Regime fiscale per un ciglista: qual è il più conveniente?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Scegli il forfettario se hai ricavi sotto 85.000 euro e costi bassi; scegli l’ordinario se superi i limiti o hai costi elevati.

  • Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), niente IVA in fattura, limiti ricavi 85.000 euro e collaboratori 20.000 euro lordi.
  • Ordinario: IRPEF a scaglioni vigenti, IVA dovuta, deduci i costi reali; adempimenti contabili più evoluti.
  • Uscita immediata: oltre 100.000 euro di ricavi passi all’ordinario in corso d’anno e applichi IVA da quel momento (Legge 197/2012, art. 1, commi su forfettario, come modificati).

Forfettario o ordinario: come funziona davvero

Nel lavoro autonomo la scelta del regime fiscale incide su imposte, contributi e burocrazia. Devi confrontare regole, limiti e numeri.

Le norme base sono nella Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89 (regime forfettario) e nel DPR 917/1986, Testo Unico delle Imposte sui Redditi, per l’IRPEF. Per IVA vale il DPR 633/1972. Puoi verificare testi aggiornati su Normattiva e sui portali dell’Agenzia delle Entrate e del Ministero dell’Economia.

Regime forfettario in breve

È un regime agevolato. Paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Se rispetti le condizioni “start-up” paghi il 5% per i primi 5 anni. Imposta sostitutiva significa che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP.

Non addebiti l’IVA ai clienti e non detrai l’IVA sugli acquisti. Applichi il principio di cassa. Tradotto: contano i soldi incassati nell’anno.

Calcoli il reddito imponibile con un coefficiente di redditività. È una percentuale che rappresenta il margine tipico del tuo settore. Viene dalla tabella allegata alla Legge 190/2014 e successive modifiche.

Regime ordinario in breve

Paghi l’IRPEF con scaglioni e detrazioni vigenti nell’anno di imposta. Le percentuali e le soglie sono fissate dalle Leggi di Bilancio. Verifica ogni anno su Normattiva o Agenzia delle Entrate.

Applichi l’IVA in fattura e puoi detrarre l’IVA sugli acquisti inerenti. Deduci i costi reali dal reddito. La contabilità è più strutturata. Può essere semplificata o ordinaria, in base a ricavi e forma.

Limiti e cause di esclusione del regime forfettario

Ecco i paletti principali in vigore per la scelta e il mantenimento del forfettario, come introdotti dalla Legge 190/2014 e modificati da leggi successive, tra cui la Legge 197/2022 (Legge di Bilancio 2023):

  • Ricavi/compensi dell’anno precedente: massimo 85.000 euro.
  • Collaboratori e personale: spese lorde non oltre 20.000 euro annui.
  • Uscita immediata: se in corso d’anno superi 100.000 euro di ricavi, passi all’ordinario da quel momento. Applichi l’IVA sulle fatture successive e segui le regole dell’ordinario per l’anno (norma confermata nelle modifiche alla Legge 190/2014 dalla Legge 197/2022).
  • Controllo di SRL “collegate”: se detieni quote e la SRL svolge attività riconducibile alla tua, puoi essere escluso (cause di esclusione del comma 57, Legge 190/2014).
  • Fattura elettronica: obbligatoria per tutti i forfettari dal 2024 (D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate).

Come si calcola il reddito nei due regimi

Forfettario: coefficiente di redditività e principio di cassa

Il coefficiente trasforma i ricavi incassati nel “reddito imponibile forfettario”. Per esempio, se il coefficiente è 67%, significa che il 67% dei ricavi è considerato reddito. Il restante 33% rappresenta costi figurativi, senza doverli documentare.

Definizione semplice: coefficiente di redditività = percentuale fissa che stima il tuo margine. Principio di cassa = contano solo gli incassi effettivi dell’anno.

Attenzione: il coefficiente dipende dal tuo codice ATECO. Verificalo nella tabella della Legge 190/2014 aggiornata. Per molte attività di servizi operativi su strada (ad esempio ciclo-consegne), nella prassi si usa spesso un coefficiente pari al 67%. Controlla il tuo caso specifico.

Ordinario: deduci i costi effettivi

Nell’ordinario calcoli il reddito sottraendo ai ricavi i costi inerenti documentati e i contributi previdenziali. La logica è semplice: più costi reali hai, meno reddito imponibile paghi. Sull’imponibile si applicano gli scaglioni IRPEF previsti per l’anno.

I professionisti applicano il principio di cassa (art. 54 TUIR). Le imprese minori in semplificata applicano anch’esse il criterio di cassa (art. 66 TUIR). La contabilità ordinaria usa il principio di competenza.

Contributi previdenziali: cosa cambia

I contributi previdenziali seguono la gestione di iscrizione. Gestione Separata INPS per molte attività autonome senza cassa. Artigiani e commercianti hanno gestione INPS dedicata con minimi e scaglioni. Professioni con cassa privata seguono regole dell’ente.

In entrambi i regimi, i contributi obbligatori si sottraggono dal reddito prima di calcolare imposta sostitutiva o IRPEF. Fonte: TUIR e norme previdenziali INPS consultabili sul portale INPS e su Normattiva.

Regola decisionale rapida

Usa questi nessi logici per una scelta informata, poi verifica i numeri con un prospetto personalizzato.

  • Se i tuoi ricavi attesi sono sotto 85.000 euro, e i costi reali sono bassi, il forfettario tende a convenire.
  • Se i costi reali superano la “quota costi figurativi” del tuo coefficiente, l’ordinario spesso conviene.
  • Se prevedi ricavi tra 85.000 e 99.999 euro, puoi restare in forfettario nell’anno, ma passerai all’ordinario dall’anno dopo.
  • Se rischi di superare 100.000 euro, pianifica la transizione in corso d’anno: da quel momento applichi l’IVA e l’ordinario per l’anno.
  • Se paghi compensi a collaboratori oltre 20.000 euro lordi, il forfettario non è mantenibile l’anno successivo.
  • Se lavori prevalentemente con clienti IVA a credito (B2B) e fai molti acquisti con IVA, l’ordinario spesso è più efficiente per l’IVA a credito.

Esempi numerici semplici

Scenario A: coefficiente 67%, ricavi 40.000 euro

Forfettario: imponibile 40.000 x 67% = 26.800 euro. Sottrai i contributi versati. Applichi il 15% (o il 5% se start-up). Nessuna IVA in fattura.

Ordinario: sommi i ricavi e sottrai i costi reali e i contributi. Applichi l’IRPEF a scaglioni vigenti e l’IVA è dovuta/recuperabile. Se i tuoi costi reali sono molto bassi, il forfettario di solito vince.

Scenario B: stessi ricavi, costi reali al 40%

Se i costi effettivi sono 16.000 euro (40% di 40.000), in ordinario l’imponibile scende molto. Potresti pagare meno IRPEF dell’imposta sostitutiva forfettaria. Qui l’ordinario può risultare più conveniente.

IVA, fatturazione e adempimenti

Forfettario: non applichi IVA. Inserisci dicitura di non assoggettamento in fattura. Non detrai l’IVA sugli acquisti. Fattura elettronica obbligatoria. Esterometro per operazioni con soggetti esteri.

Ordinario: applichi IVA, liquidi e versi l’IVA periodicamente (mensile o trimestrale). Deduci i costi e detrai l’IVA a credito. Tenuta registri IVA, liquidazioni, LIPE e dichiarazione IVA.

Entrambi: imposte dirette mediante saldo e acconti in F24. Scadenze annuali secondo calendario Agenzia delle Entrate.

Fonti normative utili da consultare

  • Legge 190/2014, art. 1 commi 54-89: regime forfettario, coefficienti e cause di esclusione.
  • Legge 197/2022: soglie 85.000 e uscita immediata oltre 100.000.
  • DPR 917/1986 (TUIR): regole IRPEF, art. 54 e 66 sul criterio di cassa.
  • DPR 633/1972: IVA, obblighi e detrazioni.
  • D.Lgs. 127/2015: fatturazione elettronica.
  • Portali: Normattiva, Agenzia delle Entrate, INPS, Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Tabella di confronto e transizione

Scenario Requisiti/limiti Adempimenti principali Tempistiche/effetti
Forfettario “pieno” Ricavi anno precedente ≤ 85.000 euro; collaboratori ≤ 20.000 euro lordi; nessuna causa di esclusione attiva Fattura elettronica senza IVA; imposta sostitutiva 15% (o 5% start-up); niente registri IVA; versamento imposta con saldo e acconti Valido per l’intero anno se non superi 100.000 euro; verifica annuale dei requisiti per l’anno successivo
Forfettario con superamento 85.000 ma ≤ 99.999 Ricavi in anno corrente tra 85.001 e 99.999 euro Rimani senza IVA nel corrente; calcoli imposta sostitutiva; prepari passaggio all’ordinario per l’anno successivo Transizione dal 1° gennaio dell’anno successivo all’ordinario
Uscita immediata oltre 100.000 Ricavi in corso d’anno > 100.000 euro Da quel momento: applichi IVA sulle nuove fatture; adotti regole ordinario per l’anno; adegui contabilità Effetto immediato dalla fattura che fa superare la soglia; conguaglio a fine anno
Ordinario (semplificata/ordinaria) Nessun limite ricavi; utile se costi reali elevati o clientela B2B con IVA a credito Registri IVA, liquidazioni, LIPE, dichiarazione IVA; IRPEF a scaglioni; deduzione costi e contributi Valido finché non opti per altro regime (rispettando termini di opzione/revoca)

FAQ

Qual è il coefficiente di redditività giusto per chi lavora “in bici” (corriere, guida, accompagnatore)?

Dipende dal tuo codice ATECO. Il coefficiente è legato al settore economico, come definito dalla Legge 190/2014. Molte attività di servizi operativi rientrano in fasce dove il coefficiente può essere 67%. Ma non è una regola universale. Alcuni codici legati a trasporto, logistica o servizi di supporto hanno percentuali diverse. Come procedere: 1) identifica l’ATECO preciso sulla visura o in fase di apertura; 2) consulta la tabella dei coefficienti allegata alla Legge 190/2014 su Normattiva o sul sito dell’Agenzia delle Entrate; 3) simula il calcolo con i tuoi ricavi attesi e i contributi stimati. Solo così eviti errori di aliquota e scegli il regime con numeri concreti.

Come funziona l’uscita immediata se supero 100.000 euro di ricavi durante l’anno?

La regola, introdotta con le modifiche alla Legge 190/2014 dalla Legge 197/2022, prevede che il superamento dei 100.000 euro in corso d’anno faccia scattare l’uscita immediata dal forfettario. Da quella fattura in avanti, devi applicare l’IVA e seguire gli adempimenti dell’ordinario. A fine anno, l’IRPEF sostituisce l’imposta forfettaria sull’intero periodo, con le regole ordinarie. Ricorda di: numerare correttamente i documenti, segnalare la variazione al tuo software di fatturazione elettronica, adeguare i registri e impostare le liquidazioni IVA. Prepara anche un prospetto di conguaglio per imposte e contributi, così eviti sorprese nei versamenti.

Quali costi contano davvero nell’ordinario e come li documento?

Contano i costi inerenti, necessari e documentati. Esempi: attrezzatura e ricambi, manutenzione, abbigliamento tecnico con logo e DPI, software, telefono, canoni assicurativi, noleggi, carburanti per eventuali mezzi di supporto, spese bancarie, consulenza. Devi avere fatture e ricevute intestate alla tua partita IVA, pagate con strumenti tracciabili quando richiesto. L’IVA assolta su questi acquisti è detraibile se inerente e non esclusa da DPR 633/1972. Le spese promiscue si ripartiscono con criteri oggettivi (ad esempio telefono 50%). La scheda cespiti gestisce i beni pluriennali con ammortamenti. Una corretta archiviazione digitale ti protegge in caso di controlli.

Che differenza c’è tra imposta sostitutiva del 15% e aliquote IRPEF a scaglioni?

L’imposta sostitutiva del forfettario è unica e si applica al reddito calcolato con il coefficiente. Può essere al 5% per i primi 5 anni se rispetti le condizioni start-up (assenza di attività simile nei tre anni precedenti, limite di lavoro dipendente, ecc., come da Legge 190/2014). L’IRPEF dell’ordinario è progressiva per scaglioni e cambia con le Leggi di Bilancio. In più, nell’ordinario entrano detrazioni, deduzioni, addizionali regionali e comunali. Quindi con redditi medio-alti l’IRPEF può crescere di molto, ma la deduzione dei costi reali può contenerla. La scelta va sempre simulata sui tuoi numeri dell’anno, tenendo conto dei contributi previdenziali, che sono deducibili in entrambi i regimi.

Se lavoro quasi solo con clienti business con IVA, quale regime conviene di solito?

Se la tua clientela è B2B e fai molti acquisti con IVA, l’ordinario è spesso più efficiente. Perché? Nell’ordinario addebiti l’IVA in fattura e detrai l’IVA sugli acquisti; se l’IVA a credito supera quella a debito, riduci il versamento o maturi credito. Nel forfettario non addebiti l’IVA e non la detrai: l’IVA pagata sugli acquisti diventa un costo secco, che non puoi recuperare. Inoltre, molti clienti business preferiscono ricevere fatture con IVA detraibile. Tuttavia, se i tuoi costi con IVA sono pochi e il margine è alto, il forfettario può ancora vincere. Confronta sempre: IVA a credito stimata, costi reali, ricavi previsti e il tuo coefficiente di redditività.

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