Tasse in Partita IVA: quante sono e come si calcolano?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Con Partita IVA paghi imposte (IRPEF o imposta sostitutiva), addizionali locali se in ordinario e contributi previdenziali. Il calcolo parte dall’imponibile: cambia tra regime forfettario e ordinario. Qui trovi regole, esempi e scadenze.

  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% o 5% start-up su imponibile forfettario. Niente IVA, niente ritenute subite. Contributi dovuti e deducibili.
  • Regime ordinario: IRPEF a scaglioni 23%–33%–43% + addizionali regionali e comunali. IVA dovuta. Ritenute d’acconto per professionisti.
  • Base imponibile: forfettario con coefficienti di redditività; ordinario per cassa/competenza meno costi deducibili. Contributi incidono e sono deducibili.

Quadro normativo essenziale e parole chiave

Il fisco delle Partite IVA si fonda su norme precise. Le imposte sui redditi seguono il TUIR, Decreto del Presidente della Repubblica 917/1986, consultabile su Normattiva. L’IVA segue il DPR 633/1972. Il regime forfettario è nella Legge 190/2014, commi 54-89, e successive modifiche. Le soglie attuali derivano dalla Legge di Bilancio 2023 e aggiornamenti successivi. I contributi previdenziali derivano dalla Legge 335/1995 (Gestione Separata) e dalla Legge 233/1990 (Artigiani e Commercianti), disciplinati ogni anno da circolari INPS. Le scadenze e i versamenti F24 seguono il D.Lgs. 241/1997. Le sanzioni e il ravvedimento operoso si trovano nel D.Lgs. 471/1997 e 472/1997.

Definiamo i termini chiave. Regime forfettario: sistema semplificato con imposta fissa su una base calcolata a forfait. Regime ordinario: sistema con IRPEF progressiva su reddito effettivo. Principio di cassa: tassi il reddito quando incassi e paghi. Principio di competenza: tassi il reddito quando maturano ricavi e costi.

Regimi fiscali a confronto nel 2026

Regime forfettario: requisiti e calcolo

Il forfettario si applica se i ricavi/compensi annui non superano 85.000 euro. Superi 100.000 euro? L’uscita è immediata nell’anno, con passaggio all’IVA dal momento del superamento, secondo le regole introdotte dalla Legge di Bilancio 2023. Restano gli altri requisiti previsti dalla Legge 190/2014 (assenza di partecipazioni di controllo in società collegate all’attività, niente regimi speciali IVA, ecc.). Verifica sempre i dettagli sulla fonte normativa ufficiale.

Come si calcola la base. Si prende il totale incassi netti (senza IVA perché non si applica). Si moltiplica per il coefficiente di redditività previsto per il codice ATECO. Esempi diffusi: professionisti 78%, artigiani 67%, commercio 40%. Questi coefficienti sono riportati negli allegati della Legge 190/2014 e successive modifiche.

Imposta dovuta. Si applica l’imposta sostitutiva del 15%. Per le nuove attività, se rispetti le condizioni di “start-up” previste dalla legge (nessuna attività simile nei 3 anni prima, e altre condizioni), l’aliquota scende al 5% per 5 anni. L’imposta sostitutiva rimpiazza IRPEF, addizionali regionali e comunali e IRAP. Restano dovuti i contributi previdenziali.

Regime ordinario: semplificato e ordinaria

Nel regime ordinario determini il reddito “vero”. Per professionisti e imprese minori si usa il principio di cassa (incassi meno pagamenti). Per le imprese in contabilità ordinaria si usa il principio di competenza (ricavi e costi quando maturano). Le regole discendono dal TUIR e dalle norme sulla contabilità semplificata.

Aliquote IRPEF 2026. Applichi gli scaglioni progressivi: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000,01 euro. Sono poi dovute le addizionali regionali e comunali, deliberate dagli enti locali entro i termini di legge. In presenza di detrazioni e deduzioni, l’imposta effettiva si riduce.

IVA e ritenute. In ordinario si applica l’IVA secondo le aliquote ordinarie (22%) e ridotte (10% o 5% in specifici settori) del DPR 633/1972. I professionisti subiscono ritenute d’acconto del 20% sui compensi, salvo regimi esclusi.

Contributi previdenziali: quanto pesano e come incidono

Gestione Separata INPS

I professionisti senza Cassa versano alla Gestione Separata, prevista dalla Legge 335/1995. L’aliquota ordinaria è fissata ogni anno da INPS con circolare. Negli ultimi anni si è attestata intorno al 26% per i non assicurati ad altre gestioni. Alcune categorie hanno aliquote ridotte (pensionati o assicurati altrove). I contributi si calcolano sul reddito imponibile e sono integralmente deducibili dal reddito prima di calcolare l’imposta.

Artigiani e Commercianti

Gli iscritti alle gestioni speciali versano contributi fissi sul minimale, più una percentuale sul reddito eccedente il minimale, secondo la Legge 233/1990 e le circolari annuali INPS. Le aliquote effettive, inclusive di addizionali, si collocano intorno al 24%–25%, ma verifica ogni anno i valori ufficiali. Anche questi contributi sono deducibili.

Casse professionali

I professionisti iscritti a Casse private (architetti, avvocati, ingegneri e altre) seguono i regolamenti della propria Cassa. In molti casi si paga un contributo soggettivo percentuale, un contributo integrativo in fattura (spesso 4%) e, talvolta, un contributo minimo. Il contributo integrativo non è un costo fiscale tuo se lo addebiti al cliente, ma incide su ricavi e liquidità. Le regole sono nei regolamenti di ciascuna Cassa e nelle delibere annuali.

Calcolo pratico: passi e logica

Nel regime forfettario

1) Somma gli incassi dell’anno (senza IVA perché non si applica). 2) Applica il coefficiente di redditività del tuo ATECO. Ottieni il reddito forfettario. 3) Calcola i contributi previdenziali su quel reddito secondo la tua gestione. 4) Deduci i contributi dal reddito forfettario. 5) Applica l’imposta sostitutiva del 15% (o 5% se start-up).

Nel regime ordinario

1) Somma i ricavi o compensi. 2) Sottrai i costi deducibili inerenti. 3) Determina ammortamenti, accantonamenti e altre variazioni fiscali secondo TUIR. 4) Ottieni il reddito imponibile. 5) Calcola i contributi e deducili. 6) Applica IRPEF a scaglioni. 7) Aggiungi addizionali regionali e comunali. 8) Considera detrazioni e crediti d’imposta.

Esempi numerici 2026

Professionista in forfettario (ATECO con coefficiente 78%)

Incassi annui: 40.000 euro. Reddito forfettario: 40.000 x 78% = 31.200 euro. Contributi Gestione Separata ipotizzati 26%: 31.200 x 26% = 8.112 euro. Reddito netto imponibile imposta: 31.200 – 8.112 = 23.088 euro. Imposta sostitutiva 15%: 3.463,20 euro. Totale fiscale e previdenziale: 8.112 + 3.463,20 = 11.575,20 euro. Aliquota effettiva complessiva: circa 28,9%.

Professionista in start-up forfettario (5%)

Stessi dati. Imposta sostitutiva 5%: 1.154,40 euro. Totale: 8.112 + 1.154,40 = 9.266,40 euro. Aliquota effettiva: circa 23,2%. Ricorda che la start-up richiede condizioni specifiche previste dalla Legge 190/2014.

Commerciante in ordinario semplificato

Ricavi: 60.000 euro + IVA. Costi deducibili: 20.000 euro + IVA. Reddito: 40.000 euro. Contributi commercianti stimati 24% sul reddito eccedente minimale: ipotizziamo 7.500 euro totali annui. Reddito imponibile IRPEF: 40.000 – 7.500 = 32.500 euro. IRPEF: 23% su 28.000 = 6.440; 33% su 4.500 = 1.485. Totale IRPEF 7.925 euro, oltre addizionali locali (variabili). IVA si gestisce a parte con liquidazioni periodiche e detrazione sugli acquisti.

Regola decisionale rapida

Se hai ricavi bassi, costi bassi e sei un professionista

Forfettario tende a convenire. Coefficiente 78% su ricavi modesti e deduzione dei contributi spesso battono l’IRPEF progressiva. Assicurati di stare sotto 85.000 euro e di rispettare i requisiti.

Se hai molti costi deducibili o margini stretti

Ordinario può convenire. Puoi dedurre i costi reali. Se il rapporto costi/ricavi supera circa il 40%–50%, l’ordinario diventa spesso più efficiente. Valuta anche IVA detraibile su grandi acquisti.

Se investi tanto e fai acquisti con IVA

Ordinario favorisce la detrazione IVA e l’ammortamento dei beni. Questo riduce l’imponibile e migliora la liquidità nel medio periodo.

Se sei in start-up e cresci gradualmente

Forfettario 5% aiuta nei primi 5 anni. Puoi poi migrare in ordinario quando i costi e gli investimenti diventano rilevanti o i ricavi superano le soglie.

Se vendi al pubblico con ricarichi bassi

Verifica il tuo coefficiente di redditività. Nel commercio (40%) il forfettario è spesso favorevole. Ma se i costi reali sono alti, l’ordinario può superarlo.

Scadenze e acconti 2026

Saldo e acconti imposte

In linea generale, il saldo dell’anno precedente e il primo acconto si versano a fine giugno. Il secondo acconto si versa a fine novembre. È possibile la maggiorazione per pagamento entro i 30 giorni successivi. Le scadenze precise possono variare con proroghe. La base è il D.Lgs. 241/1997 e i provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate.

Metodo di calcolo acconti

Metodo storico: calcoli gli acconti sull’imposta dovuta l’anno prima. Metodo previsionale: stimi l’imposta dell’anno in corso. Il metodo previsionale riduce acconti se prevedi un calo. Attenzione al rischio sanzioni se sottostimi.

Contributi INPS

Si pagano con le stesse scadenze degli acconti/ saldi delle imposte, salvo rateazioni particolari e minimali per Artigiani e Commercianti. Le istruzioni operative sono nelle circolari INPS di inizio anno.

IVA, ritenute, addizionali: dettagli che fanno la differenza

IVA

Nel forfettario non addebiti IVA in fattura e non la detrai sugli acquisti. In ordinario addebiti e detrai. Le aliquote ordinarie e ridotte sono nel DPR 633/1972. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari, secondo i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Ritenute d’acconto

In forfettario non subisci ritenuta e indichi la relativa dicitura in fattura. In ordinario i professionisti subiscono il 20% di ritenuta sui compensi, riducendo l’imposta da versare a saldo.

Addizionali locali

Si applicano solo in ordinario. L’addizionale regionale e comunale si calcola sul reddito imponibile IRPEF, con aliquote deliberate dagli enti. Le regole di versamento seguono le stesse scadenze di IRPEF.

Controlli, sanzioni e tutela

Ravvedimento operoso

Se sbagli o paghi in ritardo, puoi rimediare con sanzioni ridotte e interessi legali, secondo D.Lgs. 472/1997 e 471/1997. Prima regolarizzi, meno paghi. Conserva documenti e prima nota per eventuali controlli.

Statuto del contribuente

La Legge 212/2000 garantisce diritti e tempi certi nei rapporti con il fisco. Conosci i tuoi diritti su termini, rateazioni e adesione. Le comunicazioni ufficiali arrivano tramite PEC o cassetto fiscale.

Fonti e aggiornamenti

Per verificare norme e novità usa questi riferimenti istituzionali: Normattiva per TUIR e DPR IVA; Agenzia delle Entrate per scaglioni IRPEF, imposta sostitutiva e scadenze; INPS per aliquote e minimali; Ministero del Lavoro per inquadramenti e vigilanza. In caso di dubbio, consulta sempre le fonti primarie.

Scenario Requisiti di accesso Come si calcola l’imponibile Tempistiche e adempimenti chiave 2026
Forfettario standard (15%) Ricavi/compensi fino a 85.000 euro; nessun regime IVA speciale; rispetto cause ostative Legge 190/2014; uscita immediata oltre 100.000 euro nell’anno Incassi x coefficiente ATECO (es. 78% professioni, 67% artigiani, 40% commercio); deduci contributi; imposta sostitutiva 15% Saldo e 1° acconto imposta e contributi a fine giugno; 2° acconto a fine novembre; fatture elettroniche; esterometro/trimestrali esclusi dalla liquidazione IVA
Forfettario start-up (5%) Nuova attività con requisiti Legge 190/2014 (assenza attività simile nei 3 anni precedenti e altre condizioni); soglie come sopra Come forfettario standard; imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni; contributi deducibili Stesse scadenze del forfettario; monitoraggio soglie per permanenza; indicazioni specifiche in fattura sulla non applicazione ritenute
Ordinario semplificato (persone fisiche) Imprese minori e professionisti nei limiti previsti; obbligo IVA e registri; ritenute per professionisti Ricavi/compensi meno costi deducibili; ammortamenti; contributi deducibili; IRPEF 23–33–43% + addizionali locali Liquidazioni IVA mensili/trimestrali; dichiarazioni annuali; saldo/1° acconto imposte a giugno; 2° acconto a novembre; ISA se dovuti
Ordinario contabilità ordinaria Obbligatoria sopra certe soglie o su opzione; scritture contabili complete; IVA con detrazione Principio di competenza; rimanenze, ratei e risconti; deduzione contributi; IRPEF progressiva + addizionali Adempimenti contabili completi; liquidazioni IVA; inventari; versamenti a giugno/novembre; possibili rateazioni secondo normativa

FAQ

Quali tasse pago in regime forfettario e quali posso dedurre?

In forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15% sul reddito forfettario. Se rispetti i requisiti start-up, paghi il 5% per i primi 5 anni. Non paghi IRPEF ordinaria, addizionali regionali e comunali, né IRAP. Non applichi IVA e non la detrai. I contributi previdenziali restano dovuti secondo la tua gestione (INPS Gestione Separata, Artigiani/Commercianti o Cassa). Puoi dedurre integralmente i contributi previdenziali dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta. Non puoi dedurre i costi reali (affitti, telefoni, auto) perché il regime usa un coefficiente di redditività al posto delle spese analitiche. Puoi però detrarre oneri personali nella dichiarazione dei redditi (ad esempio spese mediche, interessi mutuo) secondo le regole generali del TUIR.

Come funzionano gli scaglioni IRPEF 2026 e come si applicano con un esempio?

Gli scaglioni 2026 sono tre: 23% fino a 28.000 euro; 33% da 28.000,01 a 50.000 euro; 43% oltre 50.000,01 euro. Si applicano “a blocchi” sul reddito imponibile dopo la deduzione dei contributi. Esempio: imponibile 35.000 euro. Applichi 23% su 28.000 (6.440 euro) e 33% su 7.000 (2.310 euro). Totale 8.750 euro, prima di addizionali. Poi aggiungi l’addizionale regionale e comunale, che dipendono dal luogo di residenza fiscale e dalle delibere dell’anno. Eventuali detrazioni per lavoro autonomo, carichi di famiglia e spese detraibili riducono l’imposta lorda fino all’imposta netta dovuta. Se hai ritenute d’acconto subite, le scomputi dai versamenti a saldo e acconto.

Quando conviene il regime ordinario invece del forfettario?

Conviene quando hai tanti costi deducibili o investimenti con IVA elevata. Se i costi reali superano una soglia intorno al 40%–50% dei ricavi, l’ordinario spesso è più efficiente. Conviene anche se fai acquisti di beni strumentali importanti e vuoi detrarre l’IVA e ammortizzare il costo. Se prevedi ricavi oltre 85.000 euro o molto vicini alla soglia, l’ordinario evita il rischio di fuoriuscita improvvisa in corso d’anno. Valuta anche la presenza di ritenute d’acconto, che in ordinario riducono i versamenti a saldo, migliorando la gestione dei flussi di cassa. La scelta va simulata con dati reali, includendo contributi, detrazioni e addizionali locali.

Come gestisco acconti e saldi? Posso usare il metodo previsionale senza rischi?

Paghi saldo e primo acconto a fine giugno e secondo acconto a fine novembre. Con il metodo storico calcoli gli acconti sull’imposta dell’anno precedente. Con il metodo previsionale stimi l’imposta dell’anno corrente. Se prevedi un calo di reddito, il previsionale riduce gli acconti. Il rischio è la sottostima: se a consuntivo l’imposta risulta più alta, paghi differenze e potenziali sanzioni e interessi. Le regole sono nel D.Lgs. 241/1997 e nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Una buona pratica è fare più simulazioni durante l’anno e aggiornare la previsione con i dati reali del secondo semestre, riducendo il rischio di errore.

Quali sono gli errori più comuni che portano a sanzioni e come evitarli?

Tre errori ricorrenti: 1) sottovalutare l’IVA in ordinario. Un acquisto mal classificato o una liquidazione saltata genera sanzioni e interessi. 2) sbagliare gli acconti. Usare il previsionale senza verifiche porta a debiti imprevisti. 3) confondere incassi e ricavi. In semplificata per cassa contano le entrate e le uscite effettive; in ordinaria contano competenze e rimanenze. Per evitarli, aggiorna la contabilità mensilmente, conserva le pezze giustificative, verifica le soglie del forfettario (85.000/100.000), e usa il ravvedimento operoso subito se ti accorgi di un errore. Consulta le norme su Normattiva e le circolari dell’Agenzia e di INPS; sono le uniche fonti ufficiali riconosciute.

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