Regime fiscale per fabbro: qual è il più conveniente?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Forfettario se incassi sotto 85.000 euro, costi bassi e collaboratori entro 20.000 euro. Ordinario se i costi superano circa il 33%, se hai IVA a credito, o se superi i limiti.

  • Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up) su reddito calcolato con coefficiente 67% per i fabbri. Esclusione IVA. Limiti: 85.000 euro ricavi, 20.000 euro lavoro.
  • Regime ordinario: IRPEF a scaglioni (23%–33%–43% nel 2026), IVA dovuta su vendite e detraibile sugli acquisti, deduzioni e detrazioni piene.
  • Uscita forfettario: superi 85.000 euro, ordinario dall’anno dopo; superi 100.000 euro, passaggio immediato. Riferimenti: L. 190/2014 e L. 197/2022 su Normattiva.

Quale regime fiscale scegliere se sei un fabbro

Scegliere tra forfettario e ordinario non è solo una questione di aliquote. Conta come si calcola il reddito, come tratti l’IVA e quanto pesano i contributi.

Il quadro normativo base è negli articoli del TUIR (DPR 917/1986) per l’IRPEF, nel DPR 633/1972 per l’IVA e nella L. 190/2014 per il regime forfettario. Le soglie aggiornate e le novità arrivano con le Leggi di Bilancio (ad esempio L. 197/2022) e con i provvedimenti annuali dell’Agenzia delle Entrate. Le regole sulla fattura elettronica sono nel D.Lgs. 127/2015. I contributi artigiani seguono la L. 233/1990 e le circolari INPS annuali.

Di seguito trovi criteri, calcoli e casi pratici, con una regola decisionale rapida per non sbagliare.

Cos’è il regime forfettario (e perché ai fabbri interessa)

Regime forfettario: imposta semplice che sostituisce IRPEF, addizionali e IRAP. Non applichi l’IVA in fattura e hai contabilità semplificata. La base imponibile non è “ricavi meno costi reali”. Si usa un coefficiente di redditività.

Coefficiente di redditività: percentuale che stima il margine del settore. Per i fabbri (artigiani dei metalli) è il 67%. Significa che il 67% degli incassi è considerato reddito. Il restante 33% copre i costi in modo forfettario.

Imposta sostitutiva: 15%. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti start-up (nessuna attività nei 3 anni precedenti, attività nuova o non mera prosecuzione, eventuale impresa cessata non oltre una certa soglia di ricavi). Queste condizioni sono nella L. 190/2014, art. 1 commi 54-89, su Normattiva.

Limiti e cause di uscita: ricavi/compensi fino a 85.000 euro nell’anno. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, passi all’ordinario dall’anno successivo. Se superi 100.000, passi all’ordinario subito. Questo meccanismo è stato rivisto dalla Legge di Bilancio 2023 (L. 197/2022).

Lavoro dipendente e collaborazioni: puoi restare nel forfettario solo se le spese per personale e collaboratori non superano 20.000 euro lordi annui. Riferimento: L. 190/2014. Il tetto include stipendi, compensi a collaboratori, somme per lavoro accessorio e coadiuvanti.

Come si calcola la tassa nel forfettario (passo passo)

Principio di cassa: contano gli incassi effettivi dell’anno. Non i lavori fatturati ma non incassati. Questo semplifica la gestione della liquidità.

Passaggi di calcolo tipici per un fabbro nel forfettario:

  • Sommi tutti gli incassi dell’anno.
  • Applichi il coefficiente 67% per stimare il reddito.
  • Sottrai i contributi previdenziali versati nell’anno (INPS artigiani). I contributi si deducono sempre.
  • Applichi l’imposta sostitutiva: 15% (o 5% in start-up). Addizionali e IRAP non si applicano.

Nota sui contributi: gli artigiani pagano contributi fissi sul minimale di reddito e contributi percentuali sulla parte eccedente. Aliquote, minimale e massimale sono aggiornati ogni anno dall’INPS con circolare. Verifica ogni anno l’importo dei contributi fissi e l’aliquota eccedente.

Cos’è il regime ordinario (e quando conviene)

Regime ordinario: calcoli il reddito in modo analitico. Ricavi meno costi reali deducibili, ammortamenti, accantonamenti dove ammessi. Applichi l’IRPEF per scaglioni e le addizionali regionali e comunali.

Scaglioni IRPEF 2026: tre scaglioni. 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.000 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Il dettaglio degli scaglioni e di eventuali detrazioni aggiornate è nel TUIR e nelle Leggi di Bilancio annuali.

IVA: la addebiti in fattura, la versi periodicamente, ma puoi detrarre l’IVA degli acquisti. Se acquisti molto (macchinari, materiali), l’IVA detraibile riduce il costo effettivo. Il regime IVA è nel DPR 633/1972.

Quando conviene: se i tuoi costi sono alti (materiali, macchinari, mezzi, affitti, energia, subappalti), se hai personale sopra il tetto del forfettario, se lavori con clienti B2B che vogliono IVA detraibile, se prevedi perdite iniziali da riportare.

Lavoratori, apprendisti e tetto dei 20.000 euro

Spese per lavoro: nel forfettario non puoi superare 20.000 euro lordi annui per personale e collaborazioni. Superi il tetto? Dal 1° gennaio successivo entri in ordinario. La base è nella L. 190/2014.

Tipologie incluse: dipendenti, collaboratori, co.co.co., compensi a familiari coadiuvanti, lavoro accessorio. I contributi INPS e premi INAIL fanno parte del costo del lavoro complessivo. Per i contratti di apprendistato, valgono le regole del Testo Unico sull’apprendistato e i chiarimenti del Ministero del Lavoro, con agevolazioni contributive specifiche.

Gestione pratica: pianifica assunzioni e subappalti con un preventivo del costo annuo lordo. Monitora mensilmente. Evita lo “sforamento a sorpresa” a fine anno.

IVA, fatture e adempimenti

Forfettario: di norma non addebiti IVA e non detrai l’IVA sugli acquisti. Devi indicare in fattura i riferimenti di esclusione IVA del regime. La fattura elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. Base normativa: D.Lgs. 127/2015 e provvedimenti attuativi dell’Agenzia delle Entrate.

Ordinario: applichi l’IVA con liquidazioni mensili o trimestrali, registri acquisti e vendite, presenti la dichiarazione IVA annuale. Puoi usare il regime di contabilità semplificata per cassa, se rientri nei limiti, come previsto dal TUIR e dal DPR 600/1973.

Transizione oltre i 100.000 euro: quando superi i 100.000 in corso d’anno, inizi ad applicare l’IVA da quel momento. Per l’IRPEF/forfettario, segui quanto previsto dalla L. 197/2022 per il passaggio immediato e le regole transitorie sui corrispettivi già emessi.

Regola decisionale rapida

Se vuoi decidere in 60 secondi, usa questi nessi logici

  • Incassi previsti entro 70.000 euro, costi operativi entro il 30% degli incassi, nessun dipendente o collaboratori entro 20.000 euro: forfettario di norma conviene.
  • Incassi tra 70.000 e 85.000 euro, costi tra 30% e 40%: fai due simulazioni. Se i costi reali superano circa il 33%, spesso ordinario vince.
  • Se superi 85.000 euro: preparati all’ordinario dall’anno successivo. Monitora a trimestre.
  • Se rischi di superare 100.000 euro: pianifica subito il passaggio immediato all’IVA e all’ordinario.
  • Lavori B2B con clienti che detrarrebbero l’IVA o fai investimenti importanti: orientati all’ordinario.
  • Se sei start-up con requisiti per il 5% e costi bassi: il forfettario è spesso la scelta migliore nei primi anni.

Fonti e riferimenti normativi da consultare

Per controllare regole, soglie e aggiornamenti

  • Normattiva: L. 190/2014, art. 1 commi 54-89 (regime forfettario); Leggi di Bilancio successive, tra cui L. 197/2022 per soglie 85.000/100.000 e causa di uscita immediata.
  • DPR 917/1986 (TUIR) per IRPEF, scaglioni e detrazioni. Aggiornamenti con Legge di Bilancio 2026.
  • DPR 633/1972 per IVA, esclusioni e obblighi nelle cessioni e prestazioni.
  • D.Lgs. 127/2015 per fatturazione elettronica e memorizzazione/trasmissione corrispettivi.
  • L. 233/1990 e circolari INPS annuali per contributi artigiani. Ministero del Lavoro per apprendistato e costo del lavoro.

Confronto tecnico e casi tipici per i fabbri

Quando il 33% diventa la tua soglia mentale

Nel forfettario il 33% dei ricavi “copre” le spese in modo forfettario. Se i tuoi costi reali superano il 33%, l’ordinario può farti pagare meno tasse. Perché in ordinario deduci i costi veri, non una stima.

Esempio semplice: incassi 60.000 euro. Se spendi 18.000-20.000 euro l’anno, il forfettario resta competitivo. Se spendi 25.000-28.000 euro, l’ordinario prende vantaggio grazie alle deduzioni dei costi e alla detrazione IVA.

Inserisci anche gli investimenti: furgone, macchinari, impianti. In ordinario ammortizzi e detrai l’IVA. Nel forfettario no. Se programmi acquisti importanti, l’ordinario tende a vincere nel medio periodo.

Scenario Requisiti chiave Calcolo imposte/contributi Tempistiche e adempimenti
Forfettario, incassi 60.000 euro, nessun collaboratore Sotto 85.000 euro; spese lavoro 0; coefficiente 67% Reddito = 60.000 x 67% = 40.200; meno contributi INPS; imposta 15% (o 5% se start-up) Fattura elettronica senza IVA; imposta sostitutiva in dichiarazione; contributi INPS con minimali ed eccedenze
Forfettario con collaboratori (12.000 euro annui) Sotto 85.000 euro; lavoro entro 20.000 euro Stesso calcolo del reddito; costo del lavoro non si deduce analiticamente ma incide sul cash flow Monitora tetto 20.000; CU e adempimenti lavoro; INAIL e INPS gestione separata/dipendenti
Superi 85.000 euro ma resti sotto 100.000 Ricavi 85.001–99.999 euro Anno in corso: resti forfettario; anno dopo: ordinario con IRPEF a scaglioni e IVA Pianifica passaggio dal 1° gennaio successivo; apri posizione IVA ordinaria; aggiorna codici documenti
Superi 100.000 euro a novembre Soglia 100.000 oltrepassata Da quel momento: IVA in fattura; perdi forfettario subito; IRPEF e adempimenti da ordinario Comunica al consulente; adegua fatturazione immediatamente; verifica pro-rata IVA e regole transitorie
Ordinario con costi reali 40% degli incassi Nessun limite di ricavi; IVA piena Reddito = ricavi – costi – contributi; IRPEF 23–33–43%; IVA a debito/credito con detrazione Registri IVA, liquidazioni, dichiarazioni; ammortamenti e gestione magazzino dove rilevante

FAQ

Come si calcolano le imposte nel forfettario per un fabbro con incassi di 70.000 euro e contributi INPS di 4.000 euro?

Applichi il principio di cassa, quindi prendi i 70.000 euro incassati. Usi il coefficiente 67% per stimare il reddito: 70.000 x 67% = 46.900 euro. Sottrai i contributi versati nell’anno: 46.900 – 4.000 = 42.900 euro. Su 42.900 applichi l’imposta sostitutiva: 15% se non hai l’agevolazione start-up, 5% se rispetti i requisiti per i primi 5 anni. L’IRPEF ordinaria e le addizionali non si applicano. L’IVA non entra nel calcolo perché nel forfettario sei escluso dall’IVA. Ricorda che i contributi artigiani includono una quota fissa sul minimale più una percentuale sull’eccedenza. Gli importi e le aliquote contributive cambiano ogni anno con circolare INPS: controllali a inizio anno.

Cosa succede esattamente se supero i 100.000 euro di incassi il 10 dicembre? Devo ricalcolare tutto l’anno?

Il superamento dei 100.000 euro fa perdere il forfettario con effetto dal momento dello sforamento. Da quella data devi emettere fatture con IVA e rispettare gli adempimenti del regime ordinario. Non “ricalcoli” retroattivamente l’intero anno ai fini IVA, ma segui le regole transitorie previste dalla L. 197/2022 e dai chiarimenti dell’Agenzia delle Entrate. Per l’imposta sostitutiva, si applicano le norme di uscita immediata e le conseguenze sul periodo d’imposta. Serve coordinare anche registri e liquidazioni IVA per le fatture successive allo sforamento. Avvisa subito il consulente per adeguare la fatturazione elettronica, aggiornare i codici documento e gestire eventuali note di variazione.

Posso assumere un apprendista e restare nel forfettario? Come conteggio il tetto di 20.000 euro?

Sì, puoi assumere un apprendista e restare nel forfettario se il costo del lavoro complessivo annuo non supera 20.000 euro lordi. Nel conteggio rientrano retribuzioni lorde, contributi a carico del datore di lavoro, premi INAIL e altri oneri. L’apprendistato gode di agevolazioni contributive secondo il Testo Unico e i decreti del Ministero del Lavoro, ma quelle somme vanno comunque conteggiate. Calcola il costo annuo prospettico prima di firmare il contratto. Se a consuntivo superi 20.000 euro, dal 1° gennaio successivo passerai in ordinario. Ricorda anche gli obblighi formativi e contrattuali tipici dell’apprendistato e verifica il CCNL applicato.

Qual è la differenza pratica tra principio di cassa e principio di competenza per un artigiano?

Principio di cassa: contano gli incassi e i pagamenti effettivi. Il forfettario usa la cassa. Questo aiuta la liquidità perché paghi le imposte su ciò che hai davvero incassato. Principio di competenza: contano i ricavi e i costi “maturati” nell’anno, anche se non ancora pagati o incassati. Nel regime ordinario semplificato puoi usare la cassa per alcuni componenti, ma la logica resta più vicina alla competenza e alla registrazione analitica di costi e ricavi. Per i fabbri con lavori su commessa, la cassa riduce il rischio di tassare anticipi non riscossi, mentre la competenza permette una rappresentazione più precisa dei margini quando i costi sono documentati e significativi.

Quali vantaggi fiscali aggiuntivi offre l’ordinario rispetto al forfettario per un fabbro che investe in macchinari?

Nell’ordinario puoi dedurre i costi reali e ammortizzare i macchinari su più anni. Puoi anche detrarre l’IVA pagata sui beni strumentali e sui materiali. Se fai investimenti importanti, l’IVA detraibile migliora il cash flow e gli ammortamenti riducono l’IRPEF negli anni successivi. Inoltre, in ordinario sfrutti detrazioni e deduzioni personali: spese sanitarie, interessi su mutuo, detrazioni per familiari a carico, previdenza complementare, eventuali bonus per interventi edilizi quando compatibili. Nel forfettario questi vantaggi sono ridotti o non disponibili perché paghi un’imposta sostitutiva sul reddito forfettario e non detrai l’IVA. Per questo, quando l’incidenza dei costi supera circa un terzo dei ricavi o quando programmi investimenti rilevanti, l’ordinario spesso diventa più conveniente.

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