Reddito netto: cos’è e come si calcola?

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Ultimo aggiornamento: giugno 2026.

Per calcolare il reddito netto in Partita IVA togli da incassi le spese (reali o forfettarie), poi imposte e contributi. Nel forfettario usi il coefficiente; nell’ordinario deduci i costi effettivi e consideri IVA e IRPEF.

  • Formula generale: reddito netto = incassi – spese (o costi forfettari) – contributi previdenziali – imposte.
  • Forfettario: base imponibile = incassi x coefficiente di redditività – contributi; imposta sostitutiva 15% o 5% start-up.
  • Ordinario: deduci i costi reali ammessi, applichi IVA e calcoli IRPEF a scaglioni; contributi sono deducibili.

Definizioni, quadro normativo e principi contabili

Reddito netto è quanto ti resta dopo aver pagato tutti i costi, i contributi previdenziali e le imposte. È il denaro “spendibile” dalla tua attività.

Nel regime forfettario non deduci i costi reali. Lo Stato stima i costi con un coefficiente di redditività per codice ATECO. La base imponibile è semplificata.

Nell’ordinario deduci i costi effettivi. Per i professionisti vale il principio di cassa: contano incassi e pagamenti (art. 54 del TUIR, DPR 917/1986). Per le imprese vale il principio di competenza economica (artt. 85 e 109 del TUIR).

L’IVA si applica nel regime ordinario (DPR 633/1972). Nel forfettario, l’IVA non si addebita in fattura, con le eccezioni previste per operazioni particolari come il reverse charge.

Fonti normative di riferimento: TUIR (DPR 917/1986), IVA (DPR 633/1972), regime forfettario (art. 1, commi 54-89 della Legge 190/2014, come modificata, tra le altre, dalla Legge 197/2022), IRAP (D.Lgs. 446/1997, con esclusione per persone fisiche esercenti arti e professioni e imprese individuali introdotta dalla Legge 234/2021). Per i contributi: Legge 335/1995 e Legge 233/1990, più circolari INPS annuali. Per ritenute d’acconto: DPR 600/1973, art. 25. Le norme sono consultabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS e Ministero del Lavoro.

Come si calcola il reddito netto nel regime forfettario

1) Identifica il coefficiente di redditività

Il coefficiente di redditività è la percentuale che trasforma gli incassi in reddito imponibile “lordo”. Ogni attività ha il suo valore. Per i professionisti tecnici e simili è spesso 78%. Esempio: social media manager con 78%.

2) Calcola la base imponibile

Formula: base imponibile = incassi x coefficiente di redditività – contributi previdenziali versati nell’anno. I contributi versati si sottraggono prima di applicare l’imposta.

Esempio didattico: incassi 40.000 euro, coefficiente 78%, contributi ipotizzati 26% su imponibile forfettario. Primo passaggio: 40.000 x 78% = 31.200. Se i contributi versati nell’anno sono 8.000, la base imponibile diventa 31.200 – 8.000 = 23.200. Nota: l’aliquota contributiva dipende dalla tua gestione e dall’anno; verifica la circolare INPS del 2026.

3) Applica l’imposta sostitutiva

L’imposta sostitutiva è al 15% (aliquota ordinaria) oppure al 5% per i primi cinque anni se rispetti i requisiti “start-up” (art. 1, comma 65, Legge 190/2014). Sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Continuando l’esempio: 23.200 x 15% = 3.480 euro di imposta. Se hai diritto al 5%, 23.200 x 5% = 1.160 euro.

4) Contributi previdenziali in forfettario

Se sei professionista senza cassa, versi alla Gestione Separata INPS (Legge 335/1995). L’aliquota la stabilisce ogni anno l’INPS con circolare. Se sei artigiano o commerciante, versi contributi fissi su un minimale più una quota percentuale sull’eccedenza (Legge 233/1990 e circolari INPS annuali). In forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi artigiani/commercianti, previa domanda all’INPS (agevolazione prevista dalla normativa sul forfettario).

I contributi sono deducibili dal reddito. Quindi riducono la base su cui applichi l’imposta sostitutiva.

Come si calcola il reddito netto nel regime ordinario

1) Determina ricavi e costi deducibili

Per i professionisti contano incassi e pagamenti dell’anno (principio di cassa). Per le imprese contano competenza e regole civilistiche-fiscali (ammortamenti, rimanenze, ratei, risconti).

Esempi di costi deducibili: materie prime, beni strumentali tramite ammortamento, canoni software, compensi a consulenti, spese di trasferta, canoni di locazione, utenze, costi auto con limiti, diritto annuale CCIAA. Regole e limiti sono nel TUIR e nelle guide dell’Agenzia delle Entrate.

2) IVA e ritenute d’acconto

Nel regime ordinario applichi l’IVA in fattura e versi l’imposta al netto dell’IVA sugli acquisti detraibile. L’IVA non entra nel reddito. È un’imposta “di transito”.

Se sei professionista, spesso il cliente sostituto d’imposta trattiene il 20% a titolo di ritenuta d’acconto (DPR 600/1973, art. 25). La ritenuta riduce quanto incassi subito ma costituisce acconto dell’IRPEF. Va considerata nei saldi.

3) IRPEF a scaglioni 2026

L’IRPEF si calcola applicando le aliquote progressive per scaglioni sul reddito complessivo al netto delle deduzioni. Nel 2026 gli scaglioni sono: fino a 28.000 euro: 23%; da 28.001 a 50.000 euro: 33%; oltre 50.000 euro: 43%. Fonte: TUIR e leggi di bilancio vigenti pubblicate in Gazzetta Ufficiale (consultabili su Normattiva).

Dopo l’IRPEF si applicano le addizionali regionali e comunali, secondo le delibere locali pubblicate dal MEF-Regioni e Comuni.

4) Contributi previdenziali

Contributi a INPS Gestione Separata, a INPS Artigiani/Commercianti o alla cassa professionale di categoria (per esempio avvocati, ingegneri, medici). La base e l’aliquota dipendono dalla tua gestione. Trovi regole e aliquote nella circolare INPS annuale o nei regolamenti delle casse.

I contributi obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). Quindi riducono l’IRPEF dovuta.

Regola decisionale rapida

Scegli il regime in 5 passaggi logici

1) Incassi previsti entro 85.000 euro e costi reali bassi? Forfettario di norma conviene. Usi il coefficiente e semplifichi gli adempimenti (Legge 190/2014 e successive modifiche, Legge 197/2022 per la soglia).

2) Incassi entro 85.000 euro ma hai costi elevati, investimenti importanti o IVA a credito strutturale? Valuta l’ordinario: deduci i costi reali e recuperi l’IVA sugli acquisti.

3) Clienti business che detrarrebbero l’IVA e chiedono prezzi al netto? L’ordinario può rendere più competitivi i prezzi, grazie alla rivalsa IVA e alla deduzione dei costi.

4) Sei artigiano/commerciante con contributi fissi significativi? In forfettario esiste la riduzione del 35% previa domanda. Confronta i due scenari includendo i contributi per intero.

5) Prevedi di superare 85.000 euro o potresti sforare in corso d’anno? Valuta l’ordinario dall’inizio, per evitare passaggi onerosi a metà attività e per gestire l’IVA senza shock di cassa.

Esempi pratici di calcolo

Esempio A: Forfettario, professionista (coefficiente 78%)

Incassi: 40.000 euro. Coefficiente: 78%. Imponibile lordo: 31.200 euro. Supponi contributi versati all’anno: 8.000 euro (valore didattico; verifica aliquota e minimale INPS 2026). Base imponibile imposta: 31.200 – 8.000 = 23.200 euro. Imposta sostitutiva 15%: 3.480 euro. Reddito netto stimato: 40.000 – 8.000 – 3.480 = 28.520 euro.

Se hai i requisiti per il 5%: imposta 1.160 euro. Reddito netto: 40.000 – 8.000 – 1.160 = 30.840 euro.

Esempio B: Ordinario, professionista

Incassi: 60.000 euro. Costi deducibili pagati: 18.000 euro. Contributi versati: 12.000 euro (Gestione Separata o cassa). Reddito imponibile IRPEF: 60.000 – 18.000 – 12.000 = 30.000 euro. IRPEF 2026: 28.000 x 23% + 2.000 x 33% = 6.440 + 660 = 7.100 euro. Addizionali: variabili. Reddito netto base: 60.000 – 18.000 – 12.000 – 7.100 = 22.900 euro, al netto delle addizionali.

Se parte dei compensi è con ritenuta 20%, avrai incassato meno durante l’anno, ma la ritenuta si scomputa nelle imposte a saldo.

Adempimenti, acconti e cash flow

Acconti e saldi imposte

Paghi saldo e primo acconto entro fine giugno (con eventuale maggiorazione per luglio). Secondo acconto entro fine novembre. Valgono per imposta sostitutiva forfettaria e per IRPEF. Base acconti: metodo storico o previsionale (TUIR e DPR 435/2001).

I contributi seguono scadenze simili, su base dichiarativa. Per artigiani/commercianti, i contributi fissi hanno rate calendarizzate. Controlla il quadro normativo e le circolari INPS del 2026.

Liquidazioni IVA

Nell’ordinario, l’IVA è mensile o trimestrale con interessi. Si versa tramite F24, secondo il DPR 633/1972 e i provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Il forfettario non liquida IVA, salvo casi particolari.

Costi tipici deducibili nell’ordinario (con avvertenze)

Strumenti, software e consulenze

Puoi dedurre canoni e licenze software, onorari di commercialista e avvocato, strumenti di lavoro. I beni durevoli si ammortizzano. Le aliquote di ammortamento sono nei decreti ministeriali sui coefficienti.

Veicoli, telefonia e spese promiscue

Auto e telefono hanno percentuali di deducibilità limitate. Dipende dall’uso e dal tipo di attività. Verifica i limiti del TUIR e le risposte dell’Agenzia delle Entrate.

Controlli, documenti e fonti

Cosa tenere a portata

Per difendere il tuo calcolo del netto conserva: fatture emesse e ricevute, estratti conto, contratti, F24, quietanze contributive, prospetti IVA, registri contabili, CU ricevute da clienti con ritenuta.

Per aggiornarti usa: Normattiva per le leggi; Agenzia delle Entrate per imposte dirette e IVA; INPS per contributi; Ministero del Lavoro per norme sul lavoro autonomo; regolamenti delle casse professionali.

Scenario Requisiti/limiti Base imponibile e formula Imposte e contributi Tempistiche e adempimenti
Forfettario – Professionista (es. social media manager, coeff. 78%) Ricavi/compensi fino a 85.000 euro; assenza di cause ostative (Legge 190/2014, Legge 197/2022) (Incassi x coefficiente) – contributi versati Imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up); contributi INPS Gestione Separata secondo aliquota annuale Imposta: saldo/ACCONTI giugno-novembre; niente IVA periodica; niente ritenuta subita; dichiarazione Redditi PF
Forfettario – Artigiano/Commerciante Fino a 85.000 euro; possibile riduzione contributi 35% su domanda (Incassi x coefficiente attività) – contributi versati Imposta sostitutiva; contributi INPS fissi su minimale + percentuale su eccedenza (circolari INPS annue) Imposta: saldo/acconti; contributi fissi in rate; niente liquidazioni IVA
Ordinario – Professionista Nessun limite ricavi; principio di cassa (art. 54 TUIR) Incassi – costi pagati deducibili – contributi IRPEF a scaglioni 23%/33%/43% + addizionali; ritenute 20% subite in acconto; contributi INPS o cassa IVA mensile/trimestrale; F24 periodici; saldo e acconti IRPEF; CU da clienti sostituti
Ordinario – Impresa (ditte individuali) Contabilità semplificata o ordinaria; principio di competenza (artt. 85 e 109 TUIR) Ricavi – costi per competenza – ammortamenti – contributi IRPEF a scaglioni + addizionali; IVA ordinaria; niente IRAP per persone fisiche (Legge 234/2021) IVA periodica; imposte saldo/acconti; adempimenti inventariali e registri

FAQ: domande frequenti sul calcolo del reddito netto

1) Meglio forfettario o ordinario se ho costi variabili durante l’anno?

Dipende dal rapporto tra costi effettivi e coefficiente di redditività. Se i costi reali superano la quota implicita del forfettario, l’ordinario tende a convenire. Nell’ordinario deduci tutte le spese ammesse, ammortizzi i beni e recuperi l’IVA sugli acquisti. Nel forfettario rinunci alla detrazione IVA e alla deduzione analitica dei costi, ma guadagni semplicità e spesso un’imposta più bassa. Per scegliere, costruisci due preventivi: nel forfettario applica il coefficiente e la sostitutiva; nell’ordinario stima i costi in modo prudente, considera le aliquote IRPEF 2026 e aggiungi addizionali. Ricorda anche i contributi, che in entrambi i regimi sono deducibili. Le basi sono nel TUIR e nella Legge 190/2014.

2) Come incidono i contributi INPS o della cassa sul mio netto?

I contributi riducono l’imponibile fiscale perché sono deducibili (art. 10 TUIR). Nel forfettario li sottrai prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Nell’ordinario li deduci dal reddito complessivo prima dell’IRPEF. Se sei artigiano o commerciante, hai contributi fissi sul minimale e una quota variabile; nel forfettario puoi chiedere lo sconto del 35% (domanda all’INPS). Se sei iscritto alla Gestione Separata, applichi l’aliquota annua su base imponibile. Se hai cassa professionale, segui il regolamento della tua cassa. Verifica ogni anno le aliquote nelle circolari INPS e negli avvisi delle casse.

3) Come considero le ritenute d’acconto nel calcolo?

Le ritenute d’acconto non sono un costo. Sono un anticipo dell’IRPEF. Se emetti fatture con ritenuta, incassi meno subito, ma in dichiarazione scomputi le ritenute dall’imposta dovuta. Quindi influenzano il cash flow, non il reddito imponibile. Nel forfettario non si applicano ritenute: in fattura inserisci la dicitura di esclusione prevista dalla Legge 190/2014. Nell’ordinario, per i professionisti, la ritenuta del 20% si applica di norma quando il cliente è sostituto d’imposta (DPR 600/1973, art. 25). Conserva sempre le CU per allineare ritenute e F24 in dichiarazione.

4) Quali spese posso dedurre in ordinario e quali limiti devo rispettare?

Sono deducibili le spese inerenti all’attività: acquisti, canoni, servizi, consulenze, software, oneri bancari, trasporti, spese promiscue con percentuali. I beni strumentali si ammortizzano secondo i coefficienti ministeriali. Auto, telefoni e spese di rappresentanza hanno limiti e percentuali specifiche nel TUIR e nelle circolari dell’Agenzia delle Entrate. L’IVA è detraibile con le regole del DPR 633/1972. Le spese non documentate o non inerenti non sono deducibili. Evita di confondere spese personali e aziendali: usa conti separati e una prima nota ordinata.

5) Come pianifico acconti e saldi per evitare sorprese di cassa?

Usa un calendario fiscale. Metti da parte ogni mese una quota per imposte e contributi. Calcola acconti con il metodo storico quando vuoi prudenza. Usa il previsionale se sai di guadagnare meno e vuoi ridurre gli acconti in modo legittimo. Per il 30 giugno pianifica saldo e primo acconto. Per il 30 novembre il secondo acconto. Se sei in forfettario, ricorda che versi l’imposta sostitutiva con le stesse logiche. Per i contributi, verifica scadenze e minimali nella circolare INPS del 2026. Tieni d’occhio le liquidazioni IVA se sei in ordinario: mensili o trimestrali, influenzano molto la cassa. Le regole sono nei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate, nel DPR 633/1972 e nel DPR 435/2001.

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