Ultimo aggiornamento: agosto 2026.
Per scegliere tra forfettario e ordinario confronta l’imponibile, l’aliquota applicabile e i contributi. Valuta soglie (85.000 e 100.000 euro), costi deducibili, IVA, addizionali e obblighi contabili.
- Regime forfettario: imposta sostitutiva 15% (5% start-up), coefficienti di redditività per ATECO, niente IVA; soglie 85.000/100.000 euro.
- Regime ordinario: IRPEF a scaglioni, IVA, deduzione costi reali e contributi, detrazioni e addizionali.
- E-fattura obbligatoria per tutti, inclusi i forfettari; principio di cassa per i professionisti.
I regimi disponibili nel 2026
Regime forfettario: come funziona e quando puoi usarlo
Il regime forfettario è un regime agevolato. Paga un’unica imposta sostitutiva. È il 15% in via ordinaria. Scende al 5% per i primi 5 anni se rispetti i requisiti “start-up”.
L’imponibile non nasce dai costi reali. Si calcola applicando un coefficiente di redditività ai ricavi incassati (principio di cassa: contano gli incassi effettivi). Il coefficiente dipende dal codice ATECO. Per molte “altre attività di servizi” è il 67%. Controlla la tua voce nel decreto attuativo sui coefficienti (Decreto del 17 gennaio 2015).
Requisiti principali oggi in vigore: ricavi/compensi dell’anno precedente non oltre 85.000 euro. Se superi 100.000 euro in corso d’anno, esci subito dal forfettario e applichi IVA e ordinario dalla fattura che fa sforare (regola “exit immediato”). Per il lavoro dipendente e assimilato prevalente valgono le esclusioni previste dalla legge. Rimane il limite di spese per personale e collaboratori entro 20.000 euro lordi annuali.
Riferimenti normativi: Legge 190/2014, commi 54-89; Legge 145/2018; Legge 197/2022 (soglie 85.000/100.000); Decreto 17 gennaio 2015 sui coefficienti. Puoi verificare il testo su Normattiva e le guide dell’Agenzia delle Entrate.
Regime ordinario: come funziona e quando conviene
Nel regime ordinario paghi l’IRPEF per scaglioni. L’aliquota cresce con il reddito. Aggiungi addizionali regionali e comunali. Applichi e versi l’IVA, detraendo l’IVA sugli acquisti.
L’imponibile si calcola in modo analitico: ricavi meno costi realmente sostenuti e documentati meno contributi previdenziali. Per i professionisti vale il principio di cassa (articolo 54 TUIR). Per imprese in semplificata si usa il criterio “registrazioni IVA” che di fatto segue l’incasso/pagamento (articolo 66 TUIR).
Riferimenti: TUIR (DPR 917/1986), IVA (DPR 633/1972), addizionali regionali e comunali fissate dagli enti locali e dalla Legge di Bilancio annuale. Consulta Normattiva e le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate per le aliquote aggiornate.
Adempimenti, IVA ed e-fattura nel 2026
Fatturazione elettronica e comunicazioni
L’e-fattura è obbligatoria per tutti, compresi i forfettari. Si usa il Sistema di Interscambio (SdI). La regola deriva dal D.Lgs. 127/2015 ed è stata estesa ai forfettari dal D.L. 36/2022, poi confermata dalle Leggi di Bilancio successive.
I forfettari non addebitano l’IVA in fattura. Indicano il riferimento alla franchigia IVA prevista dalla Legge 190/2014. Attenzione alle operazioni con l’estero: si emette e riceve e-fattura secondo le specifiche tecniche. Le comunicazioni transfrontaliere passano tramite SdI.
Contabilità e semplificazioni
Forfettario: niente registri IVA, niente liquidazioni IVA, niente esterometro separato. Conservi e numeri le fatture elettroniche. Devi però monitorare le soglie di ricavi e le spese per personale.
Ordinario: registri IVA, liquidazioni e versamenti periodici. Eventuale dichiarazione IVA annuale. Gestisci ritenute, detrazioni, ammortamenti e rateizzazioni di costi pluriennali secondo TUIR e principi contabili.
Contributi previdenziali: cosa cambia tra i regimi
Gestione previdenziale tipica per un personal trainer
Se lavori come personal trainer con partita IVA, spesso versi alla Gestione Separata INPS. È la gestione per i professionisti senza cassa dedicata. Contributi percentuali senza minimali fissi. L’aliquota è fissata annualmente dall’INPS.
Se svolgi anche attività di impresa (esempio: gestisci una palestra), potresti ricadere nella Gestione Artigiani e Commercianti. In questo caso esistono minimali fissi e aliquote contributive. Puoi chiedere la riduzione del 35% se sei in forfettario (Legge 208/2015, su domanda all’INPS).
I contributi pagati sono deducibili dal reddito. Nel forfettario si deducono dal reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Nell’ordinario si deducono dall’imponibile IRPEF (articolo 10 TUIR). Le aliquote e i minimali sono pubblicati sul sito INPS e nelle relative circolari annuali.
Come calcolare e confrontare i regimi
Formule pratiche
Forfettario: imponibile = ricavi incassati x coefficiente ATECO. Imposta = (imponibile – contributi) x 15% (o 5% per start-up). Non calcoli l’IVA.
Ordinario: imponibile = ricavi – costi deducibili – contributi. Imposta = IRPEF a scaglioni + addizionali. Gestisci IVA: versi l’IVA incassata al netto dell’IVA sugli acquisti.
Esempi numerici semplici
Esempio A (ricavi 25.000, spese 10.000, nessun contributo considerato per semplicità):
Forfettario, coefficiente 67%: imponibile 16.750. Imposta 5% (start-up): 837,50 euro (arrotondando 838). Nessuna IVA.
Ordinario: imponibile 15.000. IRPEF al primo scaglione: 23% di 15.000 = 3.450 euro (senza addizionali). Più IVA da versare al netto degli acquisti.
In A, il forfettario è più leggero sul fronte imposte dirette.
Esempio B (ricavi 25.000, spese 22.000, nessun contributo considerato):
Forfettario: imponibile 16.750. Imposta 5%: 838 euro.
Ordinario: imponibile 3.000. IRPEF 23%: 690 euro. Qui l’ordinario è più conveniente.
Nota importante: i contributi possono cambiare il risultato finale. Vanno sempre inseriti nel confronto perché sono deducibili in entrambi i regimi e, nell’ordinario, i costi reali incidono molto.
Requisiti start-up per l’aliquota 5%
Per applicare il 5% nei primi 5 anni devi rispettare i requisiti previsti dalla Legge 190/2014: nuova attività, nessuna semplice prosecuzione di attività precedente, nessun controllo diretto o indiretto di attività simili, assenza di partecipazioni in società di persone o S.r.l. trasparenti riconducibili alla stessa attività. Verifica sempre il tuo caso specifico nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate.
Altri vincoli e casi particolari
Superare 85.000 e 100.000 euro
Se chiudi l’anno entro 85.000 euro, resti forfettario anche l’anno successivo. Se superi 85.000 ma resti sotto 100.000, passi all’ordinario l’anno successivo. Se superi 100.000 in corso d’anno, esci subito: applichi IVA e regole ordinarie dal momento del superamento. Questa disciplina è nella Legge 197/2022, confermata dalle successive norme di bilancio.
Collaboratori, dipendenti e spese per personale
Nel forfettario puoi avere collaboratori e dipendenti. La spesa complessiva lorda per personale non deve superare 20.000 euro annui. Se superi, perdi il regime agevolato dall’anno successivo.
Le spese per personale non riducono l’imponibile forfettario. È un punto chiave del confronto con l’ordinario, dove le spese riducono direttamente l’imponibile.
Attività sportive con ASD/SSD
Se operi come lavoratore sportivo con associazioni o società sportive dilettantistiche, si applicano regole specifiche della riforma dello sport (D.Lgs. 36/2021 e successive modifiche). Valuta attentamente se ti conviene il lavoro sportivo agevolato o la partita IVA. Verifica sul portale del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali e sul sito dell’Agenzia delle Entrate.
Regola decisionale rapida
Il metodo in 5 passi
- Stima i ricavi che incasserai e i costi reali deducibili dell’anno.
- Verifica soglie e vincoli del forfettario: 85.000/100.000 euro e 20.000 euro per personale.
- Calcola due imponibili: forfettario (ricavi x coefficiente – contributi) e ordinario (ricavi – costi – contributi).
- Applica le imposte: 15% o 5% nel forfettario; scaglioni IRPEF e addizionali nell’ordinario. Considera anche l’IVA e la sua gestione (incassi vs detrazioni).
- Confronta il totale. Se i tuoi costi reali superano circa il 33% dei ricavi e non hai l’aliquota 5%, spesso l’ordinario diventa più efficiente. Se i costi sono bassi e rientri nelle soglie, di norma il forfettario vince.
Ricorda: le detrazioni personali (familiari a carico, spese mediche, mutuo) agiscono sull’IRPEF. Quindi incidono di più in ordinario. Inseriscile nel confronto finale.
Errori comuni da evitare
Scegliere il coefficiente sbagliato
Il coefficiente dipende dal tuo ATECO. Un errore cambia l’imponibile e l’imposta. Verifica nel Decreto 17 gennaio 2015. Consulta Normattiva e le schede dell’Agenzia delle Entrate.
Dimenticare addizionali e IVA
Nell’ordinario devi sommare addizionali regionali e comunali. Sono variabili per luogo e anno. E devi gestire l’IVA, che impatta i flussi di cassa. Ignorarle falsifica il confronto.
Trascurare i contributi e le riduzioni
I contributi sono una voce pesante. Inseriscili sempre. Se sei artigiano o commerciante in forfettario, verifica la riduzione INPS del 35% prevista dalla Legge 208/2015. Le istruzioni INPS spiegano tempi e modalità di richiesta.
Tabella comparativa scenari
| Scenario | Requisiti chiave | Imponibile e imposte | Tempistiche, adempimenti e rischi |
|---|---|---|---|
| Start-up personal trainer con costi bassi | Ricavi 25.000; costi 10.000; requisiti 5% rispettati; ATECO servizi con coefficiente 67% | Forfettario: 25.000 x 67% = 16.750; (– contributi) x 5%. Ordinario: 25.000 – 10.000 – contributi; IRPEF per scaglioni | Forfettario spesso migliore. E-fattura obbligatoria. Controlla soglie 85.000/100.000. Rischio basso di exit |
| Professionista con costi alti e attrezzature | Ricavi 25.000; costi 22.000; nessun personale | Forfettario: imponibile fisso sui ricavi. Ordinario: imponibile molto basso; IRPEF ridotta | Ordinario spesso migliore. In forfettario i costi non contano. Valuta ammortamenti e IVA a credito |
| Crescita verso la soglia | Ricavi previsti 80.000; pochi costi; nessun personale | Forfettario ancora accessibile; imposta 15% su imponibile forfettario | Monitora incassi. Se superi 85.000, passi all’ordinario l’anno dopo; oltre 100.000, exit immediato e IVA da subito |
| Assunzione di collaboratori | Spese per personale stimate 18.000; ricavi 60.000 | Forfettario: i 18.000 non riducono l’imponibile. Ordinario: costi del personale incidono sull’imponibile | Rischio superamento 20.000 per personale. Se superi, perdi il forfettario l’anno dopo. Valuta TFR e oneri |
| Superamento 100.000 in corso d’anno | Ricavi che sforano 100.000 a ottobre | Passaggio a IVA e ordinario dalla fattura che fa sforare | Gestione complessa: ricalibra listini con IVA, adegua contabilità. Riferimento: Legge 197/2022 |
FAQ
Qual è la differenza più importante tra forfettario e ordinario per un personal trainer?
Nel forfettario l’imponibile è forfettario. Si calcola dai ricavi con un coefficiente ATECO (spesso 67% per attività di servizi). I costi reali non contano. L’imposta è unica (15% o 5% per start-up) e non applichi l’IVA. Nel regime ordinario, invece, l’imponibile deriva dai ricavi meno i costi effettivi e i contributi. Paghi l’IRPEF a scaglioni, le addizionali e gestisci l’IVA. Se hai costi alti o grandi investimenti, l’ordinario spesso conviene perché abbatte di più l’imponibile e ti permette di recuperare l’IVA sugli acquisti. Se hai costi bassi e ricavi sotto soglia, il forfettario di solito è migliore per semplicità e aliquota più bassa.
Come verifico il mio coefficiente di redditività nel forfettario?
Il coefficiente dipende dal codice ATECO della tua attività. È riportato nel Decreto 17 gennaio 2015 che attua la Legge 190/2014. Controlla la tua descrizione ATECO sul certificato di attribuzione della partita IVA. Poi cerca la corrispondente tabella dei coefficienti nel decreto. Se svolgi attività miste, individua l’attività prevalente. In caso di dubbi, confronta la descrizione ATECO con le istruzioni dell’Agenzia delle Entrate e con le classificazioni ISTAT. Un errore sul coefficiente altera l’imponibile e può generare sanzioni in dichiarazione.
Che cosa succede se supero le soglie 85.000 o 100.000 euro?
Se chiudi l’anno entro 85.000 euro, puoi restare forfettario l’anno seguente. Se superi 85.000 ma non oltrepassi 100.000, resti forfettario fino a fine anno e dall’anno successivo passi all’ordinario. Se superi 100.000 in corso d’anno, scatta l’uscita immediata: dall’operazione che fa sforare applichi l’IVA e segui le regole ordinarie. La disciplina deriva dalla Legge 197/2022 ed è stata ripresa nelle istruzioni dell’Agenzia delle Entrate. Perciò, monitora gli incassi mese per mese e aggiorna i listini se rischi l’exit.
L’e-fattura è obbligatoria anche per i forfettari nel 2026?
Sì. La fatturazione elettronica tramite SdI è obbligatoria anche per i contribuenti in forfettario. La norma generale nasce con il D.Lgs. 127/2015. L’estensione ai forfettari è arrivata con il D.L. 36/2022, poi confermata dalle Leggi di Bilancio successive. Questo significa che devi emettere e ricevere e-fatture, usare un canale accreditato e conservare i documenti a norma. Non versi l’IVA, ma i dati transitano comunque via SdI. Per le operazioni con l’estero, usi i documenti elettronici previsti dalle specifiche tecniche e non fai più comunicazioni separate.
Come incidono i contributi INPS nella scelta del regime?
I contributi si deducono in entrambi i regimi, ma con regole operativamente diverse. Nel forfettario riduci il reddito forfettario prima di calcolare l’imposta sostitutiva. Nell’ordinario riduci l’imponibile IRPEF. La Gestione Separata non ha minimali; paghi solo in percentuale sul reddito. La Gestione Artigiani e Commercianti ha minimali fissi e percentuali aggiuntive sul reddito eccedente. Se rientri negli artigiani/commercianti e sei in forfettario, puoi chiedere la riduzione del 35% (Legge 208/2015) all’INPS. Questa riduzione spesso sposta l’ago della bilancia a favore del forfettario quando i costi reali non sono elevati. Verifica ogni anno aliquote, minimali e massimali nelle circolari INPS e inseriscili nel confronto numerico prima di scegliere.
