Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Se fai il fattorino: forfettario conviene con spese basse o primi 5 anni al 5%; ordinario conviene con spese alte, grandi acquisti con IVA e redditi oltre il 33% di costi.
- Break-even tecnico: con coefficiente 67%, l’ordinario vince se le spese superano circa il 33% degli incassi (prima delle imposte).
- Forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), niente IVA, costi non deducibili; contributi deducibili e riducibili del 35% per artigiani/commercianti.
- Ordinario: IVA al 22%, IRPEF a scaglioni, deduci costi e ammortamenti; detrai IVA sugli acquisti rilevanti (veicolo, attrezzature, carburante).
Inquadramento del fattorino con Partita IVA: cosa significa davvero
Fattorino vuol dire consegnare merci o pasti per conto terzi. Puoi farlo con bici, scooter, auto o furgone. Se lavori in proprio, apri Partita IVA.
Il codice ATECO più usato è 53.20.00 (altre attività postali e di corriere senza obbligo di servizio universale) o 49.41.00 (trasporto merci su strada). Entrambi qualificano un’attività d’impresa.
Di solito serve iscrizione in Camera di Commercio (impresa individuale), INPS gestione commercianti, talvolta INAIL per la copertura infortuni. In casi particolari e senza organizzazione d’impresa, qualcuno usa la Gestione Separata INPS. Valuta bene l’inquadramento con un professionista.
Fonti normative di base: Testo Unico delle Imposte sui Redditi (DPR 917/1986), IVA (DPR 633/1972), regime forfettario (Legge 190/2014, art. 1, commi 54-89, come modificati da successive Leggi di Bilancio, tra cui Legge 145/2018 e Legge 197/2022). Per inquadramento previdenziale: Legge 613/1966, Legge 233/1990 e circolari INPS annuali. I testi sono consultabili su Normattiva, Agenzia delle Entrate e INPS.
Regime forfettario per fattorini: quando conviene
Requisiti e limiti
Il forfettario è il regime agevolato per chi fattura fino a 85.000 euro l’anno. Se superi 100.000 euro, esci subito dal regime dal mese successivo, con applicazione dell’IVA e del regime ordinario. Questa fuoriuscita immediata è stata introdotta dalla Legge 197/2022.
Restano le altre cause di esclusione classiche: partecipazioni in società di persone, controllo in SRL con attività riconducibile, lavoro dipendente prevalente in certe situazioni. Trovi i dettagli nei commi 57 e seguenti della Legge 190/2014.
Come si calcola il reddito
Non deduci le spese effettive. Applichi un coefficiente fisso detto “coefficiente di redditività”. Per i servizi come le consegne è il 67%. Esempio semplice: incassi 30.000 euro, imponibile forfettario 20.100 euro (30.000 x 67%).
Su questo imponibile paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Se rispetti i requisiti “start-up”, paghi il 5% per i primi 5 anni. L’agevolazione al 5% richiede requisiti precisi (tra cui nessuna attività simile nei 3 anni prima e reale novità dell’attività, vedi Legge 190/2014, comma 65 e seguenti).
IVA, ritenute e fatture
In forfettario non addebiti IVA e non detrai l’IVA pagata sugli acquisti. Non subisci ritenute d’acconto. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti i forfettari. La norma è stata estesa a regime con provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate dal 2022 in poi.
Contributi INPS e agevolazione 35%
Se sei in gestione artigiani/commercianti paghi contributi fissi su un reddito minimale e una percentuale sull’eccedenza. I valori cambiano ogni anno con le circolari INPS. Puoi chiedere la riduzione del 35% dei contributi se sei in forfettario. L’agevolazione si richiede all’INPS e vale finché resti nel regime agevolato.
I contributi restano sempre deducibili dal reddito, anche nel forfettario. Questo abbassa l’imponibile su cui si calcola l’imposta sostitutiva.
Quando conviene il forfettario
- Spese effettive basse o medie. Non superano circa il 25-30% degli incassi.
- Primi 5 anni con imposta al 5%. Il risparmio fiscale è forte.
- Nessun grande investimento con IVA da recuperare (veicolo costoso, attrezzature importanti).
- Clienti finali che non detrarrebbero IVA. Non perdi competitività sul prezzo.
Fonti da consultare: Legge 190/2014, Legge 197/2022 e guida al forfettario dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario per fattorini: quando conviene
IRPEF a scaglioni e addizionali
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF a scaglioni progressivi, oltre alle addizionali regionali e comunali. Per il 2026 valgono gli scaglioni stabiliti dalla Legge di Bilancio e dai decreti attuativi. Verifica sempre i valori aggiornati su Agenzia delle Entrate e Normattiva.
La logica non cambia: più il reddito imponibile sale, più l’aliquota media cresce. Per questo nel confronto col forfettario contano molto deduzioni e costi.
IVA e detrazione sugli acquisti
In ordinario applichi l’IVA sulle fatture (di regola 22% per il trasporto merci e le consegne). Detrai l’IVA pagata su acquisti rilevanti: veicolo idoneo all’attività, carburante, manutenzioni, pneumatici, dispositivi di sicurezza, smartphone, software.
La detraibilità e la deducibilità di veicoli e carburanti seguono regole specifiche. Autocarri strumentali possono essere dedotti al 100% e con IVA totalmente detraibile. Autovetture a uso promiscuo hanno limiti più stretti. Le regole sono nel DPR 633/1972 (IVA) e nel TUIR, oltre a prassi dell’Agenzia delle Entrate. Serve valutazione caso per caso.
Deducibilità analitica delle spese
In ordinario deduci le spese effettive e ammortizzi gli acquisti pluriennali. Questo riduce l’imponibile su cui calcoli IRPEF e contributi. Puoi dedurre pedaggi, parcheggi, ZTL, assicurazioni, dispositivi antifurto, abbigliamento protettivo, canoni di noleggio veicoli, commissioni delle piattaforme, consulenze, software di routing.
Contributi INPS
In gestione artigiani/commercianti paghi contributi fissi e una percentuale sull’eccedenza. Anche in ordinario i contributi sono deducibili dal reddito. In alternativa, se sei correttamente in Gestione Separata (assenza di struttura d’impresa), versi una percentuale sul reddito senza minimali. Verifica ogni anno le aliquote INPS nelle circolari dedicate.
Quando conviene l’ordinario
- Spese alte e investimenti importanti. Ammortamenti e IVA detraibile generano forti risparmi.
- Costi effettivi superiori a circa il 33% degli incassi. L’imponibile scende sotto il livello forfettario.
- Clienti con Partita IVA che detrarrebbero l’IVA. Il prezzo “+IVA” non penalizza.
- Prospettiva di crescita oltre 85.000 euro. Eviti uscite e rientri da forfettario.
Fonti da consultare: DPR 917/1986 (TUIR), DPR 633/1972 (IVA), guide IRPEF dell’Agenzia delle Entrate, circolari annuali INPS.
Regola decisionale rapida
La soglia del 33% come bussola
Con coefficiente di redditività 67%, il forfettario tassa il 67% degli incassi. L’ordinario tassa “incassi meno costi deducibili”. Se i tuoi costi superano il 33% degli incassi, l’ordinario crea un imponibile più basso del forfettario.
Aggiusta con le aliquote
Se hai diritto al 5% start-up, alza la soglia: l’ordinario conviene solo con spese molto alte o con grossi recuperi IVA. Se paghi il 15% forfettario, la soglia resta più vicina al 33%, ma valuta gli scaglioni IRPEF e le addizionali.
IVA e investimenti cambiano il gioco
Se compri o noleggi un veicolo costoso, l’IVA detraibile e l’ammortamento possono spostare la scelta verso l’ordinario. Lo stesso vale per carburante, manutenzioni e pedaggi se pesano molto sul bilancio.
Clienti e prezzi
Clienti privati non detrarrebbero l’IVA: il forfettario è competitivo sul prezzo finale. Clienti business spesso preferiscono fornitori con IVA detraibile: l’ordinario può semplificare le trattative.
Stabilità del fatturato
Sotto 85.000 euro e con costi stabili e bassi, il forfettario riduce burocrazia e imposte. Sopra 85.000 euro o con oscillazioni ampie, l’ordinario è più solido e flessibile.
Esempi numerici applicati ai fattorini
Caso A: incassi 25.000 euro, spese 10.000 euro
Forfettario: imponibile 16.750 (25.000 x 67%). Imposta 5% se start-up: 837,50. Ordinario: imponibile 15.000 (25.000 – 10.000). IRPEF primo scaglione: più alta del 5% nell’esempio. In questo caso, il forfettario con 5% vince. Se non hai il 5% e applichi il 15%, il confronto si fa più stretto e dipende anche da addizionali e contributi.
Caso B: incassi 25.000 euro, spese 22.000 euro
Forfettario: imponibile 16.750. Imposta 5%: 837,50. Ordinario: imponibile 3.000. IRPEF a scaglioni: molto bassa. Qui l’ordinario tende a essere più conveniente, specie se recuperi IVA su acquisti e costi.
Nota importante: in entrambi i casi considera i contributi INPS. Sono deducibili in entrambi i regimi. Nel forfettario puoi chiedere la riduzione del 35% in gestione artigiani/commercianti, che riduce il totale da versare.
Adempimenti e tempistiche essenziali
Apertura attività
Apri Partita IVA con modello AA9/12, scegli il codice ATECO e il regime fiscale. Se è attività d’impresa, iscrizione in Camera di Commercio e INPS gestione commercianti. Eventuale INAIL. Questi passaggi vanno fatti all’avvio.
Fatturazione e pagamenti
Emetti fatture elettroniche. In ordinario versi l’IVA periodicamente (mensile o trimestrale). In forfettario niente liquidazioni IVA. Paga imposte e contributi con F24 rispettando acconti e saldi. I riferimenti generali sono nel DPR 633/1972 e nel calendario fiscale dell’Agenzia delle Entrate.
Scritture contabili
In ordinario tieni contabilità e registri IVA. In forfettario la contabilità è semplificata, ma conserva documenti e giustificativi. Il principio di cassa si applica nel forfettario: contano gli incassi effettivi dell’anno.
| Scenario | Requisiti/condizioni | Regime consigliato (logica) | Tempistiche/adempimenti chiave |
|---|---|---|---|
| Spese basse (≤ 25% incassi), fatturato 30.000 | Start-up con requisiti per 5%; clienti privati | Forfettario: imponibile 67% e imposta 5% riducono il carico | Apertura P.IVA e opzione forfettario all’avvio; fattura elettronica; INPS con richiesta riduzione 35% |
| Spese medie (~30-35% incassi), fatturato 40.000 | Clienti misti B2B/B2C; nessun grande investimento | Valutazione al margine: se 15% forfettario e poche addizionali, forfettario; altrimenti ordinario | Simulazione ex-ante; eventuale passaggio di regime dal 1° gennaio successivo |
| Spese alte (≥ 40% incassi), fatturato 50.000 | Noleggio lungo termine furgone; carburante e manutenzioni elevate | Ordinario: deduzioni e IVA detraibile generano vantaggio | Iscrizione CCIAA e INPS; liquidazioni IVA trimestrali o mensili; tenuta registri IVA |
| Investimento importante (furgone nuovo) | IVA e ammortamento rilevanti; clienti business | Ordinario: recupero IVA e ammortamenti riducono imposte | Pianifica l’acquisto; valuta super/iperammortamenti se esistenti; aggiorna piano acconti |
FAQ
Qual è la differenza pratica tra regime forfettario e ordinario per un fattorino?
Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva sul 67% degli incassi. Non deduci i costi reali e non detrai l’IVA. Hai burocrazia leggera e, se hai i requisiti, l’aliquota è 5% per i primi 5 anni, poi 15%. Nel regime ordinario paghi IRPEF a scaglioni sull’utile reale, cioè incassi meno costi. Deduci spese e ammortamenti e detrai l’IVA sugli acquisti. La contabilità è più impegnativa e versi l’IVA periodicamente. In sintesi: forfettario è semplice e forte con spese basse; ordinario è flessibile e vince con spese alte o investimenti con IVA da recuperare.
Come scelgo il codice ATECO giusto e come incide sui conti?
I codici ATECO tipici sono 53.20.00 (attività di corriere) e 49.41.00 (trasporto merci su strada). Entrambi sono attività d’impresa. Il codice incide su obblighi (iscrizione in Camera di Commercio, INAIL), sull’inquadramento previdenziale (di solito gestione commercianti) e, in forfettario, può incidere sul coefficiente di redditività. Per i servizi di consegna il coefficiente di norma è il 67%, che determina l’imponibile forfettario. Scegliere il codice corretto evita errori su contributi, assicurazioni e controlli. Verifica le descrizioni ufficiali e confrontale con l’attività reale. In caso di dubbio, chiedi al consulente e valuta le prassi dell’Agenzia delle Entrate.
Posso passare da forfettario a ordinario (o viceversa) se cambiano le mie spese?
Sì, ma il passaggio si fa di regola dal 1° gennaio. Se superi 100.000 euro durante l’anno in forfettario, l’uscita è immediata dal mese successivo, con IVA dovuta da quel momento. In tutti gli altri casi, comunichi l’opzione o la revoca all’inizio dell’anno. Valuta il passaggio quando prevedi investimenti importanti (veicolo, attrezzature), quando i costi iniziano a superare il 33% degli incassi, o quando la tua clientela diventa prevalentemente business. Conserva stime e documenti: aiutano a motivare la scelta in caso di controlli e a pianificare acconti e saldi.
Quali spese sono davvero deducibili in ordinario per un fattorino e quali limiti devo conoscere?
Sono di norma deducibili i costi inerenti: carburante, manutenzioni, pneumatici, pedaggi, parcheggi, ZTL, assicurazioni, canoni di noleggio del veicolo, dispositivi di sicurezza, casco e giacche tecniche, smartphone, piani dati, software, consulenze, commissioni delle piattaforme, spese bancarie. I veicoli hanno regole particolari: gli autocarri strumentali sono deducibili e con IVA detraibile in misura piena; le autovetture a uso promiscuo hanno limiti percentuali e di importo sia ai fini IVA sia ai fini delle imposte dirette. Gli acquisti pluriennali si ammortizzano su più anni. Le regole sono nel TUIR e nel DPR 633/1972, con chiarimenti in circolari dell’Agenzia delle Entrate. Serve sempre verificare l’inerenza e la documentazione fiscale corretta.
Quali contributi INPS pago e come incidono sulla scelta del regime?
Se operi come impresa individuale in Camera di Commercio, di solito versi alla Gestione Artigiani e Commercianti: contributi fissi sul minimale e una percentuale sul reddito eccedente. Gli importi cambiano ogni anno con circolari INPS. Nel forfettario puoi chiedere lo sconto del 35% su questi contributi. I contributi sono deducibili dal reddito in entrambi i regimi: riducono l’imposta finale. Se invece operi correttamente senza struttura d’impresa e rientri in Gestione Separata, versi solo una percentuale sul reddito, senza minimali, ma senza agevolazione del 35%. L’impatto contributivo può cambiare la convenienza: con contributi fissi alti e reddito basso, il forfettario con sconto 35% può essere più conveniente; con redditi alti e molti costi deducibili, l’ordinario resta spesso vincente.
