Tasse il primo anno di Partita IVA: quante se ne pagano?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Nel primo anno non versi l’imposta sul reddito. La pagherai l’anno dopo con saldo e acconti. Ma potresti pagare già da subito IVA, contributi INPS minimi o imposta di bollo sulle fatture.

  • Imposte sul reddito: le versi l’anno successivo (saldo per l’anno 1 e acconti per l’anno 2) secondo il meccanismo saldo-acconti previsto dal DPR 435/2001 e dal TUIR (DPR 917/1986).
  • Contributi: artigiani/commercianti pagano contributi minimi subito (L. 335/1995); gestione separata paga l’anno dopo; casse professionali applicano minimi/acconti propri.
  • IVA e bollo: IVA si paga da subito se non sei in forfettario (DPR 633/1972); bollo sulle e-fatture senza IVA è trimestrale (DPR 642/1972 e DM 28 dicembre 2018).

Perché nel primo anno non versi l’imposta sul reddito

Le imposte sul reddito (IRPEF e addizionali, o imposta sostitutiva nel regime forfettario) si pagano l’anno dopo. Funziona così per tutti i titolari di partita IVA.

Il motivo è il meccanismo “saldo e acconti”. Il saldo è l’imposta dovuta per l’anno chiuso. Gli acconti sono anticipo per l’anno in corso. Le scadenze ordinarie cadono tra giugno e novembre (DPR 435/2001).

La base di calcolo dipende dal regime fiscale. Nel forfettario paghi un’aliquota sostitutiva (5% start-up se rispetti i requisiti o 15% negli altri casi, come da Legge 190/2014 e successive leggi di bilancio). Nei regimi ordinario/semplificato paghi IRPEF a scaglioni sul reddito d’impresa o di lavoro autonomo (DPR 917/1986).

Quando si apre la partita IVA a metà anno non cambia il principio. Nel primo anno non hai ancora una dichiarazione chiusa e quindi non versi imposte sul reddito. Pagherai l’anno dopo: saldo per il primo anno e acconti per il secondo.

Esempio numerico semplice

Immagina di aprire a giugno 2026. Nel 2026 non versi l’imposta sul reddito. A giugno 2027 versi il saldo 2026 e il primo acconto 2027. A novembre 2027 versi il secondo acconto 2027. Le percentuali di ripartizione tra primo e secondo acconto seguono le regole vigenti (in due rate, con prima a giugno e seconda a novembre; se l’acconto è piccolo, si paga in un’unica soluzione a novembre, secondo DPR 435/2001).

Se sei in forfettario, la stessa logica vale per l’imposta sostitutiva. Se sei in ordinario/semplificato, vale per IRPEF e addizionali. In entrambi i casi presenti la dichiarazione dei redditi e versi con F24.

Cosa potresti pagare già dal primo anno

IVA: liquidazioni da subito se non sei in forfettario

L’IVA si applica sin dall’avvio dell’attività, a meno che tu sia nel regime forfettario che non addebita IVA in fattura (Legge 190/2014 e DPR 633/1972). Se sei in regime ordinario/semplificato, liquidi l’IVA mensilmente o trimestralmente.

Liquidazione mensile: versi entro il giorno 16 del mese successivo. Liquidazione trimestrale: versi entro il giorno 16 del secondo mese successivo al trimestre, con la maggiorazione prevista per i trimestrali per opzione (art. 7 DPR 542/1999). Le regole tecniche IVA sono nel DPR 633/1972 (consultabile su Normattiva).

Emetti fatture elettroniche secondo il D.Lgs. 127/2015. L’eventuale split payment o reverse charge dipende dal tipo di operazione. Queste eccezioni non spostano la logica: l’IVA si gestisce da subito se sei fuori dal forfettario.

Contributi previdenziali: quando scattano davvero

Il quadro previdenziale dipende dalla gestione di iscrizione (fonte: L. 335/1995 e circolari INPS annuali; per casse professionali, regolamenti interni vigilati dal Ministero del Lavoro).

Artigiani e commercianti (INPS): versano contributi minimi fissi sin dal primo anno. Scadenze tipiche trimestrali (maggio, agosto, novembre, febbraio). Se il reddito supera il minimale, versano anche la parte percentuale in sede di saldo e acconti l’anno dopo.

Gestione separata INPS (professionisti senza cassa): non ha minimi. Versi solo a consuntivo, l’anno successivo, con saldo e acconti su F24, insieme alle imposte.

Casse professionali (avvocati, ingegneri, medici, ecc.): spesso prevedono minimi e acconti anche nel primo anno, con regole e scadenze proprie. Verifica il regolamento della tua cassa. La vigilanza è del Ministero del Lavoro, ma le modalità variano tra casse.

Imposta di bollo sulle fatture senza IVA

Se emetti fatture senza IVA che superano 77,47 euro (ad esempio nel forfettario), applichi il bollo da 2 euro. Sulle fatture elettroniche, il versamento avviene per trimestri con F24 o addebito successivo (DPR 642/1972 e DM 28 dicembre 2018; provvedimenti Agenzia delle Entrate).

Le scadenze trimestrali ordinarie cadono a fine maggio, fine settembre, fine novembre e fine febbraio dell’anno successivo. Consulta sempre l’ultimo provvedimento dell’Agenzia delle Entrate per eventuali variazioni operative.

Altri oneri frequenti nel primo anno

Diritto annuale Camera di Commercio: dovuto dalle imprese iscritte al Registro Imprese entro il termine del saldo delle imposte (riferimenti: Legge 580/1993 e decreti attuativi del MIMIT). Si paga anche nel primo anno, spesso in misura fissa o ridotta in base alla provincia.

Imposte di registro e bolli su atti specifici (contratti di locazione, pratiche amministrative) possono scattare nel primo anno, a seconda dell’attività. Sono tributi autonomi rispetto all’imposta sul reddito.

Regola decisionale rapida

Usa questa catena logica per capire se nel primo anno versi qualcosa:

  • Se sei in regime forfettario? Sì: non versi IVA e non versi imposta sostitutiva nel primo anno. Ma versi il bollo sulle fatture e, se artigiano/commerciante, i contributi minimi da subito. Se sei in gestione separata, niente contributi nel primo anno.
  • Se NON sei in forfettario: versi IVA da subito (mensile o trimestrale). Se sei professionista con sostituti d’imposta, subisci ritenute in fattura durante l’anno. L’imposta sul reddito la versi l’anno dopo (saldo+acconti).
  • Se sei artigiano/commerciante: contributi INPS minimi scattano subito, indipendentemente dal reddito. Poi saldo e acconti l’anno successivo per la quota a percentuale.
  • Se hai una cassa professionale: verifica i minimi. In molti ordinamenti scattano nel primo anno, spesso con acconti pro-rata.
  • Se emetti e-fatture senza IVA oltre 77,47 euro: versa l’imposta di bollo trimestrale già nel primo anno.

Come funzionano saldo e acconti nel secondo anno

A giugno dell’anno 2 versi il saldo per l’anno 1. Nella stessa finestra versi anche il primo acconto per l’anno 2. A novembre versi il secondo acconto. Se l’acconto è sotto la soglia minima, versi una sola rata a novembre (DPR 435/2001).

Le stesse scadenze valgono per l’imposta sostitutiva del forfettario e per i contributi dovuti in sede di dichiarazione (gestione separata o quota eccedente per artigiani/commercianti). Le regole di calcolo dell’acconto seguono la percentuale vigente sull’imposta netta dell’anno precedente.

Se incassi poco nel primo anno, il saldo sarà basso e gli acconti ridotti. Se il primo anno va forte, preparati a un saldo rilevante e ad acconti più alti. Pianifica la cassa di conseguenza.

Rateazione, interessi e ravvedimento operoso

Puoi rateizzare i versamenti di giugno con piccoli interessi di dilazione mensile. Se salti una scadenza, puoi usare il ravvedimento operoso per ridurre sanzioni e interessi (art. 13 del D.Lgs. 472/1997, Normattiva). Prima paghi, meno sanzioni applichi.

Norme di riferimento da conoscere

Per le imposte dirette e le scadenze: DPR 917/1986 (TUIR) e DPR 435/2001. Per IVA: DPR 633/1972 e DPR 542/1999 per i trimestrali. Per fatturazione elettronica: D.Lgs. 127/2015. Per imposta di bollo: DPR 642/1972 e DM 28 dicembre 2018. Per previdenza: L. 335/1995 e circolari INPS; per casse professionali, regolamenti interni con vigilanza del Ministero del Lavoro. Consulta sempre Normattiva e i siti istituzionali (Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero del Lavoro) per gli aggiornamenti ufficiali.

Profilo fiscale/previdenziale Cosa paghi nel 1° anno Scadenze nel 1° anno Cosa paghi nel 2° anno (per l’anno 1) Riferimenti normativi
Forfettario + Gestione Separata Nessuna imposta sul reddito; nessun contributo minimo; bollo e-fatture se dovuto Bollo: trimestri (fine maggio, settembre, novembre, febbraio) Saldo imposta sostitutiva e contributi gestione separata; acconti imposta/contributi Legge 190/2014; DPR 642/1972; DM 28/12/2018; L. 335/1995
Forfettario + Artigiano/Commerciante Contributi minimi INPS da subito; bollo e-fatture se dovuto INPS minimi: trimestri (maggio, agosto, novembre, febbraio); bollo: trimestri Saldo imposta sostitutiva; saldo quota INPS eccedente; acconti imposta/INPS Legge 190/2014; L. 335/1995; circolari INPS; DPR 642/1972
Regime ordinario/semplificato + Gestione Separata IVA mensile/trimestrale; eventuali ritenute subite IVA: mensile (16 del mese) o trimestrale (16 del secondo mese successivo) Saldo IRPEF/addizionali; contributi gestione separata; acconti imposte/contributi DPR 633/1972; DPR 542/1999; DPR 917/1986; L. 335/1995
Professionista ordinario con sostituti d’imposta IVA (se dovuta) e ritenute d’acconto operate dai clienti sostituti IVA come sopra; ritenute trattenute al pagamento dai sostituti Conguaglio IRPEF su ritenute subite; acconti IRPEF; contributi previdenziali DPR 917/1986; DPR 633/1972; DPR 600/1973
Professione con Cassa (es. forense, ingegneri) Minimi e/o acconti cassa; IVA se dovuta; bollo se dovuto Secondo regolamento della cassa; IVA/bollo come sopra Saldo IRPEF o imposta sostitutiva (se applicabile); saldo/acconti previdenziali Regolamenti casse; Ministero del Lavoro; DPR 633/1972; DPR 917/1986

FAQ

Nel primo anno non pago nulla? Quali sono le eccezioni pratiche più comuni?

No. Nel primo anno non paghi l’imposta sul reddito perché manca ancora la dichiarazione dell’anno chiuso. Ma molte partite IVA pagano già da subito altri oneri. Se sei in regime ordinario o semplificato, l’IVA si versa dal primo periodo di liquidazione. Se sei artigiano o commerciante, versi subito i contributi minimi INPS a prescindere dal reddito. Se emetti fatture elettroniche senza IVA oltre 77,47 euro, versi l’imposta di bollo trimestralmente. Se sei professionista con cassa, potresti avere minimi o acconti previdenziali già nel primo anno. Quindi “non pago nulla” è raramente vero. La regola esatta dipende da regime fiscale, gestione previdenziale e tipologia di fatture. Le basi normative: DPR 633/1972 per IVA, L. 335/1995 per previdenza, DPR 642/1972 e DM 28/12/2018 per bollo, DPR 917/1986 e DPR 435/2001 per imposte sul reddito.

Come faccio a stimare quanto pagherò a giugno dell’anno successivo all’apertura?

Procedi per passi. Primo: stima il reddito del primo anno. Nel regime forfettario usa il coefficiente di redditività e sottrai i contributi previdenziali deducibili; otterrai la base imponibile dell’imposta sostitutiva. Nel regime ordinario o semplificato calcola il reddito con il principio di competenza o di cassa, a seconda dell’attività, come definito nel TUIR (DPR 917/1986). Secondo: applica le aliquote (imposta sostitutiva nel forfettario o scaglioni IRPEF negli altri regimi) e considera le addizionali regionali e comunali. Terzo: calcola i contributi previdenziali dovuti sul reddito (gestione separata o quota eccedente per artigiani/commercianti), tenendo conto delle aliquote in vigore nell’anno. Quarto: determina gli acconti per l’anno 2 secondo le regole correnti (due rate, con prima a giugno e seconda a novembre; soglie minime come da DPR 435/2001). Se nel corso dell’anno hai subito ritenute, sottrai quanto già trattenuto. Il totale di giugno includerà saldo anno 1 e primo acconto anno 2; a novembre verserai il secondo acconto.

Sono in regime forfettario: nel primo anno non ho IVA ma devo pagare qualcosa oltre al bollo?

Dipende dalla previdenza. Se sei in gestione separata non versi contributi nel primo anno. Pagherai saldo e acconti l’anno successivo, insieme all’imposta sostitutiva. Se sei artigiano o commerciante versi i contributi minimi INPS da subito, anche se fatturi poco. Se hai una cassa professionale, controlla i minimi previsti: molte casse richiedono acconti anche nel primo anno. Oltre a questo, potresti dover pagare il diritto annuale della Camera di Commercio se sei impresa. Ricorda: il forfettario esonera dall’IVA ma non esonera da bollo e da eventuali versamenti previdenziali. Le fonti: Legge 190/2014 per il forfettario; L. 335/1995 e circolari INPS per previdenza; Legge 580/1993 per diritto camerale.

Ho aperto a ottobre: cambia qualcosa nelle scadenze del secondo anno?

Le scadenze non cambiano. Aprire a metà o a fine anno non sposta il calendario di saldo e acconti. A giugno dell’anno successivo versi saldo e primo acconto. A novembre versi il secondo acconto. Ciò che cambia è la misura del saldo: avendo lavorato meno mesi, di solito paghi meno imposte e meno contributi a consuntivo. Se sei artigiano/commerciante, i contributi minimi del primo anno possono essere calcolati pro-rata a seconda delle regole INPS dell’anno. Per IVA, se non sei in forfettario, liquidi comunque i periodi effettivi in cui hai emesso fatture. Riferimenti: DPR 435/2001 per scadenze, DPR 633/1972 per IVA, circolari INPS per pro-rata contributivo.

Se sbaglio o pago in ritardo nel primo o nel secondo anno, come rimediare senza sanzioni piene?

Puoi usare il ravvedimento operoso (art. 13 D.Lgs. 472/1997). Funziona così: versi l’imposta dovuta, aggiungi una sanzione ridotta calcolata in base al ritardo (più paghi presto, più si riduce) e aggiungi gli interessi legali maturati giorno per giorno. Il ravvedimento copre IVA, imposte sul reddito, imposta di bollo e molti altri tributi. Per i contributi previdenziali si applicano regole proprie di INPS o delle casse, che prevedono somme aggiuntive e interessi. Conserva le ricevute degli F24 e, se necessario, invia eventuali comunicazioni integrative. Consulta sempre le istruzioni aggiornate dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS per i calcoli correnti. Le norme sono su Normattiva e sui siti istituzionali dell’Agenzia delle Entrate e dell’INPS.

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