Regime fiscale per architetto: qual è il più conveniente?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per un architetto, il forfettario conviene sotto 85.000 euro con spese leggere; l’ordinario conviene se le spese superano il 22% degli incassi o con molti collaboratori.

  • Forfettario: soglia 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000; tetto collaboratori 20.000 euro annui.
  • Coefficiente architetti 78%; imposta sostitutiva 15% o 5% start-up; niente IVA né ritenute subite.
  • Ordinario: IRPEF 2026 23%-33%-43%; deduci costi reali e contributi; IVA obbligatoria.

Panoramica 2026 e basi normative

Il regime fiscale migliore per un architetto dipende da incassi, spese, collaboratori e previdenza. Devi valutare regole, limiti e adempimenti prima di aprire o cambiare regime.

Le regole principali sono nel Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986), nel decreto IVA (DPR 633/1972), e nella disciplina del regime forfettario (art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 e successive modifiche). Trovi i testi su Normattiva. Le aliquote IRPEF 2026 discendono dalla Legge di Bilancio 2026, pubblicata in Gazzetta Ufficiale. Per fatturazione elettronica vedi il DL 36/2022 e successivi provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Per la previdenza degli architetti si applicano regolamenti Inarcassa e norme del Ministero del Lavoro.

Chi è “architetto” ai fini fiscali

Parliamo di attività professionale con codice ATECO tipico 71.11.00 (studi di architettura). Il professionista usa il principio di cassa. Significa che paghi le imposte quando incassi, non quando emetti la fattura (art. 54 TUIR). Questo vale sia in forfettario sia in ordinario per i professionisti.

Regime forfettario per architetti

Requisiti, limiti e cause di esclusione

Puoi usare il forfettario se i compensi annui non superano 85.000 euro. Il tetto include tutti i compensi rilevanti dell’anno. In via prudenziale considera anche la rivalsa previdenziale in fattura nel computo degli incassi.

Se superi 85.000 ma resti entro 100.000, esci dal forfettario dall’anno successivo. Se superi 100.000, esci subito: da quella fattura in poi applichi IVA e passi all’IRPEF ordinaria per tutto l’anno (regola introdotta e poi confermata dalle leggi di bilancio recenti a partire dal 2023).

Non puoi stare nel forfettario se paghi compensi a collaboratori o dipendenti oltre 20.000 euro annui. Sono esclusi anche i casi con partecipazione a società di persone o controllo di SRL che svolgono attività riconducibili alla tua (L. 190/2014 e successive modifiche).

Calcolo del reddito e dell’imposta

Nel forfettario, non deduci i costi reali. Usi un coefficiente di redditività. Per gli architetti il coefficiente è 78%. Significa: imponibile fiscale = incassi x 78%. Il 22% è la quota forfettaria che “copre” le spese.

L’imposta è sostitutiva di IRPEF, addizionali e IRAP. Paghi il 15%. Se apri per la prima volta e rispetti i requisiti start-up, paghi il 5% per i primi 5 anni. “Start-up” qui significa nuove attività senza prosecuzione di attività simili nei tre anni precedenti e senza subentro da terzi (verifica le condizioni in L. 190/2014 e circolari dell’Agenzia delle Entrate).

I contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). In pratica, prima calcoli l’imponibile forfettario, poi deduci i contributi versati, e applichi l’imposta sostitutiva sulla parte residua.

IVA, ritenute, fattura

Nel forfettario non applichi IVA. Scrivi in fattura la dicitura di esclusione IVA ex art. 1, commi 54-89, L. 190/2014. I tuoi clienti non applicano ritenuta d’acconto (comma 67 L. 190/2014). Inserisci la marca da bollo da 2 euro per fatture senza IVA oltre 77,47 euro (DPR 642/1972 e prassi MEF). La fattura elettronica è obbligatoria anche per i forfettari, come da DL 36/2022 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Quando conviene il forfettario

Conviene se incassi stabili sotto 85.000 euro, spese leggere e poche collaborazioni. La percentuale “coperta” del 22% rende inutile la contabilità analitica dei costi. È semplice e prevedibile.

Non conviene se sostieni spese reali oltre il 22% degli incassi, se paghi molti collaboratori o se hai crediti IVA strutturali. In questi casi l’ordinario spesso vince.

Regime ordinario per architetti

Aliquote IRPEF 2026 e base imponibile

Nell’ordinario calcoli l’imponibile così: imponibile = incassi – costi deducibili – contributi previdenziali. Applichi le aliquote IRPEF 2026 per scaglioni:

Fino a 28.000 euro: 23%. Da 28.001 a 50.000 euro: 33%. Oltre 50.000 euro: 43%. Le addizionali regionali e comunali si sommano. Le detrazioni riducono l’imposta in base alle regole del TUIR.

IVA e contabilità

Nell’ordinario applichi IVA alle fatture (aliquota ordinaria 22%, salvo casi particolari). Liquidazioni IVA periodiche, registri e dichiarazione annuale sono obbligatori (DPR 633/1972). Puoi usare la contabilità semplificata per cassa, utile ai professionisti: tassazione sugli incassi, deduzione dei costi pagati.

Il cliente sostituto d’imposta applica la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi professionali (art. 25 DPR 600/1973). La ritenuta si scomputa in dichiarazione.

Quando conviene l’ordinario

Conviene se le spese superano stabilmente il 22% degli incassi. Esempi: software BIM costosi, plotter e workstation, affitti studio elevati, viaggi frequenti, subappalti tecnici.

Conviene anche se lavori con tanti collaboratori o se prevedi investimenti importanti che puoi ammortizzare. Se hai clienti business con IVA a credito, l’IVA in fattura non è un freno.

Regola decisionale rapida

Decidi in 6 passaggi logici

1) Stima incassi annui. Se superiori a 85.000 euro, prepara l’ordinario. Se rischi di superare 100.000, l’uscita dal forfettario sarebbe immediata.

2) Stima spese “vive” dell’anno (strumenti, canoni, trasferte, consulenze). Confronta con il 22% degli incassi. Se le spese superano il 22%, l’ordinario tende a convenire.

3) Valuta collaboratori. Se prevedi compensi a terzi oltre 20.000 euro, il forfettario non regge. L’ordinario è necessario o comunque più sicuro.

4) Considera la previdenza. I contributi Inarcassa sono deducibili in entrambi i regimi. Ma il loro peso cambia il calcolo. Fai una simulazione prima di scegliere.

5) Guarda la clientela. Clienti business con IVA detraibile rendono neutra l’IVA che applichi. Clienti privati, invece, percepiscono l’IVA come costo: qui il forfettario aiuta sul prezzo.

6) Pianifica gli investimenti. Se prevedi acquisti e ammortamenti significativi, l’ordinario ti fa dedurre i costi reali. Con il forfettario non puoi.

Contributi previdenziali per architetti

Inarcassa: obblighi, voci e deducibilità

Gli architetti iscritti all’Albo, che esercitano in forma abituale, si iscrivono a Inarcassa. Inarcassa prevede almeno tre voci: contributo soggettivo (percentuale sul reddito professionale), contributo integrativo (di solito addebitato al cliente in fattura come rivalsa) e contributo di maternità. Verifica ogni anno aliquote e minimi sul regolamento Inarcassa.

Punto chiave: i contributi previdenziali obbligatori sono deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). La deduzione vale sia in forfettario sia in ordinario. La rivalsa del 4% Inarcassa è un contributo a tuo carico che puoi indicare in fattura. In forfettario la applichi senza IVA; in ordinario la assoggetti a IVA secondo le regole vigenti. Valuta in modo prudente se includerla nel calcolo del tetto 85.000 euro degli incassi.

Gestione Separata INPS: quando si applica

Se non hai i requisiti per Inarcassa (es. non iscritto all’Albo o attività non riconducibile alla professione ordinistica), potresti versare alla Gestione Separata INPS. Le aliquote e le regole sono pubblicate dal Ministero del Lavoro e dall’INPS. Anche questi contributi sono deducibili (art. 10 TUIR). Verifica sempre la corretta cassa, perché incide molto sul confronto tra i regimi.

Fatturazione e adempimenti operativi

Forfettario: cosa mettere in fattura e scadenze

In fattura indichi che applichi il regime forfettario e l’esclusione IVA. Non subisci ritenute. Inserisci la rivalsa Inarcassa, se dovuta, e la marca da bollo da 2 euro per fatture oltre 77,47 euro. La fattura è elettronica tramite SdI. Paghi imposta sostitutiva con acconti e saldo secondo il calendario IRPEF. Sei fuori dagli ISA e dall’IRAP.

Ordinario: IVA, ritenute e dichiarazioni

In fattura applichi IVA, ritenuta d’acconto per i clienti sostituti, e rivalsa Inarcassa. Liquidazioni IVA mensili o trimestrali, dichiarazione IVA annuale, registri IVA e LIPE. Gestisci anche eventuale esterometro per operazioni con soggetti esteri. In dichiarazione applichi scaglioni IRPEF e detrazioni. La contabilità deve tracciare bene costi e incassi.

Esempi comparativi: metodo pratico

Esempio A: incassi contenuti e spese leggere

Incassi annui: 50.000 euro. Spese reali: 7.500 euro (15%).

Forfettario: imponibile = 50.000 x 78% = 39.000. Imposta sostitutiva 15% su (39.000 – contributi deducibili). In mancanza di dati certi sui contributi, usa il tuo valore Inarcassa stimato e ricalcola.

Ordinario: imponibile = 50.000 – 7.500 – contributi. Applica IRPEF per scaglioni 2026. Con spese al 15%, di solito il forfettario risulta competitivo per semplicità e imposta piatta, salvo contributi molto alti.

Esempio B: incassi medio-alti e spese importanti

Incassi annui: 80.000 euro. Spese reali: 24.000 euro (30%).

Forfettario: imponibile forfettario = 80.000 x 78% = 62.400. Imposta 15% su (62.400 – contributi).

Ordinario: imponibile = 80.000 – 24.000 – contributi. Con spese al 30%, l’ordinario spesso vince perché deduci costi maggiori del 22% forfettario. L’IVA sugli acquisti aiuta se hai molti investimenti.

Fonti normative e prassi di riferimento

Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986), consultabile su Normattiva: definisce il principio di cassa per i professionisti e le regole di deduzione dei contributi (art. 10 e art. 54).

Decreto IVA (DPR 633/1972), su Normattiva: disciplina applicazione, liquidazioni e dichiarazioni IVA.

Regime forfettario: art. 1, commi 54-89, L. 190/2014 e successive modifiche, consultabili su Normattiva e atti interpretativi dell’Agenzia delle Entrate.

Legge di Bilancio 2026: definisce gli scaglioni IRPEF 2026. Testo e tabelle sono in Gazzetta Ufficiale e reperibili su Normattiva.

Fatturazione elettronica: DL 36/2022 e provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate. Previdenza: regolamenti Inarcassa, Ministero del Lavoro e INPS per la Gestione Separata.

Scenario Requisiti/limiti Cosa paghi e come Tempistiche/adempimenti
Forfettario standard Incassi ≤ 85.000; collaboratori ≤ 20.000; nessuna causa di esclusione (partecipazioni, continuità con ex datore, ecc.). Imposta sostitutiva 15% (5% start-up); niente IVA; niente ritenute subite; contributi Inarcassa deducibili. Fattura elettronica; bollo 2 euro ove dovuto; acconti/saldo imposta come IRPEF; niente ISA e IRAP.
Forfettario start-up (5 anni) Nuova attività, niente prosecuzione nei 3 anni precedenti; altri requisiti L. 190/2014 rispettati. Imposta 5% su imponibile forfettario; stessa gestione IVA/ritenute del forfettario standard. Valuta i requisiti ogni anno; al termine dei 5 anni o se decadono, passi al 15%.
Superamento 85k ma ≤ 100k Compensi oltre 85.000 e fino a 100.000 nell’anno. Resti forfettario per l’anno in corso; dal 1° gennaio successivo passi all’ordinario. Programma l’IVA e la contabilità ordinaria dall’anno dopo; comunica al consulente a fine anno.
Superamento > 100k (uscita immediata) Compensi oltre 100.000 nell’anno. Da quella fattura in poi applichi IVA; per l’anno intero applichi IRPEF ordinaria. Aggiorna subito le fatture; versa IVA dalle liquidazioni successive; ricalcola acconti.
Ordinario con spese elevate Nessuna soglia incassi; conviene se spese reali > 22% o collaboratori importanti. IRPEF a scaglioni 23%-33%-43%; IVA dovuta; ritenute 20% subite dai clienti sostituti; contributi deducibili. Liquidazioni IVA periodiche; registri IVA; dichiarazione IVA/IRPEF; ISA se applicabili.

FAQ

Posso essere dipendente e aprire la Partita IVA come architetto in forfettario?

Sì, ma fai due verifiche. Primo: il criterio di “prevalenza” dei compensi. Se il lavoro dipendente è prevalente e l’attività professionale è accessoria, la scelta del regime non è vietata, ma valuta bene il tetto degli 85.000 euro. Secondo: le cause di esclusione del forfettario. Se fatturi in modo prevalente a un datore di lavoro con cui hai rapporti in corso o avuti nei due anni precedenti, scatta una causa di esclusione prevista dalla L. 190/2014. Il legislatore vuole evitare che il lavoro dipendente si travesta da partita IVA.

In pratica: se mantieni il dipendente e avvii la P.IVA, diversifica la clientela. Evita di concentrare i compensi sulla stessa azienda. Verifica anche la previdenza: se l’attività ordinistica è abituale, si applica Inarcassa; se è davvero marginale e non ordinistica, potresti ricadere nella Gestione Separata. Raccogli documenti e stima incassi prima di scegliere il regime.

Come funziona la rivalsa Inarcassa del 4% nel forfettario e incide sul tetto 85.000 euro?

La rivalsa Inarcassa è il contributo integrativo che puoi addebitare al cliente in fattura. In ordinario la assoggetti a IVA; in forfettario no, perché non applichi IVA. La rivalsa resta però un importo che incassi. Per prudenza, includila nel conteggio del tetto 85.000 euro, così eviti sorprese di fuoriuscita. I contributi restano deducibili dal reddito complessivo (art. 10 TUIR). La rivalsa non è un “ricavo puro”, ma impatta i flussi di cassa, le soglie e la percezione del prezzo da parte del cliente. Inseriscila sempre in fattura in modo chiaro, con la corretta natura previdenziale indicata.

Cosa succede se supero 100.000 euro a metà anno in forfettario?

Scatta l’uscita immediata. Dalla fattura con cui superi i 100.000 euro applichi IVA. Devi quindi aggiornare il gestionale e le diciture in fattura. Per l’intero anno fiscale passerai all’IRPEF ordinaria con scaglioni. Questo doppio effetto (IVA immediata e IRPEF ordinaria per tutto l’anno) deriva dalle regole del forfettario come modificate dalle recenti leggi di bilancio a partire dal 2023. Organizzati subito: ricalcola gli acconti d’imposta, verifica le liquidazioni IVA residue e comunica il cambio ai clienti. Conserva una riconciliazione che dimostri da quale numero di fattura è scattato il passaggio. Questo ti tutela in caso di controllo dell’Agenzia delle Entrate.

Quando l’ordinario batte il forfettario per un architetto che investe in attrezzature e software?

L’ordinario tende a vincere quando: le spese superano il 22% degli incassi; fai investimenti che ammortizzi in più anni (workstation, plotter, stampanti 3D, licenze BIM); sostieni canoni cloud, formazione e consulenze importanti; affitti uno studio in centro con utenze elevate; subappalti a professionisti terzi molte fasi di progetto. In ordinario deduci i costi reali e recuperi l’IVA sugli acquisti, se detraibile.

Considera anche le agevolazioni vigenti. Alcuni crediti d’imposta per investimenti e transizione digitale/energetica cambiano spesso. Controlla atti su Normattiva e sul sito del Ministero dell’Economia e delle Finanze prima di investire. Se le agevolazioni sono rilevanti e applicabili, l’ordinario può risultare nettamente più conveniente, soprattutto oltre i 50.000 euro di imponibile.

Qual è il codice ATECO giusto per un architetto e influisce sul coefficiente 78%?

Per l’attività tipica si usa il codice ATECO 71.11.00 (attività degli studi di architettura). Questo inquadra la professione tecnica ordinistica. Il coefficiente di redditività del 78% si applica alla macro-categoria dei professionisti senza magazzino e con costi prevalentemente immateriali. Se svolgi attività affini ma diverse (ad esempio design o servizi tecnici misti), verifica il codice ATECO prevalente. Il coefficiente dipende dal raggruppamento di attività e incide sul calcolo dell’imponibile forfettario.

Se mischi più attività, scegli il codice prevalente per fatturato. Tieni una contabilità interna che separi i ricavi per attività. In caso di controllo, potrai dimostrare la corretta applicazione del coefficiente. Se l’attività cambia struttura (più consulenze organizzative, meno progettazione), rivaluta il codice ATECO e gli effetti fiscali. Verifica sempre i codici sul sito dell’ISTAT e i riflessi fiscali nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.

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