.
Calcolo: 30.000 x 78% = 23.400 euro (base imponibile lorda). Contributi: 23.400 x 15% = 3.510 euro. Imponibile fiscale: 23.400 – 3.510 = 19.890 euro. Imposta: 19.890 x 5% = 995 euro. Guadagno netto: 30.000 – 3.510 – 995 = 25.495 euro.
Nota: i minimi di Cassa e le aliquote possono cambiare. Controlla il regolamento 2026 della tua Cassa.
Esempio 2: E-commerce al primo anno (imposta 5%)
Incassi: 30.000 euro. Coefficiente: 40%. INPS commercianti.
Calcolo: 30.000 x 40% = 12.000 euro. Contributi fissi 2026: ipotesi 3.983,73 euro. Nessuna eccedenza del minimale. Imponibile fiscale: 12.000 – 3.983,73 = 8.016,27 euro. Imposta: 8.016,27 x 5% ≈ 401 euro. Guadagno netto: 30.000 – 3.983,73 – 401 ≈ 25.615 euro.
Nota: INPS aggiorna annualmente importi fissi e minimali. Usa sempre i valori della circolare dell’anno.
Esempio 3: Consulente senza Cassa (Gestione separata 26,07%, imposta 15%)
Incassi: 50.000 euro. Coefficiente: 78%. Aliquota contributiva 2026: 26,07%.
Base imponibile lorda: 50.000 x 78% = 39.000 euro. Contributi: 39.000 x 26,07% = 10.173 euro circa. Imponibile fiscale: 39.000 – 10.173 = 28.827 euro. Imposta: 28.827 x 15% = 4.324 euro circa. Netto: 50.000 – 10.173 – 4.324 = 35.503 euro circa.
Gli acconti si versano con F24 alle scadenze di giugno/novembre (o rate) secondo il calendario fiscale annuale dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Come stimare subito il tuo guadagno netto
1) Identifica il tuo ATECO e il coefficiente di redditività. Lo trovi nelle tabelle dell’Agenzia delle Entrate. Se hai dubbi, verifica il codice corretto prima di aprire la partita IVA.
2) Calcola la base imponibile lorda: incassi annui x coefficiente. È il tuo reddito forfettario prima dei contributi.
3) Stima i contributi previdenziali: Cassa professionale (regolamento di Cassa), Gestione separata (aliquota INPS dell’anno), artigiani/commercianti (fissi + 24% su eccedenza + 1% oltre soglia).
4) Calcola l’imponibile fiscale: base imponibile lorda – contributi. Se versi contributi per un coadiuvante, deduci anche quelli.
5) Applica l’aliquota d’imposta: 15% standard. 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di nuova attività previsti dalla Legge 190/2014 (niente prosecuzione della stessa attività, niente attività simile nei tre anni precedenti, ecc.).
6) Stima il netto: incassi – contributi – imposta. Se superi 85.000 euro, verifichi la permanenza. Se superi 100.000 euro, esci dal forfettario e applichi IVA dal mese successivo.
Fonti normative e operative da conoscere
Norme base
Legge 190/2014, articolo 1, commi 54-89, su Normattiva: istituisce il regime forfettario, regole, coefficienti, imposta sostitutiva, requisiti e cause ostative.
Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023): fissa il limite di 85.000 euro e l’uscita immediata oltre 100.000 euro. Spiega anche la gestione IVA dopo l’uscita.
Legge 438/1992, articolo 3-ter: maggiorazione contributiva dell’1% oltre un certo plafond per artigiani e commercianti. Le soglie si aggiornano con le circolari INPS.
Atti di prassi e circolari
Agenzia delle Entrate: circolari e risoluzioni chiariscono i requisiti del 5%, le cause ostative e le regole di uscita. Consulta sempre l’ultima circolare utile.
INPS: circolari annuali fissano aliquote, minimali e massimali per Gestione separata, artigiani, commercianti e coltivatori. Ministero del Lavoro vigila sugli enti previdenziali.
Errori frequenti da evitare
ATECO sbagliato o coefficiente errato
Se il codice ATECO non rispecchia l’attività reale, il coefficiente può essere sbagliato. Questo altera imposta e contributi. Rettifica subito il codice se cambi attività prevalente.
Contributi non considerati negli acconti
Gli acconti ignorati generano sanzioni e interessi. Pianifica con i dati dell’anno precedente. Se cresci molto, valuta un acconto “ragionato”.
Prosecuzione dell’attività e 5%
Se continui un’attività già svolta come dipendente o con partita IVA, potresti perdere il 5%. Ricontrolla i requisiti della Legge 190/2014 prima di applicare l’aliquota ridotta.
| Scenario 2026 | Requisiti principali | Contributi previdenziali | Tempistiche e scadenze |
|---|---|---|---|
| Professionista con Cassa (es. avvocato) | Ricavi anno precedente ≤ 85.000; nessuna causa ostativa (partecipazioni, SRL controllata riconducibile, ecc.). | Secondo regolamento di Cassa (minimi + percentuali). Deducibili dal reddito forfettario. | Acconti e saldi secondo scadenze fiscali; versamenti contributivi con scadenze di Cassa. Verifica delibere annuali. |
| Professionista senza Cassa (Gestione separata) | Stessi requisiti forfettario. Attività professionale non ordinistica. | Aliquota 2026 assunta 26,07% sul reddito forfettario. Deducibile ai fini imposta sostitutiva. | Acconti di imposta in giugno/novembre; saldo anno successivo. INPS mensile o a conguaglio, secondo posizione. |
| Commerciante/Artigiano (ditta individuale) | Limite 85.000; niente cause ostative. Valuta e-fattura sempre obbligatoria. | Fissi ~4.500 euro + 24% su eccedenza oltre minimale; +1% oltre 56.224 euro. Deducibili. | Contributi in 4 rate trimestrali INPS. Imposta sostitutiva con acconti/saldi. Monitoraggio soglie in corso d’anno. |
| Agricoltore autonomo | Compatibilità con regimi speciali agricoli. Attenzione a reddito agrario/dominicale. | Aliquota indicativa 24% (verifica circolare INPS 2026). Deducibile. | Scadenze INPS agricole e fiscali ordinarie. Eventuali esoneri/agevolazioni di settore da verificare. |
| Start-up in 5% (qualsiasi categoria) | Nuova attività, nessuna prosecuzione; assenza di attività simile nei 3 anni precedenti; altri requisiti Legge 190/2014. | Secondo gestione previdenziale di appartenenza. Sempre deducibili. | 5 anni dall’avvio se i requisiti restano. Verifica annuale per mantenimento. |
FAQ sul guadagno nel regime forfettario 2026
1) Come funziona il 5% nei primi 5 anni e quando posso perderlo?
Il 5% spetta se apri una nuova attività e rispetti i requisiti della Legge 190/2014. In parole semplici: non devi continuare la stessa attività svolta prima, né come autonomo, né come dipendente. Non devi aver esercitato un’attività simile nei tre anni precedenti. Se subentri in un’attività già avviata da altri, non deve essere una prosecuzione sostanziale. Il 5% dura massimo cinque anni e si applica finché rispetti anche gli altri requisiti del regime (limite di 85.000 euro e assenza di cause ostative). Lo perdi se vieni meno ai requisiti (per esempio, perché l’attività è considerata una prosecuzione o perché interviene una causa ostativa). La verifica la fai ogni anno, al momento della dichiarazione, anche con supporto del tuo consulente.
2) Cosa succede se supero 85.000 o 100.000 euro di incassi?
Fino a 85.000 euro puoi restare nel forfettario l’anno successivo, se non emergono altre cause ostative. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, esci dal forfettario dall’anno seguente. Paghi l’imposta sostitutiva per l’anno in corso e dal prossimo passi all’ordinario con IVA. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito. Devi applicare l’IVA dal mese successivo al superamento. È la regola introdotta dalla Legge 197/2022. La parte dell’anno prima dell’uscita resta tassata in forfettario. Dopo l’uscita, applichi il regime ordinario con IVA, ritenute e deduzioni secondo le regole generali. Prepara un piano di cassa, perché l’effetto sull’IVA può essere significativo.
3) I contributi previdenziali come incidono sul calcolo e sono sempre deducibili?
I contributi previdenziali obbligatori si sottraggono dalla base imponibile forfettaria prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Questo vale per tutte le gestioni: Casse professionali, Gestione separata e artigiani/commercianti. Se versi contributi per un collaboratore familiare (coadiuvante), puoi dedurre anche quelli. Ricorda che gli importi si determinano con criteri e scadenze fissati da INPS o dalla tua Cassa. Le aliquote, i minimali e i massimali cambiano ogni anno con circolari. Per chi è in Gestione separata, nel 2026 assumiamo il 26,07% come riferimento. Per artigiani e commercianti consideriamo fissi intorno a 4.500 euro più il 24% su eccedenza e l’1% oltre la seconda soglia. Tieni traccia dei versamenti, perché gli acconti errati generano sanzioni e interessi.
4) Nel forfettario non scarico nessuna spesa: quando conviene restare e quando uscire?
Nel forfettario non deduci le spese reali e non recuperi l’IVA. Conviene quando i tuoi costi sono bassi rispetto agli incassi e il coefficiente di redditività è favorevole. Conviene anche se puoi applicare il 5% per i primi 5 anni. Se invece hai molti costi, investimenti, dipendenti o acquisti con IVA elevata, valuta il regime ordinario. Lì deduci le spese effettive e recuperi l’IVA. La soglia psicologica è questa: se i costi reali superano la quota “costi stimati” implicita nel coefficiente, può convenire uscire. Fai sempre un confronto numerico: incassi attesi, margine, contributi, IVA su acquisti e su vendite. Le guide dell’Agenzia delle Entrate e i documenti su Normattiva ti aiutano a inquadrare le regole; per i numeri serve una simulazione puntuale.
5) Fatturazione elettronica, ritenute e acconti: quali regole devo seguire in forfettario?
La fatturazione elettronica è ormai obbligatoria per tutti i forfettari. Le ricevute cartacee non bastano. Usa un software conforme e conserva le fatture nel sistema di interscambio. In forfettario non applichi IVA e non subisci ritenute d’acconto sulle fatture. Devi però inserire in fattura la dicitura normativa che spiega l’assenza di IVA e ritenuta. Per gli acconti d’imposta, segui il calendario fiscale annuale dell’Agenzia delle Entrate: primo acconto a giugno (o in rate), secondo a novembre, saldo l’anno successivo. Per i contributi, segui le scadenze INPS o della tua Cassa. Ricorda che gli importi di acconto derivano dall’anno precedente. Se prevedi un aumento rilevante di reddito, considera l’acconto su stima per evitare debiti pesanti a saldo. Per dubbi, consulta le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e le circolari INPS, oltre alle basi normative su Normattiva.
