INPS e regime dei minimi: quanti contributi si pagano?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Se sei nel regime dei minimi, i contributi si calcolano in base all’inquadramento: artigiano/commerciante (IVS con quota fissa + percentuale) o professionista (Gestione separata INPS o cassa privata).

  • Artigiani e commercianti: contributi INPS fissi sul minimale + percentuale sul reddito eccedente. Importi e aliquote cambiano ogni anno con circolare INPS.
  • Professionisti: senza cassa in Gestione separata INPS; con cassa seguono regolamenti della cassa ordinistica. Contributi deducibili.
  • Regime dei minimi ancora valido solo per chi lo deteneva e non ha superato i limiti (5 anni o 35 anni). Uscita e passaggio al forfettario regolati per legge.

Regime dei minimi nel 2026: chi può ancora usarlo e fino a quando

Il “regime dei minimi” oggi indica il regime di vantaggio per l’imprenditoria giovanile e lavoratori in mobilità. È stato ridefinito dall’articolo 27 del Decreto-Legge 98/2011, convertito in Legge 111/2011.

Dal 2015, la Legge 190/2014 ha introdotto il regime forfettario. Chi era già nei minimi ha potuto proseguire fino alla scadenza naturale. Le scadenze sono due: cinque anni dall’avvio oppure compimento di 35 anni.

Se sei ancora nei minimi ad agosto 2026, significa che rispetti quelle condizioni. Resti dentro fino al primo evento tra fine quinquennio e compimento dei 35 anni. Puoi comunque uscire per opzione, passando al forfettario.

Base normativa utile: Decreto-Legge 98/2011, Legge 190/2014 (commi da 54 a 89), consultabili sul portale Normattiva e sui siti istituzionali del Ministero dell’Economia e dell’Agenzia delle Entrate.

Come funzionano i contributi previdenziali se sei nei minimi

I contributi previdenziali finanziano la pensione e le tutele. Si pagano all’INPS o alla tua cassa professionale. Sono sempre deducibili dal reddito. Deducibile significa che riducono la base su cui calcoli le imposte.

La base di calcolo del reddito, nei minimi, segue il principio di cassa. Principio di cassa: consideri i compensi incassati e i costi pagati nel periodo, invece di competenza economica.

Le regole contributive dipendono dal tuo inquadramento. Hai tre grandi scenari. Artigiani e commercianti in Gestione IVS. Professionisti senza cassa in Gestione separata INPS. Professionisti con cassa privata dedicata.

Artigiani e commercianti (Gestione IVS INPS)

La Gestione IVS per artigiani e commercianti discende dalla Legge 233/1990 e successive. Ogni anno l’INPS fissa il minimale e il massimale di reddito e aggiorna aliquote e importi.

Paghi due quote: contributi fissi sul minimale e contributi variabili percentuali sul reddito che eccede il minimale. Se il tuo reddito è inferiore o pari al minimale, versi solo i fissi.

Scadenze tipiche: i contributi fissi si pagano in quattro rate nell’anno. La parte variabile (sull’eccedenza) si paga a saldo e acconti, insieme alle scadenze delle imposte sui redditi.

Attenzione alla riduzione del 35% dei contributi IVS: vale per chi applica il regime forfettario (Legge 190/2014, prassi INPS). Non si applica al regime dei minimi. Se sei ancora nei minimi, versi senza quella riduzione.

Riferimenti: circolari INPS annuali su “Contribuzione artigiani e commercianti”, Legge 233/1990, portale INPS e Normattiva.

Professionisti senza cassa (Gestione separata INPS)

Se svolgi attività professionale senza un ordine con cassa, ti iscrivi alla Gestione separata INPS. Base normativa: Legge 335/1995, art. 2, comma 26, e circolari INPS annuali sulle aliquote.

Paghi una percentuale sul reddito professionale. Se incassi zero, paghi zero. Questo perché il calcolo segue il principio di cassa e non ci sono minimi obbligatori.

L’aliquota per i professionisti senza cassa la comunica l’INPS ogni anno. Esistono aliquote diverse per chi è già pensionato o iscritto ad altre gestioni. Consulta la circolare INPS dell’anno corrente.

Puoi applicare in fattura una rivalsa INPS del 4% al cliente. Rivalsa significa addebito di una quota contributiva. È una facoltà prevista dalla normativa sul lavoro autonomo. La rivalsa aumenta il compenso e concorre al reddito.

Paghi a saldo e acconti, come per l’IRPEF. Il saldo si calcola sul reddito effettivo dell’anno. Gli acconti si basano sull’anno precedente, con le percentuali fissate per legge.

Professionisti con cassa privata

Se appartieni a un ordine con propria cassa (ad esempio avvocati, ingegneri, commercialisti), versi i contributi secondo il regolamento della cassa. Riferimenti: Decreti legislativi 509/1994 e 103/1996.

In genere paghi tre voci: contributo soggettivo (sul reddito), contributo integrativo (percentuale in fattura) e contributi minimi. Le percentuali e i minimi cambiano per cassa e per anno.

Molte casse prevedono agevolazioni per i primi anni o per i giovani iscritti. Ogni cassa fissa scadenze e modalità di pagamento. Verifica il regolamento della tua cassa e la delibera annuale.

Il regime dei minimi non modifica le regole della cassa. Incide solo sul lato fiscale (calcolo dell’imposta sostitutiva). I contributi restano quelli stabiliti dalla cassa.

Regola decisionale rapida

Usa questa sequenza per capire dove e come versare.

  • Se sei impresa individuale artigiana o commerciale: iscrizione INPS Gestione IVS. Paga contributi fissi sul minimale + percentuale sull’eccedenza. Scadenze in quattro rate + saldo/acconti.
  • Se sei professionista senza cassa: iscrizione Gestione separata INPS. Paga una percentuale sul reddito incassato. Zero incassi = zero contributi. Valuta la rivalsa 4% in fattura.
  • Se sei professionista con cassa: segui regolamento della cassa. Paga minimi e percentuali previste. Inserisci il contributo integrativo in fattura secondo le regole dell’ordine.
  • Se esci dai minimi (5 anni o 35 anni): verifica accesso al forfettario. Se rientri nei requisiti, potrai chiedere la riduzione del 35% solo se diventi forfettario e se sei IVS.
  • In ogni caso: i contributi previdenziali sono deducibili prima di calcolare l’imposta sostitutiva dei minimi. Conserva quietanze e F24.

Scadenze, F24 e base imponibile: cosa controllare ogni anno

Le scadenze variano per tipologia di gestione. L’INPS pubblica ogni anno il calendario dei versamenti e i minimali aggiornati.

Per artigiani e commercianti, i contributi fissi si frazionano in quattro rate. La parte variabile (eccedenza sul minimale) segue le scadenze fiscali di saldo e acconti. Usa il modello F24, sezione INPS.

Per la Gestione separata, usi il modello F24 alle scadenze di saldo e acconti IRPEF. Indichi la causale della Gestione separata e l’anno di riferimento. I codici e le causali sono riportati nel tuo cassetto previdenziale.

La base imponibile previdenziale, nei minimi, è il reddito “di cassa” dell’attività. Deduce prima i contributi stessi. Di solito: incassi meno costi deducibili meno contributi previdenziali pagati nell’anno.

Esempi pratici di calcolo (didattici)

Nota: gli importi reali dipendono da aliquote e minimali 2026 comunicati da INPS e dalle casse. Gli esempi qui sotto servono solo per capire il meccanismo.

Esempio A: artigiano con reddito sotto il minimale

Ipotesi: minimale annuo fissato dall’INPS, contributi fissi totali pari a X euro. Reddito dell’anno pari o inferiore al minimale. Versi solo i contributi fissi X, in quattro rate nell’anno. Non versi la quota percentuale perché non superi il minimale.

Ai fini fiscali nei minimi, deduci X dal reddito. Se il reddito di cassa è basso, l’imposta sostitutiva si calcola sul residuo, al netto dei contributi.

Esempio B: commerciante con reddito sopra il minimale

Ipotesi: contributi fissi sul minimale pari a X. Reddito eccedente il minimale pari a Y. Aliquota percentuale sull’eccedenza pari a α% (come da circolare INPS). Versi X + (α% di Y). La quota X in quattro rate; la parte α% di Y a saldo e acconti.

Dimmi: se l’anno dopo prevedi un reddito simile, dovrai versare acconti sulla quota variabile, calcolati in percentuale del dovuto dell’anno precedente.

Esempio C: professionista senza cassa (Gestione separata)

Ipotesi: compensi incassati 30.000 euro, costi 5.000 euro, contributi già versati nell’anno 0 euro. Reddito di cassa iniziale 25.000 euro. Applichi l’aliquota Gestione separata dell’anno (ad esempio, 26%). Contributi dovuti: 6.500 euro.

Se applichi rivalsa 4% in fattura, incassi 1.200 euro in più (4% di 30.000). Anche la rivalsa entra nel reddito. Il conguaglio avverrà in sede di saldo, poi calcoli acconti sull’anno successivo.

Esempio D: professionista con cassa

Ipotesi: la tua cassa prevede un minimo soggettivo di X, un integrativo in fattura del 4% e un’aliquota sul reddito del α%, con scaglioni. Paghi i minimi, poi il conguaglio a fine anno sul reddito effettivo. L’integrativo lo addebiti in fattura e lo versi alla cassa.

Ricorda: il regime dei minimi non cambia le regole della cassa. Cambia solo la tassazione fiscale sul reddito residuo.

Passaggio dai minimi al regime forfettario: quando e perché

Puoi uscire dai minimi per opzione o per scadenza (5 anni o 35 anni). Se rispetti i requisiti del forfettario, puoi entrare nel nuovo regime dal 1° gennaio dell’anno successivo.

Base normativa: Legge 190/2014, commi da 54 a 89, con successive modifiche. Ad agosto 2026, la soglia di accesso al forfettario è stabilita dalla normativa vigente. Restano inoltre le cause di esclusione e la disciplina di fuoriuscita immediata oltre una certa soglia di ricavi.

Vantaggi contributivi se sei artigiano o commerciante in forfettario: puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi IVS (previa domanda all’INPS). Questa riduzione non vale per i minimi. Valuta la convenienza tra imposte e contributi.

Deduzione dei contributi e interazione con l’imposta sostitutiva

Nei minimi paghi un’imposta sostitutiva ridotta sul reddito di cassa. Prima però deduci i contributi previdenziali pagati nell’anno. Riferimento: articolo 10 del TUIR e rinvii del regime di vantaggio.

Effetto pratico: più contributi versi, minore è la base imponibile per l’imposta sostitutiva. Per questo conviene calcolare bene i saldi e gli acconti. Eviti sorprese di cassa a giugno e novembre.

Fonti e norme da consultare

Per il regime dei minimi: Decreto-Legge 98/2011, art. 27, convertito in Legge 111/2011; Legge 190/2014, commi da 54 a 89 (regime forfettario e salvaguardie). Consulta il portale Normattiva e i documenti dell’Agenzia delle Entrate.

Per artigiani e commercianti (IVS): Legge 233/1990 e circolari INPS annuali su minimali, massimali e aliquote.

Per Gestione separata: Legge 335/1995, art. 2, comma 26, e circolari INPS annuali sulle aliquote per professionisti, collaboratori, pensionati e plurititolari.

Per le casse professionali: Decreti legislativi 509/1994 e 103/1996, regolamenti e delibere annuali delle singole casse, consultabili sui rispettivi siti istituzionali.

Tabella di sintesi: scenari, requisiti, calcolo e tempistiche

Scenario Requisiti di iscrizione Come si calcola Tempistiche di versamento
Artigiano (Gestione IVS INPS) Impresa individuale artigiana; apertura posizione IVS Fissi sul minimale + percentuale sull’eccedenza annuale Fissi in 4 rate nell’anno; eccedenza a saldo/acconti con imposte
Commerciante (Gestione IVS INPS) Impresa individuale commerciale; apertura posizione IVS Fissi sul minimale + percentuale sull’eccedenza annuale Fissi in 4 rate; eccedenza a saldo/acconti con imposte
Professionista senza cassa (Gestione separata INPS) Lavoro autonomo senza albo con cassa; iscrizione Gestione separata Aliquota INPS su reddito incassato; nessun minimo obbligatorio Saldo e acconti alle scadenze fiscali IRPEF (F24 sezione INPS)
Professionista con cassa privata Iscrizione ad ordine con cassa; adesione alla cassa Minimi + percentuali su reddito; integrativo in fattura Secondo regolamento cassa; acconti e saldi annuali
Uscita dai minimi e ingresso nel forfettario Fine quinquennio o 35 anni; requisiti forfettario in ingresso Nuove regole fiscali; possibile riduzione 35% solo IVS Dal 1° gennaio; domande INPS e opzione in dichiarazione

FAQ

Chi può ancora applicare il regime dei minimi nel 2026 e quando finisce?

Nel 2026 restano nei minimi solo i contribuenti che vi erano già entrati quando era consentito e che non hanno ancora raggiunto la scadenza naturale. La permanenza vale fino al primo evento tra fine dei cinque anni e compimento dei 35 anni. La base giuridica è l’articolo 27 del Decreto-Legge 98/2011 e le disposizioni di salvaguardia della Legge 190/2014. Non ci sono nuove adesioni. Quando finisci i cinque anni o compi 35 anni, il regime cessa dal periodo d’imposta in cui si verifica l’evento. Dal 1° gennaio dell’anno successivo valuti l’ingresso nel forfettario, se rispetti requisiti e non ricadi nelle cause di esclusione. Ricorda che l’uscita può anche essere per opzione: puoi scegliere di passare al forfettario prima della scadenza naturale, se conviene.

Come si pagano i contributi INPS se sono artigiano o commerciante nei minimi?

Versi i contributi alla Gestione IVS dell’INPS. Hai due componenti: contributi fissi calcolati sul minimale di reddito, e contributi variabili percentuali se superi il minimale. Gli importi e le aliquote cambiano ogni anno e li indica l’INPS in una circolare a inizio anno. I contributi fissi si pagano in quattro rate nel corso dell’anno. La parte variabile si paga come saldo e acconti insieme alle scadenze fiscali (di norma giugno-luglio e novembre). Se il tuo reddito è inferiore o pari al minimale paghi solo i fissi. Se è superiore, versi anche la percentuale sulla quota eccedente. Nei minimi non hai diritto alla riduzione del 35% dei contributi IVS, che è prevista solo se sei nel regime forfettario e presenti apposita domanda all’INPS. I contributi sono deducibili dal reddito prima di calcolare l’imposta sostitutiva dei minimi.

Sono un professionista senza cassa: come funziona la Gestione separata nel 2026?

Ti iscrivi alla Gestione separata INPS (Legge 335/1995). Paghi una percentuale sul reddito professionale incassato, al netto dei costi deducibili. Non ci sono minimi obbligatori: se incassi zero, paghi zero. L’INPS aggiorna l’aliquota ogni anno con una circolare. Esistono aliquote diverse se sei pensionato o se sei anche iscritto ad altre gestioni. Il pagamento avviene con modello F24 alle scadenze dei saldi e degli acconti IRPEF. Puoi inserire in fattura una rivalsa del 4% come maggiorazione del compenso. È facoltativa e segue le regole del lavoro autonomo. La rivalsa incrementa il reddito e non sostituisce il contributo dovuto, ma aiuta a coprire il costo previdenziale. Anche per la Gestione separata, i contributi versati si deducono dal reddito dei minimi, riducendo l’imposta sostitutiva.

Ho una cassa professionale: i minimi cambiano i contributi? Come si calcolano?

Il regime dei minimi non cambia le regole contributive della tua cassa privata. Continui a seguire lo statuto e il regolamento deliberato dalla cassa (Decreti legislativi 509/1994 e 103/1996). In genere versi: un contributo soggettivo calcolato sul reddito, un contributo integrativo indicato in fattura (percentuale fissa, spesso 4% o proporzioni diverse secondo cassa) e contributi minimi obbligatori. Molte casse prevedono agevolazioni per i primi anni di iscrizione o per redditi bassi. Le scadenze dipendono dalla tua cassa (rate, anticipi, saldo). Dove serve, presenti la dichiarazione reddituale alla cassa per il conguaglio. Fiscalmente, nei minimi, deduci i contributi versati prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Verifica ogni anno le delibere della tua cassa, perché percentuali e minimi possono variare.

Conviene passare dai minimi al forfettario? E cosa succede ai contributi?

La convenienza dipende da ricavi, costi, coefficiente di redditività del forfettario e dal tuo profilo previdenziale. Se sei artigiano o commerciante, il forfettario offre la possibile riduzione del 35% dei contributi IVS, su domanda all’INPS. Questa riduzione non è disponibile nei minimi. Tuttavia, nel forfettario il reddito imponibile si calcola in modo forfetario, senza dedurre i costi effettivi (salvo contributi), quindi se hai costi alti potresti pagare più imposte. Se sei un professionista senza cassa, i contributi in Gestione separata si calcolano sempre a percentuale sul reddito incassato, sia nei minimi sia nel forfettario, ma nel forfettario cambia il metodo di calcolo delle imposte. Valuta anche la disciplina delle soglie: la normativa sul forfettario (Legge 190/2014, come modificata) fissa limiti di ricavi per entrare e restare. In sintesi: fai un confronto numerico su tre voci per l’anno prossimo (imposte, contributi, netto in tasca) e poi decidi. La scelta decorre dal 1° gennaio e si manifesta con comportamento concludente e in dichiarazione.

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