Regime fiscale per dietista: qual è il più conveniente?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per un dietista la scelta tra regime forfettario e ordinario dipende da incassi, spese reali, collaboratori e previdenza. In generale, forfettario conviene se i costi sono bassi e i ricavi entro i limiti previsti.

  • Soglie forfettario: incassi fino a 85.000 euro; uscita immediata oltre 100.000 euro; compensi a collaboratori entro 20.000 euro lordi annui.
  • Dietista in forfettario: coefficiente di redditività 78%, imposta sostitutiva 15% (5% se start-up), principio di cassa, no IVA.
  • Prestazioni sanitarie del dietista fuori dal forfettario: spesso esenti IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/1972; serve verificare natura sanitaria dell’attività.

Regime forfettario o ordinario per dietisti: come scegliere nel 2026

Il regime fiscale incide sia su quante tasse paghi, sia sugli adempimenti annuali. Per un dietista libero professionista, la scelta è tra:

Regime forfettario: tassazione semplificata e base imponibile calcolata in modo standard. Non applichi l’IVA in fattura. Hai limiti di ricavi e altre soglie.

Regime ordinario: tassazione IRPEF per scaglioni e IVA secondo regole generali. Dedurrai i costi effettivi. La contabilità è più strutturata.

Quadro normativo essenziale

Il regime forfettario è disciplinato dalla Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificata dalle leggi di bilancio successive. Le soglie principali sono state ridefinite dalla Legge di Bilancio 2023 e confermate dalle norme successive. I riferimenti normativi sono consultabili sul portale Normattiva e sui documenti dell’Agenzia delle Entrate.

IRPEF, deduzioni e detrazioni sono regolate dal TUIR (DPR 917/1986). L’IVA è regolata dal DPR 633/1972. Le prestazioni sanitarie sono spesso esenti IVA ai sensi dell’art. 10, n. 18, dello stesso DPR 633/1972. La fatturazione elettronica e gli adempimenti digitali derivano dal D.Lgs. 127/2015 e da provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Per i contributi previdenziali, in assenza di Cassa professionale dedicata, il dietista ricade di norma nella Gestione Separata INPS. Le aliquote sono stabilite annualmente dal Ministero del Lavoro e dall’INPS. Verifica sempre le circolari INPS dell’anno di riferimento.

Requisiti di accesso e permanenza nel forfettario

Incassi annui entro 85.000 euro per restare nel regime. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, la decadenza è immediata dal forfettario.

Compensi per lavoro dipendente, collaboratori e assimilati non oltre 20.000 euro lordi annui. Se superi, decadi dal forfettario dall’anno successivo.

Cause tipiche di esclusione: partecipazioni in società di persone o SRL che svolgono attività riconducibile alla tua; uso di regimi IVA speciali; residenza estera senza condizioni specifiche. Le cause sono dettagliate nella Legge 190/2014 e nei chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate.

Come si calcola la tassa nel forfettario per un dietista

Coefficiente di redditività: 78%. Significa che, a fini fiscali, il 78% degli incassi è considerato reddito e il 22% copre forfettariamente le spese.

Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti di start-up (nessuna attività professionale analoga nei tre anni precedenti, apertura di una nuova attività, assenza di prosecuzione di lavoro dipendente verso lo stesso datore, come previsto dalla Legge 190/2014).

Base di calcolo: incassi x 78% = reddito forfettario. Dal reddito sottrai i contributi previdenziali versati. Sull’importo residuo applichi il 15% o il 5%. Il principio di cassa si applica sempre: contano gli incassi effettivi dell’anno.

Regime ordinario per dietisti: cosa comporta davvero

In ordinario paghi IRPEF a scaglioni con addizionali regionali e comunali. Le aliquote e i limiti degli scaglioni sono aggiornati ogni anno con la legge di bilancio. Consulta le norme su Normattiva o le guide dell’Agenzia delle Entrate per l’anno in corso.

Deduzione dei costi: puoi dedurre i costi reali inerenti all’attività (affitti studio, strumenti, software, formazione, assicurazione RC professionale, consulenza, ecc.). I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito.

IVA: molte prestazioni del dietista sono esenti IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/1972 se hanno finalità sanitaria ed eseguite da professionista abilitato e iscritto all’Ordine TSRM e PSTRP. In tal caso, emetti fatture senza IVA e con marca da bollo se dovuta. Se vendi prodotti o prestazioni non sanitarie, potresti applicare l’IVA secondo le aliquote vigenti.

Confronto economico: criteri tecnici per decidere

Spese effettive: in forfettario il fisco presume che le tue spese valgano il 22% degli incassi. Se le tue spese reali superano spesso il 22%, l’ordinario tende a essere più conveniente.

Collaboratori: se stimi compensi a dipendenti o collaboratori oltre 20.000 euro lordi annui, il forfettario non è stabile nel tempo. Considera l’ordinario.

Prestazioni esenti IVA: se operi prevalentemente con prestazioni sanitarie esenti IVA, il vantaggio dell’IVA detraibile in ordinario è limitato. La scelta dipende allora soprattutto da spese deducibili, contributi e scaglioni IRPEF.

Aliquota media IRPEF: in ordinario conta l’aliquota media effettiva, che dipende dallo scaglione raggiunto e dalle detrazioni personali. In forfettario l’aliquota è fissa (5% o 15%) sulla base imponibile ridotta dal coefficiente e dai contributi.

Continuità e crescita: se prevedi una crescita rapida degli incassi oltre 85.000 euro, pianifica la transizione all’ordinario per evitare salti normativi improvvisi e per sfruttare la deducibilità piena dei costi.

Esempi numerici essenziali

Esempio A (forfettario, aliquota 15%): incassi 60.000 euro. Reddito forfettario 60.000 x 78% = 46.800. Contributi versati 10.000. Base imponibile imposta sostitutiva 36.800. Imposta 15% = 5.520 euro. Oltre all’imposta, consideri i contributi già pagati e l’IMU se dovuta per immobili non strumentali.

Esempio B (start-up, aliquota 5%): stessi dati. Imposta 5% su 36.800 = 1.840 euro. Il risparmio nei primi 5 anni può essere notevole.

Esempio C (ordinario, prestazioni esenti IVA): incassi 60.000. Costi reali 18.000 (30%). Reddito lordo 42.000. Contributi 10.000. Reddito imponibile IRPEF 32.000. L’imposta dipende dagli scaglioni vigenti e dalle detrazioni personali. Se l’aliquota media effettiva fosse, a titolo di esempio, il 24%, pagheresti circa 7.680 euro di IRPEF, oltre alle addizionali. L’ordinario è più conveniente del forfettario solo se l’aliquota media scende molto grazie a costi e detrazioni.

Questi esempi mostrano il metodo. Per i calcoli reali usa le aliquote IRPEF vigenti nell’anno e le tue detrazioni personali.

Regola decisionale rapida

Nessi logici pratici per decidere subito

Se i tuoi incassi previsti sono entro 85.000 euro, le spese effettive sono pari o inferiori al 22% degli incassi, non prevedi collaboratori oltre 20.000 euro lordi, e puoi accedere al 5% start-up, scegli il forfettario.

Se le spese effettive superano stabilmente il 22% degli incassi, se prevedi collaboratori oltre 20.000 euro, oppure se stimi di superare presto gli 85.000 euro, orientati all’ordinario.

Se eroghi solo prestazioni sanitarie esenti IVA, il confronto si gioca più su IRPEF e contributi che sull’IVA. Valuta l’aliquota media effettiva in ordinario. Se resta più alta del 15% del forfettario (a parità di imponibile), resta sul forfettario.

Se vendi anche prodotti o servizi imponibili IVA (es. integratori, formazione non sanitaria), l’ordinario ti permette la detrazione IVA sugli acquisti. In tal caso, l’ordinario può diventare vantaggioso se hai investimenti importanti.

Se superi 100.000 euro in corso d’anno, passi subito fuori dal forfettario. Da quel momento applichi gli obblighi IVA salvo esenzione sanitaria. L’IRPEF si calcola con le regole dell’ordinario per tutto l’anno solare.

Adempimenti operativi: cosa cambia tra i due regimi

Apertura e codici attività

Apri la partita IVA con codice ATECO adeguato. Per il dietista è spesso 86.90.29 Altre attività paramediche indipendenti n.c.a. Verifica con l’Ordine TSRM e PSTRP l’inquadramento e gli obblighi deontologici e assicurativi.

Fatturazione e incassi

Fatturazione elettronica obbligatoria anche per i forfettari. Indica sempre la natura dell’operazione: esente IVA per prestazioni sanitarie, non soggetta IVA per i forfettari, oppure imponibile se vendi beni/servizi non sanitari. Applica la marca da bollo su fatture senza IVA sopra 77,47 euro.

Ritenute e dichiarazioni

In forfettario non subisci ritenute d’acconto se inserisci la dicitura di esclusione in fattura, come da Legge 190/2014. In ordinario, se fatturi a sostituti d’imposta, applichi ritenuta d’acconto secondo le regole vigenti. Presenti le dichiarazioni fiscali annuali previste dal regime scelto.

Contributi previdenziali

Se non esiste Cassa professionale dedicata, versi alla Gestione Separata INPS. Le aliquote cambiano ogni anno. Consulta il sito del Ministero del Lavoro e dell’INPS per l’aliquota aggiornata e per l’eventuale riduzione per soggetti già pensionati o assicurati altrove.

Opzioni e vincoli

L’uscita volontaria dal forfettario verso l’ordinario è possibile con comportamento concludente, ma l’opzione IVA in ordinario ha vincolo triennale secondo il DPR 442/1997. Se decadi per superamento soglie, rientrerai nel forfettario solo se, negli anni successivi, rispetti di nuovo tutti i requisiti.

Scenario Requisiti e limiti Cosa paghi Quando scatta e cosa fare
Forfettario standard Incassi entro 85.000 euro; collaboratori entro 20.000 euro lordi; nessuna causa di esclusione Imposta sostitutiva 15% su reddito forfettario (incassi x 78% – contributi). Niente IVA Valido per tutto l’anno se rispetti i requisiti. Emetti e-fatture senza IVA con marca da bollo se dovuta
Forfettario start-up Nuova attività, no prosecuzione di lavoro o attività analoga nei 3 anni precedenti, altri requisiti Legge 190/2014 Imposta sostitutiva 5% per i primi 5 anni. Contributi previdenziali dovuti normalmente Applica dal primo anno. Verifica ogni anno il mantenimento delle condizioni
Superamento 85.000 euro Incassi tra 85.001 e 100.000 euro Rimani forfettario nell’anno. Dall’anno successivo passi all’ordinario Pianifica la transizione: registri IVA (se non esente), deduzioni costi reali, nuovi adempimenti contabili
Superamento 100.000 euro in corso d’anno Incassi totali oltre 100.000 euro Decadenza immediata dal forfettario. IRPEF ordinaria per tutto l’anno. IVA da applicare da quel momento, salvo esenzione sanitaria art. 10, n. 18 Da subito: emetti fatture con IVA se l’operazione è imponibile; adegua registri e adempimenti
Collaboratori oltre 20.000 euro Compensi lordi a personale dipendente/assimilato oltre 20.000 euro Decadenza dal forfettario dall’anno successivo. Tasse in ordinario Riprogetta struttura costi e cash flow. Attiva contabilità ordinaria e adempimenti

FAQ: domande frequenti dei dietisti su forfettario e ordinario

1) Sono un dietista con prestazioni sanitarie e corsi di formazione: come tratto l’IVA e quale regime conviene?

Le prestazioni sanitarie rese da professionista abilitato e iscritto all’Ordine TSRM e PSTRP sono generalmente esenti IVA ex art. 10, n. 18, DPR 633/1972. I corsi di formazione non sanitaria o la vendita di materiali e integratori, invece, di norma sono imponibili IVA. In forfettario non addebiti mai IVA, quindi semplifichi. In ordinario devi gestire due nature IVA: esente per la parte sanitaria, imponibile per la parte commerciale. Potrai detrarre l’IVA sugli acquisti soltanto in proporzione alle operazioni imponibili (pro-rata), riducendo il vantaggio se la parte esente è prevalente. La scelta del regime dipende dal mix di attività: se fai soprattutto sanità esente e hai costi moderati, spesso il forfettario conviene; se sviluppi molto la parte imponibile e investi in attrezzature, l’ordinario può diventare preferibile.

2) Come funziona il passaggio immediato fuori dal forfettario se supero 100.000 euro a ottobre?

Al superamento dei 100.000 euro di incassi in corso d’anno, decadi subito dal forfettario. Da quel momento, per le operazioni imponibili, applichi l’IVA in fattura e assumi gli adempimenti dell’ordinario (registri, liquidazioni, comunicazioni). L’IRPEF si ricalcola in ordinario per tutto l’anno solare secondo il TUIR. Se le tue prestazioni sono sanitarie esenti IVA, continui a emettere fatture senza IVA per quelle prestazioni ex art. 10, n. 18, ma devi comunque gestire la contabilità e la dichiarazione dei redditi in ordinario. Avvisa tempestivamente il consulente per adeguare i documenti, le diciture in fattura, le deleghe di pagamento, e per stimare gli acconti dovuti.

3) Posso restare in forfettario se ho anche un lavoro dipendente o se fatturo a un ex datore di lavoro?

Il lavoro dipendente è compatibile con il forfettario, purché il reddito di lavoro dipendente non prevalga in modo anomalo e non si verifichino cause di esclusione specifiche. La fatturazione verso un ex datore di lavoro può far decadere l’aliquota start-up al 5% se si configura prosecuzione della stessa attività, secondo la Legge 190/2014. Se il dipendente è prevalente e supera certe soglie, possono scattare limitazioni alle detrazioni, ma non è una causa automatica di uscita dal forfettario. Valuta sempre caso per caso con le norme aggiornate e i chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate, consultabili su Normattiva e sul sito dell’Agenzia.

4) Quali costi posso dedurre in ordinario e come incide la previdenza su forfettario e ordinario?

In ordinario deduci i costi inerenti e documentati: studio, strumenti, software, assicurazioni, auto in misura percentuale se promiscua, formazione, consulenze, canoni, quote di ammortamento. I contributi previdenziali sono deducibili dal reddito in entrambi i regimi. Nel forfettario la base imponibile è già “compressa” dal coefficiente del 78%; poi sottrai i contributi e applichi l’imposta sostitutiva. In ordinario deduci i contributi dal reddito complessivo prima dell’IRPEF e delle addizionali. L’aliquota contributiva dipende dall’ente previdenziale: Gestione Separata INPS in assenza di Cassa dedicata, oppure l’eventuale Cassa specifica se prevista dall’ordinamento professionale. Le aliquote cambiano ogni anno per decreto; verifica i valori sulle circolari INPS o della tua Cassa professionale e sul sito del Ministero del Lavoro.

5) Quali adempimenti pratici cambiano tra forfettario e ordinario durante l’anno?

In forfettario: emetti e-fatture senza IVA, non effettui liquidazioni IVA, versi imposta sostitutiva a saldo e acconti, compili la dichiarazione dei redditi con il quadro dedicato. Non subisci ritenute d’acconto se inserisci la dicitura di esclusione. Apponi la marca da bollo sulle fatture senza IVA sopra 77,47 euro. In ordinario: gestisci IVA (salvo esenzione sanitaria), registri acquisti e vendite, effettui liquidazioni periodiche, presenti LIPE e dichiarazione IVA se dovuta, compili dichiarazione dei redditi ordinaria con quadri professionali, gestisci ritenute d’acconto in entrata e in uscita. In caso di prestazioni esenti IVA, gestisci il pro-rata se svolgi anche attività imponibili. Tutte le regole operative sono descritte nelle guide dell’Agenzia delle Entrate e nelle norme su Normattiva (DPR 633/1972, DPR 600/1973, D.Lgs. 127/2015).

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