Travel blogger in Partita IVA: qual è il regime fiscale migliore?

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Ultimo aggiornamento: agosto 2026.

Per un travel blogger conviene il forfettario se hai costi bassi; se le spese reali sono alte, l’ordinario (con deduzioni analitiche) spesso riduce l’imposta complessiva.

  • Nel forfettario paghi un’imposta sostitutiva del 15% (o 5% start-up) sul reddito calcolato con coefficiente 78% tipico delle attività professionali.
  • Nell’ordinario deduci i costi reali e applichi l’IRPEF per scaglioni 2026 (23%, 33%, 43%), con IVA e ritenute secondo le regole ordinarie.
  • Soglia forfettario: ricavi/compensi fino a 85.000 euro; uscita immediata se superi 100.000 nell’anno.

Il mestiere del travel blogger: inquadramento fiscale e codici ATECO

Un travel blogger che crea contenuti, vende spazi pubblicitari, fa affiliazioni o produce corsi realizza, di regola, reddito di lavoro autonomo. Significa che rientri nell’articolo 53 del TUIR (Testo Unico sulle Imposte sui Redditi), cioè redditi da attività professionale svolta in autonomia.

Il codice ATECO più usato per chi monetizza con contenuti e sponsorizzazioni è nella sfera dei servizi professionali. In molti casi si adotta un ATECO riconducibile alla pubblicità/marketing o ad altre attività professionali n.c.a. Questi codici ricadono, in regime forfettario, nel coefficiente di redditività del 78%. Coefficiente di redditività significa la quota degli incassi che il fisco considera “reddito imponibile” forfettario.

Se, oltre ai servizi, vendi anche beni (per esempio guide cartacee) o e-book a consumatori, potresti sommare un secondo ATECO. Le attività commerciali hanno coefficienti diversi. In questi casi si valuta il “prevalente” e si gestiscono correttamente IVA e contabilità mista.

Fonti normative da consultare

Per i riferimenti, verifica su Normattiva la Legge 190/2014 (articolo 1, commi 54-89) sul regime forfettario e le modifiche della Legge di Bilancio 2023 e seguenti; per l’IRPEF 2026 consulta TUIR e la Legge di Bilancio 2026; per contributi previdenziali la Legge 335/1995 e le circolari INPS annuali; per fatturazione elettronica vedi il D.L. 36/2022 convertito in legge.

Forfettario vs ordinario: come scegliere in modo tecnico

Regime forfettario: come funziona

Nel forfettario non deduci i costi effettivi. Applichi il coefficiente di redditività agli incassi. Per attività professionali è il 78%. Il risultato è il reddito imponibile. Su questo paghi un’imposta sostitutiva del 15%. Nei primi 5 anni scende al 5% se rispetti i requisiti “start-up” (nessuna attività simile nei 3 anni precedenti, non proseguire attività altrui in modo sostanziale, e altri vincoli previsti dalla Legge 190/2014).

I contributi previdenziali versati si sottraggono prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Quindi riducono l’imposta in modo diretto. In forfettario non addebiti IVA in fattura e non subisci ritenuta d’acconto. Applichi la marca da bollo di 2 euro quando la fattura supera 77,47 euro.

Limiti e cause di esclusione: ricavi/compensi fino a 85.000 euro; esclusione immediata se superi 100.000 nell’anno; no partecipazioni di controllo in società con attività riconducibile; no regimi IVA speciali; residenza in Italia o in UE/SEE con almeno il 75% del reddito prodotto in Italia. Verifica sempre i dettagli sul testo vigente.

Regime ordinario: come funziona

Nell’ordinario applichi l’IRPEF a scaglioni. Nel 2026 gli scaglioni sono a tre aliquote: 23% fino a 28.000 euro, 33% da 28.001 a 50.000 euro, 43% oltre 50.000 euro. Si sommano addizionali regionali e comunali. Questo regime consente la deduzione analitica dei costi inerenti. In parole semplici, togli le spese di lavoro reali prima di calcolare le imposte.

Per un professionista si adotta il principio di cassa. Significa che tassazione e deduzione si basano su incassi e pagamenti effettivi dell’anno. L’IVA si applica secondo le regole ordinarie: addebiti l’IVA in fattura, detrài l’IVA sugli acquisti inerenti, versi l’IVA periodicamente.

Quando fatturi a sostituti d’imposta italiani (per esempio aziende), normalmente subisci la ritenuta d’acconto del 20% sui compensi, che anticipa l’IRPEF. In caso di clienti esteri, di regola non si applica ritenuta italiana, ma gestisci correttamente il trattamento IVA e gli adempimenti transfrontalieri.

Contributi previdenziali: quanto pesano

Un travel blogger senza Cassa professionale si iscrive alla Gestione Separata INPS. L’aliquota cambia ogni anno con apposite circolari INPS e di norma si colloca intorno al 26-27% del reddito imponibile previdenziale. Questi contributi si calcolano sul compenso professionale al netto delle spese fiscalmente non rilevanti ai fini previdenziali.

I contributi sono deducibili dal reddito in ordinario e abbattono l’imponibile in forfettario prima dell’imposta sostitutiva. Questo rende il loro impatto doppio: costo previdenziale e, al tempo stesso, risparmio d’imposta.

Esempi numerici realistici

Esempio A, costi contenuti: incassi 25.000 euro, spese 10.000 euro.

Forfettario (coefficiente 78%): imponibile 25.000 x 78% = 19.500 euro; imposta 15% = 2.925 euro (oppure 975 euro con aliquota start-up 5%); contributi INPS a titolo esemplificativo circa 26% su 19.500 = 5.070 euro. I contributi riducono l’imponibile prima dell’imposta, quindi l’imposta effettiva scende. Se sei in start-up, il vantaggio aumenta.

Ordinario: imponibile IRPEF 25.000 – 10.000 = 15.000 euro; IRPEF 23% = 3.450 euro (al netto di detrazioni e contributi deducibili da sottrarre). Contributi su reddito professionale ordinario: circa 26% di 15.000 = 3.900 euro, deducibili. L’onere complessivo spesso risulta superiore al forfettario se non sfrutti altre deduzioni/detrazioni.

Esempio B, costi elevati: incassi 25.000 euro, spese 22.000 euro.

Forfettario: imponibile 19.500; imposta 15% = 2.925 euro (o 975 al 5%); contributi circa 5.070 euro. Non avendo deduzione di spese reali, l’onere è alto rispetto agli incassi.

Ordinario: imponibile 3.000 euro; IRPEF 23% = 690 euro; contributi circa 26% su 3.000 = 780 euro, deducibili. In questo scenario l’ordinario in genere conviene perché valorizza tutte le spese.

Nota: numeri e aliquote contributive sono esemplificativi. Per i calcoli ufficiali usa le aliquote INPS dell’anno e considera addizionali, detrazioni e acconti.

Regola decisionale rapida

Se ti servono 60 secondi per scegliere, usa questi passaggi

1) Identifica l’ATECO prevalente. Se è attività professionale, il coefficiente forfettario è 78%. Se vendi anche beni, verifica se serve un secondo ATECO con coefficiente diverso.

2) Stima le spese annue documentabili e inerenti. Includi viaggi di lavoro, attrezzature, software, servizi professionali, canoni, e il costo previdenziale stimato.

3) Confronto espresso in logica semplice: se Spese Reali + Contributi deducibili superano circa il 22% dei ricavi, il vantaggio del forfettario si assottiglia perché nel forfettario i “costi figurativi” sono già fissati dal coefficiente (per attività professionali, il sistema ti riconosce costi impliciti pari al 22%).

4) Applica le aliquote. Se il tuo reddito netto in ordinario finisce quasi tutto nel primo scaglione IRPEF (23%), l’ordinario migliora la convenienza quando hai spese alte. Se sali nel secondo/terzo scaglione (33% o 43%) e hai spese basse, spesso vince il forfettario.

5) Verifica soglie e cause ostative del forfettario: 85.000 euro per restare nel regime, fuoriuscita immediata oltre 100.000, assenza di partecipazioni di controllo in attività riconducibili, niente regimi IVA speciali.

IVA, fatturazione elettronica e operazioni con l’estero

Fatture e IVA in forfettario

In forfettario non addebiti l’IVA e non detrai quella sugli acquisti. Indichi in fattura la norma di non applicazione dell’IVA e l’esenzione da ritenuta. Apponi la marca da bollo di 2 euro sulle fatture sopra 77,47 euro. La fatturazione elettronica è obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari.

Fatture e IVA in ordinario

Addebiti l’IVA secondo l’aliquota propria del servizio. Detrài l’IVA sugli acquisti inerenti. Versi l’IVA periodica e invii le liquidazioni. Per servizi pubblicitari o di marketing a soggetti UE B2B si applica il reverse charge del committente estero. Per clienti extra-UE, il servizio può essere fuori campo IVA in Italia secondo i criteri territoriali.

Servizi digitali B2C in UE

Se vendi corsi o e-book come servizi digitali a consumatori UE, verifica l’OSS (One Stop Shop). Permette di dichiarare l’IVA dovuta nei vari Stati membri con una sola procedura speciale. In forfettario l’OSS resta applicabile per le vendite B2C transfrontaliere di servizi digitali.

Spese tipiche del travel blogger: cosa si deduce in ordinario

Vitto e alloggio

Per i professionisti, le spese di vitto e alloggio sono deducibili al 75% entro il limite del 2% dei compensi annui, salvo riaddebito analitico al cliente, in cui la deduzione diventa piena. La regola è nell’articolo 54 del TUIR.

Attrezzature e beni strumentali

Computer, fotocamere, obiettivi e accessori si deducono o si ammortizzano secondo i coefficienti fiscali. I software si deducono in base alla natura (canone o licenza). Le spese di telefonia e internet sono deducibili nella misura inerente all’attività.

Viaggi di lavoro

I trasferimenti per realizzare contenuti o incontrare partner sono deducibili se inerenti. Conserva biglietti, ricevute, fatture di hotel e trasporti. In caso di uso promiscuo (personale e professionale), deduci solo la quota legata al lavoro.

Scenario operativo 2026 Regime consigliato “se…” Requisiti e paletti normativi Aliquote/coefficiente e imposte Adempimenti e tempistiche
Solo contenuti sponsorizzati e servizi B2B Italia Forfettario se spese reali basse e ricavi <= 85.000 euro Legge 190/2014; niente partecipazioni ostative; residenza ammessa Coeff. 78%; imposta 15% (5% start-up); contributi INPS deducibili Fattura elettronica senza IVA e ritenuta; imposta e INPS con acconti di giugno/novembre e saldo a giugno
Contenuti + affiliazioni con piattaforme estere Forfettario se costi bassi; Ordinario se costi elevati o credito IVA utile Territorialità IVA per servizi pubblicitari; no ritenute su esteri Forfettario: coeff. 78%; Ordinario: IRPEF 23/33/43% + IVA Fatture elettroniche a estero con codici dedicati; gestione operazioni transfrontaliere; scadenze IVA periodiche in ordinario
Servizi professionali + vendita e-book/corsi B2C UE Valuta ordinario se prevale e-commerce e serve detrarre IVA; forfettario se volumi ridotti OSS per B2C UE; corretta scelta ATECO prevalente; limiti forfettario Servizi: coeff. 78%; commercio digitale con regole IVA specifiche Iscrizione OSS; liquidazioni OSS trimestrali; in ordinario liquidazioni IVA mensili/trimestrali
Start-up nei primi 5 anni Forfettario quasi sempre se spese iniziali contenute Requisiti start-up Legge 190/2014 (assenza attività simile, non prosecuzione) Imposta sostitutiva 5% su reddito forfettario; contributi deducibili Fatture elettroniche; imposta con acconti 40%/60%; monitoraggio soglia 85.000/100.000

FAQ

Qual è il codice ATECO migliore per un travel blogger e perché incide sulle tasse?

Se monetizzi con contenuti, sponsorizzazioni e servizi di marketing, di solito rientri tra le attività professionali. Questo porta, nel forfettario, al coefficiente 78%. Il coefficiente è cruciale perché determina quanta parte degli incassi diventa reddito tassabile. Se, invece, vendi prevalentemente beni, il coefficiente potrebbe essere diverso. Scegliere l’ATECO giusto non è solo formale: cambia l’aliquota implicita sui ricavi, gli adempimenti IVA e la possibilità di detrarre l’IVA in ordinario. La scelta va fatta valutando l’attività prevalente e la filiera delle entrate. Consulta il TUIR per l’inquadramento del reddito e la Legge 190/2014 per i coefficienti, verificando sempre la riconducibilità del codice ATECO.

Come tratto fiscalmente i viaggi gratis o i beni ricevuti in cambio di visibilità?

Se ricevi un soggiorno, un volo o un bene in cambio di contenuti, si tratta di compenso in natura. In termini semplici, non è “gratis”: è un pagamento non in denaro. Devi emettere fattura per il valore normale del bene o servizio ricevuto. Il valore normale è quello di mercato per beni e servizi simili, come definito dal TUIR. In ordinario, l’IVA segue le regole del luogo di consumo/fornitura e del tipo di servizio; in forfettario non addebiti IVA ma indichi la normativa di esclusione. Questo compenso concorre al calcolo dei ricavi/compensi. La corretta valorizzazione evita rischi di accertamento. Basati su documentazione ricevuta, listini o tariffe pubbliche. In caso di dubbi, fai riferimento ai criteri del TUIR e alle indicazioni dell’Agenzia delle Entrate.

Quali spese posso dedurre in ordinario e quali limiti si applicano a vitto, alloggio e viaggi?

In ordinario deduci i costi inerenti all’attività: attrezzature, software, canoni, consulenze, servizi web, pubblicità, assicurazioni, coworking, parte di utenze se usate per lavoro. Per vitto e alloggio si applica la regola dell’articolo 54 TUIR: deducibili al 75% entro il 2% dei compensi, salvo riaddebito specifico al cliente (in quel caso deduzione piena). I viaggi di lavoro sono deducibili se documentati e inerenti: biglietti, hotel, transfer, noleggi. Se l’uso è promiscuo, deduci solo la quota professionale. L’IVA su vitto e alloggio è detraibile in casi limitati; valuta sempre l’inerenza e le norme speciali.

Come fatturo a clienti esteri e quali regole IVA devo seguire per sponsorizzazioni e corsi online?

Per servizi a clienti business UE, di norma la regola generale B2B sposta l’IVA nel Paese del committente, con inversione contabile: emetti fattura senza IVA con indicazione della norma. Per clienti extra-UE, il servizio può essere fuori campo IVA in Italia secondo le regole di territorialità. Per vendite B2C di servizi digitali a consumatori UE (corsi, e-book scaricabili), valuta l’OSS per dichiarare l’IVA dovuta nei vari Paesi con un’unica procedura. In forfettario, pur senza applicare IVA interna, l’OSS resta applicabile per B2C transfrontaliero. Ricorda gli obblighi di fatturazione elettronica anche verso estero e la corretta codifica dei clienti esteri. Tieni traccia delle prestazioni per eventuali elenchi riepilogativi e adempimenti sostitutivi previsti dalle norme vigenti.

Come funzionano acconti, saldi e scadenze fiscali e previdenziali nel 2026?

Sia in forfettario sia in ordinario versi imposte con F24. L’acconto dell’imposta (sostitutiva o IRPEF) è, in via generale, pari al 100% dell’imposta dell’anno precedente e si paga in due rate: 40% entro giugno (con saldo dell’anno precedente) e 60% entro novembre. Lo stesso criterio si applica agli acconti dei contributi INPS per la Gestione Separata, calcolati sul reddito dell’anno precedente. In ordinario versi anche l’IVA con liquidazioni mensili o trimestrali e invii le relative comunicazioni. La dichiarazione dei redditi persone fisiche si presenta nei termini fissati annualmente dall’Agenzia delle Entrate. Verifica ogni anno le scadenze aggiornate su fonti ufficiali come l’Agenzia delle Entrate e l’INPS, perché possono variare con i provvedimenti attuativi della Legge di Bilancio e con le circolari interpretative.

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